{"id":19630,"date":"2012-02-06T00:00:00","date_gmt":"2012-02-05T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/litalia-e-la-dipendenza-energetica-dellue\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:19","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:19","slug":"litalia-e-la-dipendenza-energetica-dellue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/02\/litalia-e-la-dipendenza-energetica-dellue\/","title":{"rendered":"L\u2019Italia e la dipendenza energetica dell\u2019Ue"},"content":{"rendered":"<p>I tagli alle forniture di gas verso l\u2019Europa recentemente messi in atto dal gigante energetico russo Gazprom hanno rilanciato l\u2019annoso dibattito sull\u2019indipendenza energetica europea, che negli ultimi mesi sembra aver compiuto alcuni importanti passi indietro. L&#8217;accordo sulla realizzazione della Trans-Anatolian pipeline raggiunto lo scorso dicembre da Azerbaijan e Turchia sembra infatti mettere a serio rischio il futuro del travagliato gasdotto Nabucco. <\/p>\n<p>Pensato da Bruxelles come fondamentale elemento per la creazione del Corridoio Sud \u2013 un nuovo percorso per il trasporto del gas naturale del mar Caspio sui mercati europei aggirando il territorio russo \u2013 Nabucco \u00e8 stato a lungo promosso dalla Commissione come la chiave della strategia europea di diversificazione degli approvvigionamenti.<\/p>\n<p><b>Crescenti difficolt\u00e0<\/b><br \/>Nonostante l\u2019incessante supporto istituzionale, il progetto non \u00e8 mai riuscito a decollare, alimentando forti perplessit\u00e0 tra le grandi imprese coinvolte nella partita del gas caspico. L\u2019ultima in ordine temporale sembrerebbe essere il gigante tedesco Rwe, gi\u00e0 membro del consorzio Nabucco, che ha ventilato l\u2019ipotesi di abbandonare il progetto in seguito al duro colpo inferto dall\u2019accordo turco-azero. <\/p>\n<p>Sebbene il passo falso di Nabucco ridimensioni l\u2019ambizione della Commissione Ue di giocare un ruolo di primo piano nella politica energetica europea, fortunatamente l\u2019attuale incertezza non sembra compromettere il destino degli approvvigionamenti di gas attraverso il corridoio, la cui realizzazione rimane comunque in programma.<\/p>\n<p>Lanciato nel 2003, il progetto Nabucco rappresenta il principale tentativo della Commissione europea di dare una forte dimensione esterna alla politica energetica dell\u2019Unione. Tuttavia, negli anni il progetto ha incontrato notevoli difficolt\u00e0, sia dal punto di vista politico che da quello economico-commerciale.<\/p>\n<p>Quello che sarebbe dovuto essere l\u2019elemento strategico del gasdotto, la sua capacit\u00e0 di 31 miliardi di metri cubi (Bcm) di gas annui, \u00e8 stata probabilmente la sua principale debolezza. Nonostante le aspettative della Commissione, le risorse effettivamente disponibili dalla regione sono infatti limitate. Problematiche di tipo politico impediscono il ricorso a forniture iraniane e irachene, mentre vincoli geografici limitano ancora la possibilit\u00e0 di importare dai ricchi (di gas) paesi centroasiatici, primo fra tutti il Turkmenistan. <\/p>\n<p>Nel breve-medio periodo saranno effettivamente commerciabili soltanto 10 Bcm estratti dal giacimento azero di Shah Deniz II, troppo pochi per garantire l\u2019efficiente funzionamento del gasdotto. Nessuno, tuttavia \u2013 n\u00e9 da Bruxelles n\u00e9 tra gli <i>shareholders <\/i>del progetto \u2013 sembra aver mai pensato ad una possibile revisione (al ribasso) delle attuali caratteristiche del gasdotto.<\/p>\n<p><b>Trans-Anatolian pipeline<\/b><br \/>Questa situazione, e la continua crescita dei costi previsti per la realizzazione \u2013 il Commissario europeo per l\u2019energia Oettinger ha annunciato in ottobre che il costo di Nabucco avrebbe potuto raggiungere i 14 miliardi di euro \u2013 hanno compromesso la credibilit\u00e0 industriale e la competitivit\u00e0 commerciale del progetto agli occhi dei membri del consorzio Shah Deniz II e del governo azero. Le prime avvisaglie si erano avute a settembre quando Bp, l\u2019operatore del giacimento azero, ha proposto un nuovo progetto di gasdotto dalla Bulgaria all\u2019Austria, la<i> South-Eastern Europe Pipeline <\/i>(Seep): il gasdotto replicherebbe, in sostanza, il tragitto europeo di Nabucco, ma con capacit\u00e0 e costi ridotti.