{"id":19460,"date":"2012-01-04T00:00:00","date_gmt":"2012-01-03T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lombra-delliran-sullo-stretto-di-hormuz\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:23","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:23","slug":"lombra-delliran-sullo-stretto-di-hormuz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/01\/lombra-delliran-sullo-stretto-di-hormuz\/","title":{"rendered":"L\u2019ombra dell\u2019Iran sullo stretto di Hormuz"},"content":{"rendered":"<p>Ancora una volta lo Stretto di Hormuz, dopo la Guerra Iran-Iraq e dopo che pi\u00f9 volte si sono materializzate minacce reali o potenziali al suo regime di transito, \u00e8 al centro dell\u2019attenzione internazionale. Quello che \u00e8 il pi\u00f9 importante \u201coil chokepoint\u201d attraverso cui passa circa un terzo del flusso petrolifero mondiale, pu\u00f2 infatti essere usato facilmente come strumento per condurre una guerra virtuale fatta di proclami e di scenari di crisi. Come peraltro \u00e8 spesso avvenuto per altre aree marittime \u201ccalde\u201d quali, per parlare di casi a noi pi\u00f9 familiari, il Canale di Suez, il Golfo della Sirte, l\u2019Egeo e gli Stretti turchi.<\/p>\n<p><b>Lo Stretto di Hormuz<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/cartina_hormutz.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><b>Unilateralismo<\/b><br \/>Il diritto del mare, nonostante abbia oramai raggiunto una sua stabile disciplina, pu\u00f2 essere utilizzato per creare ad arte tensioni internazionali. Da questo punto di vista l\u2019unilateralismo marittimo iraniano sembra essere solo di facciata anche perch\u00e9 gli interessi economici dell\u2019Iran (e degli altri Stati del Golfo Persico) coincidono con quelli degli Stati importatori di greggio. Si tratta dunque di un espediente tattico, che pu\u00f2 restare tale a meno che non accada l\u2019imponderabile.<\/p>\n<p>Nel qual caso pi\u00f9 che la reazione di un singolo paese \u00e8 pi\u00f9 che probabile l\u2019intervento delle Nazioni Unite perch\u00e9 venga ristabilita quella libert\u00e0 di navigazione nello Stretto che, essendo strettamente connessa alla sicurezza energetica, \u00e8 fattore cruciale della pace e della sicurezza internazionale: all\u2019occorrenza anche la Nato, che ha gi\u00e0 inserito nel suo Concetto Strategico del 2010 il principio della protezione della stessa sicurezza energetica, potrebbe giocare un suo ruolo.<\/p>\n<p> <b>Snodo cruciale<\/b><br \/>Lo Stretto di Hormuz, dal punto di vista geografico oltre che giuridico, \u00e8 uno stretto internazionale sia perch\u00e9 \u00e8 interamente coperto dalle acque territoriali di Iran ed Oman (21 miglia \u00e8 la sua ampiezza minima tra le isole di Larak e Quain) sia perch\u00e9 collega aree di alto mare e di <i>Exclusive economic zone<\/i> (Eez). Le navi mercantili e da guerra godono al suo interno di libert\u00e0 di transito senza preavviso a condizione di rispettare le prescrizioni stabilite dalla Convenzione del diritto del mare (Unclos) ed attenersi agli schemi di separazione del traffico approvati dall\u2019Organizzazione marittima internazionale (Imo, secondo l\u2019acronimo inglese): due canali larghi ciascuno un miglio, ricadenti nelle acque territoriali dei due paesi, separati da una zona cuscinetto (<i>buffer zone<\/i>) di due miglia, posta a cavallo della mediana.<\/p>\n<p>In vicinanza della penisola omanita di Musandam, i corridoi di entrata e di uscita sono tuttavia posti integralmente nelle acque territoriali dell\u2019Oman poich\u00e9 dal lato iraniano la presenza di isole rende i fondali non idonei alla navigazione. Oltre lo Stretto, all\u2019interno del Golfo Persico, vi \u00e8 inoltre l\u2019Isola di Abu Musa che, pur essendo rivendicata dagli Emirati, \u00e8 in possesso dell\u2019Iran assieme ai vicini isolotti della Grande e della Piccola Tunb. In questa parte delle acque territoriali iraniane transita il traffico di cabotaggio diretto verso nord-ovest.