{"id":19570,"date":"2012-01-23T00:00:00","date_gmt":"2012-01-22T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/pakistan-in-crisi\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:21","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:21","slug":"pakistan-in-crisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/01\/pakistan-in-crisi\/","title":{"rendered":"Pakistan in crisi"},"content":{"rendered":"<p>Nei giorni scorsi, il rapimento del cooperatore italiano Giovanni Lo Porto ha riportato per un momento l\u2019attenzione dei <i>media<\/i> sul Pakistan. Se la giovane storia di quel paese non ci dicesse che non vi \u00e8 mai stata tregua interna duratura, verrebbe da pensare che il fantasma di bin Laden, ucciso il 2 maggio scorso dalle squadre dei <i>seals <\/i>americani  in un <i>compound <\/i>di Abbottabad, si stia divertendo a prendere le sue rivincite.<\/p>\n<p>Si ricorder\u00e0 che a quel tempo l\u2019esercito e i sevizi pachistani erano accusati dall\u2019<i>establishment<\/i> civile di non essere riusciti a scovare il capo di al-Qaeda con i propri mezzi e, soprattutto, veniva sollevato il caso della violazione della sovranit\u00e0 nazionale da parte degli Stati Uniti. Un paio di giorni dopo l\u2019azione, il presidente pachistano Zardari ed il primo ministro Gilani incontravano il capo di stato maggiore e comandante dell\u2019esercito, generale Ashfaq Kayani, ma i chiarimenti non erano sembrati soddisfacenti. Da quel momento i rapporti tra militari e civili, che nel paese non sono mai stati calorosi, restano formalmente corretti, ma di glaciale, reciproca diffidenza. Non passa molto che scoppia il <i>Memogate<\/i>.<\/p>\n<p><b>Lo scandalo <i>Memogate<\/i><\/b><br \/>Era successo che un certo Mansur Ijaz, uomo d\u2019affari pachistano che vive tra Islamabad e altre capitali, era stato intercettato mentre parlava al cellulare con l\u2019ambasciatore del Pakistan a Washington. Quest\u2019ultimo gli chiedeva di far pervenire al presidente del Joint Chief of Staff una richiesta di aiuto da parte di Zardari, che temeva un colpo stato da parte dei militari. Il promemoria sarebbe stato redatto su istruzioni dell\u2019ambasciatore Haqqani direttamente da Ijaz, discusso con gli inglesi, fatto approvare via email dallo stesso Zardari e immediatamente trasmesso al generale americano James Jones, allora consigliere per la sicurezza, il quale lo avrebbe poi recapitato all\u2019ammiraglio Mike Mullen, capo degli Stati Maggiori unificati degli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 sarebbe avvenuto &#8211; esistono le registrazioni telefoniche &#8211; nella prima settimana di maggio 2011. D\u2019altro canto la storia veniva confermata per filo e per segno dallo stesso <i>businessman<\/i> al <i>Financial Times<\/i> il 10 ottobre 2011. A met\u00e0 novembre la memoria, confidenziale, veniva integralmente pubblicata dal sito web di <i>Foreign Policy<\/i>. Vera o falsa che sia, sono rimasti definitivamente minati rapporti gi\u00e0 compromessi da tempo. La memoria, che non risulta firmata, era diretta all\u2019ammiraglio Mullen, con la specifica richiesta all\u2019amministrazione Obama di esercitare &#8220;\u2026un forte, urgente e diretto messaggio al generale Kayani e al generale Pasha (direttore dei servizi di intelligence pachistani, <i>interservice intelligence<\/i >, Isi) perch\u00e9 pongano termine alla loro sodalit\u00e0, mirata a far cadere l\u2019apparato governativo civile&#8221;.<\/p>\n<p>Mullen avrebbe dovuto convincere Kayani a ristrutturare l\u2019Isi, essendo gi\u00e0 pronto un servizio <i>intelligence<\/i> nazionale tutto civile. In cambio, il presidente Zardari avrebbe ordinato un\u2019inchiesta indipendente, con la partecipazione di elementi dell\u2019amministrazione Usa, al fine di valutare il grado di connivenza tra esercito-<i>intelligence<\/i>-direttorati civili e i talebani, con immediato siluramento degli eventuali responsabili. Il nuovo apparato di<i> intelligence <\/i>civile avrebbe fatto in modo di consegnare agli americani personaggi affiliati o amici dei talebani ancora in Pakistan &#8211; si menzionano al-Zawahiri, mullah Omar ed altri &#8211; o, in alternativa e concomitanza, di dare carta bianca agli americani perch\u00e9 procedano in proprio sul territorio.