{"id":19120,"date":"2011-11-18T00:00:00","date_gmt":"2011-11-17T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/siria-nel-vicolo-cieco\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:34","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:34","slug":"siria-nel-vicolo-cieco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/11\/siria-nel-vicolo-cieco\/","title":{"rendered":"Siria nel vicolo cieco"},"content":{"rendered":"<p>Il presidente siriano Bashar al-Asad sembra voler andare avanti a testa bassa: repressione delle proteste, denuncia del complotto straniero e divieto di accesso al paese per media e organizzazioni umanitarie. Ma si sta infilando in un vicolo cieco. <\/p>\n<p>Forse ha ragione Abdel Halim Khaddam, vice-presidente siriano dal 1984 al 2005, ora in esilio in Francia, quando afferma che il regime siriano \u00e8 \u201cirriformabile\u201d. Come si pu\u00f2 immaginare che avvenga, allora, l\u2019invocata apertura di un dialogo con l&#8217;opposizione e, magari, la formazione di un governo di unit\u00e0 nazionale per l\u2019attuazione di riforme condivise?<\/p>\n<p><b>Mediazione o trappola<\/b><br \/>L&#8217;ultimo capitolo di questa vicenda a senso unico \u00e8 la sospensione della Siria dalla Lega degli stati arabi (Lsa). Il provvedimento, che ha colto tutti di sorpresa, \u00e8 arrivato pochi giorni dopo che le trattative tra la Lsa e Damasco &#8211; promosse dal blocco delle monarchie del Golfo (Arabia Saudita, Bahrein, Emirati arabi, Kuwait, Oman e Qatar) vicine agli Stati Uniti e che non digeriscono l&#8217;alleanza siro-iraniana &#8211; avevano portato ad un accordo per indirizzare il paese fuori dalla crisi.<\/p>\n<p>L\u2019accordo prevedeva l\u2019interruzione delle violenze, il ritiro dei carri armati e dell&#8217;esercito dalle strade, il rilascio delle centinaia di persone arrestate, l&#8217;ingresso e la libera circolazione nel paese di <i>media <\/i>ed organizzazioni umanitarie internazionali, l&#8217;avvio del dialogo tra regime ed opposizioni.<\/p>\n<p>Com&#8217;era prevedibile, il regime non ha dato alcun seguito agli impegni sottoscritti. La Lsa ha dunque convocato una riunione d&#8217;emergenza, il 12 novembre, durante la quale si \u00e8 consumata la rottura, approvata da 18 paesi (su 22), con tre contrari (Siria, Libano e Yemen) e un astenuto, l&#8217;Iraq. <\/p>\n<p>Ancora pi\u00f9 dirompenti sono stati i termini della rottura che prevedono, oltre alla sospensione della Siria, l&#8217;adozione di sanzioni economiche e politiche, tra cui il ritiro degli ambasciatori da Damasco, e un appello alle opposizioni affinch\u00e9 &#8220;si mettano d&#8217;accordo su di un progetto unico per la gestione della prossima transizione&#8221;. La Lsa inoltre non ha escluso, al fine di proteggere la popolazione siriana, la possibilit\u00e0 di richiedere l&#8217;intervento di organizzazioni umanitarie, Nazioni Unite incluse.<\/p>\n<p>Bashar al-Asad \u00e8 dunque sempre pi\u00f9 isolato. Da un lato, il regime viene ancor pi\u00f9 delegittimato per non aver rispettato gli accordi. Dall&#8217;altro, l&#8217;apertura della Lsa al Consiglio nazionale siriano (Cns), ha elevato <i>de facto <\/i>quest&#8217;ultimo a portavoce legittimo del popolo siriano, al punto di attribuirgli il compito di gestire la \u201cprossima transizione\u201d.<\/p>\n<p>Non a caso, la Lsa, ha chiamato anche gli altri gruppi d&#8217;opposizione, che ancora non sono confluiti nel Cns, a partecipare alla riunione di Rabat del 16 novembre, proprio mentre veniva interdetta la partecipazione dei rappresentanti del regime alla stessa Lsa.