{"id":19590,"date":"2012-01-30T00:00:00","date_gmt":"2012-01-29T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/dove-va-la-siria\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:20","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:20","slug":"dove-va-la-siria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/01\/dove-va-la-siria\/","title":{"rendered":"Dove va la Siria"},"content":{"rendered":"<p>Sebbene i media continuino a parlare della guerra civile in Siria come di un evento in procinto di accadere, nei fatti essa \u00e8 gi\u00e0 ampiamente iniziata. Il punto fondamentale da comprendere, ora, \u00e8 se ci sar\u00e0 una sua internazionalizzazione. L\u2019evoluzione della crisi ha gi\u00e0 visto una prima internazionalizzazione con la sfortunata missione degli osservatori della Lega araba, che \u00e8 stata ritirata il 28 gennaio. Un nutrito gruppo di paesi arabi sta tuttavia lavorando per una risoluzione del Consiglio di sicurezza (Cds) dell\u2019Onu che consenta l\u2019intervento di forze militari \u2013 arabe, secondo una esplicita pronuncia dell\u2019emiro del Qatar.<\/p>\n<p><b>Offensiva sunnita<\/b><br \/>D\u2019altra parte, la Turchia \u00e8 di fatto gi\u00e0 impegnata a ricevere profughi siriani per proteggerli dalle forze armate lealiste e, nello stesso tempo, a ospitare le forze armate libere della Siria (che operano ormai concretamente sul territorio). Dopo i recenti sviluppi in Libia, gli occidentali sono molto riluttanti a intervenire, anche alla luce dell\u2019aggravamento della crisi economica e finanziaria. La Russia sta attivamente cercando una soluzione politica interna alla Siria, onde evitare che la crisi si internazionalizzi, e perci\u00f2 ostacola (e potrebbe giungere anche a opporre il veto nel Cds) i membri che stanno invece cercando di attivare in qualche modo l\u2019Onu.<\/p>\n<p>Mentre \u00e8 difficile fare previsioni, pu\u00f2 essere utile considerare in maggior dettaglio il complesso quadro regionale e internazionale in cui si colloca la crisi siriana. Quest\u2019ultima ha infatti assunto un valore determinante per gli sviluppi che, sotto il nome di Primavera araba, stanno cambiando l\u2019equilibrio strategico del Medio Oriente.<\/p>\n<p>Le parti al centro della crisi siriana si sono via via delineate. L\u2019opposizione \u00e8 dominata da una maggioranza sunnita, animata dai Fratelli Musulmani e sostenuta da paesi arabi del Golfo. In Siria si tocca con mano il perno su cui si muove il rivolgimento strategico arrivato nella regione con la primavera araba: l\u2019emergere di una indiscutibile preminenza dei movimenti e partiti islamisti sunniti. Questa dinamica, comunque insita nel collasso dei regimi autoritari post-nazionalisti, \u00e8 stata consolidata in Marocco, Tunisia ed Egitto dal sostegno dei paesi del Golfo che, proprio per mezzo dell\u2019intervento in Siria, alleato chiave dell\u2019Iran e degli sciiti, la stanno ora proiettando su base regionale e trasformando in un\u2019offensiva araba, sunnita e conservatrice contro l\u2019Iran e i suoi alleati: un\u2019asse sunnita contro l\u2019 \u201casse del male\u201d.<\/p>\n<p><b><i>Longa manus<\/i> di Putin<\/b><br \/>Alla prospettiva di una Siria guidata dai Fratelli Musulmani e radicata nell\u2019emergente quadro regionale sunnita si contrappongono i gruppi dell\u2019opposizione non sunnita agi Assad. Questi comprendono i liberali democratici del Consiglio nazionale siriano (Cns), i cristiani in generale, il Comitato di coordinamento, composto da varie correnti secolariste e dai curdi siriani, assieme a svariate altre formazioni minori. <\/p>\n<p>Una minoranza di questi gruppi non sunniti vede con favore un intervento straniero. La maggioranza invece \u00e8 contraria per timore che tale intervento porti alle conseguenze che si sono viste prima in Iraq e ora in Libia. Essi perci\u00f2 stanno cercando di trovare un compromesso con quei segmenti del regime che sarebbero disposti a defenestrare gli Assad e procedere a delle riforme per mezzo di un governo di unit\u00e0 nazionale.<\/p>\n<p>Un recente articolo di Sami Moubayed, il direttore di \u201cForward Magazine\u201d di Damasco, ha delineato in dettaglio il possibile profilo di questo governo, che  potrebbe essere presieduto da una personalit\u00e0 dell\u2019opposizione oppure da un baathista di rilievo nazionale \u2013 si parla di Farouk el-Shara \u2013 e comprendere tra le sue fila i leader dei curdi e di gruppi secolari.