{"id":19480,"date":"2012-01-10T00:00:00","date_gmt":"2012-01-09T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/venti-di-guerra-in-iran\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:23","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:23","slug":"venti-di-guerra-in-iran","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/01\/venti-di-guerra-in-iran\/","title":{"rendered":"Venti di guerra in Iran"},"content":{"rendered":"<p>\u201c<i>Time to attack Iran<\/i>\u201d \u00e8 il titolo di un recente articolo apparso sull\u2019importante rivista americana <i>Foreign Affairs<\/i>. Pubblicato da Matthew Kroenig, ex-consigliere speciale per il Medio Oriente del dipartimento della difesa Usa, l\u2019articolo \u00e8 solo uno dei molti esempi che fanno pensare che il 2012 sar\u00e0 un anno decisivo per il regime di Teheran. Se lo scoppio della cosiddetta \u201cPrimavera araba\u201d aveva momentaneamente fatto passare in secondo piano le tensioni sul programma nucleare iraniano, gli sviluppi degli ultimi mesi ricordano che un conflitto nel Golfo \u00e8 ancora uno degli scenari possibili.<\/p>\n<p>I prossimi nove mesi saranno infatti cruciali per il dossier nucleare iraniano. Una volta superata quella soglia, le probabilit\u00e0 di successo di un attacco preventivo alle centrali nucleari iraniane diminuiranno considerevolmente. L\u2019Iran ha infatti iniziato a dislocare molto del suo <i>know how <\/i>nucleare in diverse basi militari sotterranee, costruite per resistere a un attacco aereo. Lo scorso novembre il ministro della difesa israeliano, Ehud Barak, ha affermato che nel giro di un anno il cammino iraniano verso l\u2019arma atomica diventer\u00e0 \u201cinarrestabile\u201d. <\/p>\n<p><b>Tensioni nel Golfo<\/b><br \/>Mentre a Bruxelles ci si prepara all\u2019approvazione di un embargo petrolifero dell\u2019Ue nei confronti di Teheran, nel Golfo Persico si \u00e8 svolto un vero e proprio braccio di ferro tra Iran e Stati Uniti. Dopo la pubblicazione del rapporto dell\u2019Agenzia internazionale per l\u2019energia atomica (Aiea) dello scorso novembre, secondo cui l\u2019Iran ha intrapreso diversi <i>test <\/i>necessari alla realizzazione di un\u2019arma atomica, le pressioni internazionali si sono moltiplicate. <\/p>\n<p>Canada, Stati Uniti e Regno Unito hanno annunciato nuove sanzioni economiche contro Teheran, compromettendo ulteriormente i gi\u00e0 lacunosi rapporti diplomatici del paese con diversi paesi europei. Quando il 29 novembre gruppi di studenti pro-regime hanno attaccato l\u2019ambasciata britannica a Teheran, la condanna a livello internazionale \u00e8 stata unanime. Il Regno Unito ha in seguito declassato i rapporti diplomatici con l\u2019Iran, mentre molti partner europei, tra cui Francia, Germania e Italia, hanno richiamato i propri ambasciatori da Teheran per consultazioni.<\/p>\n<p>Un embargo petrolifero dell\u2019Ue nei confronti dell\u2019Iran \u00e8 dunque il molto probabile prossimo passo nella lunga serie di sanzioni economiche e politiche imposte al regime iraniano. I vertici militari di Teheran hanno reagito minacciando di chiudere lo stretto di Hormuz, importantissima arteria marittima situata tra Iran, Emirati Arabi e Oman, attraverso la quale transita circa un quinto del greggio mondiale. <\/p>\n<p>Proprio nei pressi dello stretto la marina iraniana ha di recente concluso una serie di esercitazioni militari terminate con il test di due nuovi missili a media gittata in grado di colpire le basi Usa lungo le coste occidentali del Golfo Persico. L\u2019amministrazione americana , che dispone di una vasta base navale nel Golfo Persico, ha avvertito che non accetter\u00e0 alcuna interruzione della viabilit\u00e0 nello stretto.<\/p>\n<p><b>Iran alle corde<\/b><br \/>Questa <i>escalation <\/i>nel Golfo confermerebbe dunque che l\u2019Iran sta iniziando ad accusare gli effetti delle sanzioni e cercando di evitare un embargo petrolifero da parte dell\u2019Ue. Il 31 dicembre, infatti, Saeed Jalili, capo negoziatore iraniano sulla questione nucleare, ha formalmente richiesto un incontro di mediazione con il gruppo dei P-5+1 (composto da Stati Uniti, Cina, Russia, Regno Unito, Francia e Germania) per favorire un nuovo round di negoziati sul dossier nucleare.