{"id":19150,"date":"2011-11-21T00:00:00","date_gmt":"2011-11-20T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-svolta-pacifica-di-obama\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:34","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:34","slug":"la-svolta-pacifica-di-obama","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/11\/la-svolta-pacifica-di-obama\/","title":{"rendered":"La svolta Pacifica di Obama"},"content":{"rendered":"<p>Negli ultimi giorni l\u2019Asia pacifica, quell\u2019area che si estende oltre la Cina e l\u2019India e che lambisce il pi\u00f9 grande oceano terreste, sembra essere tornata alla ribalta a seguito della visita di Obama in Australia. Il \u201cdiscorso di Canberra\u201d, pronunciato al parlamento australiano, segna infatti una svolta \u201cPacifica\u201d nella politica estera americana, con effetti geopolitici rilevanti per tutta la regione. Si tratta di un\u2019area quanto mai estesa, caratterizzata da una grandissima frammentazione fisica, geografica, economica e politica, e con potenze emergenti come Cina, Vietnam, Indonesia e Malesia. <\/p>\n<p><b>Stati Uniti in Asia<\/b><br \/>Il dominio navale \u00e8 sempre stato cruciale in quest\u2019area del mondo, caratterizzata da moltissime isole delle dimensioni pi\u00f9 diverse. La Seconda guerra mondiale impegn\u00f2 gli Stati Uniti in una serie di difficili operazioni aeronavali ed anfibie per sconfiggere il Giappone; al termine del conflitto, Washington costru\u00ec una rete di stati alleati per \u201ccinturare\u201d una possibile espansione della Cina e dell\u2019Urss verso il Pacifico. Giappone, Taiwan, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda sono da allora rimasti fra i migliori partner militari che l\u2019America ha nell\u2019Asia pacifica.<\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo decennio, per\u00f2, le energie americane sono state assorbite soprattutto dal Medioriente. Cos\u00ec, dopo dieci anni di guerra in Afghanistan, quasi altrettanti di Iraq, e estenuanti negoziati con Iran, Israele e Palestina, l\u2019agenda statunitense sembra aver compiuto una decisa \u201cvirata\u201d ad ovest (di Washington), verso l&#8217; Asia. <\/p>\n<p><b>Priorit\u00e0<\/b><br \/>Il 16 novembre il presidente Obama ha tenuto un discorso al parlamento australiano<\/u><\/b><\/a>, che se formalmente doveva servire per rimarcare la stretta amicizia fra Australia e Stati Uniti, in realt\u00e0 \u00e8 stato un chiaro manifesto politico sul futuro impegno strategico di Washington. <\/p>\n<p>I pochi passaggi di storia comune hanno lasciato subito il posto all\u2019attualit\u00e0, che Obama ha riassunto in poche ma chiare frasi: \u201ccome nazione Pacifica gli Stati Uniti intendono avere un ruolo maggiore, di lungo periodo nel presente e nel futuro della regione\u201d e \u201cla nostra missione e presenza in Asia \u00e8 una priorit\u00e0 (<i>top priority<\/i>)\u201d. <\/p>\n<p>Successivamente il premier australiano Julia Gillard ha illustrato i dettagli del nuovo accordo austro-americano: il dispiegamento di un\u2019unit\u00e0 di 250 <i>Marines <\/i>nel nord dell\u2019Australia, nonch\u00e9 una serie di collaborazioni pi\u00f9 strette fra l\u2019aeronautica militare australiana e quella statunitense. L\u2019iniziale dispiegamento di militari statunitensi sar\u00e0 poi destinato a crescere fino a 2.500 unit\u00e0: si tratta del pi\u00f9 grande schieramento di personale militare in Australia dalla Seconda guerra mondiale. <\/p>\n<p>Nel clima di grande cordialit\u00e0 che ha caratterizzato l\u2019incontro, non sono poi mancati momenti per ripercorrere e ribadire la profonda vicinanza fra i due paesi, quasi \u201cpartner naturali\u201d in un estremo oriente che sta cambiando rapidamente.