{"id":19390,"date":"2011-12-20T00:00:00","date_gmt":"2011-12-19T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/siria-egitto-israele-nel-nuovo-medioriente\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:25","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:25","slug":"siria-egitto-israele-nel-nuovo-medioriente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/12\/siria-egitto-israele-nel-nuovo-medioriente\/","title":{"rendered":"Siria, Egitto, Israele nel nuovo Medioriente"},"content":{"rendered":"<p>Negli eventi che dall\u2019inizio dell\u2019anno si sono prodotti nel mondo arabo si intravvedono due elementi, uno di rivolta e l\u2019altro di risveglio. Pur traendo forza e ispirazione soprattutto dalla religione, sia la rivolta sia il risveglio derivano in realt\u00e0 da fattori e obiettivi di rinascita politica e culturale. Mentre la rivolta punta alla riforma dei regimi politici interni in senso democratico e popolare e traduce &#8211; direbbe Olivier Roy &#8211; il cambiamento sociale dei passati trent\u2019anni nell\u2019emergere di una sorta di spazio secolare, il risveglio guarda al ruolo degli arabi sunniti nella regione e nel mondo. <\/p>\n<p><b>Libert\u00e0 e indipendenza<\/b><br \/>Questo ruolo, nella percezione delle masse che si sollevano, \u00e8 stato umiliato dall\u2019incompetenza e dalla corruzione delle dittature, che dopo aver riempito il vuoto lasciato dalla sconfitta del nazionalismo panarabo, si sono alleate ora con l\u2019Occidente ora con l\u2019Iran, lasciando loro mano libera. Libert\u00e0 e indipendenza sono due obiettivi delle sollevazioni che vanno strettamente a braccetto.<\/p>\n<p>Le due chiavi di lettura della rivolta e del risveglio, tuttavia, non sono necessariamente concomitanti. I paesi del Golfo, Arabia Saudita e Qatar in testa, sono principalmente interessati ad un rinvigorimento del ruolo internazionale dei sunniti, sia nel Golfo sia nella pi\u00f9 vasta estensione del Medio Oriente. Non sono invece interessati ad un rivolgimento dei regimi politici interni. Essi vedono con favore &#8211; hanno anzi appoggiato &#8211; il cambiamento politico nei paesi del Nord Africa, perch\u00e9 questo cambiamento \u00e8 guidato dalla Fratellanza musulmana. <\/p>\n<p>Per il Qatar i Fratelli musulmani sono del tutto accettabili, sia in termini di cambiamento interno che esterno; sul piano interno per l\u2019Arabia Saudita lo sono meno, poich\u00e9, malgrado tutto, i Fratelli musulmani che oggi si presentano sulla scena portano con s\u00e9 una parte notevole delle trasformazioni sociali che sono avvenute nel frattempo e certamente sono assai lontani dai salafiti, i quali invece si accoppiano bene con la dottrina wahabita, quella ufficiale del regno saudita. <\/p>\n<p>Agli occhi dei sauditi, tuttavia, i Fratelli garantiscono un approccio sunnita che potrebbe aiutare a cambiare l\u2019equilibrio politico regionale e dare maggiore autonomia agli arabi sia verso l\u2019Iran, sia verso l\u2019Occidente e gli Usa. I Fratelli musulmani saranno probabilmente pluralisti in ambito domestico, ma saranno pi\u00f9 intransigenti verso l\u2019Occidente, in merito alla questione palestinese ed Israele, e impediranno all\u2019Iran e agli sciiti (come quelli libanesi) di strumentalizzare quella stessa questione, come hanno fatto finora. Negli sviluppi che oggi chiamiamo \u201cPrimavera araba\u201d c\u2019\u00e8 un elemento settario, di risorgimento sunnita, che \u00e8 fondamentale nella prospettiva di cambiamento della politica estera e regionale degli arabi.