{"id":19510,"date":"2012-01-16T00:00:00","date_gmt":"2012-01-15T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/croazia-a-un-passo-dallue\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:22","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:22","slug":"croazia-a-un-passo-dallue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/01\/croazia-a-un-passo-dallue\/","title":{"rendered":"Croazia a un passo dall\u2019Ue"},"content":{"rendered":"<p>I sondaggi sembrano non lasciare margine al dubbio: il referendum del 22 gennaio sull\u2019adesione della Croazia all\u2019Ue vedr\u00e0 la netta vittoria dei \u201cs\u00ec\u201d. Secondo gli ultimi rilevamenti, infatti, la quota dei favorevoli \u00e8 intorno al 58%, mentre i contrari sono il 23%. Il Trattato di adesione di Zagabria \u00e8 stato firmato lo scorso 9 dicembre, durante i lavori di un cruciale Consiglio europeo impegnato ad affrontare la tempesta della moneta unica. L\u2019ingresso effettivo \u00e8 previsto per il 1\u00b0 luglio 2013, quando la Croazia diverr\u00e0 il 28\u00b0 membro dell\u2019Unione, dopo l\u2019approvazione del referendum e la ratifica dei Parlamenti dei 27 Stati Ue.<\/p>\n<p><b>Spartiacque<\/b><br \/>Il nuovo governo di centrosinistra, nato dalle elezioni del 4 dicembre, ha subito iniziato una campagna di informazione in vista della scadenza referendaria, sostenuto dal fatto che tutte le maggiori forze politiche si sono espresse a favore. Si oppongono solo il gruppo \u201cConsiglio per la Croazia &#8211; no all\u2019Ue\u201d e un partito minore ultranazionalista (Hsp), ma il loro seguito non pare preoccupare i partiti impegnati nel concludere la lunga marcia di avvicinamento al traguardo europeo. La domanda di adesione \u00e8 del febbraio 2003, mentre il negoziato ha avuto inizio nell\u2019ottobre 2005, per concludersi lo scorso giugno.<\/p>\n<p>Prima dell\u2019ingresso formale, la Croazia avr\u00e0 lo status di \u201cosservatore attivo\u201d nelle varie istituzioni comunitarie, con propri rappresentanti che potranno familiarizzare con le procedure e i processi decisionali dell\u2019Unione. Tra questi, vi saranno dodici deputati al Parlamento europeo, il cui rinnovo \u00e8 in calendario nel giugno 2014. <\/p>\n<p>Ogni sei mesi, la Commissione Ue pubblicher\u00e0 un \u201cRapporto di monitoraggio\u201d sui temi in sospeso, l\u2019agenda e i risultati raggiunti. I dossier pi\u00f9 \u201ccaldi\u201d sono la lotta alla corruzione, la riforma delle finanze pubbliche e la ristrutturazione economica, con un ruolo di primo piano per la privatizzazione della cantieristica navale. Questo \u00e8 uno degli obblighi che il governo croato si \u00e8 assunto chiudendo il capitolo negoziale della libera concorrenza. Va ricordato che i cantieri hanno un\u2019importanza strategica per lo sviluppo delle citt\u00e0 in cui sorgono e delle rispettive regioni. Tra di loro, impiegano migliaia di addetti il fiumano Tre Maggio e lo spalatino Brodosplit, coinvolgendo cos\u00ec le maggiori aree metropolitane dopo la capitale.<\/p>\n<p>Il referendum segna una sorta di spartiacque nella storia della Croazia di oggi, perch\u00e9 chiude il problema della collocazione internazionale del paese, apertosi dopo il collasso della Jugoslavia agli inizi degli anni novanta. Adesione alla Nato (aprile 2009), normalizzazione dei rapporti con la Serbia e ingresso nell\u2019Ue sono stati i cardini di questo processo, che arriva a conclusione venti anni dopo la proclamazione dell\u2019indipendenza. <\/p>\n<p>L\u2019unico nodo pendente \u00e8 la soluzione del contenzioso con la Slovenia per i confini, in prevalenza quelli marittimi. Nel novembre del 2009, Lubiana e Zagabria hanno siglato un accordo che prevede la creazione di un tribunale internazionale di arbitrato. Croati e sloveni hanno gi\u00e0 scelto il loro rappresentante nel tribunale, mentre \u00e8 imminente la decisione dell\u2019Ue circa i suoi tre giudici, uno dei quali sar\u00e0 il presidente.