{"id":19370,"date":"2011-12-16T00:00:00","date_gmt":"2011-12-15T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-deriva-xenofoba-non-e-un-destino\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:26","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:26","slug":"la-deriva-xenofoba-non-e-un-destino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/12\/la-deriva-xenofoba-non-e-un-destino\/","title":{"rendered":"La deriva xenofoba non \u00e8 un destino"},"content":{"rendered":"<p>La pubblicazione dei risultati della quarta edizione del sondaggio d\u2019opinione comparativo <i>Transatlantic Trends on Immigration 2011<\/i> (TTI), realizzato dal German Marshall Fund of the United States (Gmfus) con il sostegno della Compagnia di San Paolo e di altre fondazioni europee e nordamericane, stimola qualche riflessione sul rapporto, complesso e decisivo, tra opinione pubblica e decisione politica in materia di immigrazione.<\/p>\n<p>\u00c8 difficile negare che, in pochi altri settori come in questo, gli orientamenti del pubblico, rilevati o presunti, condizionano l\u2019elaborazione e l\u2019attuazione delle politiche. La domanda \u201ccome si forma l\u2019opinione dei decisori sull\u2019opinione pubblica?\u201d acquista quindi un\u2019importanza cruciale. Scarseggiano, purtroppo, gli studi approfonditi su questo nodo della democrazia contemporanea; si pu\u00f2 tuttavia affermare, in via preliminare, che le basi di conoscenza di cui i decisori si avvalgono per \u201cleggere\u201d l\u2019opinione pubblica sull\u2019immigrazione sono complessivamente assai fragili: nella migliore delle ipotesi qualche rilevazioni <i>spot<\/i>, ma pi\u00f9 spesso solo assunti generici di natura preconcetta.<\/p>\n<p>In particolare &#8211; seguendo con regolarit\u00e0 il discorso politico su questi temi &#8211; si ha l\u2019impressione che l\u2019opinione dominante dei politici sull\u2019opinione pubblica in tema di immigrazione sia segnata da una pesante dose di negativit\u00e0 e passivit\u00e0. L\u2019ostilit\u00e0 agli immigrati viene spesso presentata come una spirale che si avvita irreversibilmente in senso negativo, e come tendenzialmente sconnessa dalla realt\u00e0. La percezione della contrariet\u00e0 all\u2019immigrazione come una sorta di tara sociale, sostanzialmente incurabile, aleggia nel discorso politico, non solo di destra, generando un atteggiamento prevalente di pessimismo e conseguente passivit\u00e0 in merito alla possibilit\u00e0 di ottenere (o non perdere) consenso facendo politiche di segno positivo sull\u2019immigrazione.<\/p>\n<p>I dati del TTI 2011, messi a confronto con quelli delle annate precedenti e con alcuni altre rilevazioni simili,sembrano fornire alcuni solidi argomenti contro questa rappresentazione apodittica e talvolta quasi mitica delle tendenze dell\u2019opinione pubblica in materia di immigrazione.<\/p>\n<p><b>Eclisse dell\u2019emergenza<\/b><br \/>Guardiamo prima brevemente alla percezione che &#8211; secondo il TTI &#8211; gli italiani avevano della rilevanza della questione immigrazione nell\u2019estate del 2011 (il questionario \u00e8 stato somministrato tra agosto e settembre), una stagione in cui peraltro le potenziali fonti di allarme, con la forte mediatizzazione degli sbarchi dal Nord Africa in tumulto, non mancavano.<\/p>\n<p>Come si vede dal grafico sottostante, l\u2019immigrazione non figurava certo tra le priorit\u00e0 percepite dagli italiani. Anzi, si accentuava una tendenza alla perdita di salienza gi\u00e0 nettamente affiorata nei due anni precedenti. La stessa eclisse progressiva della \u201cemergenza immigrazione\u201d \u00e8 confermata &#8211; sebbene a partire da livelli originari di allarme pi\u00f9 alti &#8211; dai dati di un altro sondaggio, realizzato periodicamente dall\u2019agenzia Swg, sulle preoccupazioni degli italiani, il cui ultimo round risale a ottobre 2011 (Fonte: <i>La Repubblica<\/i>, Il Venerd\u00ec, 9 dicembre 2011 Check).<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/fig1_pastore.