{"id":19600,"date":"2012-01-31T00:00:00","date_gmt":"2012-01-30T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-freddo-abbraccio-della-croazia-allue\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:20","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:20","slug":"il-freddo-abbraccio-della-croazia-allue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/01\/il-freddo-abbraccio-della-croazia-allue\/","title":{"rendered":"Il freddo abbraccio della Croazia all\u2019Ue"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 un s\u00ec che appare tiepido quello venuto dagli elettori croati nel referendum che ha sancito l\u2019adesione all\u2019Ue, svoltosi il 22 gennaio. Il trionfo dei s\u00ec, che hanno ottenuto il 66,3% contro il 33,1% dei no, \u00e8 stato appannato dalla grande astensione, la maggiore nella storia della giovane democrazia europea. Infatti, ha votato solo il 43,5% degli aventi diritto, anche se per la validit\u00e0 della consultazione non era previsto alcun<i> quorum<\/i>. La Croazia diverr\u00e0 il 28\u00b0 paese dell\u2019Unione il prossimo 1\u00b0 luglio 2013, dopo che i Parlamenti degli altri 27 Stati avranno ratificato il Trattato di adesione, firmato a Bruxelles lo scorso 9 dicembre.<\/p>\n<p><b>L\u2019Europa entra in Croazia<\/b><br \/>Sulla scarsa partecipazione possono aver pesato una certa stanchezza elettorale dopo le recenti consultazioni politiche, la crisi che attanaglia l\u2019Ue, il timore dei sacrifici che attendono la popolazione, l\u2019annunciato aumento dell\u2019Iva (Pdv) e la paura per le privatizzazioni, in particolare nel settore della cantieristica che coinvolge citt\u00e0 importanti, da Spalato a Fiume. Tuttavia, un\u2019attenta lettura delle cifre svela un quadro che difficilmente si riscontra in altri paesi. Il numero degli aventi diritto al voto \u00e8 analogo a quello complessivo degli abitanti; inoltre vi \u00e8 il dato della doppia residenza di chi, croato, si troverebbe contemporaneamente sia in Croazia sia in Bosnia-Erzegovina; infine \u00e8 stata registrata nelle liste anche la presenza di defunti.<\/p>\n<p>Secondo diversi osservatori, una revisione avrebbe portato a una partecipazione intorno al 60%, in linea con quanto avevano previsto i sondaggi della vigilia, \u201cripulendo\u201d gli elenchi di circa 900 mila elettori \u201cfantasma\u201d. Gli analisti aggiungono che gran parte degli astenuti e dei contrari, in realt\u00e0, pi\u00f9 che contestare la collocazione internazionale del paese, ha inteso criticare l\u2019<i>\u00e9lite <\/i>politica, compatta nel sostenere il s\u00ec all\u2019adesione. Quale che sia lo stato delle cose, la percentuale dei votanti coincide curiosamente con quella generale registrata alle ultime elezioni del Parlamento europeo, svoltesi nel giugno del 2009, quando solo 9 dei 27 paesi registrarono un\u2019affluenza superiore al 50%.<\/p>\n<p>Analizzando nel dettaglio, solo cinque contee su 21 hanno avuto una partecipazione oltre il 50%: il primato \u00e8 per Zagabria citt\u00e0 (55,1%), davanti a Varad\u017ein (53,7%), Zagabria provincia (52,8%), Me&#273;imurje (51,8%) e la regione di Fiume (50,2%), mentre la vicina Istria si \u00e8 fermata sulla soglia (49,2%). Il record dell\u2019astensionismo va invece alla regione di Lika e Segna (34,5%), tra le pi\u00f9 povere del paese. Sotto il 40% anche le regioni di Vukovar, Zara e Sebenico. L\u2019euroscetticismo segna il risultato migliore in Dalmazia: le circoscrizioni di Spalato e Dubrovnik sono le uniche dove il \u201cno\u201d ha superato la soglia del 40%.