{"id":19130,"date":"2011-11-21T00:00:00","date_gmt":"2011-11-20T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-ruolo-del-nuovo-ministro-per-la-cooperazione\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:34","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:34","slug":"il-ruolo-del-nuovo-ministro-per-la-cooperazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/11\/il-ruolo-del-nuovo-ministro-per-la-cooperazione\/","title":{"rendered":"Il ruolo del nuovo ministro per la cooperazione"},"content":{"rendered":"<p>All\u2019interno del neonato governo Monti compare, per la prima volta nella storia repubblicana, il ministro senza portafogli per la cooperazione internazionale e l\u2019integrazione. La normativa che inquadra questa politica dal 1987 definisce la cooperazione allo sviluppo come parte integrante della politica estera del paese. La rappresentanza politica del tema \u00e8 stata generalmente affidata ai sottosegretari agli affari esteri, tranne la breve esperienza del viceministro degli esteri del secondo governo Prodi, tra 2006 e 2008. Nel governo \u201cBerlusconi 4\u201d, che contava ben 26 ministri, la delega alla cooperazione allo sviluppo \u00e8 stata mantenuta al ministro per gli affari esteri, insieme a quella per l\u2019Africa e a molte altre. <\/p>\n<p><b>Credibilit\u00e0<\/b><br \/>Con la nomina di un ministro interamente dedicato, la cooperazione internazionale assume nuova rilevanza, soprattutto in una compagine governativa ridotta a 17 membri, acquisendo per la prima volta un seggio nel consiglio dei ministri. Il segnale \u00e8 ancora pi\u00f9 importante dopo una fase in cui, tra il 2008 e il 2012, i fondi del Ministero degli Esteri destinati alla cooperazione allo sviluppo sono stati ridotti dell\u201988%. <\/p>\n<p>Un segnale importante per ridare credibilit\u00e0 al paese, a partire proprio dalla cooperazione internazionale. Molte Organizzazioni non governative (Ong) hanno sottolineato in pi\u00f9 occasioni che la credibilit\u00e0 internazionale dell\u2019Italia era stata inizialmente molto danneggiata dal mancato rispetto degli impegni di cooperazione allo sviluppo. <\/p>\n<p>La scelta di avere un ministro per la cooperazione quanto \u00e8 condivisa dagli altri sistemi di cooperazione allo sviluppo dei paesi Ocse? E che impatto potrebbe avere sulla qualit\u00e0 e quantit\u00e0 dell\u2019aiuto italiano?  <\/p>\n<p><b>Standard europei<\/b><br \/>Regno Unito, Germania, Canada, Lussemburgo, Svezia, Danimarca, Norvegia,Belgio, Nuova Zelanda, Olanda, Finlandia e Irlanda &#8211; ossia la met\u00e0 dei paesi Ocse &#8211; hanno tutti un ministro esclusivamente dedicato alla cooperazione allo sviluppo. La scelta del governo italiano allinea dunque la <i>governance <\/i>politica dell\u2019aiuto alle scelte degli altri paesi Ocse. <\/p>\n<p>Si tratta di paesi che nella classifiche degli aiuti internazionali figurano come buoni donatori per quantit\u00e0 e qualit\u00e0 dei finanziamenti. L\u2019avere un ministro per la cooperazione allo sviluppo sembra infatti giovare agli stanziamenti di bilancio per la cooperazione: dai contributi percentualmente pi\u00f9 alti erogati da Lussemburgo, Svezia, Norvegia, Danimarca e Olanda ( tra l\u20191% e lo 0,90% del Pil), fino a quelli minori del Canada (0,33%) o della Germania (0,38%). In tutti i casi livelli almeno doppi di quelli dell\u2019Italia, pari allo 0,15% del Pil. Ad eccezione della Spagna, i paesi che hanno un ministro come figura politica di riferimento per la cooperazione allo sviluppo sono i primi donatori; mentre quelli in cui la cooperazione \u00e8 gestita da un sottosegretario hanno tutti livelli di stanziamento inferiori.<\/p>\n<p>Nessuno dei paesi in cui esiste il ministro per la cooperazione ha tagliato significativamente l\u2019aiuto nel corso dell\u2019attuale crisi economica, neppure l\u2019Irlanda.<\/p>\n<p>Nel caso italiano, tuttavia, si tratta di un ministro senza portafogli. Per la legislazione sulla cooperazione allo sviluppo, quest\u2019ultimo dovr\u00e0 coordinarsi strettamente con il ministro degli esteri e appoggiarsi alla struttura del ministero. Mancano ancora i dettagli su come questa relazione verr\u00e0 gestita, ma anche a questo riguardo la lettura comparata della scelte degli altri paesi Ocse fornisce utili spunti.<\/p>\n<p>Degli undici ministri della cooperazione Ocse, solo quello tedesco, britannico e canadese hanno anche un vero e proprio ministero. In Belgio, Danimarca, Finlandia, Lussemburgo, Olanda, Norvegia, la struttura del ministero degli affari esteri \u00e8 unica, ma condivisa tra il ministro degli esteri e quello della cooperazione, che hanno lo stesso rango. In Irlanda e in Svezia invece il ministro per la cooperazione siede sempre all\u2019interno del ministero degli affari esteri, ma \u00e8 in realt\u00e0 una figura politica minore rispetto al ministro degli esteri. <\/p>\n<p>Al di l\u00e0 delle specificit\u00e0 e dei limiti degli ordinamenti, guardando all\u2019esperienza Ocse non sarebbe impensabile vedere il neo ministro degli esteri e quello della cooperazione italiani che siedono entrambi alla Farnesina, con un bilancio per la cooperazione moderatamente incrementato, nonostante il periodo di austerit\u00e0 che attraversa il paese.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>All\u2019interno del neonato governo Monti compare, per la prima volta nella storia repubblicana, il ministro senza portafogli per la cooperazione internazionale e l\u2019integrazione. La normativa che inquadra questa politica dal 1987 definisce la cooperazione allo sviluppo come parte integrante della politica estera del paese. 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