{"id":19620,"date":"2012-02-03T00:00:00","date_gmt":"2012-02-02T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/missioni-internazionali-al-giro-di-boa\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:20","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:20","slug":"missioni-internazionali-al-giro-di-boa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/02\/missioni-internazionali-al-giro-di-boa\/","title":{"rendered":"Missioni internazionali al giro di boa"},"content":{"rendered":"<p>Il parlamento italiano ha recentemente approvato, come all&#8217;inizio di ogni anno, il decreto di rifinanziamento della partecipazione italiana alle missioni internazionali. Si tratta di un passaggio parlamentare che consente di fare un bilancio e di tracciare le linee strategiche di intervento, le priorit\u00e0 ed il profilo che il paese esprime nei teatri di crisi in cui \u00e8 impegnato, sotto l&#8217;egida delle Nazioni Unite, della Nato, dell&#8217;Unione europea.<\/p>\n<p><b>Programmazione<\/b><br \/>Sarebbe certo pi\u00f9 opportuno avere una o pi\u00f9 sessioni parlamentari dedicate ad un&#8217;analisi pi\u00f9 ampia ed approfondita degli scenari globali di crisi in cui l&#8217;Italia \u00e8 chiamata ad agire, lasciando al decreto per il finanziamento delle missioni la sua specifica natura di allocazione di risorse. In assenza di una legge quadro sulle missioni &#8211; che giace bloccata nelle commissioni esteri e difesa della Camera, e che speriamo possa vedere la luce in questo anomalo scorcio di legislatura &#8211; l&#8217;unico strumento che il parlamento ha per valutare, discutere ed orientare la partecipazione italiana alle missioni internazionali \u00e8 quello del rifinanziamento. Vediamo allora cosa cambia con il passaggio dal governo Berlusconi al governo Monti.<\/p>\n<p>Innanzitutto, cambia &#8211; e di molto &#8211; la cornice. Negli ultimi quattro anni il finanziamento era avvenuto al di fuori del fondo missioni, che era stato istituito proprio per dare continuit\u00e0 e certezza all\u2019impegno militare e civile dell\u2019Italia nelle aree di crisi. Dal 2008 ad oggi, invece, i decreti avevano di volta in volta trovato finanziamenti a mala pena sufficienti per coprire qualche mese &#8211; a volte sei, a volte solo uno o due -, con il duplice risultato di svilire l&#8217;impegno di tanti italiani (che poi, a parole, venivano celebrati come &#8220;i nostri ragazzi&#8221;) e di dare a partner ed alleati internazionali la sensazione di un&#8217;instabilit\u00e0 ed una incapacit\u00e0 di programmazione che non giovavano al paese.<\/p>\n<p>Da quest&#8217;anno, invece, si torna a finanziare la partecipazione italiana alle missioni per una durata annuale e tramite il fondo preposto. Pu\u00f2 sembrare un dettaglio di metodo o di stile, ma \u00e8 invece un elemento di solidit\u00e0 estremamente importante e positivo.<\/p>\n<p>Ma anche nel merito del provvedimento le novit\u00e0 non sono irrilevanti. Nel complesso, si tagliano quasi duecento milioni rispetto al 2011, facendo per\u00f2 delle scelte selettive &#8211; l&#8217;opposto della logica dei tagli lineari cari all\u2019ex ministro dell\u2019economia, Giulio Tremonti. Innanzitutto cresce l&#8217;investimento in cooperazione civile, sia nel teatro dell&#8217;Afghanistan e del Pakistan (7.400.000 euro) sia, in modo pi\u00f9 consistente (14.200.000 euro) nelle altre aree di crisi. Ventidue milioni in pi\u00f9 non sono un&#8217;enormit\u00e0, ma in rapporto ai fondi quasi inesistenti della cooperazione sono abbastanza significativi e, soprattutto, invertono la tendenza del segno &#8220;meno&#8221; in un anno di difficolt\u00e0 di bilancio come il 2012. Altra scelta non scontata, \u00e8 quella non solo di confermare, ma di incrementare di 750.000 euro il fondo per lo sminamento, che arriva cos\u00ec ai due milioni.<\/p>\n<p><b>Fronte afgano<\/b><br \/> Parallelamente, diminuisce la spesa complessiva per la componente militare delle missioni. \u00c8 qui che le scelte si fanno pi\u00f9 selettive e, quindi, indicative di priorit\u00e0 politiche e strategiche. Cala di circa 200 unit\u00e0 la presenza militare in Afghanistan, coerentemente con il progressivo passaggio di consegne alle autorit\u00e0 afghane in molte zone del paese e con la riduzione degli altri contingenti Isaf. Il 2012 sar\u00e0 un anno cruciale, con il vertice Nato di maggio a Chicago chiamato a definire strategie comuni ed efficaci per il passaggio, dal 2014, dalla fase di transizione a quella di &#8220;trasformazione&#8221; del nuovo Afghanistan.<\/p>\n<p>Una sfida non facile, che richieder\u00e0 al tempo stesso piani di rientro militare molto attesi ed altrettanto delicati, e nuovi investimenti in assistenza formativa, in cooperazione istituzionale, in accordi per la ricostruzione e lo sviluppo economico. Il tutto, sullo sfondo di campagne elettorali per molti e importanti alleati &#8211; a partire dagli Stati Uniti, padroni di casa nella Chicago di Obama.<\/p>\n<p>In linea con quanto avverr\u00e0 nel corso dell&#8217;anno, l&#8217;Italia si prepara dunque ad un ridimensionamento della propria presenza militare in Afghanistan, che probabilmente avverr\u00e0 verso la fine dell&#8217;anno e sar\u00e0 seguita da un ulteriore bilanciamento delle voci di spesa: meno forze sul campo, pi\u00f9 carabinieri e guardia di finanza per formare forze dell&#8217;ordine e polizia di frontiera, pi\u00f9 cooperazione civile, diplomatica, economica, giudiziaria.