<\/p>\n<p>Il colpo di grazia sembra essere arrivato lo scorso 26 dicembre con il memorandum d\u2019intesa firmato dai governi di Baku e Ankara: la Trans-Anatolian pipeline (gi\u00e0 ribattezzata TAnaP) attraverser\u00e0 interamente il territorio turco &#8210; dal confine con la Georgia a quello con la Bulgaria \u2013 con una capacit\u00e0 iniziale 16 miliardi di metri cubi di gas (potenzialmente incrementabile a 24 in caso di un aumento delle forniture disponibili dal Mar Caspio). La compagnia energetica azera Socar sar\u00e0 l\u2019azionista di riferimento del progetto, il cui costo totale dovrebbe aggirarsi tra i 5 e i 7 miliardi di dollari: Socar controller\u00e0 l\u201980% del gasdotto, mentre le turche Botas e Tpao parteciperanno con quote del 10%.<\/p>\n<p>La TAnaP, che secondo (ottimistiche) fonti ufficiali sar\u00e0 operativa entro cinque anni, andr\u00e0 a sostituirsi a Nabucco per il trasporto del gas naturale del giacimento azero di Shah Deniz II sul territorio turco. Il consorzio che opera il giacimento azero dovrebbe infatti commercializzare esattamente 16 miliardi di metri cubi di gas proprio a partire dal 2017: sei miliardi verranno venduti in Turchia, mentre i restanti dieci saranno esportati in Europa.<\/p>\n<p><b>Interessi dell\u2019Italia <\/b><br \/>Mentre la partita per il transito sul territorio turco sembra ormai archiviata, rimane ancora tutto da definire il percorso che il gas azero sar\u00e0 destinato a intraprendere una volta arrivato al confine europeo. La sensazione \u00e8 che attualmente il progetto Seep sia in leggero vantaggio, quantomeno dal punto di vista politico: il gasdotto sponsorizzato da Bp, infatti, andrebbe a rifornire quei mercati dell\u2019Europa sud-orientale altamente dipendenti dalle importazioni russe, motivo per il quale la Commissione in questi anni ha fortemente sostenuto Nabucco.<\/p>\n<p>Per gli interessi dell\u2019Italia, tuttavia, il successo dell\u2019opzione \u201csettentrionale\u201d rappresenterebbe un passo indietro dal punto di vista della sicurezza energetica \u2013 resa critica dalla possibile riduzione delle forniture russe &#8210; ed uno smacco all\u2019ambizione nazionale di diventare lo snodo strategico del gas europeo. L\u2019incertezza determinata dal fallimento di Nabucco rappresenta quindi un\u2019importante opportunit\u00e0 per l\u2019Italia per attrarre i flussi di gas provenienti della regione caspica.<\/p>\n<p>Due progetti sono attualmente in competizione per raggiungere questo obiettivo: l\u2019Interconnettore Turchia-Grecia-Italia (Itgi) di Edison e Depa, ed il Gasdotto Trans-Adriatico (Trans-Adriatic Pipeline, Tap) di Egl, E.On e Statoil. L\u2019interesse italiano, in sostanza, sta nella capacit\u00e0 di uno di questi due progetti di convincere il consorzio Shah Deniz II ed il governo azero che la loro proposta industriale e commerciale \u00e8 migliore rispetto a quella (che verr\u00e0) presentata da Seep. In questo senso, l\u2019aver gi\u00e0 completato gli studi di fattibilit\u00e0 rappresenta un importante valore aggiunto per i due progetti.<\/p>\n<p>Quello che ancora oggi sembra mancare, \u00e8 la volont\u00e0 delle autorit\u00e0 italiane di abbandonare vecchie forme di campanilismo che portano ad attribuire una preferenza acritica per il progetto guidato dall\u2019italiana \u2013 se ancora \u00e8 possibile definirla tale &#8210; Edison nei confronti del consorzio Tap. Senza addentrarci nell\u2019analisi delle caratteristiche tecniche e senza dare giudizi di valore ai due gasdotti, appare chiaro che sia Itgi che Tap rappresentano oggi due importanti frecce all\u2019arco italiano: per l\u2019interesse energetico del paese e dei suoi cittadini, \u00e8 importante essere pronti ad usarle entrambe senza preconcetti.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I tagli alle forniture di gas verso l\u2019Europa recentemente messi in atto dal gigante energetico russo Gazprom hanno rilanciato l\u2019annoso dibattito sull\u2019indipendenza energetica europea, che negli ultimi mesi sembra aver compiuto alcuni importanti passi indietro. 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