<\/p>\n<p>Nel settore delle armi nucleari, la nuova <i>intelligence <\/i>avrebbe rimesso in atto le misure &#8211; gi\u00e0 sperimentate con successo dal governo di Musharraf &#8211; per la sicurezza e la verificabilit\u00e0 (da parte degli americani?) di procedure e programmi. Ancora, sarebbe stata eliminata la sezione \u201cS\u201d dell\u2019<i>intelligence <\/i>dedicata ai contatti con i talebani e si sarebbe dato corso alla cessione di informazioni ed alle estradizioni richieste in relazione agli attentati di Mumbai, in India, del 2008.<\/p>\n<p><b>Tutti contro tutti<\/b><br \/>Ovviamente, visto che a colpi di dichiarazioni ai <i>media <\/i>tutti negavano tutto, la misura era ormai colma e l\u2019onnipotente Corte Suprema decideva di intervenire. A questo punto, siamo gi\u00e0 a dicembre, Zardari lasciava il paese per una misteriosa malattia che richiedeva cure speciali negli Emirati e l\u2019ambasciatore Haqquani, pur negando tutto e parlando di \u201cstoria costruita\u201d, rassegnava formali dimissioni, subito accettate. Naturalmente, in questa torbida situazione tutti hanno cercato, o stanno ancora cercando, di trarre qualche personale vantaggio.<\/p>\n<p>Come l\u2019ex premier Nawaz Sharif, acerrimo nemico dei militari, fondatore della <i>Pakistan League (N)<\/i> &#8211; N sta per Nawaz &#8211; alleato di Zardari per abbattere Musharraf, ma divenuto nemico del presidente subito dopo il successo elettorale di quest\u2019ultimo. O l\u2019ineffabile Imran Khan, gi\u00e0 grande campione di cricket, poi professore, poi scrittore, poi uomo politico fondatore della Lega per la Giustizia e, ora, anche grande filantropo. Dimostrando un\u2019estrema flessibilit\u00e0 sotto il profilo ideologico, \u00e8 stato alleato di Musharraf nel 1999, diventandogli poi nemico e passando, con il suo gruppo minoritario, a dare supporto a Zardari per poi metterglisi regolarmente contro, come da prassi locale. \u00c8 un personaggio particolare, del quale sentiremo ancora parlare.<\/p>\n<p>L\u2019inchiesta della Corte Suprema, che ha il potere di chiamare a deporre chiunque, sta aprendo nuovi vasi di Pandora, riattizzando proprio in questo mese le scintille del \u201ctutti contro tutti\u201d. Giorni or sono, ad esempio, il premier Gilani, dopo aver silurato un ex militare dall\u2019incarico di segretario generale della difesa per rimpiazzarlo con un civile, si \u00e8 lasciato incautamente sfuggire che il capo di stato maggiore Kayani e il direttore dell\u2019Isi, generale Pasha avrebbero violato la Costituzione per aver riferito ci\u00f2 che sapevano sul caso <i>Memogate <\/i>direttamente al presidente della Corte, senza prima passare dal ministro della Giustizia.<\/p>\n<p>Fredda la risposta dei militari, che hanno fatto subito sapere che queste accuse \u201cpotrebbero avere gravi conseguenze anche per il paese\u201d. Ci\u00f2 \u00e8 stato sufficiente per provocare un ripensamento di Gilani che, presiedendo una riunione del <i>Defence Cabinet Committee<\/i>, alla presenza di Kayani si \u00e8 affrettato a gettare acqua sul fuoco, rimettendosi al giudizio della Corte Suprema. Il Pakistan, oggi, \u00e8 anche questo. Intanto Pervez Musharraf, in esilio volontario a Londra, osserva e riflette.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nei giorni scorsi, il rapimento del cooperatore italiano Giovanni Lo Porto ha riportato per un momento l\u2019attenzione dei media sul Pakistan. 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