<\/p>\n<p><b>Il diritto<\/b><br \/>Quando si parla di stretti utilizzati dalla navigazione internazionale come quello di Hormuz, prima ancora che rifarsi al regime di \u201cpassaggio in transito\u201d attualmente garantito dall\u2019Unclos, bisogna ricordare il caso dello Stretto di Corf\u00f9. Nel 1946, Unit\u00e0 navali britanniche che navigavano nello Stretto per sminarlo ed affermare la libert\u00e0 di navigazione dopo essere state cannoneggiate dalla costa albanese, incapparono in mine vaganti: 44 marinai perirono.<\/p>\n<p>Successivamente la Corte internazionale di giustizia esamin\u00f2 il caso su richiesta del Consiglio di sicurezza, affermando sia l\u2019obbligo per l\u2019Albania di risarcire la Gran Bretagna per il mancato preavviso dell\u2019esistenza di campi minati, sia la sussistenza per tutti gli Stati del diritto al passaggio non sospendibile negli stretti internazionali. Lo stato dell\u2019arte di questo regime di passaggio &#8211; reso ancor pi\u00f9 garantito dall\u2019Unclos &#8211; \u00e8 sostanzialmente ancora identico, nonostante la pretesa iraniana di limitarne la portata ai soli stati che hanno ratificato l\u2019Unclos (tra i quali non vi sono, com\u2019\u00e8 noto, n\u00e9 gli Stati Uniti n\u00e9 Israele).<\/p>\n<p>Un\u2019iniziativa unilaterale di blocco di Hormuz sarebbe perci\u00f2 palesemente illegale. L\u2019Iran sarebbe considerato dalle Nazioni Unite uno Stato violatore della legalit\u00e0 internazionale ed a suo carico sarebbero irrogate sanzioni coercitive tra le quali non potrebbe mancare l\u2019autorizzazione a tutti gli Stati a usare ogni mezzo per affermare la libert\u00e0 di navigazione nello Stretto. <\/p>\n<p>\t\t<b>Scenari di crisi<\/b><br \/>Di pari passo con l\u2019annuncio statunitense di sanzioni finanziarie nei confronti delle banche straniere che intrattengono rapporti commerciali con la banca centrale iraniana (unico interlocutore finanziario per l\u2019export petrolifero) \u00e8 andato crescendo l\u2019attivismo dell\u2019Iran. La Marina iraniana ha organizzato manovre navali, mentre il suo Capo di stato maggiore ha dichiarato che chiudere lo Stretto sarebbe estremamente facile.<\/p>\n<p>Questa minaccia \u00e8 stata anche ripetuta come risposta alle ipotesi di attacchi a siti nucleari da parte di paesi come Israele, che per la loro sicurezza nazionale agirebbero in difesa legittima preventiva. Il blocco dello Stretto viene dunque ipotizzato, pi\u00f9 che come risposta a sanzioni economiche, come misura militare per reagire ad un attacco sul territorio. Si dice che cos\u00ec facendo l\u2019Iran si soffocherebbe da solo, imponendo un embargo alle proprie esportazioni.<\/p>\n<p>Ma non si considera che la chiusura dello Stretto potrebbe essere selettiva verso alcuni paesi considerati aggressori od ostili, risparmiando gli Stati \u201cneutrali\u201d. Quanto all\u2019uso della forza, vi potrebbe egualmente essere un\u2019attenta discriminazione degli obiettivi impiegando batterie costiere missilistiche e barchini esplosivi o minando determinati punti di passaggio. Un attacco a navi mercantili e\/o da guerra in passaggio, configurerebbe comunque di per s\u00e9 un\u2019<i>aggressione<\/i> verso lo stato di bandiera.<\/p>\n<p>Vi sarebbe perci\u00f2 un\u2019<i>escalation<\/i> militare in quanto l\u2019aggredito sarebbe legittimato, sino all\u2019intervento del Consiglio di Sicurezza, a reagire con la forza ex articolo 51 della Carta dell\u2019Onu. Da non sottovalutare inoltre la minaccia asimmetrica occulta, visto che ogni giorno convogli di centinaia di petroliere passano sovraccariche a bassa velocit\u00e0 e possono essere facilmente bersagliate dalle vicine coste.