<\/p>\n<p>Lo stesso articolo sostiene che questo compromesso \u00e8 attivamente sostenuto dal governo russo. Per la Russia di Putin, in competizione con l\u2019Occidente, la Siria \u00e8 l\u2019avamposto attraverso il quale avere un piede nel Mediterraneo. Nel nuovo panorama politico arabo, tuttavia, la difesa del regime degli Assad aliena a Putin la simpatia di diversi paesi arabi. Un valido compromesso che riformi il regime senza rivoluzionarne le scelte, rappresenterebbe dunque, per Mosca, un\u2019ottima soluzione. <\/p>\n<p>Un accordo fra tendenze secolari con l\u2019obbiettivo di passare da un secolarismo dispotico ad uno meno dispotico, escludendo un attore significativo come i sunniti, non sembra tuttavia in grado di mettere termine alla guerra civile in corso. Inoltre, alcuni gruppi secolari, come il Cns, difficilmente possono accettare un compromesso come quello che i russi sembrano sostenere. <\/p>\n<p>Bouran Ghalioun, presidente del Cns, gi\u00e0 nel novembre scorso ha assicurato i diplomatici russi che gli interessi del loro paese in Siria, compresa la base navale di Tartus, sarebbero rispettati. Lo ha fatto di sicuro nel tentativo di ammorbidire l\u2019opposizione russa in sede Onu ad una risoluzione sulla Siria; assai meno certamente nella prospettiva del compromesso di cui si \u00e8 appena detto (e della supertutela russa che esso di fatto comporterebbe).<\/p>\n<p><b><i>Leadership from behind\u2026<\/i><\/b><br \/> Tutto questo subbuglio vede l\u2019Iran praticamente assente. Ha mandato armi e personale di sicurezza, ma sul piano politico appare incapace di impedire la rovina che aggredisce il suo maggior alleato regionale. La crisi che Teheran ha minacciato nello stretto di Hormuz, certamente diretta a distogliere l\u2019attenzione dell\u2019Occidente e degli arabi dalla Siria, \u00e8 apparsa ben presto come un bluff. L\u2019Iran non ha n\u00e9 gli strumenti politici, n\u00e9 quelli militari per intervenire in una guerra civile. <\/p>\n<p>Questa difficolt\u00e0 \u00e8 aggravata dalla profonda spaccatura politica interna. La crisi siriana e la sua evoluzione tendono inoltre ad allontanare dall\u2019Iran i suoi alleati. Questo allontanamento \u00e8 meno evidente per il governo iracheno, mentre lo \u00e8, ad esempio, per Hamas e, in Libano, per Hizbollah, che sta tenendo un profilo insolitamente basso. Probabilmente, come il primo ministro israeliano Netanyahu, anche il leader di Hizbollah, Nasrallah, pensa che Assad ha i giorni contati. Nasrallah si appresta quindi all\u2019eventualit\u00e0 che la Siria diventi un fardello di cui liberarsi nella prospettiva di capitalizzare la sua base nazionale, consolidando una pi\u00f9 vasta alleanza anti-sunnita nel paese e mantenersi cos\u00ec al governo.<\/p>\n<p>In sostanza, l\u2019offensiva sunnita parrebbe vincente. L\u2019Occidente, come abbiamo detto all\u2019inizio, ha in tutto questo una posizione defilata. Gli Stati Uniti si preoccupano molto di pi\u00f9 dell\u2019Egitto, perch\u00e9 in un mondo arabo dominato da correnti religiose, questo paese garantisce un contrappeso agli eccessi sauditi. Il compromesso parlamentare-presidenziale che si profila al Cairo va nella stessa direzione per la quale la diplomazia occidentale ha lavorato in questo anno: avere un mondo sunnita alleato o, comunque, non nemico dell\u2019Occidente. <\/p>\n<p>Questo sacrifica le tendenze secolari che hanno fatto da levatrici alla Primavera araba, ma lascia sopravvivere delle tendenze religiose liberali e moderate nel cui ambito le forze democratiche troveranno modo di irrobustirsi e fare le loro battaglie, sullo sfondo di un Occidente benevolo ma non interventista. <\/p>\n<p>Questo processo, in principio non esclude un intervento, se l\u2019Onu riuscir\u00e0 ad arrivare ad una risoluzione. Se mai ci sar\u00e0, sar\u00e0 molto improbabile che tale intervento possa essere condotto dalla Nato e dell\u2019Occidente. \u00c8 pi\u00f9 probabile che sar\u00e0 arabo o turco o arabo-turco, confermando la deprecata \u201cleadership from behind\u201d che gli Usa hanno cominciato a praticare con la crisi in Libia. Del resto, i sunniti e gli arabi stanno gi\u00e0 operando con apparente successo in una prospettiva anti-\u201casse del male\u201d che \u00e8 coerente con gli interessi occidentali.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <br \/><a href= \"http:\/\/gulfnews.com\/opinions\/columnists\/russian-initiative-to-guide-syria-1.966843\" target= \"blank\"><b><u>&#8216;Russian initiative&#8217; to guide Syria?<\/u><\/b><\/a>, Sami Moubayed<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sebbene i media continuino a parlare della guerra civile in Siria come di un evento in procinto di accadere, nei fatti essa \u00e8 gi\u00e0 ampiamente iniziata. 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