{"id":19100,"date":"2011-11-14T00:00:00","date_gmt":"2011-11-13T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-politica-estera-del-governo-monti\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:35","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:35","slug":"la-politica-estera-del-governo-monti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/11\/la-politica-estera-del-governo-monti\/","title":{"rendered":"La politica estera del governo Monti"},"content":{"rendered":"<p>Mentre il paese \u00e8 sull\u2019orlo del baratro e si divide socialmente, economicamente e politicamente sulla ripartizione dei sacrifici da affrontare per non cadervi e sulle relative scelte di governo e di legislatura, soffermarsi sulla politica estera pu\u00f2 apparire futile. Non lo \u00e8. La stessa alternativa fra esecutivo di salvezza nazionale e responsabilit\u00e0 europea, oppure di mera transizione a un confronto elettorale anticipato, che ha catturato l\u2019attenzione interna ed estera negli ultimi giorni, ha risvolti importanti sulla condotta dei nostri rapporti internazionali, da tempo in una sorta di apnea, a rischio di soffocamento.<\/p>\n<p><b>Collocazione internazionale<\/b><br \/>Chi ha i capelli grigi ricorder\u00e0 come negli anni settanta, ai tempi dell\u2019eurocomunismo, la questione si ponesse in termini non tanto di politica estera, quanto di \u201ccollocazione internazionale del paese\u201d, secondo una formula diffusa. \u00c8 lecito chiedersi se essa non si applichi anche al momento attuale. Con la differenza che allora l\u2019alternativa era fra Ovest ed Est, mentre adesso \u00e8 fra dentro o fuori le principali sedi decisionali \u2013 fuori, cio\u00e8, come problema o dentro come attore per risolverlo.<\/p>\n<p>Anche negli anni settanta si lamentava il<i> vulnus <\/i>alla sovranit\u00e0 nazionale, intendendo le pressioni americane per non includere il Pci in una coalizione di governo. Adesso si tratta della sorveglianza speciale di cui siamo oggetto da parte delle istituzioni europee e mondiali. Solo che queste discendono da trattati internazionali a cui l\u2019Italia ha liberamente aderito, anche alla luce di un esplicito dettato della Costituzione che prevede la cessione di sovranit\u00e0 ad enti sopranazionali. Cessione che deve avvenire, sempre secondo la Costituzione, in condizioni di reciprocit\u00e0, certo; ma la mancanza di simmetria che si registra oggi non deriva da prevaricazione altrui, bens\u00ec dallo stato di <i>demandeur <\/i>in cui il paese si trova: super indebitato e destabilizzante.<\/p>\n<p>Una campagna elettorale avrebbe effetti grandemente negativi anche per la politica estera, per la demagogia delle priorit\u00e0 interne, delle promesse a breve e degli slogan ad effetto, che ha facile corso quando si \u00e8 a caccia di voti. Sia lo schieramento di centrodestra che quello di centrosinistra hanno problemi di coerenza al loro interno sulla valutazione delle responsabilit\u00e0 e opportunit\u00e0 derivanti da un contesto internazionale in mutamento, ma segnato da un grado di interdipendenza senza precedenti. I sostenitori del bipolarismo, sia detto per inciso, pur nel giusto sotto molti aspetti, difettano di attenzione per questo problema strutturale della politica italiana: la difficolt\u00e0 di consenso<i>bipartisan <\/i>sui requisiti base del ruolo internazionale del paese.<\/p>\n<p><b>Tre priorit\u00e0<\/b><br \/>L\u2019apnea dell\u2019Italia nei rapporti internazionali \u00e8 derivata in buona parte dalla presunzione del presidente Berlusconi di poter gestire a tu per tu con i suoi omologhi i rapporti esterni che contavano. <\/p>\n<p>Come sottolineavamo gi\u00e0 nel maggio scorso su questa rivista, il problema \u00e8 che il rapporto personale, nella sua lettura e nella sua prassi, ha teso ad oscurare, quando non a soppiantare, il rapporto istituzionale. Per cui era diventato pi\u00f9 importante quel sentire fra due persone, dunque anche fra due leader, che con termine inglese si chiama la <i>chemistry <\/i>e che rendeva le cose pi\u00f9 facili quando \u00e8 buona o pi\u00f9 difficili quando \u00e8 cattiva.<\/p>\n<p>La <i>chemistry<\/i>, nei sei mesi intercorsi, \u00e8 ulteriormente peggiorata: la tendenza dei principali esponenti nostri partner a non incontrare in sedi bilaterali e marginalizzare in quelle multilaterali un politico dalla pessima immagine sulla stampa internazionale, \u00e8 diventata manifesta. A parte poche eccezioni, come quella del primo ministro russo Vladimir Putin, non esenti da controindicazioni.<\/p>\n<p>Sempre a maggio mettevamo in evidenza i ruoli supplenti, ma anche poco evidenti, svolti dal ministero degli esteri, dal sottosegretario Gianni Letta e dal ministro Franco Frattini, e soprattutto quello determinante del presidente della Repubblica per la tutela dell\u2019immagine del paese ai pi\u00f9 alti livelli. Ma dicevamo anche che questo stato di cose non configurava una cabina di regia che fosse valida nella misura necessaria a una fase mondiale e regionale ricca di sfide e di rischi. Donde l\u2019apnea.