{"id":19270,"date":"2011-12-07T00:00:00","date_gmt":"2011-12-06T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/un-amaro-bilancio\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:31","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:31","slug":"un-amaro-bilancio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/12\/un-amaro-bilancio\/","title":{"rendered":"Un amaro bilancio"},"content":{"rendered":"<p>Quattro anni fa l\u2019avvio della nuova legislatura aveva fatto sperare che anche nel campo della difesa si sarebbe avviato un radicale processo di riforma. L\u2019obiettivo annunciato era di rendere pi\u00f9 efficiente lo strumento militare, riducendone le dimensioni ad un livello sostenibile, liberandolo da inutili sovrastrutture, sburocratizzandone il funzionamento e assicurando quella continuit\u00e0 di finanziamenti che, seppur limitati rispetto agli altri partner europei, potevano consentire di pianificare l\u2019indispensabile processo di trasformazione. <\/p>\n<p>Per ottenere questo risultato servivano soprattutto tre cose: un forte, continuo ed esclusivo impegno da parte del nuovo ministro, un\u2019adeguata attenzione ai problemi della difesa e della sicurezza da parte del governo e una conseguente volont\u00e0 politica di realizzare i cambiamenti necessari.<\/p>\n<p><b>Senza guida<\/b><br \/>Su questi tre fronti i risultati sono stati, a dir poco, deludenti. Con le importanti, ma purtroppo anche insufficienti eccezioni dei due sottosegretari alla difesa (in particolare l\u2019on. Crosetto) e del sottosegretario alla presidenza, dott. Letta, nessun altro rappresentante del governo si \u00e8 seriamente impegnato ad assicurare al nostro paese un sistema di difesa e sicurezza in grado di far fronte al nuovo scenario internazionale. <\/p>\n<p>Molte decisioni potevano essere prese con costi limitati e sicuramente compensati dai risparmi che si sarebbero potuti realizzare. Ma la paura di ipotecare un futuro consenso elettorale e la scarsa volont\u00e0 di impegnarsi seriamente e a tempo pieno hanno avuto il sopravvento.<\/p>\n<p>Nemmeno la pressione esercitata dalla presidenza della Repubblica, con la regolare e pi\u00f9 frequente convocazione del Consiglio supremo di difesa, \u00e8 riuscita a richiamare l\u2019attenzione del governo e spingerlo a definire ed attuare un\u2019efficiente politica di difesa. <\/p>\n<p>Basti ricordare l\u2019incredibile vicenda della \u201cCommissione di alta consulenza e studio per la ridefinizione complessiva del sistema di difesa e sicurezza nazionale\u201d che, annunciata dal ministro della difesa al Consiglio supremo di difesa nel gennaio 2009 e istituita in aprile, \u00e8 scomparsa nel giro di pochi mesi senza aver prodotto alcuna conclusione.<\/p>\n<p>Le forze armate sono cos\u00ec rimaste per quattro anni quasi senza guida politica o con una guida senza autonomia decisionale. Tutto questo ha fatto incancrenire i problemi ed ha influito negativamente sulla stessa disponibilit\u00e0 delle forze armate ad affrontare le scelte dolorose e i sacrifici che si profilano.<\/p>\n<p><b>Isolamento<\/b><br \/>Se, d\u2019altra parte, l\u2019attenzione politica era per la mini-naia o per l\u2019impiego dei militari nelle varie operazioni \u201cstrade sicure\u201d o \u201cstrade pulite\u201d, con i soldati visti come metronotte o operatori ecologici (figure di tutto rispetto, ma la cui formazione non costa per fortuna decine di migliaia di euro), non ci si pu\u00f2 meravigliare se siamo ancora al punto di partenza, e se anzi, a causa dei tagli delle spese e all\u2019aumento dei costi, siamo tornati ancora pi\u00f9 indietro.<\/p>\n<p>A tutto ci\u00f2 si somma, per diverse ragioni, un preoccupante e generalizzato isolamento internazionale del nostro paese anche in questo settore dove, invece, grazie all\u2019alto spirito di sacrificio dei nostri militari, eravamo riusciti a conquistarci un credibilit\u00e0 e una stima inusuali. <\/p>\n<p>Nella stessa Europa della difesa, dove in anni non lontani eravamo considerati interlocutori importanti e credibili, abbiamo perso gran parte del nostro ruolo e, conseguentemente, quasi ogni livello di responsabilit\u00e0 e visibilit\u00e0. La vicenda libica ne \u00e8 stata una chiara dimostrazione. <\/p>\n<p>Ma anche la nostra scarsa presenza negli organismi europei (Servizio europeo di azione esterna, Agenzia spaziale europea) lo testimonia. Anche di fronte all\u2019affermarsi di un asse anglo-francese nella difesa non siamo stati capaci di reagire e controproporre alcuna alternativa, salvo poi lamentarci e criticare l\u2019arroganza dei nostri potenti vicini.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda l\u2019industria della difesa, l\u2019atteggiamento governativo \u00e8 stato quanto meno ondivago. C\u2019\u00e8 stato un forte impegno della Difesa nel supportare le imprese all\u2019estero, ma senza riuscire a mettere a sistema questa attivit\u00e0. Lo stesso coordinamento con l\u2019attivit\u00e0 diplomatica non \u00e8 riuscito a diventare sistematico ed \u00e8 rimasto troppo spesso episodico, mentre sul mercato internazionale ad essere premiata \u00e8 soprattutto la continuit\u00e0 dell\u2019intervento. Nel frattempo, dopo aver teorizzato l\u2019inizio dell\u2019era delle semplificazioni, non si \u00e8 riusciti nemmeno a sfiorare il nostro rigido e burocratico sistema di controllo delle esportazioni.