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p>Come si spiega questa perdita di rilevanza della questione immigrazione nella percezione degli italiani? Mi pare che si possano formulare tre ipotesi principali, non mutuamente esclusive. La prima, abbastanza ovvia alla luce dei dati presentati nel grafico, \u00e8 che l\u2019esplosione delle ansie di natura economica, esacerbate alla crisi, abbia offuscato altre presunte emergenze, oggi decisamente meno tangibili. Chiodo schiaccia chiodo, insomma.<\/p>\n<p>Una seconda ipotesi \u00e8 che si sia attenuata l\u2019enfasi politico-mediatica sulla immigrazione come problema. Anche questo \u00e8 forse, in parte, un effetto indiretto della crisi. Ma sembra di dover registrare anche un fattore pi\u00f9 squisitamente politico: nella seconda fase del IV governo Berlusconi, la maggioranza ha visibilmente ridotto l\u2019enfasi sulla \u201csecuritizzazione\u201d, per ovvie ragioni legate al rendimento politico decrescente, o addirittura nullo di tale strategia, in un quadro politico dove il ministero degli interni era guidato dalla Lega Nord, forza politica che pi\u00f9 aveva investito in passato sul binomio immigrazione-sicurezza in chiave di consenso.<\/p>\n<p><i>En passant<\/i>, va rilevato che questo parziale cambio di strategia politica e comunicativa da parte della passata maggioranza non ha impedito che, almeno stando al TTI 2011, il grado di insoddisfazione degli italiani per l\u2019operato del governo in materia di immigrazione, gi\u00e0 ai minimi europei negli anni precedenti, sia ulteriormente cresciuto fino a un poco lusinghiero 83%.<\/p>\n<p>In terzo luogo, la perdita di importanza percepita della questione immigrazione da parte degli italiani potrebbe avere a che fare con fattori oggettivi, come per esempio la flessione nel volume dei flussi in ingresso registrata negli ultimi anni e accentuatasi nel 2010. Pu\u00f2 darsi, in effetti, che l\u2019opinione pubblica registri gi\u00e0 questo rallentamento del processo migratorio, ma non bisogna esagerarne l\u2019impatto sulle percezioni, perdendo di vista il fatto che l\u2019Italia rimane, nonostante la violenza della crisi, il paese europeo in cui gli ingressi legali dall\u2019estero sono in assoluto pi\u00f9 numerosi.<\/p>\n<p><b>Immigrati sovrastimati, non a caso<\/b><br \/>Come notato all\u2019inizio, tra i decisori, non solo in Italia, sembra spesso prevalere una visione pessimistica dell\u2019opinione pubblica sull\u2019immigrazione, come se questa fosse irrimediabilmente inquinata da una irrazionalit\u00e0 di fondo e da un\u2019irriducibile impermeabilit\u00e0 all\u2019informazione corretta, e persino all\u2019esperienza concreta.<\/p>\n<p>In effetti, un dato del TTI sembra confermare, ma solo a uno sguardo superficiale, questa convinzione. Mi riferisco alla sistematica sovrastima che &#8211; come si vede dal grafico sottostante &#8211; gli intervistati operano circa la percentuale di immigrati stranieri presenti legalmente nel paese (e, sebbene in misura meno clamorosa, anche nella propria citt\u00e0, come emerge da una domanda aggiunta nel 2011).<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/fig2_pastore.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p>Se per\u00f2 affianchiamo i dati TTI ai risultati preliminari di una <i>survey <\/i>realizzata nello stesso periodo da Fieri in due quartieri torinesi (San Paolo e Barriera di Milano) nell\u2019ambito del progetto \u201cConcordia Discors\u201d, il quadro assume toni in parte diversi.<\/p>\n<p>Anche gli abitanti dei due quartieri torinesi sovrastimano l\u2019immigrazione, ma non in maniera casuale. Vivendo a Torino, dove la presenza straniera \u00e8 pi\u00f9 alta che in Italia considerata nel suo complesso, non \u00e8 sorprendente che essi proiettino la propria esperienza concreta a livello nazionale e stimino quindi una presenza in Italia ancora pi\u00f9 elevata di quella percepita dagli intervistati TTI (grossomodo un terzo della popolazione totale per i primi, contro un quarto circa per i secondi).