{"id":19660,"date":"2012-02-10T00:00:00","date_gmt":"2012-02-09T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/se-israele-attacca-liran\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:19","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:19","slug":"se-israele-attacca-liran","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/02\/se-israele-attacca-liran\/","title":{"rendered":"Se Israele attacca l\u2019Iran"},"content":{"rendered":"<p>Le voci secondo cui Israele sarebbe ormai pronto a lanciare un attacco armato contro l\u2019Iran si fanno sempre pi\u00f9 insistenti. La stampa israeliana lo ha ripetuto spesso negli ultimi giorni. Lo scorso 2 febbraio, lo ha scritto a chiare lettere sul <i>Washington Post <\/i>David Ignatius, che ha definito non casuale la decisione del ministro della difesa israeliano, Ehud Barak, di posticipare un\u2019esercitazione militare congiunta israelo-americana che si sarebbe dovuta tenere in primavera. L\u2019intenzione del governo israeliano sembrerebbe essere, infatti, quella di lanciare un attacco militare proprio nei mesi primaverili, tra aprile e giugno.<\/p>\n<p><b>Opposte visioni<\/b><br \/>Gi\u00e0 qualche tempo fa, l\u2019ex capo del <i>Mossad <\/i>Danny Yatom ha sostenuto che il prezzo che Israele pagherebbe come ritorsione per un attacco preventivo sarebbe notevolmente inferiore al costo di avere un Iran dotato di armi nucleare. Un\u2019opinione differente l\u2019ha, invece, manifestata un altro ex capo del <i>Mossad<\/i>, Meir Dagan, che ha definito \u201cstupida\u201d l\u2019idea di attaccare l\u2019Iran, dal momento che le conseguenze sarebbero devastanti, per Israele e il Medio Oriente tutto.<\/p>\n<p>Yatom, dal canto suo, minimizza i rischi che Israele correrebbe in caso di attacco armato contro l\u2019Iran, sostenendo che un eventuale lancio di missili da Gaza e dal sud del Libano a mo\u2019 di ritorsione porterebbe ad una risposta israeliana \u201ccos\u00ec dolorosa e tremenda\u201d da cessare in tempi rapidi. D\u2019altronde, secondo Yatom, sarebbe ormai stata superata la linea rossa \u2013 la produzione di uranio arricchito al 20%, cio\u00e8 utilizzabile per armi nucleari, nell&#8217;impianto sotterraneo di Fordow, vicino Qom \u2013 e dunque resterebbe un solo anno di tempo per intervenire e bloccare l\u2019Iran prima che si doti di un arsenale atomico.<\/p>\n<p>Che credito dare alle voci di un attacco armato? Ci sono due diverse interpretazioni. Secondo alcuni, Israele sta minacciando un attacco armato per fare in modo che la comunit\u00e0 internazionale adotti sanzioni ancora pi\u00f9 forti contro il regime iraniano. I risultati di questa strategia, effettivamente, sono visibili. L\u2019amministrazione americana ha adottato pochi giorni fa nuove e pi\u00f9 pesanti sanzioni, andando a colpire anche la banca centrale iraniana. Secondo altri, invece, l\u2019attacco armato \u00e8 una possibilit\u00e0 del tutto concreta. D\u2019altronde la lettura che il governo israeliano sembra dare della vicenda lascerebbe pochi margini di azione alla diplomazia.<\/p>\n<p>Secondo il <i>Begin-Sadat (Besa) Center for Strategic Studies<\/i> di Tel Aviv, il principio della deterrenza \u2013 che ha regolato i rapporti tra Usa e Urss negli anni della guerra fredda \u2013 non pu\u00f2 funzionare con l\u2019Iran, che non agisce sul terreno delle relazioni internazionali come un attore razionale. Nella visione del think tank \u2013 condivisa da ampi settori della politica e della societ\u00e0 israeliana, incluso il governo \u2013 nessuna sanzione, per quanto dura, sar\u00e0 sufficiente per arrestare Teheran nella corsa verso il nucleare, e non esister\u00e0 alcun deterrente nel momento in cui il regime degli ayatollah si fosse dotato delle armi nucleari.