{"id":19610,"date":"2012-02-02T00:00:00","date_gmt":"2012-02-01T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-futuro-dei-trattati-tra-italia-e-libia\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:20","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:20","slug":"il-futuro-dei-trattati-tra-italia-e-libia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/02\/il-futuro-dei-trattati-tra-italia-e-libia\/","title":{"rendered":"Il futuro dei trattati tra Italia e Libia"},"content":{"rendered":"<p>I problemi europei e l\u2019attivismo diplomatico per la conclusione del nuovo trattato sulla disciplina di bilancio hanno lasciato in ombra la questione dello status dei nostri trattati con la Libia. Il Trattato di Bengasi del 2008 di amicizia, partenariato e cooperazione \u00e8 politicamente il pi\u00f9 importante degli accordi conclusi con la Libia, ma non il solo. <\/p>\n<p>Con la Libia sono stati conclusi, a partire dal 1954, un numero non indifferente di trattati, inclusi una Convenzione consolare nel 1998 e un Accordo sulla promozione e protezione degli investimenti del 2000. Per non parlare del Protocollo del 2007 sul contenimento dell\u2019immigrazione illegale, seguito da due successivi Protocolli stipulati in forma semplificata. Che fine hanno fatto questi accordi una volta terminate le ostilit\u00e0 e dopo che a Tripoli si \u00e8 installato un nuovo governo?<\/p>\n<p> Occorre distinguere i due eventi: mutamento rivoluzionario di regime e fine del conflitto armato.<\/p>\n<p><b>Cambio di regime<\/b><br \/>Di per s\u00e9, un mutamento rivoluzionario di regime non \u00e8 una causa di estinzione dei trattati stipulati dal precedente governo. Sul punto la pratica degli Stati \u00e8 chiara e non ha avuto seguito la pretesa dell\u2019Unione Sovietica di ripudiare i trattati stipulati dal vecchio regime zarista. Tutto quello che si pu\u00f2 dire \u00e8 che debbono essere considerati estinti quei trattati che sono radicalmente incompatibili con la nuova situazione che si \u00e8 creata. <\/p>\n<p>Non mi sembra essere questo il caso della Libia, neppure per quanto riguarda il Trattato di Bengasi e le clausole politiche contenute nella prima parte del Trattato, che sono per lo pi\u00f9 ripetitive di principi gi\u00e0 espressi nella Carta delle Nazioni Unite o in altri documenti internazionalmente rilevanti, come l\u2019obbligo di non violare l\u2019integrit\u00e0 territoriale, il dovere di non ingerenza negli affari interni o l\u2019adesione ai principi della Dichiarazione universale dei diritti dell\u2019uomo.<\/p>\n<p>Ma il cambiamento di regime libico \u00e8 stato, in tutto o in gran parte, anche il frutto di una guerra (o come si dice oggi di un conflitto armato) tra gli Stati della coalizione, di cui l\u2019Italia ha fatto parte, e la Libia. Non importa se questi Stati abbiano aiutato gli insorti, che poi hanno guadagnato il potere, a scapito del governo costituito (quello di Gheddafi). Si \u00e8 trattato di una guerra tra Stati e quindi di una guerra tra Italia e Libia.<\/p>\n<p><b>Il conflitto armato<\/b><br \/>Quali sono gli effetti della guerra sui trattati? La guerra pu\u00f2 produrre un effetto estintivo o meramente sospensivo degli accordi precedentemente stipulati, tranne che non vengano in considerazione accordi che disciplinano espressamente le ostilit\u00e0 come quelli di diritto umanitario (ad es.il trattamento dei prigionieri di guerra). Di regola i trattati politici (ad es. un trattato di alleanza tra Stati che sono divenuti in seguito belligeranti) si estinguono, mentre altri, come quelli di commercio, sono sospesi.<\/p>\n<p>Dopo la fine delle ostilit\u00e0, qualora venga concluso un trattato di pace, le parti normalmente indicano quali trattati, meramente sospesi durante il conflitto, intendano rimettere in vigore. Ma nel caso libico non \u00e8 stato stipulato alcun trattato di pace, n\u00e9 poteva essere altrimenti data la configurazione del conflitto. Inoltre le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che talvolta suppliscono alla mancanza di un vero trattato di pace, non contengono indicazione alcuna per la Libia.<\/p>\n<p>Per la verit\u00e0 la Commissione del diritto internazionale, che \u00e8 l\u2019organo di codificazione in seno alle Nazioni Unite, ha adottato recentemente (2011) in materia un progetto di articoli che parte dal presupposto della continuit\u00e0 dei trattati, stabilendo che il conflitto armato non produce l\u2019automatica estinzione dei trattati stipulati anteriormente allo scoppio del conflitto. Ma si tratta di opinione per certi versi discutibile, non accettabile nella sua assolutezza, e comunque piena di caveat, che finiscono per inficiarne l\u2019applicabilit\u00e0. Inoltre il progetto di articoli \u00e8 per l\u2019appunto un progetto e di per s\u00e9 non \u00e8 giuridicamente vincolante per gli Stati. Tuttavia esprime un\u2019importante presunzione: la continuit\u00e0 dei trattati nonostante il conflitto armato.