{"id":19220,"date":"2011-11-29T00:00:00","date_gmt":"2011-11-28T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lincerto-destino-del-maghreb\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:33","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:33","slug":"lincerto-destino-del-maghreb","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/11\/lincerto-destino-del-maghreb\/","title":{"rendered":"L&#8217;incerto destino del Maghreb"},"content":{"rendered":"<p>Nel quadro del sommovimento geopolitico provocato dalla cosiddetta \u201cprimavera araba\u201d, vale la pena chiedersi quale prospettiva stia emergendo nel Maghreb, l\u2019Occidente arabo. Le elezioni tunisine, vinte dal partito di ispirazione religiosa Ennhada, hanno messo capo in tempi relativamente brevi a una coalizione fra questo partito e i liberali di Marzouki. <\/p>\n<p>Senza dubbio, l\u2019incipiente stabilizzazione democratica della Tunisia si accoppier\u00e0 con la continuit\u00e0 della monarchia temperata e riformista del Marocco, dove il successo del partito islamista Giustizia e Sviluppo (<i>Parti de la Justice et du D&#953;veloppement<\/i>, Pjd) nelle recenti elezioni pu\u00f2 consolidare il processo di cambiamento in corso. <\/p>\n<p>Le riforme effettuate dalla monarchia marocchina un paio di mesi fa sono state da pi\u00f9 parti criticate come tipica manifestazione del trasformismo dei regimi autoritari arabi. Certamente, quelle riforme non hanno costituzionalizzato la monarchia. Tuttavia, hanno migliorato in modo sostanziale la <i>governance<\/i> del paese e accresciuto le garanzie dei cittadini.<\/p>\n<p>Il Marocco \u00e8 destinato ad un lento approdo democratico, nella misura in cui continuano il riformismo del regime e la crescita dell\u2019economia. Questa situazione porta al rafforzamento delle classi medie e quindi, prima o poi, allo sviluppo di un regime pienamente democratico.<\/p>\n<p><b>Variabile Libia<\/b><br \/>Tunisia e Marocco sono perci\u00f2 avviati, in piena autonomia, verso una stabilit\u00e0 democratica. Non \u00e8 per\u00f2 questa una tendenza uniforme della regione. La sollevazione della Libia \u00e8 stata iniziata da un comitato di tendenze liberali e secolari, ma si \u00e8 conclusa con l\u2019affermazione di un regime di coalizione fra islamisti e liberali il cui orientamento appare assai meno chiaro di quello tunisino.<\/p>\n<p> Le dichiarazioni programmatiche del governo che si \u00e8  formato dopo l\u2019eliminazione di Muammar Gheddafi per portare il paese alle elezioni, delineano un regime ben diverso da quello liberal-secolare tratteggiato dall\u2019originario Comitato nazionale di transizione (Cnt): si parla di <i>svaria<\/i>, la legge islamica, come quadro fondamentale dell\u2019ordinamento giuridico libico e si reintroduce la poligamia, quasi a voler dare una rappresentazione pi\u00f9 plastica della svolta in corso. <\/p>\n<p>Ci\u00f2 risulta probabilmente dall\u2019influenza che il Qatar ha esercitato sul paese all\u2019ombra delle forze aeree della Nato. Il Qatar ha strenuamente appoggiato e rafforzato i Fratelli musulmani libici con denaro e armi, mettendoli cos\u00ec in grado di contendere ai liberali della prima ora la direzione politica del paese. <\/p>\n<p>Il Qatar \u00e8 la sede dell\u2019organizzazione internazionale dei Fratelli e ospita lo sceicco Qaradawi, che ne \u00e8 il capo. Come ha appoggiato i Fratelli in Libia, sta ora appoggiando quelli della Siria. Ha sempre sostenuto, del resto, anche quelli egiziani, provocando reazioni infuriate da parte del regime di Mubarak. <\/p>\n<p>Questo appoggio rafforza l\u2019argine verso i salafiti e gli altri estremisti (che invece hanno spesso trovato sostegni in altri paesi della penisola arabica) e, in questo senso, impedisce che il cambiamento in atto degeneri verso repubbliche islamiche su base teocratica. Miscelandosi con una situazione locale ben diversa da quella di Tunisia e Marocco, questa influenza non sembra poter generare lo stesso tipo di evoluzione secolarizzante cui si assiste in questi due paesi.