<\/p>\n<p><b>Nuovo equilibrio <\/b><br \/>Questa tendenza sta sempre pi\u00f9 influenzando l\u2019evoluzione della crisi siriana. La Lega araba, spinta dall\u2019Arabia Saudita e dal Qatar, ha preso una posizione insolitamente dura verso la Siria, che si spiega innanzitutto con l\u2019offensiva arabo sunnita che \u00e8 emersa dalla Primavera araba e con i suoi obiettivi di contenimento dell\u2019Iran, di risposta al suo sempre pi\u00f9 evidente riarmo nucleare e missilistico e alle preoccupazioni di satellizzazione dell\u2019Iraq dopo che le forze americane se ne saranno andate. Su questo convergono i sunniti turchi per proteggere i loro interessi e il loro ruolo regionale. <\/p>\n<p>Ankara, con le sanzioni e l\u2019ospitalit\u00e0 alle truppe ribelli e all\u2019opposizione siriana, \u00e8 oggi in prima fila contro quello che sembrava dovesse essere un partner regionale privilegiato. La rivolta siriana, nata come rivolta sociale dei contadini contro un regime che a un certo punto ha voltato loro le spalle, \u00e8 dapprima evoluta come rivolta popolare democratica, ma sta ora sempre pi\u00f9 assumendo la forma di una rivolta sunnita o guidata dai sunniti. <\/p>\n<p>Mentre la valenza della rivolta democratica nella crisi siriana \u00e8 relativamente importante, la valenza del risveglio arabo-sunnita \u00e8 cruciale. Se il regime di Assad non dovesse reggere non avremmo solo un nuovo regime politico, ma un netto capovolgimento nell\u2019equilibrio regionale che si \u00e8 stabilito in Medio Oriente negli ultimi trenta anni e una svolta nella trentennale guerra fredda che ha sotteso quell\u2019equilibrio: l\u2019Iran sarebbe indebolito, lo stesso avverrebbe per il regime sciita dell\u2019Iraq e il Partito di Dio in Libano. Potrebbero nascere conflitti armati.<\/p>\n<p><b>Marginalit\u00e0 egiziana<\/b><br \/>In questo quadro l\u2019Egitto &#8211; dove prevale la rivolta rispetto al risveglio &#8211; a causa della confusa evoluzione interna successiva all\u2019estromissione di Mubarak, \u00e8 attualmente ai margini. La maggioranza ai Fratelli musulmani che si profila dal primo round del lungo e complesso iter elettorale iniziato alla fine di novembre \u00e8 destinata a stare senza dubbio in linea con l\u2019offensiva contro l\u2019alleanza siro-sciita-iraniana. Tuttavia, l\u2019orientamento strategico della Fratellanza d\u2019Egitto non \u00e8 chiaro e, occorre anche dire che, mentre gli analisti si sono molto occupati delle sue propensioni ideologiche e politiche, molto meno si sa sulle loro prospettive di politica estera (che potrebbero rivelarsi molto sommarie). <\/p>\n<p>In una prospettiva storica e nazionale, \u00e8 difficile che l\u2019Egitto si trovi in sintonia con l\u2019Arabia Saudita, cos\u00ec come \u00e8 difficile che il sunnismo egiziano converga con il wahabismo saudita. Se dalla crisi egiziana in corso uscir\u00e0 un forte governo guidato dalla Fratellanza, l\u2019Egitto tender\u00e0 ad egemonizzare l\u2019attuale coalizione sunnita e impedire che l\u2019Arabia Saudita abbia la leadership e imponga il suo estremismo teologico. Questo non avverr\u00e0, per\u00f2, se i Fratelli  musulmani egiziani decideranno di allearsi con i salafiti. <\/p>\n<p>Infine, ci si pu\u00f2 anche chiedere come reagiranno i militari egiziani, che sembrano una novit\u00e0 nella loro stessa tradizione. All\u2019inizio si sono spacciati per amici del popolo. Ma poi \u00e8 