<\/p>\n<p>Ancora, alla voce &#8220;riduzioni&#8221; si trova la fine di alcune missioni minori, ormai esaurite dal punto di vista militare &#8211; come in Iraq, dove restano in piedi solo progetti di cooperazione civile. Altre missioni, piccole ma rilevanti come quella in sud Sudan, nascono invece oggi.<\/p>\n<p><b>Libano, Balcani e Libia<\/b><br \/>Un carattere particolare assume poi la decisione relativa al Libano, dove pur assumendo il comando della missione Onu, l\u2019Italia riduce il numero dei militari, anche se in misura minore di quanto prevedesse di fare il precedente governo. Questo \u00e8 uno dei dossier sui quali l&#8217;inversione di tendenza appare pi\u00f9 netta, con il nuovo governo impegnato in una riqualificazione del ruolo italiano nell&#8217;area mediterranea, dopo il &#8220;downgrading&#8221; operato dal precedente esecutivo.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente infatti che la regione che si estende dal confine tra Libano e Israele fino alla Siria \u00e8 strategica e vitale per l&#8217;Italia, che pu\u00f2 svolgervi un ruolo molto utile e, per altro, unanimemente riconosciuto dagli interlocutori locali e dalle organizzazioni internazionali.<\/p>\n<p>Anche per questo si sta decidendo di accrescere la presenza militare in aree, come ad esempio i Balcani, alle quali il precedente governo sembrava dedicare minore attenzione, nonostante fosse chiaro che la stabilit\u00e0 recentemente conquistata avesse evidenti fragilit\u00e0. Le rinnovate tensioni nel nord del Kosovo, le difficolt\u00e0 in Bosnia rappresentano un elemento di preoccupazione prioritario per un paese che, come l&#8217;Italia, confina direttamente con la regione ed intrattiene con i singoli paesi intensi rapporti economici, politici e diplomatici.<\/p>\n<p>Questione non meno scottante, infine, \u00e8 quella libica. Delle contraddizioni del governo Berlusconi \u00e8 difficile dimenticarsi, dal baciamano in poi. Il governo Monti non pu\u00f2 che avere tra i suoi obiettivi principali quello di ricostruire una credibilit\u00e0 perduta anche qui, nel Mediterraneo, con quei paesi oggi impegnati in transizioni difficili e non univoche &#8211; dall&#8217;Egitto alla Tunisia, passando per la Libia, dove Monti si \u00e8 appena recato per la sua prima visita ufficiale fuori dai confini europei.<\/p>\n<p>Conclusosi, mesi fa, l&#8217;intervento militare, oggi \u00e8 prioritario dare seguito alle successive risoluzioni delle Nazioni Unite: sostenere la nuova Libia nel momento pi\u00f9 critico, quello della ricostruzione, della riconciliazione nazionale, della formazione di una struttura amministrativa e delle forze di polizia, dello sminamento del territorio e della bonifica dall&#8217;enorme quantit\u00e0 di armi in circolazione nel paese. Per questo prevedere gi\u00e0 per il 2012 un impegno, seppur minimo e ancora molto flessibile, di assistenza civile e militare alla complicata e delicata fase di costruzione della nuova Libia sembra una scelta saggia e lungimirante, che ben si accompagna alla volont\u00e0 di recuperare un ruolo credibile e positivo nella regione mediterranea.<\/p>\n<p><b>Riforma della difesa<\/b><br \/>Infine, due chiare priorit\u00e0 strategiche sono emerse dall&#8217;audizione dei ministri degli affari esteri, Giulio Terzi e della difesa, Giampaolo Di Paola, davanti alle commissioni esteri e difesa di Camera e Senato. Da una parte, \u00e8 stata ribadita la necessit\u00e0 di un approccio &#8220;integrato&#8221; alla sicurezza &#8211; ovvero non solo militare ma anche e soprattutto diplomatico, civile, attento ai fattori di sviluppo economico e all&#8217;affermazione dei diritti umani. Dall&#8217;altra, si \u00e8 sottolineata l&#8217;esigenza non pi\u00f9 rinviabile di procedere speditamente al rafforzamento dell&#8217;integrazione europea nel campo della difesa. Terreno scivoloso, in questi duri tempi di mancanza di leadership europea e tentazioni di ritorno alla dimensione nazionale, sul quale per\u00f2 \u00e8 pi\u00f9 urgente che mai avventurarsi, con coraggio e determinazione, perch\u00e9 continuare a pensare che sia un sogno necessario ma irrealizzabile non lo far\u00e0 certo diventare realt\u00e0.<\/p>\n<p>Mentre \u00e8 di cambiamento reale, e lungimirante, che si avverte l&#8217;urgenza. \u00c8 in quest&#8217;ottica che si pu\u00f2 utilmente affrontare il tema complesso e serio della ridefinizione del sistema di difesa, anche alla luce dei tagli di bilancio intervenuti in questi anni senza che la questione venisse mai affrontata in modo organico. Il ministro Di Paola ha giustamente indicato nella prossima riunione del Consiglio supremo di difesa, prevista per l&#8217;8 febbraio, un passaggio cruciale per questo processo. Toccher\u00e0 contestualmente al governo e al parlamento svolgere una revisione del sistema di difesa che abbia un carattere sinottico, razionale e, al tempo stesso, trasparente.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il parlamento italiano ha recentemente approvato, come all&#8217;inizio di ogni anno, il decreto di rifinanziamento della partecipazione italiana alle missioni internazionali. 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