<\/p>\n<p>Che i Fratelli libici raggiungano un equilibrio pluralista, come \u00e8 avvenuto fra Ennhada e i liberali tunisini, appare meno probabile anche a causa del fatto che la politica libica \u00e8 complicata da un fattore tribale che non esiste in Tunisia. <\/p>\n<p>Durante i mesi dello scontro, il fattore tribale \u00e8 stato lungamente discusso ma anche generalmente sottovalutato. Ma i fatti dimostrano invece che le trib\u00f9 &#8211; per quanto diluite dall\u2019urbanizzazione del paese &#8211; sono un fattore  tutt\u2019altro che trascurabile. <\/p>\n<p>L\u2019emergente dirigenza libica sta cercando non solo un equilibrio fra islamisti e liberali, ma anche fra essi e le trib\u00f9. \u00c8 dunque difficile prevedere come evolver\u00e0 la Libia, ammesso che non scivoli in un altro conflitto civile. Anche se arriver\u00e0 ad avere delle istituzioni democratiche, non sar\u00e0 comunque un paese conforme alla Tunisia e al Marocco.<\/p>\n<p><b>Stagnazione algerina <\/b><br \/>Resta l\u2019Algeria, dove la primavera araba non c\u2019\u00e8 stata n\u00e9 appare in vista. Dalle analisi algerine di cui si dispone (quasi tutte di analisti non residenti) si capisce, tuttavia, che i dirigenti algerini sono preoccupati pi\u00f9 dei riflessi degli eventi esterni sulla politica estera e di sicurezza che non su quella domestica. <\/p>\n<p>I cambiamenti di regime all\u2019interno della regione, specialmente se dovessero essere seguiti dal nuovo regime libico, rischiano di sminuire il protagonismo algerino nelle sue relazioni con l\u2019Occidente e di cambiare l\u2019equilibrio di potere nella regione maghrebina. <\/p>\n<p>Infine, c\u2019\u00e8 una genuina preoccupazione per ci\u00f2 che potr\u00e0 significare l\u2019esistenza di governi islamisti o a partecipazione islamista in Libia e Tunisia, sia nei confronti della legittimazione del regime algerino, sia nei confronti del movimento Al Qaida nel Maghreb (Aqim) e degli altri fermenti di rivolta che tendono ad agglutinarsi nel Sahel, spesso e volentieri impegnati in tattiche terroristiche. <\/p>\n<p>L\u2019Algeria \u00e8 un caso a s\u00e9 nel panorama attuale. Se una rivolta abbattesse il regime Bouteflika, non abbatterebbe con questo le radici del deficit democratico, che risiedono nel potere dei militari. <\/p>\n<p>Ma l\u2019abbattimento dei militari algerini comporterebbe non un semplice sollevamento, ma una guerra civile come quella che sta venendo a galla in Siria, sicuramente pi\u00f9 sanguinosa, lunga e crudele di quella che c\u2019\u00e8 appena stata in Libia. Provati dalla guerra civile decennale che ha avuto luogo negli anni novanta, gli algerini non la faranno. In queste condizioni, il cambiamento in atto non pone gravi rischi di destabilizzazione, ma ugualmente imbarazza ed isola la classe dirigente algerina.<\/p>\n<p>Il Maghreb, perci\u00f2, presenta importanti difformit\u00e0 di tendenza: due paesi, Tunisia e Marocco, vanno verso un orizzonte di democrazia, un altro, la Libia ha di fronte un avvenire incerto per la difficolt\u00e0 di contemperare le sue diverse componenti liberali, religiose e tribali, e un altro ancora, l\u2019Algeria &#8211; caratterizzata da un regime e un paese entrambi estenuati &#8211; sembra destinato a ristagnare nella sua arcaicit\u00e0 politica e ideologica.