<\/p>\n<p>\u00c8 tempo di uscirne. Il governo Monti ha la possibilit\u00e0, oltre che la necessit\u00e0, di compiere alcuni passi a tale scopo, anche sotto le etichette di tecnico e temporaneo che gli si attaccano, di rilevanza politica, ma non istituzionale. Tre direzioni di marcia appaiono prioritarie.<\/p>\n<p><b>Rilancio nell\u2019Ue<\/b><br \/>La prima \u00e8 ovviamente quella di ristabilire una presenza confacente al nostro ruolo nell\u2019Unione europea, che non si esaurisca nel restare nell\u2019Euro. Proprio la crisi della moneta comune, esaltata dal, ma non dovuta al, \u201cproblema italiano\u201d, ha messo in rilievo la necessit\u00e0 di una riconsiderazione del sistema istituzionale, nelle sue dimensioni concentriche dell\u2019Euro a17 e dell\u2019Ue a 27. <\/p>\n<p>La problematica \u00e8 complessa e non \u00e8 questa la sede per entrarvi (peraltro non mancano competenti analisi in proposito, anche pubblicate su questa rivista). Basti menzionare la questione, molto popolare nei media, del cosiddetto asse Berlino-Parigi, di cui alternativamente si lamenta l\u2019assenza o si critica la presenza. La questione \u00e8 antica, perch\u00e9 risale agli albori dell\u2019integrazione europea, da quando cio\u00e8, a partire da Alcide De Gasperi, l\u2019Italia ha saputo inserirsi nella riconciliazione franco-tedesca, ovvia condizione pregiudiziale per ogni progetto europeo, spingendola in senso comunitario, con esiti rivelatisi poi per noi benefici.<\/p>\n<p>Fra le attuali due anime dell\u2019Unione, quella intergovernativa e quella federale, il nuovo governo italiano \u2013 tutto, perch\u00e9 la materia europea non \u00e8 solo degli Esteri \u2013 deve ora giocare la sua partita. Circa la concertazione fra governi, non si tratta di gridare alla prepotenza del duo Merkel-Sarkozy un giorno e l\u2019altro cercare uno strapuntino nel direttorio. Quanto, piuttosto,di restare fedeli alla tradizione appena detta e di sapersi raccordare con gli altri stati membri \u2013 intermedi, come Spagna e Polonia, o minori \u2013 in possibile sintonia con noi.<\/p>\n<p>Occorre definire una linea di condotta per la riforma istituzionale, sia riguardo agli obiettivi pi\u00f9 confacenti alla nostra visione e ai nostri interessi, sia ai modi per pervenirvi. \u00c8 nota la competenza in merito del presidente del Consiglio designato, cui fa da cornice una buona cultura presente nel paese. Per quanto riguarda l\u2019anima federale, cio\u00e8 la moneta unica da una parte e l\u2019impianto istituzionale (Commissione e Parlamento) dall\u2019altra, \u00e8 bene aver presente che, lungi da un rifiuto, c\u2019\u00e8 attesa per una posizione italiana che si esprima e costituisca un contrappeso alle preferenze intergovernative di altre maggiori capitali.<\/p>\n<p><b>Vicinato e dimensione globale<\/b><br \/>La seconda direzione prioritaria si situa fra la dimensione europea e quella bilaterale, e riguarda il nostro vicinato critico: il Nord Africa, il Medioriente e i Balcani. Dopo la partecipazione dell\u2019Italia all\u2019operazione Nato in Libia, su mandato Onu, avvenuta tra molte incertezze e remore interne, c\u2019\u00e8 ancora spazio per una iniziativa italiana a favore di una politica europea in questa vasta area in mutamento. O, in difetto e nelle misura necessaria, per un\u2019azione propria. Qualcosa di analogo vale per le partite in corso con Croazia, Serbia e dintorni.<\/p>\n<p>Due cenni alla terza dimensione, quella globale. Innanzitutto la sicurezza: nella nuova fase in cui gli Stati Uniti riducono o condizionano il loro impegno in materia, compete ai paesi europei, malgrado la limitatezza attuale delle risorse economiche, di supplire nello sforzo di ridurre le minacce e le conflittualit\u00e0, legittimando internazionalmente l\u2019intervento ovunque possibile. L\u2019Italia, impegnata in aree cruciali, come il Libano, non deve esimersi, anzi trarne i riconoscimenti che le spettano.<\/p>\n<p>Infine la geo-economia: il mutato scacchiere mondiale, con nuovi grandi giocatori come Cina, India e Brasile, richiede attenzione senza sosta, anche perch\u00e9 vi sono in gioco cospicui fondi sovrani, che in aggiunta a quelli del Golfo, sono tanto pi\u00f9 rilevanti per chi ha l\u2019acqua del debito alla gola. Appunto.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mentre il paese \u00e8 sull\u2019orlo del baratro e si divide socialmente, economicamente e politicamente sulla ripartizione dei sacrifici da affrontare per non cadervi e sulle relative scelte di governo e di legislatura, soffermarsi sulla politica estera pu\u00f2 apparire futile. Non lo \u00e8. 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