{"id":1940,"date":"2006-09-20T00:00:00","date_gmt":"2006-09-19T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-bomba-per-ora-non-ce-ma-il-problema-si\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:19","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:19","slug":"la-bomba-per-ora-non-ce-ma-il-problema-si","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/09\/la-bomba-per-ora-non-ce-ma-il-problema-si\/","title":{"rendered":"La bomba per ora non c\u2019\u00e8, ma il problema s\u00ec"},"content":{"rendered":"<p>Se l\u2019Iran fosse ancora governato da un ragionevole Sci\u00e0, oppure da un severo generale alla Musharraf, o anche da un dittatore duro e puro come quello nord-coreano, e non fosse la Repubblica Islamica che invece \u00e8, la questione di un nucleare-che-non-c\u2019\u00e8 sarebbe oggi una disputa come tante altre. La realt\u00e0 per\u00f2 \u00e8 diversa. Al di l\u00e0 delle incredibili violenze verbali dell\u2019ineffabile Mahmoud Ahmadinejad, l\u2019Iran clericale, da Ruhollah Khomeini in poi, si \u00e8 costruito meritatamente la fama di Entit\u00e0 destabilizzante nei riguardi dell\u2019Arabia Saudita, del Libano e della situazione generale in Medio Oriente, fornendo supporto materiale e ideologico alle forze confessionali pi\u00f9 intransigenti. La questione del possesso dell\u2019arma nucleare \u00e8 quindi problema reale.<\/p>\n<p><b>I fattori di incertezza<\/b><br \/>Ci sono tuttavia una molteplicit\u00e0 di fattori da analizzare prima di cercare di delineare una via d\u2019uscita praticabile. Il primo si presenta come un quesito articolato, riguardando l\u2019effettiva esigenza di energia nucleare da parte dell\u2019Iran e l\u2019attendibilit\u00e0 della dichiarazione, spesso reiterata, che essa verr\u00e0 utilizzata esclusivamente per fini pacifici. La risposta alla prima parte della domanda sembrerebbe essere un \u201csi\u201d abbastanza netto. Negli ultimi venticinque anni il consumo di energia \u00e8 salito vertiginosamente, di pari passo con l\u2019aumento del tasso di natalit\u00e0, portando il paese al diciassettesimo posto tra i consumatori. Anche se la produzione di petrolio \u00e8 stata aumentata, questa resta quasi l\u2019unica fonte di reddito primario. Considerato l\u2019isolamento del paese causato dal regime, l\u2019Iran rischia di passare da paese esportatore a importatore di energia. <\/p>\n<p>La risposta alla seconda  parte del quesito \u00e8 un \u201cno\u201d quasi altrettanto netto, e questo \u00e8 il problema. I negoziatori continuano a parlare di uso pacifico e di osservanza del trattato, ma non spiegano perch\u00e9 un\u2019attivit\u00e0 legittima sia stata tenuta nascosta per dieci anni. Altro fattore da considerare \u00e8 la sostanziale suddivisione degli ayatollah in due gruppi. <\/p>\n<p>Il primo, quello della linea dura, pone la sicurezza del regime in termini prevalenti rispetto alla situazione socio-economica, immaginando la Repubblica Islamica come indiscussa grande potenza regionale, in grado di far fronte all\u2019America e di porre sotto tiro Israele. Per loro, la bomba atomica \u00e8 ovviamente strumento indispensabile e prioritario. <\/p>\n<p>Il secondo gruppo, o dei riformatori pragmatici, vedrebbe invece la sicurezza del regime consolidarsi attraverso la crescita economica e il mantenimento di bassi prezzi per l\u2019energia, ottenibile solo con il nucleare. Il popolo, che con molta probabilit\u00e0 non sar\u00e0 mai chiamato a scegliere tra burro e cannoni, vede oggi come un sopruso ogni impedimento a disporre di una fonte energetica nucleare..