<\/p>\n<p><b>Corrente del Golfo<\/b><br \/>Ci si deve anche chiedere, dopo aver visto le situazioni nazionali, quali saranno le relazioni fra i paesi del Maghreb e fra questi e gli altri paesi arabi. Le differenziazioni che abbiamo messo in luce potrebbero portare a contrasti fra i paesi della regione. Questi contrasti non sembrano tuttavia destinati ad essere significativi, perch\u00e9 l\u2019influenza dei paesi del Golfo sar\u00e0 importante e tender\u00e0 ad ammorbidire le differenze. <\/p>\n<p>Il Qatar si \u00e8 speso pi\u00f9 in Libia che in Tunisia, ma ha fatto avere ad Ennhada un forte sostengo finanziario. In generale, i paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo, gi\u00e0 influenti in Marocco, hanno seguito molto da vicino i rivolgimenti in corso con l\u2019intento, effettivamente riuscito, di approfittarne per rafforzare le correnti islamiste. <\/p>\n<p>In Tunisia  l\u2019influenza del Golfo si sta traducendo in un uso moderato della vittoria e una collaborazione fra islamisti e forze liberal-secolari. Se ci\u00f2 avverr\u00e0 anche in Libia, non potremo che avere stabilit\u00e0 in una parte cruciale della regione e del Nord Africa. <\/p>\n<p>Questa influenza del Golfo nel Mediterraneo occidentale \u00e8 destinata ad accrescersi. Essa, stimoler\u00e0 e rafforzer\u00e0 i governi della regione nella lotta contro le correnti transnazionali ed estremiste dell\u2019islamismo che premono dal Sahara e dal Sahel. <\/p>\n<p>Sar\u00e0 una buona occasione per una collaborazione fra i regimi, ma potrebbe anche essere una buona occasione di collaborazione fra questi paesi e gli Stati Uniti e, forse, alcuni paesi europei. In questo contesto, quali sono le prospettive delle relazioni fra il Maghreb, da una parte, e l\u2019Europa e l\u2019Unione Europea, dall\u2019altra?<\/p>\n<p><b>Opportunit\u00e0 per l&#8217;Ue<\/b><br \/>L\u2019aumentata influenza del Golfo \u00e8 destinata a limitare l\u2019influenza occidentale europea nel Mediterraneo occidentale. Ma questo rappresenter\u00e0 una passo indietro pi\u00f9 per quelle politiche nazionali, come soprattutto quella francese, che restano legate a prospettive passate o strumentali. Per gli altri europei e per l\u2019Ue un\u2019influenza moderatrice dal Golfo e un rapporto pi\u00f9 ideologicamente distaccato con i vicini mediterranei pu\u00f2 portare solo vantaggi. Tanto pi\u00f9 se questi paesi si orienteranno su piattaforme moderate e pi\u00f9 stabili perch\u00e9 pi\u00f9 inclusive (cio\u00e8 non volte ad escludere gli islamisti, ovverosia la maggioranza della popolazione). <\/p>\n<p>Certamente, ci saranno dei problemi di diversit\u00e0 morali, cio\u00e8 di diritti umani, ma su questo punto l\u2019intransigenza (spesso solo retorica) dei governi europei e quella delle opinioni pubbliche dovrebbe essere rimpiazzata da maggiore tolleranza e da un pi\u00f9 ampio dialogo, in una prospettiva evolutiva. <\/p>\n<p>Il cambiamento sociale in atto nel Nord Africa marcia verso una convergenza che, mentre pu\u00f2 essere favorita da una giusta tolleranza, sarebbe solo ostacolata da una stolida intransigenza. L\u2019orientamento culturale europeo avr\u00e0 perci\u00f2 molta importanza nel consolidare i germi democratici che i rivolgimenti in Africa del Nord portano con s\u00e9, a cominciare dall&#8217;atteggiamento verso l\u2019immigrazione e gli emigrati.<\/p>\n<p>Per altro verso, l\u2019influenza del Golfo potrebbe coinvolgere maggiormente i paesi del Maghreb nel confronto sui palestinesi con Israele. Con dei governi maggiormente basati sul consenso popolare, ci\u00f2 \u00e8 comunque destinato a verificarsi. Questo \u00e8 un problema che va oltre il Maghreb. La sua soluzione richiede all\u2019Europa, accanto a una politica culturale pi\u00f9 flessibile, una revisione strategica generale dell\u2019orientamento  verso il Medio Oriente e il Nord Africa.<\/p>\n<p>.   <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel quadro del sommovimento geopolitico provocato dalla cosiddetta \u201cprimavera araba\u201d, vale la pena chiedersi quale prospettiva stia emergendo nel Maghreb, l\u2019Occidente arabo. Le elezioni tunisine, vinte dal partito di ispirazione religiosa Ennhada, hanno messo capo in tempi relativamente brevi a una coalizione fra questo partito e i liberali di Marzouki. 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