{"id":19360,"date":"2011-12-16T00:00:00","date_gmt":"2011-12-15T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-schizofrenia-usa-verso-lue\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:26","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:26","slug":"la-schizofrenia-usa-verso-lue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/12\/la-schizofrenia-usa-verso-lue\/","title":{"rendered":"La schizofrenia Usa verso l&#8217;Ue"},"content":{"rendered":"<p>Mentre l\u2019attenzione dell\u2019opinione pubblica italiana \u00e8 polarizzata sulle misure del governo Monti per far restare il paese nell\u2019euro, anzi nella sua cabina di regia, e su ci\u00f2 che detta cabina di regia, a cominciare dal cancelliere-regista Merkel, far\u00e0 perch\u00e9 vi sia ancora un euro in cui restare, il segretario americano del Tesoro ha recentemente compiuto un giro delle chiese europee proprio nel bel mezzo della settimana cruciale per il futuro dell\u2019Ue.<\/p>\n<p>Quale messaggio ha portato Timothy Geithner? Il presidente Obama \u201cgradirebbe vedere i leader europei agire con pi\u00f9 coraggio, pi\u00f9 prontezza e pi\u00f9 decisione\u201d, come dice il suo ambasciatore presso l\u2019Ue, William Kennard. E il perch\u00e9 di tanta e ansiosa pressione? Perch\u00e9, secondo le parole di un <i>official <\/i>dell\u2019amministrazione citato dal <i>Washington Post <\/i>del 2 dicembre scorso (anonimo in questo caso), \u201cquel che incide di pi\u00f9 nel determinare la salute dell\u2019economia e la creazione di posti di lavoro negli Stati Uniti \u00e8 ci\u00f2 che succede in Europa\u201d.<\/p>\n<p><b>Neanche un dollaro<\/b><br \/>Nello stesso tempo \u00e8 frequente sentirsi dire, in quel di Washington, come non sia pensabile che anche un solo dollaro del contribuente americano venga usato, o anche solo reso disponibile, per alleviare le difficolt\u00e0 di liquidit\u00e0 dei paesi europei, i quali, si afferma, nel loro complesso hanno ampiamente modo di farvi fronte da soli. Neppure per il tramite del Fondo monetario internazionale, si aggiunge, di cui gli Stati Uniti rimangono pur sempre il maggior azionista. Lo dicono ambienti vicini al governo, magari con la precisazione che comunque simili ipotesi si scontrerebbero con il No del Congresso, che essendo a maggioranza repubblicana, vicino al governo non \u00e8 &#8211; e non lo sar\u00e0 verosimilmente ancora per almeno un anno.<\/p>\n<p>Premesso che gli americani hanno ragione di attendersi una risposta incisiva, coesa e finalmente in linea con i tempi da parte dell\u2019Ue &#8211; non chiedono la stessa cosa molti europei? &#8211; e di affermare che le risorse disponibili non sarebbero poi lontane da quelle necessarie, sempre che si compiano i passi necessari a liberarle, resta che il loro comportamento verso la crisi dell\u2019euro riflette una pi\u00f9 generale schizofrenia di atteggiamenti nei confronti dell\u2019Europa. Ne abbiamo avuto gi\u00e0 un esempio in materia di cosiddetta, sperata primavera araba. In particolare di quel capitolo di essa che ha richiesto un intervento esterno, il capitolo libico.<\/p>\n<p><b>Cieli libici<\/b><br \/>L\u2019intervento in Libia \u00e8 nato dall\u2019iniziativa di Parigi e Londra e ha cos\u00ec marcato una netta differenza da un precedente caso di abbattimento di un autocrate, l\u2019allora presidente serbo Slobodan Milosevic (1999), che dagli Stati Unti era stato ripetutamente rinfacciato agli stati europei, incapaci di agire perfino nel loro cortile di casa. In questa occasione l\u2019azione prima diplomatica e poi militare in aiuto ai ribelli di Bengasi ha raggiunto il triplice obiettivo di avere la benedizione dell\u2019Onu, di operare attraverso la Nato e di coinvolgere anche attori arabi. Ed \u00e8 stata coronata da successo.<\/p>\n<p>Ad essa non \u00e8 mancato l\u2019appoggio sostanzioso dall\u2019amministrazione Obama, non senza qualche esitazione tuttavia, tradotta poi nella ben nota formula del \u201c<i>leading from behind<\/i>\u201d, guidare da dietro, un ossimoro in odore di schizofrenia, appunto. Certo, in mancanza del contributo militare Usa, in particolare in termini di <i>hardware<\/i>, le cose si sarebbero messe male per la composita coalizione internazionale, come il precedente segretario alla difesa Usa, Robert Gates, ha fatto vivacemente rilevare in corso d\u2019opera, poco prima di lasciare il suo incarico. Rimane che delle \u201csortite\u201d aeree verso i cieli libici, solo un quarto sono state compiute dall\u2019aviazione americana, mentre per il Kosovo nel 1999 si parla di nove su dieci.<\/p>\n<p>Ripetiamolo: il lamento tradizionale per l\u2019insufficiente contributo europeo alla sicurezza strategica, a cui si aggiunge adesso quello relativo alla stabilit\u00e0 finanziaria internazionale, non \u00e8 certo ingiustificato. N\u00e9 appare infondata la crescente preoccupazione per le ambiguit\u00e0 tedesche, se le reticenze attuali del governo di Berlino sull\u2019euro sono messe in fila con i voti da esso espressi al Consiglio di sicurezza dell\u2019Onu. Voti diversi da quelli degli altri paesi occidentali e in sintonia invece con Cina, India e Brasile, cos\u00ec da accreditare su entrambe le rive dell\u2019Atlantico ipotesi di giri di valzer con le potenze emergenti. <\/p>\n<p>Ma non \u00e8 questo il tema della presente nota, per quanto importante esso sia. Qui si vuole suggerire che l\u2019attivismo delle esortazioni e delle pressioni riservato dagli  americani ai loro alleati europei, se associato a reticenza rispetto a decisioni e interventi comuni, sembra denotare debolezza pi\u00f9 che altro da parte del presidente.