<\/p>\n<p><b>Divisi nel decidere<\/b><br \/>Oggi siamo nella situazione in cui non solo il mondo libero, ma anche quello che si atteggia a tale, si trova nella necessit\u00e0 di decidere qualcosa in proposito. Le decisioni possono spaziare tra quella di non fare nulla, cio\u00e8 rimandare tutto a improbabili decisioni dell\u2019Onu \u2013 e di questo, temo, avremo nuova conferma assai presto &#8211; o fare effettivamente qualcosa, senza per\u00f2 sfasciare qualcos\u2019altro. <\/p>\n<p>La posizione dei principali attori internazionali \u00e8 nota. Gli Stati Uniti, che non hanno relazioni con Teheran dai tempi dell\u2019assalto all\u2019ambasciata, al momento ritengono utile che sia l\u2019Unione europea, e per essa Francia, Germania e Regno Unito, a cercare di trattare con i plenipotenziari degli ayatollah. Il risultato finora \u00e8 stato deludente, ma solo per noi. Perch\u00e9, nel frattempo, migliaia di turbine probabilmente stanno continuando a girare nei sotterranei di Natanz, Bushehr e Arak. <\/p>\n<p>D\u2019altro canto, se gli intransigenti di entrambe le parti prevalessero, difficilmente sanzioni dure fermerebbero la costruzione della bomba. La renderebbero solo pi\u00f9 costosa, esacerbando la popolazione contro un Occidente strangolatore. <\/p>\n<p>Gli Stati Uniti, tuttavia, chiederanno al Consiglio di Sicurezza una risoluzione nell\u2019ambito del capitolo settimo della Carta, dove si parla di \u201cminaccia alla pace\u201d. Russia e Cina, pur concordando in parte, si dissoceranno non solo dall\u2019azione militare, sia pure improbabilmente espressa dalla farisaica formula dell\u2019intervento \u201ccon tutti i mezzi consentiti\u201d, ma, probabilmente, anche da una proposta di sanzioni severe. Francia e Regno Unito, in un primo momento appoggeranno solo una proposta di sanzioni simboliche e la prosecuzione di un\u2019 incisiva azione diplomatica. Le turbine, nel frattempo, continueranno a girare.<\/p>\n<p><b>Alla ricerca del tempo perduto<\/b><br \/>A questo punto, \u00e8 ormai chiaro che un  cambio di regime non \u00e8 percorribile e un\u2019 azione militare non \u00e8 praticabile senza ulteriori disastri. Nel contempo, accertato che il problema \u00e8  urgente e che non si risolve restando a guardare, non resta che utilizzare a fondo una via diplomatica forte, spregiudicata, accompagnata da proposte economiche sostanziose, che faccia leva sulle diversit\u00e0 tra gli ayatollah intransigenti e quelli pragmatici. Come abbiamo visto anche nei giorni scorsi nell\u2019ambito dei colloqui tra Solana e il negoziatore Larijani, la prassi iraniana \u00e8 sempre quella di lasciare una porta socchiusa, pur mantenendo alta la pressione verbale. <\/p>\n<p>\u00c8 da questa porta socchiusa che gli Stati Uniti devono ora cercare di inserirsi come garanti, magari per rassicurare in gran segreto Teheran e il suo regime sul proprio futuro. Se per l\u2019Iran il problema \u00e8 di sicurezza nell\u2019area, come vorrebbero i pragmatici, e non di egemonia, allora il \u201cgiochino\u201d potrebbe funzionare. Altrimenti, \u00e8 bene che cominciamo a rassegnarci a trascorrere, nel migliore dei casi, altri cinquant\u2019anni di guerra fredda. Perch\u00e9, se continuiamo cos\u00ec, prima o poi gli ayatollah avranno la loro bomba.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se l\u2019Iran fosse ancora governato da un ragionevole Sci\u00e0, oppure da un severo generale alla Musharraf, o anche da un dittatore duro e puro come quello nord-coreano, e non fosse la Repubblica Islamica che invece \u00e8, la questione di un nucleare-che-non-c\u2019\u00e8 sarebbe oggi una disputa come tante altre. La realt\u00e0 per\u00f2 \u00e8 diversa. 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