<\/p>\n<p>Durante il conflitto si sono susseguite molteplici dichiarazioni da parte italiana, che non brillano per chiarezza. Da parte libica, quando i ribelli lottavano contro Gheddafi ed aspiravano ad un pieno riconoscimento, il Consiglio nazionale di transizione (Cnt) si era pronunciato per il rispetto di tutti i trattati internazionali, a cominciare dal Trattato di amicizia italo-libico.<\/p>\n<p><b>\u201cRiattivare\u201d il Trattato<\/b><br \/>Mi sembra per\u00f2 che le cose siano andate diversamente. La posizione definitivamente espressa dal governo Berlusconi e fatta propria dal governo attuale \u00e8 quella secondo cui il Trattato di Bengasi sia stato sospeso e debba  essere riattivato. Di \u201criattivazione\u201d del Trattato del 2008 ha parlato anche il nuovo ministro degli affari esteri, Giulio Terzi, nell\u2019audizione congiunta delle Commissioni affari esteri della Camera e del Senato il 30 novembre 2011. A tal fine occorre un preciso atto di volont\u00e0.<\/p>\n<p>Da parte libica si \u00e8 ribadita pi\u00f9 volte l\u2019intenzione di riattivare il Trattato, ma non sono seguiti atti concludenti, in attesa dell\u2019insediamento di un governo democraticamente eletto. A quanto risulta, il premier del Cnt Jibril non ha firmato un memorandum d\u2019intesa volto a definire i termini per la riattivazione del Trattato, che l\u2019allora ministro degli affari esteri Franco Frattini aveva sottoposto ai libici durante la visita a Tripoli a fine settembre 2011.<\/p>\n<p>Nella sua visita a Roma il 15 dicembre, il presidente del Cnt Jalil aveva annunciato la riattivazione del Trattato del 2008, ma di essa non si riscontra traccia nella <i>Tripoli Declaration <\/i>siglata tra il Primo Ministro libico al Qeeb e il Presidente del Consiglio Mario Monti al termine della visita a Tripoli il 21 gennaio 2012.<\/p>\n<p>Sul punto \u00e8 silente pure il<i> Meeting Summary<\/i>, siglato dai due presidenti lo stesso giorno, che peraltro sembra estrapolare dal Trattato del 2008 taluni punti, come la regolamentazione del pagamento dei crediti vantati da parte degli enti libici nei confronti dell\u2019Italia e quelli vantati dalle imprese italiane nei confronti della Libia o l\u2019istituzione di un controllo elettronico alle frontiere, oggetto di una lettera di intenti tra i due ministri della difesa. Per il resto il <i>Meeting Summary <\/i>elenca una serie di materie oggetto di futura cooperazione bilaterale che gi\u00e0 figuravano nel Trattato del 2008 o nei trattati precedenti, con la conseguenza che non \u00e8 chiaro se la cooperazione bilaterale possa essere ancorata ai trattati preesistenti o se questi siano ormai lettera morta e sia necessario stipulare nuovi trattati.<\/p>\n<p>Lo stato d\u2019incertezza non giova e un quadro di riferimento globale \u00e8 necessario, per poter fondare su basi stabili la collaborazione Italia-Libia. A parte l\u2019Eni e lo sfruttamento delle risorse petrolifere che \u00e8 ripreso quasi a pieno ritmo, altro settore importante \u00e8 la pesca e il Distretto produttivo della pesca (Cosvap), Regione Sicilia, ha concluso un accordo di cooperazione con la<i> Libyan General Authority for Marine Wealth<\/i>. Tale intesa non \u00e8 formalmente un accordo internazionale, ma fa riferimento all\u2019art 17 del Trattato del 2008 e al protocollo d\u2019intesa sulla cooperazione economica, scientifica e tecnica nel settore delle risorse marine, firmato nel 2009 tra i due ministri competenti.<\/p>\n<p><b>Uscire dall\u2019ambiguit\u00e0<\/b><br \/>Si pu\u00f2 procedere in modo frammentario? Direi di no. Occorre un atto ricognitivo dei due Stati allo scopo di stabilire con certezza quali sono i trattati in vigore tra i due Stati. La premessa da cui partire \u00e8 quella secondo cui i trattati italo-libici non sono estinti, ma soltanto sospesi a causa degli eventi bellici. L\u2019atto ricognitivo avrebbe dunque solo lo scopo di certificare che i trattati sono ancora in vigore e non sarebbe costitutivo di un nuovo regime contrattuale. Eventualmente l\u2019atto ricognitivo potrebbe essere l\u2019occasione per rinegoziare di comune accordo talune clausole dei trattati che hanno sollevato perplessit\u00e0.<\/p>\n<p>Dovrebbe inoltre essere l\u2019occasione per indurre la Libia a ratificare taluni importanti accordi multilaterali come la Convenzione del 1951 sui rifugiati e la Convenzione del diritto del mare del 1982, strumento esenziale per la definizione della piattaforma continentale e del limite esterno delle acque libiche. Una politica della pesca non pu\u00f2 prescindere da tale definizione delle aree marine libiche e dai limiti oggi imposti dall\u2019Unione europea, poich\u00e9 la stipulazione degli accordi di pesca \u00e8 divenuta di esclusiva competenza comunitaria. Tra l\u2019altro la politica della pesca costituiva uno dei punti prioritari dell\u2019accordo quadro da stipulare tra Unione europea e Libia, il cui negoziato \u00e8 stato interrotto dopo la ribellione di Bengasi e l\u2019intervento Nato. <\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I problemi europei e l\u2019attivismo diplomatico per la conclusione del nuovo trattato sulla disciplina di bilancio hanno lasciato in ombra la questione dello status dei nostri trattati con la Libia. 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