<\/p>\n<p><b>Ansia da declino<\/b><br \/>Debolezza internazionale innanzitutto. \u00c8 discorso quotidiano nell\u2019amministrazione, e nella <i>intelligentzia <\/i>che la circonda, constatare che gli Stati Uniti, pur restando al vertice della piramide delle potenze della terra, sono in declino relativo in un contesto caratterizzato da multipolarismo interdipendente. E che in esso hanno bisogno di partner. Sulla tipologia dei quali per\u00f2 il discorso tende a confondersi, perch\u00e9 non \u00e8 chiaro se le priorit\u00e0 siano legate pi\u00f9 ai rapporti di forza, anche l\u00e0 dove essi sono suscettibili di essere di rivalit\u00e0 anzich\u00e9 di<i> partnership<\/i>, o a rapporti di alleanza, anche l\u00e0 dove questi sono percepiti come insufficienti.<\/p>\n<p>La prima opzione comprende ovviamente la Cina e gli altri grandi paesi emersi o emergenti, con cui gli Stati Uniti devono sviluppare relazioni di primaria importanza, nutrendo tuttavia un\u2019incertezza di base circa la misura della loro condivisione degli orientamenti e delle strutture, che il liberalismo occidentale a guida americana ha generato in pi\u00f9 di mezzo secolo. Altrettanto ovviamente la seconda opzione riguarda i paesi europei, che in genere per primi vengono menzionati negli elenchi ufficiali dei partner, per affinit\u00e0 di vedute, certo, ma oggi ancor di pi\u00f9 per l\u2019elevata interdipendenza prima vista.<\/p>\n<p>Qui l\u2019incertezza dei governanti americani \u00e8 relativa al grado di condivisione con essi delle decisioni, oltre che dei problemi, anche se ci\u00f2 comporta degli adattamenti della propria condotta internazionale. Se gli europei, una volta pi\u00f9 responsabilizzati, saranno pi\u00f9 coesi ed efficaci \u00e8 parte della questione che qui non \u00e8 trattata. L\u2019ipotesi che una maggiore condivisione possa conferire pi\u00f9 efficacia alle pressioni di Obama e dei suoi ministri nei confronti delle Germania e di noi altri del Vecchio Continente invece lo \u00e8.<\/p>\n<p><b>Atmosfera avversa<\/b><br \/>L\u2019ipotesi di una migliore concertazione fra Stati Unti e paesi europei porta a considerare la debolezza interna dell\u2019amministrazione in carica, particolarmente in questi dieci mesi o poco pi\u00f9 che ci separano dalle elezioni presidenziali. Anche dopo quella che appare un\u2019uscita di scena delle candidature pi\u00f9 caricaturali nella corsa alla<i> nomination<\/i> nel partito repubblicano, la polarizzazione politica resta elevata e questo ha, e avr\u00e0, due conseguenze negative riguardo al tema qui in esame.<\/p>\n<p>Una \u00e8 generale e deriva dalle difficolt\u00e0 che incontra il tradizionale consenso<i> bipartisan <\/i>sulle maggiori questioni di interesse nazionale. La politica estera \u00e8 stata in passato terreno privilegiato per la realizzazione di un tale consenso, ma le prospettive non sono brillanti oggi, alla luce dell\u2019insuccesso di un\u2019intesa fra Casa Bianca e Congresso su un bilancio mirato alla riduzione del debito.<\/p>\n<p>La seconda conseguenza riguarda pi\u00f9 specificamente l\u2019Europa. Nel linguaggio propagandistico degli aspiranti repubblicani alla presidenza, i nostri stati sono i paradigmi di quello che loro intendono eliminare una volta eletti. \u201cSocialista\u201d ad \u201ceuropeo\u201d sono aggettivi quasi sinonimi e ricorrenti per descrivere l\u2019abisso verso il quale il paese sta precipitando con la guida attuale. Recentemente, parlando a una cena dei suoi finanziatori dell\u2019Iowa, Newt Gingrich spiegava che la differenza fra americani ed europei \u00e8 che i primi sono cittadini e i secondi sudditi &#8211; sudditi, intendeva, di governi voraci e invadenti.<\/p>\n<p>Questa retorica raramente riguarda la politica estera per s\u00e9 e non necessariamente influir\u00e0 molto sui rapporti transatlantici nell\u2019eventualit\u00e0 di un cambio di presidenza. Ma entra nel discorso quando, come adesso, le conseguenze dell\u2019interdipendenza economica sono cos\u00ec evidenti, e soprattutto genera un\u2019atmosfera avversa, un motivo di costrizione per quella in carica, per le settimane e i mesi a venire. \u00c8 bene averlo presente.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mentre l\u2019attenzione dell\u2019opinione pubblica italiana \u00e8 polarizzata sulle misure del governo Monti per far restare il paese nell\u2019euro, anzi nella sua cabina di regia, e su ci\u00f2 che detta cabina di regia, a cominciare dal cancelliere-regista Merkel, far\u00e0 perch\u00e9 vi sia ancora un euro in cui restare, il segretario americano del Tesoro ha recentemente compiuto [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[80,102,107,109],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19360"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19360"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19360\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":62045,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19360\/revisions\/62045"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19360"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19360"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19360"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}