{"id":19310,"date":"2011-12-11T00:00:00","date_gmt":"2011-12-10T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/arrivederci-londra\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:30","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:30","slug":"arrivederci-londra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/12\/arrivederci-londra\/","title":{"rendered":"Arrivederci Londra"},"content":{"rendered":"<p>Un patto a 26 per salvare l\u2019euro e tenere in piedi, se non proprio insieme, l\u2019Ue. Al Vertice di Bruxelles, i leader dei 17 paesi dell\u2019eurozona, quelli che adottano l\u2019euro, pi\u00f9 altri sei (Polonia, Danimarca, Lituania, Lettonia, Bulgaria, Romania) trovano l\u2019accordo su un patto di bilancio che rafforza la <i>governance<\/i> economica dell\u2019Unione europea contro gli attacchi della speculazione finanziaria. Altri tre paesi, Svezia, Repubblica Ceca e, con pi\u00f9 riluttanza, Ungheria del governo Orban, con venature nazionaliste e anti-liberali, sottoporranno l\u2019intesa ai parlamenti nazionali, prima di aderirvi. Resta fuori la Gran Bretagna.<\/p>\n<p><b>Rigore e solidariet\u00e0 <\/b><br \/>I paesi che ci stanno recepiranno l\u2019obbligo del pareggio di bilancio, con lo scarto massimo dello 0,5%, nelle rispettive normative nazionali; faranno partire prima del previsto, a luglio 2012, il fondo salva Stati, con il supporto tecnico della Banca centrale europea (Bce); finanzieranno per 200 miliardi di euro il Fondo monetario internazionale (Fmi); adotteranno sanzioni automatiche, in caso di violazione degli impegni; e lasceranno fuori i privati, cio\u00e8 la banche, dalle ristrutturazioni del debito.<\/p>\n<p>Il no britannico non impedisce al cancelliere tedesco Angela Merkel, che vede accettata la sua linea \u2018prima il rigore, poi la solidariet\u00e0\u2019, di parlare di \u201cun buon accordo\u201d per l\u2019euro. E il presidente della Bce, Mario Draghi, cui si deve l\u2019espressione \u2018fiscal compact\u2019, cio\u00e8 patto di bilancio &#8211; il premier italiano Mario Monti lo elogia per la trovata lessicale &#8211; giudica molto buono per l\u2019eurozona il risultato conseguito: \u201cfar\u00e0 da base per una maggiore disciplina nelle politiche economiche dei paesi membri\u201d.<\/p>\n<p>La regola &#8211; recita il testo dell\u2019intesa &#8211; \u201csar\u00e0 introdotta nei sistemi giuridici nazionali a livello costituzionale o equivalente\u201d e \u201cconterr\u00e0 un meccanismo di correzione automatico, che scatter\u00e0 in caso di deviazione\u201d dagli impegni assunti. Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo, ammette che sarebbe stato meglio se l\u2019intesa fosse stata trovata all\u2019insegna dell\u2019unanimit\u00e0, ma sostiene che il patto rappresenta, comunque, un \u201cpasso importante\u201d per i paesi che l\u2019hanno sottoscritto e che s\u2019impegnano ad onorarlo fin d\u2019ora, nonostante non vi siano \u201cvincoli giuridici\u201d, in attesa di una modifica dei Trattati che dovrebbe avvenire entro marzo, in tempi cio\u00e8 strettissimi per i riti comunitari.<\/p>\n<p><b>Nebbia oltre la Manica<\/b><br \/>A chi chiede se le decisioni di Bruxelles siano sufficienti a salvare l\u2019euro, Monti, che ama l\u2019<i>undestatement<\/i>, risponde: \u201cPu\u00f2 darsi che tutto questo non basti, ma non mi pare il Vertice dei fallimenti\u201d. Il presidente dell\u2019eurogruppo Jean-Claude Juncker, che alla vigilia diceva \u201cmeglio un accordo a 17 che un fallimento a 27\u201d, giudica la decisione britannica di restare fuori \u201cnon buona n\u00e9 per l\u2019Ue n\u00e9 per Londra\u201d, ma aggiunge: \u201cQuesto non \u00e8 di sicuro l\u2019ultimo Vertice europeo sulla crisi\u201d.<\/p>\n<p>Ce n\u2019\u00e8 gi\u00e0 uno in programma a marzo, ma la Merkel suggerisce un calendario di lavoro serratissimo agli altri leader: \u201cNei prossimi sei mesi, ci riuniremo una volta al mese\u201d, perch\u00e9 \u201cc\u2019\u00e8 ancora molto da fare sul fronte della crescita e dell\u2019occupazione e abbiamo solo cominciato un lungo cammino\u201d. La presidenza di turno danese, che dal primo  gennaio dar\u00e0 il cambio a quella polacca, \u00e8 avvertita. A giugno, il presidente della Commissione Jos\u00e9 Manuel Barroso e Van Rompuy presenteranno un rapporto sugli eurobond: oggi, alla Germania l\u2019argomento non piace; fra sei mesi, chiss\u00e0.