{"id":19650,"date":"2012-02-09T00:00:00","date_gmt":"2012-02-08T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/italia-e-ue-alla-prova-del-corno-dafrica\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:19","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:19","slug":"italia-e-ue-alla-prova-del-corno-dafrica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/02\/italia-e-ue-alla-prova-del-corno-dafrica\/","title":{"rendered":"Italia e Ue alla prova del Corno d\u2019Africa"},"content":{"rendered":"<p>Dopo anni di silenzio e di relativo disinteresse, il Corno d\u2019Africa sta tornando in cima all\u2019agenda internazionale. Tra i vari attori coinvolti, l\u2019Unione europea (Ue) sembra fino ad oggi la pi\u00f9 attiva, avendo lanciato tra la fine del 2011 e l\u2019inizio del 2012 una serie di iniziative espressamente dedicate alla regione. Quale spazio riuscir\u00e0 a ritagliarsi l\u2019Italia in questo nuovo quadro strategico?<\/p>\n<p><b>Crisi profonda<\/b><br \/>Da sempre particolarmente critica, la situazione nel Corno d\u2019Africa si \u00e8 aggravata nella seconda met\u00e0 del 2011 a causa di un mix esplosivo di fattori politici ed umanitari, la cui evoluzione rimane estremamente incerta. <\/p>\n<p>Sotto il profilo politico, le criticit\u00e0 maggiori si registrano in Somalia e in Sudan, che per motivi diversi sono da anni coinvolti in una spirale di violenza senza fine, con potenziali effetti a cascata su tutta la regione. All\u2019instabilit\u00e0 politica si \u00e8 poi aggiunta una gravissima crisi umanitaria, con uno stato di carestia che ha colpito quasi tutti i paesi del Corno e che ha coinvolto oltre 13 milioni di persone, di cui quattro nella sola Somalia. Sebbene l\u2019Onu abbia recentemente dichiarato superata la fase pi\u00f9 acuta della carestia, buona parte della popolazione resta ancora in condizioni di estrema indigenza. <\/p>\n<p>L\u2019emergenza nel Corno d\u2019Africa ha indotto l\u2019Unione europea ad applicare una strategia basata su un approccio integrato (il cosidetto <i>comprehensive approach<\/i>). Dal punto di vista umanitario, l\u2019Ue \u00e8 tra i principali donatori del Corno d\u2019Africa, cui fino ad oggi ha destinato al oltre 750 milioni di euro.<\/p>\n<p><b>Approccio integrato<\/b><br \/>A conclusione di un processo negoziale durato due anni e di una serie di documenti strategici approvati fin dal 2006, nel novembre 2011 l\u2019Ue ha promosso una nuova strategia per il Corno d\u2019Africa, che pur attribuendo priorit\u00e0 alla Somalia e al Sudan, definisce l\u2019orizzonte dell\u2019azione dell\u2019Ue anche nel medio-lungo periodo. La strategia intende coniugare interventi per la gestione e risoluzione dei conflitti, la lotta alle minacce alla sicurezza regionale (vedasi terrorismo) fino a misure per sostenere politicamente le istituzioni locali e favorire la crescita economica, all\u2019insegna del cosiddetto nesso tra sicurezza e sviluppo cui da qualche anno l\u2019Unione apertamente si ispira nella sua azione esterna. <\/p>\n<p>Primo passo per l\u2019attuazione della strategia \u00e8 stata la nomina di un rappresentante speciale dell\u2019Ue per il Corno d\u2019Africa nella persona del diplomatico greco Alexander Rondos, che ha il non facile compito di dare coerenza all\u2019azione europea nell\u2019area. In questa chiave va anche letta la recente visita del Rappresentante speciale presso il Quartiere generale della missione Atalanta (Northwood, Gran Bretagna), la prima operazione navale nella storia dell\u2019Ue, dal 2008 tra i principali impegni europei per la lotta alla pirateria al largo delle coste della Somalia. <\/p>\n<p>Nel campo della Politica di sicurezza e difesa comune (Psdc) si trovano, del resto, anche altre novit\u00e0 interessanti per la \u201cattivit\u00e0 sperimentale\u201d dell\u2019Ue nella regione. A fine gennaio, il Consiglio ha infatti approvato per la prima volta l\u2019attivazione dell\u2019<i>Operations Centre<\/i>, un quartier generale completamente europeo, non permanente, situato presso lo Stato maggiore