{"id":19340,"date":"2011-12-14T00:00:00","date_gmt":"2011-12-13T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/le-crepe-delleconomia-cinese\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:30","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:30","slug":"le-crepe-delleconomia-cinese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/12\/le-crepe-delleconomia-cinese\/","title":{"rendered":"Le crepe dell&#8217;economia cinese"},"content":{"rendered":"<p>Con i riflettori internazionali puntati sull\u2019Europa ormai da diverse settimane, l\u2019attenzione sull\u2019economia cinese sembrava essersi attenuata, soprattutto dopo lo spegnersi delle voci che vedevano in Pechino un possibile \u201ccavaliere bianco\u201d pronto a soccorrere la vacillante economia europea. <\/p>\n<p>La Repubblica popolare cinese (Rpc) \u00e8 per\u00f2 tornata sulle prime pagine dei giornali internazionali negli scorsi giorni, a seguito di una serie di dichiarazioni del vice premier Wang Qishan, la pi\u00f9 importante delle quali \u00e8 stata una aperta manifestazione  di preoccupazione per i rischi derivanti dal possibile perdurare dell\u2019attuale crisi economica globale: secondo Wang \u00e8 impellente per la Cina introdurre nuove riforme, soprattutto nel settore finanziario, al fine di evitare conseguenze imprevedibili.<\/p>\n<p><b>Rischio deficit<\/b><br \/>Queste dichiarazioni vanno considerate come eufemistiche: paiono necessari interventi ben pi\u00f9 incisivi di quelli genericamente richiamati dalla leadership cinese, con impatto su diversi settori e livelli dell\u2019economia del paese. <\/p>\n<p>\u00c8 ormai da qualche tempo che cominciano ad apparire sulla superficie scintillante della locomotiva economica cinese alcune venature che potrebbero diventare crepe se la situazione dovesse ulteriormente peggiorare, soprattutto nel caso dovesse avversarsi &#8211; cosa inimmaginabile fino a qualche mese fa &#8211; lo scenario di una Cina in deficit commerciale nel 2012. <\/p>\n<p>Tra le diverse \u201cvenature\u201d (e possibili crepe), ve ne sono tre che consentono di cogliere in modo immediato la portata dei problemi.<\/p>\n<p><b>Indebitamento dei governi locali<\/b><br \/>Per fine di finanziare un impressionante numero di progetti infrastrutturali aggirando le stringenti normative in tema di debito pubblico, moltissimi (quasi tutti) i governi provinciali e municipali hanno creato intricate reti societarie, formalmente private, ma in realt\u00e0 interamente pubbliche, per ottenere credito da istituti bancari ed altri intermediari finanziari. <\/p>\n<p>Mala gestione e frequenti fenomeni di corruzione, hanno portato a livelli di indebitamento chiaramente insostenibili (la Ragioneria di Stato cinese ha stimato l\u2019ammontare complessivo di tale debito in circa 1.670 miliardi di dollari). Secondo uno studio di <i>Standard Chartered Bank<\/i>, pi\u00f9 dell\u201980% di tale debito non potr\u00e0 essere ripagato dagli effettivi debitori e richieder\u00e0 quindi un intervento pubblico diretto, principalmente da parte del governo centrale.