{"id":19330,"date":"2011-12-13T00:00:00","date_gmt":"2011-12-12T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/le-spine-nel-fianco-della-difesa-antimissile\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:30","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:30","slug":"le-spine-nel-fianco-della-difesa-antimissile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/12\/le-spine-nel-fianco-della-difesa-antimissile\/","title":{"rendered":"Le spine nel fianco della difesa antimissile"},"content":{"rendered":"<p>A pi\u00f9 di due anni di distanza dal rilancio dei piani di difesa antimissile in Europa ad opera dell\u00b4amministrazione Obama, i lavori per la sua realizzazione procedono spediti. Il progetto di difesa antimissile, volto a proteggere i paesi Nato da un\u2019eventuale minaccia missilistica iraniana, \u00e8 stato presentato dagli Stati Uniti agli alleati nel settembre 2009 e accolto con favore da questi ultimi il dicembre successivo. La realizzazione del sistema presenta tuttavia numerosi problemi tecnici e costi molto elevati.<\/p>\n<p><b>Lavori in corso<\/b><br \/>Il dispiegamento del sistema, noto come <i>European Phased Adaptive Approach <\/i>(Epaa), comprende quattro fasi. La prima prevede la collocazione (entro il 2011) di missili intercettori SM-3 Block IA su incrociatori del tipo Aegis, contro missili a corto e medio raggio, oltre che la costruzione di un radar in Turchia. La seconda fase vedrebbe la creazione (entro il 2015) di un sito in Romania, equipaggiato con intercettori SM-3 Block IB. Questi ultimi estenderebbero la copertura del suolo europeo contro attacchi missilistici di corto e medio raggio.<\/p>\n<p>La terza fase prevede l\u00b4apertura di un sito in Polonia e il dispiegamento di intercettori ancora pi\u00f9 avanzati, gli SM-3 Block IIA, che garantirebbero la copertura di tutti i paesi Nato in Europa contro missili di gittata media e intermedia. Infine, la quarta fase vedrebbe lo sviluppo degli intercettori pi\u00f9 avanzati, gli SM-3 Block IIB, che sarebbero in grado di difendere gli Stati Uniti da missili intercontinentali lanciati dal Medio Oriente. Nel frattempo, si prevede comunque di integrare il sistema con le difese antimissile sviluppate o allo studio in ambito Nato, come sancito nel vertice di Lisbona del novembre 2010.<\/p>\n<p>Il Pentagono ha inoltre affermato che gli intercettori SM-3 Block IA (gli unici disponibili per ora), sono stati testati con successo. In realt\u00e0, come sostenuto dai fisici Ted Postol e George Lewis (1), sono proprio i dati forniti dal Pentagono a testimoniare il fallimento dei test condotti finora. In almeno 8 dei 10 test condotti tra il 2002 e il 2010, e che il Pentagono considera riusciti, i missili intercettori non avrebbero distrutto le testate nucleari. Queste ultime avrebbero dunque proseguito le loro traiettorie e colpito gli obiettivi.<\/p>\n<p><b>Test discutibili<\/b><br \/>I test sono stati inoltre impostati in modo da nascondere i problemi del sistema. Alla difesa missilistica sono stati forniti in anticipo tutti i dettagli relativi a struttura, momento di lancio e traiettoria del missile offensivo. Quest\u2019ultimo \u00e8 stato lanciato in modo tale da esporre sempre il proprio fianco al missile intercettore e, soprattutto, non era dotato nemmeno dei pi\u00f9 basilari strumenti (di cui anche Iran e Corea del Nord gi\u00e0 dispongono) che fuorvierebbero il missile intercettore, come il lancio di <i>decoys<\/i> (\u201cesche\u201d), finti obiettivi simili alla testata nucleare.