{"id":19500,"date":"2012-01-13T00:00:00","date_gmt":"2012-01-12T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-sfida-digitale-dellitalia\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:23","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:23","slug":"la-sfida-digitale-dellitalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/01\/la-sfida-digitale-dellitalia\/","title":{"rendered":"La sfida digitale dell\u2019Italia"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019attuale crisi economica in cui versa l\u2019Italia \u00e8 anche il risultato di un lento declino. Basti pensare che in termini di Prodotto interno lordo (Pil) pro-capite a parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto, in 16 anni l\u2019Italia ha perso 21 punti rispetto alla media dell\u2019Ue. <\/p>\n<p>Nello stesso periodo anche le altre economie pi\u00f9 avanzate (ad eccezione della Spagna, +8) hanno rallentato (Germania -12, Stati Uniti -10 e Francia -9). Come perdere un secondo ad ogni giro, dunque, in una corsa in cui gli altri, nel complesso, non hanno<i> performance <\/i>straordinarie. Per individuare gli interventi necessari al rilancio della crescita si pu\u00f2 dunque partire dall\u2019analisi dei ritardi strutturali del paese rispetto alle economie pi\u00f9 dinamiche.<\/p>\n<p><b>Gravi ritardi<\/b><br \/>In un momento in cui la crescita economica e la sostenibilit\u00e0 del debito sono diventate una priorit\u00e0 inderogabile per il governo italiano, \u00e8 interessante soffermarsi sul ruolo delle tecnologie di informazione e comunicazione, <i>Information and Communication Technologies<\/i> (Ict). <\/p>\n<p>La rilevanza di queste tecnologie per incrementare la competitivit\u00e0 del tessuto imprenditoriale e per migliorare la qualit\u00e0 della vita dei cittadini \u00e8 ampiamente riconosciuto sia in sede europea che nazionale. Basti pensare al rinnovato sforzo europeo per la diffusione delle Ict che si \u00e8 sostanziato nella <i>Digital Agenda for Europe 2010-2011<\/i>, oppure al piano italiano \u201c<i>E-Government 2012<\/i>&#8221; avviato a partire dal 2009. <\/p>\n<p>Tra gli indicatori pi\u00f9 consolidati per misurare la diffusione dell\u2019Ict c\u2019\u00e8 il cosiddetto \u201ctasso di penetrazione\u201d della banda larga, ottenuto dividendo la popolazione complessiva di un paese per il numero di allacci alla linea, su cui l\u2019Italia marca un netto ritardo rispetto ai principali paesi dell\u2019Ue. <\/p>\n<p>Un indicatore di questo tipo non fornisce, tuttavia, le informazioni necessarie per comprendere le effettive caratteristiche del servizio di cui fruiscono i cittadini dei singoli stati membri. Proprio per questo, nel 2008, la direzione generale \u201c<i>Information Society and Media<\/i>\u201d della Commissione europea calcolava il cosiddetto <i>Broadband Performance Index <\/i>(Bpi) al fine di fornire un pi\u00f9 adeguato monitoraggio dell\u2019accesso ad internet ad alta velocit\u00e0 nell\u2019 Ue, sottolineando il ruolo di variabile chiave che l\u2019internet a banda larga assume nel moderno sistema economico. <\/p>\n<p>Il Bpi \u00e8 un indice multi-dimensionale che sintetizza la valutazione di un numero elevato di indicatori raggruppati in 6 dimensioni: copertura delle aeree rurali, grado di concorrenza nel mercato, velocit\u00e0 d\u2019accesso, livello dei prezzi, fruizione di servizi avanzati, contesto socio-economico di riferimento. <\/p>\n<p>A confronto con il &#8220;tasso di penetrazione&#8221; della banda larga, il Bpi rappresenta uno strumento decisamente pi\u00f9 efficace per fotografare la situazione europea e offrire un quadro utile al fine di sviluppare gli opportuni interventi correttivi di<i> policy<\/i>. Il giudizio espresso dal Bpi relativo al 2007 risultava molto severo per l\u2019Italia, che retrocedeva di 2 posizioni nella classifica generale dell\u2019Europa a 27 (considerando la posizione assunta nello stesso periodo per il \u201ctasso di penetrazione\u201d).