<\/p>\n<p><b>Crisi e modernizzazione<\/b><br \/>Le priorit\u00e0 dell\u2019agenda passano ora al fronte interno, con l\u2019obiettivo della modernizzazione del giovane Stato, anche grazie ai fondi comunitari. Il voto sull\u2019Europa arriva mentre la Croazia \u00e8 colpita pesantemente dalla crisi economica. La disoccupazione \u00e8 giunta al 17,9% lo scorso novembre, il debito pubblico \u00e8 al 45% del Pil, mentre il debito estero \u00e8 di 47,2 miliardi di euro, il 102% del Pil. Il rapporto deficit\/Pil sta per superare il 6%, il dato peggiore degli ultimi 8 anni. Dopo quasi due anni di recessione, si \u00e8 registrato nel 2011 un timido aumento dello 0,5% del Pil, dovuto all\u2019impulso del settore del turismo, che da solo produce quasi il 20% della ricchezza nazionale. Tuttavia, secondo le previsioni della Banca mondiale, per il 2012 ci sar\u00e0 di nuovo il segno negativo.<\/p>\n<p>La scure nella spesa pubblica dovr\u00e0 toccare il welfare, il settore statale e l\u2019agricoltura, costringendo il governo, guidato dal socialdemocratico Zoran Milanovi&#263;, a miracoli di equilibrismo. Saranno necessarie riforme strutturali per favorire gli investimenti esteri, ora ostacolati da procedure burocratiche, carichi fiscali e legislazioni sul lavoro ritenute rigide. Va sottolineato che gli investimenti diretti esteri sono passati da 4,195 miliardi di euro nel 2008 a 2,096 nell\u2019anno successivo, mentre per i primi 9 mesi del 2010 si sono ridotti a 1,170.<\/p>\n<p>In questo quadro, l\u2019Italia ha consolidato il proprio primato nell\u2019interscambio commerciale con la Croazia, guidando le importazioni nel 2010 con il 15,2%, davanti a Germania, Russia e Cina, e le esportazioni con il 18,7%, precedendo Bosnia-Erzegovina, Germania e Slovenia. Inoltre, la presenza italiana \u00e8 significativa nel settore bancario: i due gruppi principali, Unicredit e Intesa San Paolo, controllano le due maggiori banche locali, rispettivamente Zagreba&#269;ka Banka e Pbz, che rappresentano circa il 45% del mercato nazionale.<\/p>\n<p><b>Nuova frontiera<\/b><br \/>All\u2019indomani dell\u2019insediamento del nuovo governo croato, il ministro degli esteri italiano, Giulio Terzi, ha avuto un colloquio telefonico con la collega Vesna Pusi&#263;, alla quale ha espresso la volont\u00e0 dell\u2019Italia di rafforzare a tutti i livelli i rapporti bilaterali, ribadendo il convinto sostegno offerto all\u2019allargamento dell\u2019Ue a Zagabria, alla luce dell\u2019impegno per la cooperazione regionale e la politica di vicinato.<\/p>\n<p>Con l\u2019adesione, la Croazia diventer\u00e0 una frontiera esterna dell\u2019Unione. Si ritiene che Zagabria entrer\u00e0 nell\u2019area Schengen almeno tre anni dopo l\u2019ingresso formale nell\u2019Ue. Il confine che dester\u00e0 maggiori problemi \u00e8 quello con la Bosnia-Erzegovina, lungo svariate centinaia di chilometri, assai poroso e non facilmente controllabile senza il sostegno di tecnologie sofisticate. Un ulteriore ampliamento dell\u2019Ue, del resto, appare al momento improponibile, se non surreale, data la forte crisi che investe l\u2019Unione e i suoi gracili meccanismi decisionali.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I sondaggi sembrano non lasciare margine al dubbio: il referendum del 22 gennaio sull\u2019adesione della Croazia all\u2019Ue vedr\u00e0 la netta vittoria dei \u201cs\u00ec\u201d. Secondo gli ultimi rilevamenti, infatti, la quota dei favorevoli \u00e8 intorno al 58%, mentre i contrari sono il 23%. 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