<\/p>\n<p><b>Bolla immobiliare e esposizione bancaria<\/b><br \/>Situazione meno chiara, ma con ricadute potenzialmente pi\u00f9 importanti sulla popolazione \u00e8 quella del mercato immobiliare. \u00c8 da molto tempo che si parla di bolla immobiliare e si specula sulla sua reale dimensione e sui tempi di esplosione. Tra il 2005 ed il 2009 i prezzi medi delle abitazioni in Cina sono pi\u00f9 che triplicati ed attualmente il 50% circa degli edifici ad uso commerciale giace vuoto ed inutilizzato (in alcune citt\u00e0 si sono raggiunte punte anche dell\u201980%). <\/p>\n<p>Vista la complessit\u00e0 e l\u2019opacit\u00e0 dei meccanismi finanziari attraverso i quali si \u00e8 permesso che questa bolla si gonfiasse (<i>in primis<\/i> l\u2019esperienza della famosa e \u201cribelle\u201d Wenzhou), non appare possibile fornire previsioni verosimili su cosa possa succedere nel caso in cui questa bolla dovesse sgonfiarsi troppo repentinamente (o scoppiare). <\/p>\n<p>  <b>Il debito di alcune imprese di stato<\/b><br \/>Il problema dell&#8217;indebitamento \u00e8 particolarmente evidente nel settore delle ferrovie. La Cina ha in poco tempo costruito la pi\u00f9 estesa ed avanzata rete ad alta velocit\u00e0 al mondo, andando per\u00f2 oltre quelle che sembrano essere le reali necessit\u00e0 e possibilit\u00e0 di mercato. In aggiunta a costanti problemi tecnici (soprattutto in tema di sicurezza) e episodi di corruzione, il settore si trova ora a far fronte a un debito impressionante e non sostenibile tramite i ricavi da attivit\u00e0 ordinarie. <\/p>\n<p>Molte tratte, quale la Pechino-Tianjin, sono costantemente in perdita \u201ca molti zeri\u201d e nel luglio scorso, l\u2019agenzia di stampa Caixin ha pubblicato (e poi rimosso dal proprio sito internet) un rapporto dettagliato contenente numeri impressionanti sull&#8217;entit\u00e0 del debito del Ministero delle Ferrovie cinese: oggi \u00e8 stimato a circa 150 miliardi di euro, ma \u00e8 in costante aumento e si prevede che il capitale da rimborsare (escludendo quindi gli interessi) continui a crescere almeno fino al 2013. Gli interessi, poi, sono ammontati solo nel 2011 a circa 30 miliardi di euro e registrano un trend naturalmente ascendente.<\/p>\n<p><b>Rapporti con l\u2019Occidente<\/b><br \/>In aggiunta a quelle appena descritte, potrebbero essere citate diverse altre \u201cvenature\u201d: inflazione, perdita di competitivit\u00e0 del settore manifatturiero, aumento delle disparit\u00e0 di reddito, difficolt\u00e0 nel soddisfare il fabbisogno energetico nazionale e altro ancora. Negli scorsi trent\u2019anni la Cina ha per\u00f2 affrontato e superato con successo sfide ancor pi\u00f9 difficili di queste. Le autorit\u00e0 posseggono gli strumenti e le risorse per farvi fronte (se dispongano della necessaria unit\u00e0 politica d\u2019intenti si vedr\u00e0 dopo il 2012). <\/p>\n<p>Non si comprende per\u00f2 lo stupore, o il disappunto, di molti osservatori in Occidente per il mancato intervento della Cina a sostegno dell\u2019economia europea, il cui futuro assetto peraltro resta avvolto in una nebbia fitta. Il treno dell\u2019Europa in panne non pu\u00f2 attendersi di essere rimesso in moto da una locomotiva che potrebbe avere presto bisogno di importanti interventi di manutenzione.<\/p>\n<p><i><font size=\"1\"> Articolo pubblicato sul numero di dicembre 2011 di  <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/OrizzonteCina\/OrizzonteCina_11-12.pdf\" target= \"blank\"><b><u> OrizzonteCina<\/u><\/b><\/a>, rivista online sulla Cina contemporanea a cura di Torino World Affairs Institute e Istituto Affari Internazionali. <\/i><\/font><\/p>\n<p> .<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con i riflettori internazionali puntati sull\u2019Europa ormai da diverse settimane, l\u2019attenzione sull\u2019economia cinese sembrava essersi attenuata, soprattutto dopo lo spegnersi delle voci che vedevano in Pechino un possibile \u201ccavaliere bianco\u201d pronto a soccorrere la vacillante economia europea. 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