<\/p>\n<p><b>Avvitamento<\/b><br \/>Il regime siriano ha definito la sua esclusione come \u201cillegale\u201d e dettata dalla volont\u00e0 degli Usa di realizzare in Siria un piano non molto diverso da quello che in Libia ha portato alla caduta di Gheddafi. Le stesse motivazioni hanno indotto, il 4 ottobre scorso, Russia e Cina ad opporsi, con un doppio veto al Consiglio di sicurezza dell&#8217;Onu (Cds), alla proposta di risoluzione avanzata da alcuni paesi europei. <\/p>\n<p>Il veto russo-cinese \u00e8 stato motivato dall&#8217;introduzione, nel documento, della possibilit\u00e0 di \u201cmisure mirate\u201d contro il regime di al-Asad. Tra queste erano contemplate sanzioni economiche e\/o interventi di tipo militare, ad esempio una \u201cno fly zone\u201d del tipo di quella attuata in Libia.<\/p>\n<p>Questo tipo di intervento era stato pi\u00f9 volte invocato da una parte dell&#8217;opposizione siriana vicina alla Turchia, allo scopo di dare una \u201ccopertura\u201d alle operazioni dell&#8217;\u201dEsercito siriano libero\u201d. Il regime siriano a differenza di quello libico, non ha per\u00f2 mai fatto ricorso all\u2019aviazione. Un&#8217;altra parte dell&#8217;opposizione, del resto, si \u00e8 sempre dichiarata contraria alla militarizzazione della crisi, temendo che questa possa far degenerare le divisioni etniche e confessionali in guerra civile. <\/p>\n<p>Lo stesso presidente del Consiglio nazionale siriano, Burhan Ghaliun, si \u00e8 detto favorevole ad un intervento internazionale, ma solo se limitato ad osservatori ed organismi umanitari. Il Comitato nazionale di coordinamento (Cnc), composto dagli oppositori della \u201cvecchia guardia\u201d, tra cui Michel Kilo ed Hassan Abdel Azim, si \u00e8 mostrato, invece, critico verso qualsiasi tipo di ingerenza esterna. In pi\u00f9 occasioni, per altro, il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ha ribadito che un intervento militare in Siria \u00e8 da escludere.<\/p>\n<p><b>Diritti e interessi <\/b><br \/>Ci\u00f2 che era uscito dalla porta delle Nazioni Unite \u00e8 rientrato dalla finestra della Lega araba. I paesi arabi, in molti dei quali il rispetto dei diritti umani \u00e8 molto problematico, si propongono come difensori della \u201cprimavera siriana\u201d. Come giustificare questa contraddizione? Da un lato, la volont\u00e0 di recidere i legami tra regime al-Asad ed Iran e controllare la transizione siriana, accomuna paesi influenti come le monarchie del golfo e gli Stati Uniti. D&#8217;altro canto, la \u201cprimavera araba\u201d non si \u00e8 esaurita, e tutti sembrano interessati a non inimicarsene i protagonisti.<\/p>\n<p>Il quadro regionale rimane, comunque, molto problematico. La Russia continua a sostenere Asad: ha gi\u00e0 condannato il provvedimento della Lsa e non ha trovato un terreno d&#8217;intesa con l&#8217;opposizione. L&#8217;Iran, assorbito dalla controversia sul nucleare riacutizzata dal recente rapporto dell\u2019Agenzia internazionale per l\u2019energia atomica, non si \u00e8 ancora pronunciato, ma il voto contrario del Libano all\u2019interno della Lsa e l&#8217;intenzione dell&#8217;Iraq di non ritirare il proprio ambasciatore a Damasco, sono segnali chiari. <\/p>\n<p>Due domande rimangono sospese sul futuro del paese; come reagir\u00e0 il regime siriano, anche alla luce delle recenti dichiarazioni di Bashar al-Asad secondo cui basterebbero poche ore per mettere a ferro e fuoco il Medioriente? Ma, soprattutto, che ne sar\u00e0 delle aspirazioni del popolo siriano?<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il presidente siriano Bashar al-Asad sembra voler andare avanti a testa bassa: repressione delle proteste, denuncia del complotto straniero e divieto di accesso al paese per media e organizzazioni umanitarie. Ma si sta infilando in un vicolo cieco. 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