<\/p>\n<p>Il risultato sembra in contrasto con una realt\u00e0 europea e cosmopolita, al centro di un grande flusso turistico. Va ricordato, tuttavia, un generale un sentimento di ostilit\u00e0 nei confronti della capitale e, nello specifico, la condanna del Tribunale dell\u2019Aja per crimini di guerra nei confronti del generale Ante Gotovina (un dalmata), una sentenza che ancora pesa. Il paradosso \u00e8 che la regione maggiormente filo-Ue risulta essere la Slavonia, la pi\u00f9 lontana dal cuore dell\u2019Europa.<\/p>\n<p><b>\u201cAddio ai Balcani\u201d<\/b><br \/>Il voto \u00e8 stato comunque accolto con grande favore dalla classe dirigente croata. Il presidente della Repubblica, Ivo Josipovi&#263;, ha affermato di essere \u201cfelice perch\u00e9 ora l\u2019intera Europa sar\u00e0 la nostra casa. \u00c8 importante che la Croazia entri in Europa, ma lo \u00e8 ancora di pi\u00f9 che l\u2019Europa entri in Croazia\u201d. Il primo ministro, il socialdemocratico Zoran Milanovi&#263;, ha definito l\u2019esito del referendum come \u201cla scelta del millennio\u201d e ha aggiunto, riferendosi alla lunga anticamera, che \u201cmai nella nostra storia una decisione \u00e8 stata ponderata cos\u00ec a lungo\u201d. Anche la leader dell\u2019opposizione, l\u2019ex premier Jadranka Kosor, ha espresso la sua soddisfazione, ricordando di essere fiera di avere guidato il governo che ha concluso i negoziati di adesione.<\/p>\n<p>Commenti positivi sono inoltre giunti dai maggiori esponenti delle istituzioni comunitarie, i quali per\u00f2 ricordano che la Croazia sar\u00e0 \u201cmonitorata\u201d nel periodo che precede l\u2019ingresso formale. Il voto \u00e8 stato visto come uno spartiacque nella storia recente della Croazia, che pone fine al dilemma della collocazione internazionale dopo il collasso dell\u2019ex Jugoslavia, sancito dai conflitti della prima met\u00e0 negli anni novanta. Questo \u00e8 l\u2019ultimo passo, dopo la scelta di entrare nell\u2019Alleanza atlantica e la normalizzazione dei rapporti con la Serbia. Alcuni commentatori hanno parlato di un esito elettorale che sancisce \u201cl\u2019addio ai Balcani\u201d, ritenendo la collocazione europea una sorta di polizza di assicurazione contro le convulsioni della regione.<\/p>\n<p>Se l\u2019euforia di anni fa \u00e8 comunque svanita e si \u00e8 tinta di scetticismo, resta il fatto che l\u2019adesione all\u2019Ue costringer\u00e0 ad accelerare la modernizzazione del paese. Sul piatto, per\u00f2, non ci saranno solo sacrifici. Dopo il luglio 2013, infatti, sono pronti i fondi strutturali europei che ammontano a un miliardo di euro per un anno e mezzo. Il nuovo governo sta definendo la manovra di risanamento finanziario che punta a ridurre di 5,3 miliardi di kune (l\u20191,6% del pil) il deficit di bilancio con tagli alle spese. Dal prossimo marzo l\u2019Iva sar\u00e0 aumentata dal 23% al 25% e saranno ritoccati gli scaglioni di reddito in base ai quali si stabiliscono le aliquote. Si cercher\u00e0 anche di incrementare gli investimenti statali per finanziare i progetti in grado di diminuire le importazioni e incentivare le attivit\u00e0 produttive.<\/p>\n<p>L\u2019ingresso della Croazia nell\u2019Ue sancisce probabilmente una lunga pausa nel processo di ampliamento. I colloqui con la Turchia segnano il passo e il sostegno dell\u2019opinione pubblica \u00e8 in forte calo rispetto al passato. Anche in Islanda &#8211; l\u2019altro paese che ha ottenuto l\u2019apertura dei negoziati &#8211; i cittadini hanno raffreddato non poco l\u2019interesse iniziale. La forte crisi che attraversa l\u2019Ue impone oggi altre priorit\u00e0.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 un s\u00ec che appare tiepido quello venuto dagli elettori croati nel referendum che ha sancito l\u2019adesione all\u2019Ue, svoltosi il 22 gennaio. Il trionfo dei s\u00ec, che hanno ottenuto il 66,3% contro il 33,1% dei no, \u00e8 stato appannato dalla grande astensione, la maggiore nella storia della giovane democrazia europea. 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