{"id":19190,"date":"2011-11-28T00:00:00","date_gmt":"2011-11-27T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/trasformismo-saudita\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:33","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:33","slug":"trasformismo-saudita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/11\/trasformismo-saudita\/","title":{"rendered":"Trasformismo saudita"},"content":{"rendered":"<p>La scomparsa del principe ereditario dell\u2019Arabia Saudita, l\u2019ottantenne Sultan ibn Abd al-Aziz, lo scorso ottobre, ha riportato l\u2019attenzione di molti osservatori internazionali sulla delicata questione della successione nel regno. La rapida nomina a principe ereditario di Nayif ibn Abd al-Aziz, potente ministro degli interni, era data per scontata nel paese ed ha portato ad una altrettanto prevedibile ridistribuzione di cariche e poteri, tesa a garantire una serie di equilibri familiari e a prevenire conflittualit\u00e0 in seno alla famiglia Al Saud.<\/p>\n<p>\t<b>Gruppo di potere<\/b><br \/>Inalterata e riconfermata appare l\u2019influente posizione del gruppo dei figli che Abd al-Aziz ebbe da Hussah bint al-Sudayri \u2013 i cosiddetti sette Sudari \u2013 rimasti ormai in cinque, dopo la scomparsa anche di Sultan, dopo re Fahd. Nayif e il suo probabile successore, Salman, appartengono a questo stesso gruppo, che, comunque, in questi anni di regno del fratellastro Abdullah, non ha mai rinunciato al  sostegno delle esigenze di riforma politica avanzate dal sovrano.<\/p>\n<p>\tIl rafforzamento dei poteri del principe ereditario Nayif, ben noto per la sua propensione a ragionare pi\u00f9 in termini di sicurezza del sistema piuttosto che di apertura, suscita qualche perplessit\u00e0 negli ambienti pi\u00f9 islamico-riformisti sauditi. Ma il pragmatismo riconosciuto a Nayif da pi\u00f9 parti, in questo momento pu\u00f2 forse aiutarlo a proseguire sulla linea seguita finora da re Abdullah, legando sicurezza e stabilit\u00e0 alla sostenibilit\u00e0 del sistema negli anni a venire.<\/p>\n<p>Anche per il Regno saudita le qualit\u00e0 e la responsabilit\u00e0 della<i> leadership <\/i>giocano un ruolo cruciale, che si ripercuote direttamente anche sul contesto socio-economico del paese e, dunque, sulle relative dinamiche aggregative e disgregative della societ\u00e0 saudita, cos\u00ec come, ad esempio, il fattore \u201cIslam\u201d. Quest\u2019ultimo continuer\u00e0 senza dubbio ad avere una sua inevitabile centralit\u00e0 in un processo di trasformazione che, per quanto gestito con cautela, appare sempre pi\u00f9 irreversibile.<\/p>\n<p><b>Transizione inevitabile<\/b><br \/>\tIl dinamismo politico dimostrato da re Abdullah anche negli ultimi mesi rinvia certamente all\u2019arduo sforzo di continuare sulla strada di una istituzionalizzazione e modernizzazione \u201cequilibrata\u201d del sistema, riconosciuta come sempre pi\u00f9 irrinunciabile anche dalle forze pi\u00f9 conservatrici del paese, di fronte agli eventi della \u201cprimavera araba\u201d e alla grave instabilit\u00e0 che ne \u00e8 conseguita in buona parte della regione.<\/p>\n<p>La consapevolezza di una transizione inevitabile, che non pu\u00f2 prescindere da un processo di ristrutturazione interna, sembra mantenersi viva in Arabia Saudita e, forse, \u00e8 davvero destinata a porre le premesse di un\u2019evoluzione interessante, considerando anche il recente riconoscimento dei diritti politici alle donne. <\/p>\n<p>La piena compatibilit\u00e0 con i valori islamici e la <i>shari\u2018ah <\/i>resta ovviamente un punto fermo, a garanzia di una capacit\u00e0 del paese di non lasciarsi travolgere dall\u2019adozione di modelli esterni e, nel contempo, di rispondere alle difficili sfide di \u201cun\u2019epoca che non lascia spazio agli indecisi e ai riluttanti\u201d, per usare le parole del re stesso.