apparso chiaro che il loro obiettivo era di abbattere Mubarak, il cui figliolo aveva minacciato di ridimensionare i loro interessi economici e corporativi (non si sa se in una prospettiva di rigore amministrativo o di competizione fra poteri). Infine \u00e8 emerso che, cos\u00ec come rifiutavano il controllo dei Mubarak, non vogliono quello del nuovo regime democratico che potrebbe affermarsi nel paese. <\/p>\n<p>Non sembrano ansiosi di prendere la guida politica del paese, come i liberi ufficiali degli anni cinquanta, ma sono soprattutto preoccupati di preservarsi e rafforzarsi come corporazione, con i loro hotel e la sovvenzione da 1,3 miliardi di dollari che arriva da Washington. Che accadr\u00e0 se i Fratelli musulmani nel prendere il governo non vorranno accedere a compromessi? Potremmo avere un colpo di stato militare (meno commovente di quello del febbraio scorso) motivato da fini corporativi e mascherato in qualche modo da obiettivi politici (preservare il secolarismo dello stato, la pace nella regione, etc.). Perci\u00f2, mentre \u00e8 sicuro che sull\u2019attuale tendenza nella regione ad uno scontro anti-sciita volto a contenere l\u2019Iran e supplire al vuoto americano, ad un certo punto influir\u00e0 l\u2019Egitto, \u00e8 difficile per\u00f2 immaginare come ci\u00f2 potr\u00e0 avvenire.<\/p>\n<p><b>Dilemma israeliano<\/b><br \/>Per completare il quadro, occorre guardare ad Israele. Nell\u2019insieme i cambiamenti politici in corso nel mondo arabo suggeriscono un indurimento arabo verso Israele in relazione alla questione palestinese. Questo cambiamento, se non ci saranno mutamenti sostanziali nelle posizioni occidentali, si tradurr\u00e0 in un peggioramento delle relazioni arabo-occidentali ma difficilmente in un nuovo conflitto. Quest\u2019ultimo potr\u00e0 esplodere se emergeranno tensioni o addirittura scontri fra i paesi sunniti e qualcuno avr\u00e0 la tentazione di guadagnare posizioni strumentalizzando la questione palestinese. <\/p>\n<p>Anche questa ipotesi, tuttavia, sembra eccessiva. Il governo di Netanyahu non sembra preoccuparsi dei cambiamenti arabi e del possibile venir meno di un arrangiamento che ha gestito l\u2019equilibrio arabo-israeliano per trent\u2019anni. La preoccupazione &#8211; che potrebbe anche essere un diversivo dell\u2019inconscio &#8211; \u00e8 l\u2019Iran. Se Israele attaccher\u00e0 l\u2019Iran, ci sar\u00e0 un ricompattamento delle parti regionali in presenza (anche se questo lascer\u00e0 intatto il conflitto di fondo arabo-iraniano). Se questo avverr\u00e0, la febbre nazionalista e religiosa consumer\u00e0 qualsiasi prospettiva di cambiamento sia all\u2019interno dei paesi della regione, sia nelle relazioni fra questi paesi.<\/p>\n<p>L\u2019Occidente, indebolito dagli insuccessi della politica americana degli ultimi dieci anni, \u00e8 praticamente assente dalla regione e sta a guardare. Una sua presenza, volta a dare uno sbocco positivo e cooperativo alle tensioni che si profilano, sarebbe invece necessaria, anche se la sua formulazione \u00e8 ardua.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli eventi che dall\u2019inizio dell\u2019anno si sono prodotti nel mondo arabo si intravvedono due elementi, uno di rivolta e l\u2019altro di risveglio. Pur traendo forza e ispirazione soprattutto dalla religione, sia la rivolta sia il risveglio derivano in realt\u00e0 da fattori e obiettivi di rinascita politica e culturale. 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