<\/p>\n<p>In maniera simile, non deve stupire che gli abitanti di Barriera di Milano sovrastimino la presenza straniera nel quartiere, in maniera molto pi\u00f9 accentuata (44,3% della popolazione totale, contro un valore effettivo del 29%) di quanto non facciano gli abitanti di San Paolo, dove la quota di abitanti stranieri \u00e8 effettivamente molto pi\u00f9 bassa (29,3% \u00e8 la stima,a fronte di una presenza reale intorno al 14%).<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/fig3_pastore.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p>Quali conclusioni si possono trarre da questa rapida analisi di alcuni dei risultati della ricchissima indagine realizzata dal German Marshall Fund, messi a confronto con alcune delle evidenze scaturite da altre rilevazioni recenti?<\/p>\n<p>Il primo dato importante \u00e8 che, a differenza di quanto accadde negli anni Trenta, ma anche in forme diverse e meno estreme negli anni Settanta del secolo scorso, questa volta la crisi non ha generato un\u2019ondata di ricerca di un capro espiatorio (<i>scapegoating<\/i>) verso gli immigrati. L\u2019estensione e la gravit\u00e0 del terremoto economico e finanziario hanno disinnescato, salvo poche e marginali eccezioni, ogni tentazione di imputare la crisi agli immigrati o di presentare la riduzione degli <i>stock <\/i>di immigrati come una ricetta di per s\u00e9 efficace a contenere la crisi.<\/p>\n<p>Il fatto che la questione immigrazione, invece di arroventarsi, si raffreddi in una contingenza grave come quella che stiamo attraversando, dimostra come la crescita della xenofobia non sia un destino ineluttabile n\u00e9 un trend irreversibile. Pu\u00f2 apparire ovvio, ma spesso lo si dimentica (o non lo si vuole ricordare): la percezione dell\u2019immigrazione cambia al cambiare del contesto e, in particolare, il tono del discorso politico-istituzionale incide in misura decisiva.<\/p>\n<p>In secondo luogo, il veloce confronto proposto, tra i dati TTI e quelli di Concordia Discors, suggerisce come la percezione dell\u2019immigrazione non sia affatto scissa dall\u2019esperienza concreta. Un clima di ansia intorno al tema immigrazione porta ad esagerazioni anche clamorose del dato reale, ma anche le esagerazioni sono ancorate a un substrato reale, che appare collegato all\u2019esperienza concreta che ciascuno ha del fenomeno migratorio nel territorio di residenza.<\/p>\n<p>Ma se non siamo del tutto teleguidati, se contano il vissuto quotidiano e il contesto urbano, esiste un margine di influenza per politiche che affrontino i nodi concreti da cui, almeno in parte dipende, l\u2019orientamento sull\u2019immigrazione. Ancor pi\u00f9 dopo gli assordanti campanelli di allarme dell\u2019assalto all\u2019insediamento rom della Continassa e del terrificante raid di Firenze, l\u2019inazione su questo versante non sarebbe tollerabile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La pubblicazione dei risultati della quarta edizione del sondaggio d\u2019opinione comparativo Transatlantic Trends on Immigration 2011 (TTI), realizzato dal German Marshall Fund of the United States (Gmfus) con il sostegno della Compagnia di San Paolo e di altre fondazioni europee e nordamericane, stimola qualche riflessione sul rapporto, complesso e decisivo, tra opinione pubblica e decisione [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[91,134],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19370"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19370"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19370\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63742,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19370\/revisions\/63742"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19370"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19370"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19370"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}