<\/p>\n<p>\tIn questa prospettiva acquistano un senso pi\u00f9 profondo sia gli ultimi decreti regi relativi alla separazione e scomposizione dei poteri in importanti ministeri, sia la rapida convocazione da parte del sovrano della commissione della <i>bay\u2018ah<\/i> (contratto), organo composto da non pi\u00f9 di 35 membri di nomina regia, scelti tra i figli e i nipoti del fondatore del regno. <\/p>\n<p>Istituita nel 2006 da Abdullah, la commissione \u00e8 volta ad istituzionalizzare la successione ereditaria sulla base di una normativa molto precisa e dettagliata. In seguito alla scomparsa di Sultan, essa \u00e8 stata per la prima volta chiamata ad avallare la designazione del principe ereditario. Dal successore dell\u2019attuale sovrano in poi essa sembra altres\u00ec destinata ad assumere un ruolo decisivo in caso di incapacit\u00e0 del re: sulla base di un referto medico, \u00e8 infatti autorizzata a sancire il trasferimento dei poteri al principe ereditario designato.<\/p>\n<p>\t<b>Rilancio della Lega araba<\/b><br \/>\tLa nomina a ministro della difesa di Salman, ex-governatore di Riyadh, si \u00e8 accompagnata ad un ricambio generazionale in alcune posizioni ministeriali chiave, sia alla difesa sia agli interni, che acquista un rilievo non indifferente nella difficile fase che sta attraversando il mondo arabo.<\/p>\n<p>\tSullo sfondo di una crescente instabilit\u00e0 regionale, il paese ha cercato di prendere posizioni ampiamente condivise in seno al <i>Gulf Cooperation Council<\/i> (Gcc). All\u2019interno del Gcc \u00e8 emersa una nuova decisiva convergenza Arabia Saudita-Qatar, a sostegno di un pieno ripristino della sicurezza e della sua salvaguardia nel vicino Bahrein e di un ruolo pi\u00f9 dinamico del Gcc nelle sue relazioni con il resto dei paesi arabi, dalla Libia allo Yemen alla Siria. <\/p>\n<p>Arabia Saudita e Qatar hanno cos\u00ec cercato di dare anche alla Lega araba quell\u2019incisivit\u00e0 che non \u00e8 riuscita mai ad avere di fronte alle crisi, suscitando peraltro anche sospetti e riserve, nel <i>Mashriq <\/i>e nel <i>Maghrib<\/i>, di fronte a un possibile ruolo guida degli arabi del Golfo.<\/p>\n<p>\tL\u2019intricata situazione yemenita, in cui il tentativo di mediazione del Gcc \u00e8 stato portato avanti tra grandi difficolt\u00e0, pare ora lasciare intravedere nuove prospettive con la firma, a Riyadh, di un accordo per il trasferimento dei poteri tra i leader dell\u2019opposizione e il presidente Ali Abdullah Saleh. <\/p>\n<p>\u00c8 certamente un importante passo in avanti, che, tuttavia, rappresenta ormai solo un tassello nel quadro sempre pi\u00f9 drammatico e intricato di un mondo arabo in cui restano aperte numerose sfide: dall\u2019evoluzione della situazione nella \u201cLibia liberata\u201d, alla sempre pi\u00f9 inquietante instabilit\u00e0 dell\u2019Egitto, alla crescente tensione con il regime di Bashar al-Asad, culminata con la sospensione della Siria dalla Lega araba e con il saccheggio dell\u2019ambasciata saudita a Damasco.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La scomparsa del principe ereditario dell\u2019Arabia Saudita, l\u2019ottantenne Sultan ibn Abd al-Aziz, lo scorso ottobre, ha riportato l\u2019attenzione di molti osservatori internazionali sulla delicata questione della successione nel regno. 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