<\/p>\n<p>Per capire cosa succederebbe in una situazione reale, basta leggere quanto riportato dalla rivista <i>Aviation Week<\/i> il 6 aprile 2010 relativamente ad uno dei test. Nonostante anche questo test fosse stato preparato in modo da favorire la difesa, il radar non \u00e8 stato in grado di identificare la testata a causa di una \u201cminaccia non familiare\u201d. Inaspettatamente, il missile offensivo ha espulso alcune delle sue componenti, creando numerosi segnali radar imprevisti e simili a quelli prodotti dalla testata &#8211; proprio quanto avverrebbe se il missile offensivo fosse dotato di banali <i>decoys<\/i>. Sorpresa da uno scenario inaspettato, l\u00b4analisi dei computer \u00e8 fallita completamente, risultando incapace di identificare la testata.<\/p>\n<p>Oltre a presentare notevoli problemi tecnici, il progetto di difesa antimissile ha anche costi molto elevati. Attualmente, essi sono stimati intorno ai 200 milioni di euro, a cui si devono sommare altri 800 milioni per l\u2019adattamento dei sistemi di difesa Nato preesistenti. Giustificare queste spese \u00e8 difficile, sia perch\u00e9 l\u2019efficienza del sistema non \u00e8 ancora stata dimostrata, sia perch\u00e9, nell\u2019attuale clima di austerit\u00e0, esse potrebbero essere finanziate tagliando fondi in altri settori cruciali della difesa.<\/p>\n<p><b>Ripercussioni problematiche<\/b><br \/>La realizzazione del sistema potrebbe inoltre ripercuotersi negativamente sul processo di disarmo nucleare. Se infatti il sistema di difesa antimissile funzionasse, potrebbe essere in grado di neutralizzare i deterrenti nucleari medio-piccoli, come per esempio quello cinese. Gli stati con forze nucleari medio-piccole potrebbero dunque ritenere necessaria l\u00b4espansione del loro arsenale per mantenerne l\u2019affidabilit\u00e0.<\/p>\n<p>La stessa logica indurrebbe gli strateghi russi a rifiutare ulteriori riduzioni del loro arsenale. Gli intercettori pi\u00f9 avanzati dovrebbero neutralizzare i missili intercontinentali, che costituiscono il fulcro del deterrente russo. Sebbene conoscano l\u00b4inefficienza dell\u2019Epaa, gli scienziati russi basano le loro analisi sul \u201cpeggior scenario possibile\u201d, e dunque ipotizzano che il sistema di difesa antimissile funzioni. Questo potrebbe spingere la Russia a sviluppare missili offensivi pi\u00f9 potenti per sovrastare la difesa antimissile, come il RS-24 Yars e l\u00b4SS-NX-30 Bulava.<\/p>\n<p> Come risposta all\u00b4Epaa, Mosca potrebbe anche decidere di abbandonare il nuovo trattato Start per la riduzione di missili e testate nucleari. Infatti, l\u2019Articolo 4 della risoluzione russa di ratifica dello Start permette a Mosca di abbandonare il trattato se venisse installato dagli Stati Uniti o da altri stati un sistema di difesa antimissile \u201ccapace di ridurre significativamente l\u2019efficienza delle forze nucleari strategiche della Federazione Russa\u201d. <\/p>\n<p>Per evitare un simile scenario, la Nato ha invitato la Russia a cooperare alla costruzione dell\u00b4Epaa, salvo poi precisare che tale cooperazione porterebbe allo sviluppo di due sistemi indipendenti, uno Nato e uno russo. Complesse trattative al riguardo sono in corso nell\u2019ambito del Consiglio Nato &#8211; Russia.<\/p>\n<p>Se si sommano i probabili effetti negativi per il processo di disarmo nucleare ai problemi tecnici e agli elevati costi di realizzazione del sistema, \u00e8 necessario chiedersi se Epaa potr\u00e0 realmente accrescere la sicurezza dei paesi Nato. Prima di procedere al dispiegamento del sistema, sarebbe dunque opportuno che i paesi dell\u00b4Alleanza atlantica ne valutassero con massima attenzione l\u00b4impatto complessivo sulla loro sicurezza.<\/p>\n<p><font size=\"1\"> (1) George N. Lewis and Theodore A. Postol, \u201cA Flawed and Dangerous U.S. Missile Defense Plan\u201d, <i>Arms Control Today<\/i>, May 2010 (http:\/\/www.armscontrol.org\/act\/2010_05\/Lewis-Postol)<\/font>.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A pi\u00f9 di due anni di distanza dal rilancio dei piani di difesa antimissile in Europa ad opera dell\u00b4amministrazione Obama, i lavori per la sua realizzazione procedono spediti. 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