<\/p>\n<p><b>Washington contro<\/b><br<Quanto questa lettura corrisponda a verit\u00e0 o quanto, invece, sia fuorviata dallo sguardo orientalista che Israele utilizza nei rapporti con l\u2019Iran e il mondo arabo \u00e8 una questione molto complessa. Certamente, la visione che in Israele si ha del Medio Oriente \u2013 quella che Menahem Klein definisce la percezione di essere una \u201cvilla nella giungla\u201d \u2013 ha portato il governo israeliano a leggere la realt\u00e0 regionale in maniera spesso falsata. \n\n\u00c8 quanto accaduto, ad esempio, con la primavera araba. Questo atteggiamento di chiusura ha spinto il governo israeliano ad appoggiare il presidente egiziano Mubarak e, almeno all\u2019inizio, quello siriano Assad, ritenendo che una loro caduta avrebbe lasciato inevitabilmente spazio a regimi islamisti ispirati al modello iraniano. Ed \u00e8 questo stesso atteggiamento che porta una parte considerevole della politica e dell\u2019opinione pubblica israeliana a ritenere preferibile il rischio di una guerra regionale all\u2019ipotesi che l\u2019Iran si doti di armi nucleari.\n\nLa partita, a questo punto, si giocherebbe tra Israele e Stati Uniti. In che modo si muover\u00e0 l\u2019amministrazione americana nei prossimi mesi? Nel giugno del 1967, il primo ministro israeliano Levi Eshkol attese a lungo il semaforo verde del presidente americano Lindon Johnson prima di attaccare Egitto, Giordania e Siria. La storiografia non ha ancora chiarito che cosa sia accaduto esattamente. Certamente, non ci fu un semaforo rosso da parte di Washington. Che cosa accadr\u00e0 oggi, con un\u2019amministrazione americana cos\u00ec fortemente contraria ad un attacco armato? \n\nIl segretario alla difesa Leon Panetta \u2013 gi\u00e0 piuttosto critico, negli scorsi mesi, della politica israeliana in ambito di processo di pace con i palestinesi \u2013 \u00e8 stato al riguardo molto chiaro. Washington non dar\u00e0 ad Israele il via libera all\u2019azione. Gli Usa non hanno alcun interesse a lasciarsi trascinare in un conflitto, il terzo nella regione nel giro di un decennio. Il che sarebbe molto probabile in caso di attacco armato israeliano. Se, infatti, l\u2019Iran colpisse come ritorsione le navi americane di stanza nella regione, gli Stati Uniti sarebbero costretti a rispondere. Tuttavia, in caso di un attacco armato israeliano, difficilmente Obama potrebbe redarguire Israele in un anno di campagna elettorale, proprio mentre i candidati del partito repubblicano fanno a gara per esprimere il proprio totale sostegno a Israele.\n\nLa presidenza Obama far\u00e0, dunque, di tutto per evitare che l\u2019attacco israeliano abbia luogo. Sar\u00e0 molto interessante, nel caso in cui ci\u00f2 avvenga, capire cosa accadr\u00e0 nelle relazioni tra i due paesi. Sar\u00e0 l\u2019occasione per rafforzare una relazione che, durante la presidenza Obama, ha vissuto troppi alti e bassi o, al contrario, sar\u00e0 la goccia che fa traboccare il vaso, gi\u00e0 piuttosto colmo per una serie di \u201cincomprensioni\u201d avvenute tra governo israeliano e amministrazione americana negli ultimi anni?\n\n.\n<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le voci secondo cui Israele sarebbe ormai pronto a lanciare un attacco armato contro l\u2019Iran si fanno sempre pi\u00f9 insistenti. La stampa israeliana lo ha ripetuto spesso negli ultimi giorni. 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