<\/p>\n<p><b>Limitata diffusione<\/b><br \/>L&#8217;analisi delle singole dimensioni incluse nel Bpi evidenzia immediatamente le principali criticit\u00e0 dell\u2019Italia, che si colloca al quintultimo posto per livello di concorrenza nell\u2019offerta. L\u2019assenza di <i>competitor <\/i>assume riflessi particolarmente negativi sul prezzo del servizio, che risulta tra i pi\u00f9 alti a livello europeo, e sulla velocit\u00e0 del collegamento offerto, per cui l\u2019Italia si trova appena sopra la met\u00e0 della classifica europea. <\/p>\n<p>\u00c8 particolarmente negativa, inoltre, la posizione nazionale per quanto riguarda l\u2019uso dei servizi pi\u00f9 avanzati. Da questo punto di vista il paese fa registrare un preoccupante quartultimo posto. Le responsabilit\u00e0 di una scarsa fruizione di servizi avanzati online sono in parte imputabili ad un\u2019offerta limitata. <\/p>\n<p>Non va trascurato, tuttavia, il lato della domanda. Per quanto attiene la dimensione socio-economica, che sintetizza preferenze, competenze e capitali disponibili che influenzano l\u2019uso delle tecnologie telematiche, sulla base dei dati del 2007 l\u2019Italia assume una posizione intermedia nella classifica dei paesi europei, soprattutto grazie al primato per la diffusione di cellulari 3G. <\/p>\n<p>Tuttavia \u00e8 allarmante il dato relativo alla percentuale di popolazione che possiede le competenze di base per accedere ad internet: la quota di italiani capaci di navigare sul web \u00e8 superiore solo a quella di bulgari, rumeni, greci e ciprioti. Questa scomoda verit\u00e0 in termini di <i>digital divide <\/i>culturale viene ribadita anche dal rapporto 2009 \u201c<i>Europe\u2019s Digital Competitiveness Report<\/i>\u201d della Commissione Europea.<\/p>\n<p>I dati pi\u00f9 aggiornati a livello europeo sono quelli forniti dalla <i>DG Information Society <\/i>della Commissione europea nel rapporto \u201c<i>Digital Agenda Scoreboard 2011<\/i>\u201d. Nel corso del 2010 l\u2019Italia ha fatto registrare un tasso di penetrazione delle banda larga pari al 22%, perdendo terreno rispetto alla media Ue, che si \u00e8 spostata al 26,6%. <\/p>\n<p>Un dato pi\u00f9 interessante \u00e8 quello che tiene conto delle caratteristiche tecniche della banda larga in termini di capacit\u00e0 di trasmissione dati. Se si guarda, infatti, alla percentuali delle linee che sono in grado di fornire una velocit\u00e0 di connessione superiore o uguale a 2 Mbps, l\u2019Italia \u00e8 tra gli ultimi sette stati membri con l\u201982% sul totale della rete nazionale (la media europea \u00e8 vicina all\u201987%).<\/p>\n<p><b>Opportunit\u00e0<\/b><br \/>Questo scenario diventa ancora pi\u00f9 negativo se si considerano le linee capaci di trasmettere a pi\u00f9 di 10 Mbps: l\u2019Italia in questo caso \u00e8 al 26\u00b0 posto tra gli Stati membri, con l\u20198,5% della rete (la media europea \u00e8 circa il 40%), lasciando indietro solo Cipro. L\u2019infrastruttura nazionale per il collegamento alla rete internet appare perci\u00f2 tecnicamente carente e qualitativamente inadeguata a raccogliere le sfide lanciate dalla nuova economia digitale. <\/p>\n<p>A un&#8217;offerta lacunosa corrisponde una domanda molto contenuta rispetto al resto dei paesi europei. In Italia meno del 59% delle famiglie dispone di un collegamento alla banda larga nella propria abitazione (quintultimo posto in Europa, media Ue superiore al 70%). Nel 2010 circa il 52% della popolazione nazionale si era collegata a internet tramite la rete Umts (3G), rispetto a una media europea del 74%. Questo ritardo \u00e8 confermato anche nell\u2019effettivo utilizzo di internet: il 41,2% degli italiani non ha mai usato il <i>World Wide Web <\/i>contro il 26,3% della media Ue.<\/p>\n<p>Appare dunque un evidente divario sul piano della disponibilit\u00e0 e dell\u2019utilizzo delle tecnologie Ict rispetto all\u2019Europa. Se dal lato dell\u2019offerta urgono dunque interventi di natura infrastrutturale volti a colmare il cosiddetto <i>digital divide<\/i> tecnico, appare anche decisiva, d\u2019altro canto, la riduzione del <i>digital divide <\/i>culturale. <\/p>\n<p>Sono dunque importanti azioni volte a favorire l\u2019alfabetizzazione informatica e l\u2019inclusione di ampie fette della popolazione nell\u2019economia digitale. La diffusione della cultura informatica, come evidenziato proprio dal <i>Pillar VII <\/i>della <i>Digital Agenda <\/i>europea, assume un ruolo cruciale come strumento di coesione sociale e di crescita intellettuale della popolazione, con effetti che vanno potenzialmente anche al di l\u00e0 della crescita economica.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019attuale crisi economica in cui versa l\u2019Italia \u00e8 anche il risultato di un lento declino. 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