dell\u2019Ue a Bruxelles. <\/p>\n<p>L\u2019<i>Operations Centre<\/i> avr\u00e0 un compito piuttosto ambizioso, che risponde, ancora una volta, ad esigenze di coerenza, soprattutto tra attori militari e civili. Il quartier generale dovr\u00e0 infatti fornire supporto alla pianificazione operativa e all\u2019avvio di una prossima missione civile dell\u2019Ue per il rafforzamento delle capacit\u00e0 marittime dei paesi del Corno (e di una guardia costiera in Somalia); garantire un efficace coordinamento tra questa e altre operazioni Psdc nell\u2019area &#8211; Atalanta e la <i>European Training Mission<\/i> (Eutm) che sta addestrando le truppe somale; sfruttare le sinergie esistenti tra attori militari e civili sul campo e a Bruxelles. L\u2019agenda si annuncia particolarmente impegnativa, anche perch\u00e9 il coordinamento di tutti gli strumenti disponibili \u00e8 da sempre il tallone d\u2019Achille dell\u2019Ue.<\/p>\n<p><b>Onori e oneri dell\u2019Italia<\/b><br \/>Il successo dell\u2019azione dell\u2019Ue presuppone anche una chiara visione politica e strategica. In tal senso, pu\u00f2 rivelarsi cruciale il contributo dei singoli stati membri. La stessa strategia per il Corno d\u2019Africa del 2011 \u00e8 stata infatti il risultato di un\u2019intensa attivit\u00e0 diplomatica che ha visto l\u2019Italia impegnata in un ruolo di primo piano. <\/p>\n<p>Dopo un inizio al rallentatore, dovuto soprattutto ai ritardi legati all\u2019entrata in funzione del Servizio europeo per l&#8217;azione esterna, la nomina del <i>Managing Director <\/i>per l\u2019Africa ha avuto un impulso determinante per l\u2019approvazione della strategia. Analogo percorso \u00e8 stato seguito per superare alcune resistenze nazionali ed europee e giungere alla designazione del rappresentante speciale, figura a lungo voluta dall\u2019Italia. <\/p>\n<p>Le recenti scelte europee, in linea con le proposte avanzate da tempo dall\u2019Italia, indicano che nonostante le limitate risorse umane ed economiche a disposizione, il paese ha saputo farsi interprete di una visione politica e strategica vincente e a creare consenso tra gli altri stati dell\u2019Ue. <\/p>\n<p>Proprio in virt\u00f9 di questa lungimiranza e di legami storici e politici con il Corno d\u2019Africa, l\u2019Italia dovrebbe e potrebbe fare di pi\u00f9. In un recente incontro con il premier somalo Ali, il ministro degli esteri Giulio Terzi ha ribadito che l\u2019Italia \u00e8 \u201cfortemente determinata a continuare a sostenere la Somalia verso la stabilit\u00e0 e soprattutto sul fronte della sicurezza\u201d e che \u201cpunto fondamentale \u00e8 il sostegno allo sviluppo e alla lotta alla povert\u00e0\u201d. <\/p>\n<p>Le parole del ministro corrispondono agli obiettivi della strategia Ue, nel quadro della quale l\u2019Italia avrebbe dunque i numeri per giocare un ruolo di primo piano, auspicabilmente allo stesso livello di altri attori, a partire dal Regno Unito che ospiter\u00e0 la prossima Somalia Donors\u2019 Conference (22 febbraio 2012).<\/p>\n<p>Si ripropone tuttavia l\u2019annoso problema delle risorse. Come evidenziano dati delle Nazioni Unite, il contributo italiano alla crisi, anche umanitaria, nel Corno d\u2019Africa \u00e8 stato finora piuttosto esiguo. Le aspettative dei partner, che pur riconoscono gli importanti contributi dell\u2019Italia in diversi consessi internazionali, restano invece elevate. In tempi di crisi come quelli attuali, \u00e8 certamente difficile strappare la promessa di ulteriori fondi. <\/p>\n<p>Ma la lungimiranza politica deve essere necessariamente accompagnata da un\u2019adeguata pianificazione economica, senza la quale il paese \u00e8 destinato a restare nelle retrovie, anche in contesti in cui potrebbe ricoprire una posizione di avanguardia. In fin dei conti, agli onori dovr\u00e0 pur corrispondere qualche onere.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo anni di silenzio e di relativo disinteresse, il Corno d\u2019Africa sta tornando in cima all\u2019agenda internazionale. 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