<\/p>\n<p>Questa richiesta, che se accolta scongelerebbe i rapporti dopo un anno, \u00e8 stata avanzata il giorno stesso in cui una serie di durissime sanzioni economiche nei confronti del settore finanziario e della banca centrale iraniana sono state approvate dagli Usa. Queste mirano a colpire il settore petrolifero iraniano imponendo sanzioni su qualsiasi compagnia che intrattenga rapporti commerciali con la banca centrale iraniana, la quale gestisce tutte le transazioni economiche legate all\u2019export di greggio (l\u2019America non compra greggio dall\u2019Iran dal 1987). <\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che il valore della moneta iraniana, il rial, sia crollato del 12% rispetto al dollaro Usa fino ad arrivare ai minimi storici durante i primi giorni del 2012. Un eventuale embargo petrolifero Ue aggraverebbe ulteriormente questa situazione, visto che in passato l\u2019Europa importava circa un quinto delle esportazioni di greggio iraniano (il 70% delle quali erano destinate ai mercati spagnoli e italiani). Naturalmente rimarrebbero altri paesi disposti a comprare petrolio iraniano, e per questo \u00e8 prevedibile un incremento delle pressioni di Usa e Ue verso Cina e Russia per inasprire le sanzioni Onu contro Teheran. <\/p>\n<p><b>Nuovo <i>containment<\/i><\/b><br \/>Un articolo apparso in autunno sulla rivista americana <i>The Washington Quarterly <\/i>rilancia l\u2019ipotesi di un nuovo approccio americano nei confronti dell\u2019Iran. Nel saggio Kenneth M. Pollack e Ray Takeyh, due analisti che gi\u00e0 nel 2004 sono stati tra i principali sostenitori della strategia a \u2018doppio binario\u2019 intrapresa dall\u2019attuale amministrazione Usa nei confronti del regime di Teheran, sostengono che l\u2019unico modo per \u201cindurre un cambiamento significativo nel comportamento della Repubblica islamica, senza il ricorso alla guerra \u00e8 di mettere in pericolo la sua stessa esistenza\u201d attraverso azioni di sabotaggio, controinformazione, pressioni economiche e politiche, e un\u2019azione coordinata che mira a incrementare le pressioni interne al paese. <\/p>\n<p>L\u2019obiettivo \u00e8 di accrescere le inclinazioni \u201ccomplottistiche\u201d degli Ayatollah per indurli a compiere azioni affrettate e potenzialmente negative. L\u2019episodio dell\u2019attacco all\u2019ambasciata britannica a Teheran potrebbe rappresentare un esempio di  risposta controproducente da parte del regime, sempre ammesso che sia stata ispirata da quest\u2019ultimo.<\/p>\n<p>Sebbene oggi, come in passato, i media continuino a parlare di un imminente attacco all\u2019Iran, le probabilit\u00e0 che questo si verifichi sembrano abbastanza ridotte. Sia gli Stati Uniti che Israele riconoscono che un attacco potrebbe innescare un conflitto regionale di vaste proporzioni. Anche per questo la strategia del \u201cdoppio binario\u201d pu\u00f2 rappresentare una efficace alternativa.<\/p>\n<p>Azioni di sabotaggio, condotte dal Mossad o dalla Cia, sono aumentate nel corso degli ultimi mesi, cosi come si sono accresciute le pressioni diplomatiche. Le due esplosioni che si sono verificate il 17 e il 28 novembre nella centrale nucleare di Isfahan e in una base missilistica delle Guardie rivoluzionarie iraniane, sembrano aver ulteriormente ritardato il programma nucleare, cos\u00ec come lo aveva fatto il virus Stuxnet introdotto nel sistema elettronico della centrale nucleare di Natanz nel giungo 2010. <\/p>\n<p>A queste azioni si aggiungono una serie di omicidi mirati di scienziati coinvolti nel programma nucleare, l\u2019ultimo dei quali risale al luglio 2011, che diverse fonti ritengono ispirati direttamente dai servizi segreti israeliani o americani. Questo tipo di operazioni potrebbe anche motivare risposte analoghe da parte dei servizi iraniani. Le recenti accuse americane di un complotto che mirava ad assassinare l\u2019ambasciatore saudita a Washington potrebbe esserne un esempio. Interventi che mirino a indebolire l\u2019apparato repressivo del regime, la censura d\u2019internet, e l\u2019utilizzo dei pi\u00f9 vecchi metodi di coercizione diplomatica serviranno a tenere alta la pressione sul governo. <\/p>\n<p>Tale strategia non pu\u00f2 escludere la prospettiva di una <i>escalation<\/i>. Anche per questo \u00e8 auspicabile che gli Stati Uniti diano vita al pi\u00f9 largo fronte internazionale con cui fronteggiare eventuali provocazioni dell\u2019Iran. L\u2019atteggiamento negoziale di Stati Uniti e Unione europea dovr\u00e0 comunque essere fermo, ma aperto. Un possibile riconoscimento del fatto che l\u2019Iran, pur come membro del Trattato di non proliferazione (Tnp), possa sviluppare un programma nucleare indirizzato a scopi pacifici, probabilmente non potr\u00e0 essere esclusa per sempre dal tavolo negoziale.<\/p>\n<p>.  <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cTime to attack Iran\u201d \u00e8 il titolo di un recente articolo apparso sull\u2019importante rivista americana Foreign Affairs. Pubblicato da Matthew Kroenig, ex-consigliere speciale per il Medio Oriente del dipartimento della difesa Usa, l\u2019articolo \u00e8 solo uno dei molti esempi che fanno pensare che il 2012 sar\u00e0 un anno decisivo per il regime di Teheran. 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