<\/p>\n<p><b>Interessi strategici<\/b><br \/>La missione di Obama, che capita a pochi giorni dal settantesimo anniversario dell\u2019attacco di Pearl Harbour (7 dicembre 1941), per quanto breve \u00e8 stata densa di significati politici. <\/p>\n<p>Il primo \u00e8 il mantenimento della tradizionale <i>partnership <\/i>strategica fra Washington e Canberra. Con oltre 7,7 milioni di chilometri quadrati su cui vivono solo 22 milioni persone, l\u2019Australia \u00e8 particolarmente attenta a seguire soprattutto le dinamiche del suo fronte settentrionale, dove le recenti ambizioni navali di Pechino destano molte preoccupazioni. Non \u00e8 un caso che i militari americani che verranno schierati nel nord del paese siano i <i>Marines<\/i>, reparti addestrati per operazioni aeronavali e particolarmente capaci di gestire operazioni anfibie. Come la storia ha insegnato, sono le unit\u00e0 pi\u00f9 spendibili nel contesto del Pacifico.<\/p>\n<p>In secondo luogo Washington con questa mossa termina una \u201ccinturazione\u201d politico-militare che parte dal Giappone, passa per la Corea del Sud, Taiwan, e oggi giunge fino in Australia, articolata in una lunga catena di basi. Gli Stati Uniti hanno un chiaro interesse nell\u2019area perch\u00e9, come ha evidenziato lo stesso Obama, l\u2019Asia pacifica rappresenta una delle aree del mondo in maggiore sviluppo come economia e come popolazione, senza contare il crescente peso delle nuove potenze regionali. <\/p>\n<p>Il terzo elemento \u00e8 il multilateralismo, che spiega i copiosi riferimenti a tutti gli alleati di Washington nell\u2019area. I ringraziamenti di rito, infatti, celano dei chiari interessi geopolitici. Gli americani sanno che il Pacifico \u00e8 vasto, e non si possono realizzare operazioni aero-navali ad ampio raggio senza una base logistica abbastanza capace. <\/p>\n<p>Le Hawaii, ultimo lembo americano nel Pacifico, sono molto lontane dalla zona di possibili operazioni. Perci\u00f2, se si vogliono utilizzare navi e aerei occorrono delle basi avanzate, cio\u00e8 dei paesi \u201camici\u201d disposti a fornire le necessarie strutture logistiche alle unit\u00e0 americane. L\u2019Australia rappresenta l\u2019ultimo anello di una lunga \u201ccatena\u201d che gli Stati Uniti hanno steso dal Giappone sino al Sud del Pacifico; i vari anelli, ubicati nei paesi \u201camici\u201d, possono fornire ai militari di Washington una grande quantit\u00e0 di aeroporti, porti, scali e basi. <\/p>\n<p> Il quarto elemento \u00e8 il monito a Pechino, la cui potenziale espansione navale preoccupa molti stati della regione, compresi ex alleati come il Vietnam. La presenza statunitense nell\u2019area vuole essere un segnale di attenzione alle mosse della Cina che \u2013 comprensibilmente \u2013 non ha affatto gradito il nuovo approccio regionale americano, condannandolo sia con dichiarazioni ufficiali che con alcuni articoli ed editoriali sui giornali.<\/p>\n<p>L\u2019impegno Usa, quindi, sembra spostarsi  verso l\u2019Asia pacifica, con conseguenze che sul lungo periodo non potranno non ripercuotersi sui fragili equilibri regionali. La cooperazione statunitense con le potenze \u201camiche\u201d locali potrebbe essere una buona carta da giocare in una partita in cui la cui posta si sta alzando sempre di pi\u00f9.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p><a href= \"http:\/\/www.whitehouse.gov\/the-press-office\/2011\/11\/17\/remarks-president-obama-australian-parliament\" target= \"blank\"><b><u> Remarks By President Obama to the Australian Parliament <\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli ultimi giorni l\u2019Asia pacifica, quell\u2019area che si estende oltre la Cina e l\u2019India e che lambisce il pi\u00f9 grande oceano terreste, sembra essere tornata alla ribalta a seguito della visita di Obama in Australia. 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