<\/p>\n<p>D\u2019altronde nel 2010 la petroliera giapponese \u201cM Star\u201d riport\u00f2 nello Stretto danni allo scafo addebitabili alla collisione con un oggetto non identificato che si presume essere una mina disattivata alla deriva. Il fatto pare fosse avvenuto in prossimit\u00e0 dell\u2019area di acque internazionali che \u00e8 all\u2019imboccatura orientale dello Stretto in cui il 6 gennaio 2008 tre navi da guerra statunitensi sfiorarono lo scontro armato con cinque motoscafi veloci dei pasdaran iraniani.<\/p>\n<p><b>Precedenti<\/b><br \/>Pi\u00f9 di vent\u2019anni fa tutto il Golfo Persico ed Hormuz sono stati teatro di eventi di grande rilevanza giuridico-strategica. Le modalit\u00e0 aggressive con cui le imbarcazioni di Pasdaran iraniani conducevano, nell\u2019ambito dei diritti di belligeranza contro l\u2019Iraq, la visita ai mercantili neutrali portarono i paesi occidentali ad impiegare nell\u2019area proprie navi da guerra, comprese unit\u00e0 cacciamine, la cui attivit\u00e0 fu coordinata dall\u2019Ueo. L\u2019Italia invi\u00f2 un Gruppo navale della Marina militare con il compito di proteggere i mercantili di bandiera dopo l\u2019attacco alla portacontainer \u2018<i>Jolly Rubino<\/i>\u2019 con colpi di bazooka avvenuto il 2 settembre 1987 al largo dell\u2019isola di Farsi, ma mai rivendicato dall\u2019Iran.<\/p>\n<p>Lo stesso fecero altri paesi quali la Gran Bretagna e gli Stati Uniti che si assunsero anche la protezione di mercantili stranieri attribuendo loro la propria bandiera mediante <i>reflagging<\/i>. Iniziata sotto la veste dell\u2019esercizio del diritto di visita a mercantili occidentali da parte di barchini dei \u2018Guardiani della rivoluzione\u2019 (<i>pasdaran<\/i>) iraniani, la crisi navale del Golfo Persico assunse ai primi del 1988 aspetti drammatici e radicali. Si parl\u00f2 cos\u00ec di \u2018<i>tankers war<\/i>\u2019 dopo che alcune petroliere divennero obiettivi di rappresaglie iraniane.<\/p>\n<p>In questo contesto si colloca il provvedimento adottato dalla Marina italiana di scortare i mercantili di bandiera durante i transito nello Stretto. Una ferma presa di posizione contro il minamento delle acque internazionali da parte iraniana fu espressa dall\u2019allora ministro degli esteri Giulio Andreotti.<\/p>\n<p> \t\t\t\t<b>Internazionalizzare la risposta<\/b><br \/>Ripensare gli avvenimenti della I Guerra del Golfo serve a convincersi che la libert\u00e0 di navigazione attraverso quello che \u00e8 a ragione definito come un \u201cglobal chokepoint\u201d non \u00e8 questione che possa riguardare singoli paesi. Correttamente gli Stati Uniti, di fronte alle proteste iraniane per l\u2019ingresso nel Golfo di portaerei, hanno replicato che la loro funzione \u00e8 di garantire la libert\u00e0 di navigazione. Compito questo che tutte le Marine, a cominciare da quella italiana, hanno  sempre assolto onorevolmente, anche nell\u2019area di Hormuz, nell\u2019interesse della comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p>Se \u00e8 cos\u00ec occorre concertare una risposta collettiva (cui associare tutti gli Stati con rilevanti interessi energetici come Cina e Giappone) nell\u2019ambito delle Nazioni Unite che prevenga la crisi, facendo affidamento sia sulla ragionevolezza dell\u2019Iran che sul ruolo dell\u2019Oman quale \u201cguardiano\u201d imparziale del transito nello Stretto. Non rinunciando ad ipotizzare l\u2019impiego di Forze navali Nato o di altre coalizioni internazionali in ruoli simili a quelli assolti nel 2004 dall\u2019operazione <i>Active Endeavour <\/i>nello Stretto di Gibilterra.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ancora una volta lo Stretto di Hormuz, dopo la Guerra Iran-Iraq e dopo che pi\u00f9 volte si sono materializzate minacce reali o potenziali al suo regime di transito, \u00e8 al centro dell\u2019attenzione internazionale. 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