<\/p>\n<p><b>Occasioni mancate<\/b><br \/>Si \u00e8 persino sprecata l\u2019occasione offerta dal recepimento della direttiva 2009\/43 sulla semplificazione dei trasferimenti intra-comunitari di prodotti militari. Dopo aver approvato nel settembre 2010 un coraggioso disegno di legge delega di riforma della legge 185\/90 sul controllo delle esportazioni, il governo, e pi\u00f9 precisamente il sottosegretario agli esteri on. Scotti, ha finito col sacrificarne la maggior parte inserendolo nella legge comunitaria 2010 ancora oggi all\u2019esame del Senato.<\/p>\n<p>Siamo diventati cos\u00ec inadempienti rispetto alla prima scadenza del 30 giugno 2011 per il recepimento della direttiva e mancheremo sicuramente la seconda, il 30 giugno 2012, per renderla completamente operativa. <\/p>\n<p>A parte la pessima figura in sede europea e il rischio dell\u2019ennesima procedura di infrazione, finiremo col penalizzare le imprese italiane escludendole dal nuovo sistema europeo di controllo. Anche in questo caso si \u00e8 cos\u00ec rinunciato, nell\u2019indifferenza politica generale, ad una riforma a costo zero che avrebbe aiutato l\u2019industria in questo difficile momento e aumentato la nostra integrazione nel mercato europeo.<\/p>\n<p>In compenso siamo, per\u00f2, riusciti ad aggiungere un nuovo adempimento a quelli gi\u00e0 onerosi a cui devono sottostare le imprese. Per poter operare dovranno, infatti, produrre la certificazione anti-mafia anche dei proprietari, oltre che dei vertici aziendali: come se si trattasse di piccole imprese sconosciute o come se avessero una propriet\u00e0 solo italiana! Un altro inutile e pesante carico di lavoro per l\u2019amministrazione e, soprattutto, per le imprese.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 divertente vedere come reagiranno i capi delle imprese estere (europee e americane) che, per via delle loro controllate operanti nel nostro paese, dovranno sottoscrivere questa dichiarazione italiana, allegando fotocopia leggibile dei loro passaporti, e sar\u00e0 interessante vedere che cosa ce ne faremo di questi quintali di documenti. Ovviamente col rischio che al minimo ritardo o errore, l\u2019impresa interessata non possa pi\u00f9 esportare nemmeno un chiodo.<\/p>\n<p><b>Priorit\u00e0 strategiche<\/b><br \/>Unica nota positiva di questo periodo \u00e8 la trasposizione della direttiva europea 2009\/81 sugli acquisti di prodotti di difesa e sicurezza. Non appena saranno definiti i due regolamenti l\u2019Italia avr\u00e0 cos\u00ec completato l\u2019iter, accumulando solo pochi mesi di ritardo. Questa nuova disciplina introduce maggiore trasparenza e competizione nel <i>procurement <\/i>militare europeo e favorir\u00e0, quindi, una maggiore efficienza delle imprese. Quelle italiane dovrebbero poter cos\u00ec competere meglio negli altri paesi europei. <\/p>\n<p>Non \u00e8 stata, per\u00f2, ancora finalizzata la definizione delle nostre aree strategiche chiave, che dovrebbero essere tutelate al fine di assicurare il mantenimento delle nostre aree di eccellenza tecnologica e industriale, parte integrante dell\u2019<i>European defence technological industrial base<\/i> (Edtib). Senza questo strumento vi \u00e8 anche il rischio di esporsi a nuove procedure di infrazione da parte della Commissione europea ed \u00e8, quindi, urgente una sua formale individuazione ed approvazione. <\/p>\n<p>Nella stessa direzione dovrebbe andare anche la definizione di un sistema di controllo nei confronti di acquisizioni estere, e particolarmente extra-europee, di imprese italiane operanti nel campo della difesa e sicurezza.<\/p>\n<p>L\u2019integrazione del mercato europeo della difesa, con la conseguente internazionalizzazione delle imprese, deve essere riequilibrata con la messa a punto di nuovi strumenti in grado di continuare ad assicurare la tutela degli interessi nazionali, come fanno tutti i nostri competitori.<\/p>\n<p>Ma il punto di partenza non pu\u00f2 che essere il processo di trasformazione delle forze armate. Dobbiamo arrivare ad un rapporto virtuoso fra spese per personale, funzionamento e investimento. Le prime devono tornare al 40-45% contro l\u2019attuale quasi 70%. Questo significa tagliare circa un quarto delle attuali dimensioni. Si pu\u00f2 fare in un tempo ragionevole, anche senza eccessivi costi sociali, se ci sar\u00e0 la necessaria attenzione e volont\u00e0. Il funzionamento deve tornare ad avere le risorse necessarie per garantire l\u2019efficienza dello strumento militare. L\u2019investimento, anche integrando risorse oggi allocate in altre poste di bilancio, deve essere alimentato con continuit\u00e0 e meglio pianificato.<\/p>\n<p>Le forze armate sono perfettamente in grado di diventare uno strumento pi\u00f9 efficace e sostenibile: devono soprattutto essere indirizzate ed aiutate a realizzare questo cambiamento.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quattro anni fa l\u2019avvio della nuova legislatura aveva fatto sperare che anche nel campo della difesa si sarebbe avviato un radicale processo di riforma. 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