<\/p>\n<p>Con la Gran Bretagna, \u00e8 un arrivederci. O, forse, un addio. Senza darsi la mano, perch\u00e9 il presidente francese Nicolas Sarkozy e il premier britannico David Cameron neanche si salutano, a fine lavori: Cameron allunga la mano, poi ripiega su una pacca sul braccio, visto che l\u2019altro non fa un gesto. Ma \u00e8 un commiato senza lacrime. La cartina di tornasole dell\u2019integrazione europea \u00e8 (quasi) infallibile: se Londra non ci sta, se esita, se si chiama fuori, salvo poi ripensarci quando vede che le cose girano nel verso giusto, vuol dire che la direzione presa \u00e8 quella di un rafforzamento dell\u2019integrazione.<\/p>\n<p>E poco importa, almeno per ora, che il metodo adottato per andare avanti sia intergovernativo e non comunitario: quel che conta, adesso, \u00e8 tirarsi fuori dalla crisi del debito, che minaccia l\u2019euro e l\u2019Unione.<\/p>\n<p>I puristi dell\u2019europeismo storcono il naso; ma se l\u2019Unione va avanti, ci sar\u00e0 spazio domani per il metodo comunitario e le ambizioni federaliste. Se si smonta, no.<\/p>\n<p><b>Italia in pista<\/b><br \/>L\u2019Unione con dentro la Gran Bretagna \u00e8 forse finita, dopo una parentesi di ambiguit\u00e0 durata quasi 40 anni. E sono forse definitivamente caduti due tab\u00f9 gi\u00e0 violati in passato, ma che facevano ancora velo all\u2019integrazione: quello dell\u2019unanimit\u00e0, per cui o si decide tutti insieme o non si decide; e quello di un\u2019Europa blocco compatto, soppiantata &#8211; \u00e8 l\u2019analisi di Sarkozy &#8211; dalle due o pi\u00f9 velocit\u00e0, con un mosaico d\u2019iniziative. Del resto, alcune tappe di grande successo della costruzione comunitaria sono partite lasciandosi inizialmente qualcuno indietro (e sempre la Gran Bretagna): Schengen, Maastricht, l\u2019euro.<\/p>\n<p>Il problema, oggi, non \u00e8 che Londra resti fuori. Il problema \u00e8 se le conclusioni del Vertice di Bruxelles e il patto di bilancio bastino ad arginare e superare la crisi del debito: i tempi sono stretti &#8211; di qui a marzo, per mettere in bella copia accordi appena tratteggiati &#8211; la pressione dei mercati e dei partner \u00e8 fortissima. I primi echi sono positivi: borse su, spread gi\u00f9 &#8211; ma sono dati labili; e la Casa bianca, che da settimane mette fretta, avalla l\u2019esito del Vertice, senza badare alla diserzione britannica, ma nota che \u201cresta del lavoro da fare\u201d.<\/p>\n<p>Al tavolo delle trattative, la Merkel e Sarkozy non sono pi\u00f9 soli a menare la danza: forte d\u2019una ritrovata credibilit\u00e0 (la manovra \u00e8 piaciuta, ai leader dell\u2019eurozona), l\u2019Italia di Monti ha gi\u00e0 riavuto il suo posto tra i grandi paesi fondatori. La via del Patto di Bilancio passa,a gennaio, per un nuovo Vertice triangolare, a Roma, tra Francia, Germania e Italia.<\/p>\n<p>Rimasto isolato, il premier conservatore David Cameron finisce sotto tiro: la stampa non lo critica perch\u00e9 ha detto no, ma perch\u00e9 non ha trovato appoggi e alleati. Arrivato a Bruxelles brandendo l\u2019arma del veto, il premier s\u2019\u00e8 accorto che la sua ascia era spuntata: poteva bloccare un\u2019intesa nell\u2019ambito dei Trattati, non un\u2019intesa extra Trattati. Del resto, le critiche su Cameron sarebbero state peggiori se avesse detto s\u00ec. L\u2019emulo della Thatcher, la \u2018dama di ferro\u2019 che paralizz\u00f2 per quattro anni, dal 1980 al 1984 l\u2019allora Comunit\u00e0 perch\u00e9 voleva riequilibrare il dare ed avere di Londra sul bilancio della Comunit\u00e0 economica europea (Cee), rischia il gelo nei rapporti con Francia e Germania. Ma, questo, ai britannici, in fondo, piace: loro leggono quel 26 a 1 come \u201cil Continente \u00e8 isolato\u201d.<\/p>\n<p>Ma, per uno che sbatte la porta, lasciandosela per\u00f2 aperta dietro, ce ne sono altri che stanno per entrare: la Croazia firma il Trattato di adesione e diventer\u00e0 il 28\u00ba Stato il primo luglio 2013, pronta a mettersi in coda per l\u2019euro; e l\u2019Islanda sta per concludere i negoziati; mentre la Serbia scalpita per iniziarli (ma dovr\u00e0 aspettare fino a marzo per vedersi riconosciuto lo statuto di candidato all\u2019adesione).<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un patto a 26 per salvare l\u2019euro e tenere in piedi, se non proprio insieme, l\u2019Ue. 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