{"id":19680,"date":"2012-02-13T00:00:00","date_gmt":"2012-02-12T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-metodo-monti-che-piace-agli-usa\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:18","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:18","slug":"il-metodo-monti-che-piace-agli-usa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/02\/il-metodo-monti-che-piace-agli-usa\/","title":{"rendered":"Il metodo Monti che piace agli Usa"},"content":{"rendered":"<p>Dall\u2019ampia messe di notizie e commenti sulla visita del Presidente del Consiglio italiano presso le tre cattedrali della politica americana \u2013 Casa Bianca, Congresso e Wall Street \u2013 non \u00e8 forse emerso abbastanza che il pellegrino Mario Monti non \u00e8 andato a pregare, ma a spiegare. E a spiegare non solo le possibilit\u00e0 dell\u2019Italia di uscire dalla crisi, ma anche, anzi soprattutto, un metodo di uscita che \u00e8 dell\u2019Europa o non \u00e8. <\/p>\n<p><b>Dilettanti e tecnocrati<\/b><br \/>\tLa peculiarit\u00e0 del personaggio, certo, \u00e8 stata messa abbondantemente in rilievo. Negli Stati Unti, del resto, i suoi precedenti alla Commissione come cane da  guardia  della concorrenza, al punto di imporne le regole a colossi multinazionali come <i>Microsoft<\/i>, <i> General Electric<\/i> e <i>Honeywell<\/i>, sono note e a suo tempo gli appiccicarono l\u2019etichetta, poi rivelatasi indelebile, di Super-Mario. Meno noto il fatto che, non meno severamente, Monti si fosse comportato nei confronti delle protezioni nazionali  riservate al settore dei servizi in Germania , ivi compresi i privilegi delle <i>Landesbanken<\/i>, le banche centrali del Laender, poi al centro della crisi dell\u2019euro un decennio dopo.<\/p>\n<p>Monti non l\u2019ha schivata questa sua immagime atipica. Anzi, nel corso della sua conversazione al <i>Peterson Institute of International Economics<\/i> di Washington, si \u00e8 ironicamente definito un dilettante, rispetto alla politica. Meglio di tecnocrate, definizione che non gode di buona immagine, in questi tempi di populismo montante, poco rispettoso del prestigio dei \u201cservitori dello stato\u201d, dei \u201ccivil servant\u201d e dei \u201cgrand commis de l\u2019etat\u201d. Eppure, con buona pace delle mode, il fondatore della Comunit\u00e0, ora Unione Europea, fu un tecnocrate di nome Jean Monnet. <\/p>\n<p>N\u00e9 \u00e8 mancata l\u2019evidenza  data al suo essere italiano, eccezionalmente non demandeur, del lustro di un incontro con il presidente degli Stati Uniti, e invece invitato alla Casa Bianca come  un interlocutore utile, forse necessario, a un\u2019intesa transatlantica per l\u2019uscita dalla crisi economica, di cui Obama ha bisogno, particolarmente in un anno elettorale.  E tuttavia l\u2019incontro del 9 febbraio scorso si \u00e8 dimostrato in continuit\u00e0 logica con il precedente vertice bilaterale Italia-Usa, che risale nientemeno che al maggio del 2010, quando a visitare la capitale americana fu irritualmente invitato il presidente della Repubblica. <\/p>\n<p>Giorgio Napolitano and\u00f2 a dire allora al capo dell\u2019esecutivo, cos\u00ec come a un nutrito gruppo bi-partisan di esponenti del Congresso, che l\u2019euro sarebbe sopravvissuto e che il nostro paese avrebbe continuato a farne parte, malgrado un certo scetticismo col\u00e0 diffuso circa l\u2019una e l\u2019altra occorrenza. E ora Mario Monti, da lui portato alla testa del governo, ha fatto riscontrare ai suoi intelocutori  la fondatezza di quella previsione, per aggiungervi di suo la sua validit\u00e0 attuale.<\/p>\n<p><b>Oltre il <i>trade-off<\/b><\/i><br \/>Per il che, ed \u00e8 il terzo aspetto riportato dai media, \u00e8 indispensabile che ai grandi sacrifici chiesti agli italiani (fra proteste tutto sommato ragionevoli, ha potuto far notare Monti, e un resiliente consenso dell\u2019opinione pubblica) corrisponda sia la credibilit\u00e0 della barriera anti-fuoco contro l\u2019incendio dell\u2019euro, sia l\u2019innesco di una fase di crescita economica. Musica per le orecchie, visibilmente aperte, di Barack Obama, che appunto conta sull\u2019aiuto di super-Mario per spingere la cancelliera tedesca Angela Merkel, con la quale si dice  non sia riuscito a stabilire grande comunicazione, non solo ad accogliere il messaggio, ma anche ad operare con maggiore  energia e minore circospezione.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 qui che interviene il metodo. La questione infatti non si limita a un <i>trade-of<\/i>f, uno scambio alla pari fra  sacrifici da una parte e crescita dall\u2019altra. Si tratta di instaurare un gioco a somma positiva fondato su una crescente intregrazione, che non \u00e8 a venire, come un americano intervenuto al Peterson ha ipotizzato, bens\u00ec gi\u00e0 in atto, come ha spiegato il presidente del Consiglio italiano, visto che l\u2019accettazione di una disciplina comune e una rigorosa sorveglianza esterna al di sopra delle sovranit\u00e0 nazionali, l\u2019una e l\u2019altra fino a ieri impensabili, sono gi\u00e0 in essere. <\/p>\n<p>Ma il processo integrativo deve andare oltre e investire il graduale completamento del mercato interno dei beni e dei servizi.  Le resistenze non mancano e per la verit\u00e0, ha detto Monti, sono spesso meno forti nei paesi all\u2019esterno dell\u2019area euro, come il Regno Unito, la Svezia o la Polonia,  che in quelli al suo interno, fra i quali la \u201cvirtuosa\u201d Germania, come gi\u00e0 accennato.<\/p>\n<p><b>Metodo integrativo<\/b><br \/>Il metodo integrativo riguarda in larga misura anche l\u2019area della politica estera e pertanto influisce sul futuro dell\u2019Alleanza atlantica. Temi come il ruolo dell\u2019Italia e dell\u2019Unione europea nei paesi arabo-musulmani, nei quali \u00e8 in corso da oltre un anno un movimento dalle evidenti motivazioni di democrazia e di giustizia, ma dagli esiti variamente e gravemente incerti, sono stati anch\u2019essi oggetto dei colloqui a Washington, a cui ha partecipato anche il ministro degli esteri Giulio Terzi di Sant\u2019Agata.<\/p>\n<p>Capire a fondo la questione del metodo \u00e8 pi\u00f9 difficile per gli americani. Le loro preferenze sono per un euro che sopravvive alla crisi, per un\u2019economia europea che non incide negativamente sulla loro, e per un\u2019Europa che finalmente \u201cparla con una voce sola\u201d sulle questioni della stabilit\u00e0 geopolitica del Medio Oriente e dell\u2019Asia occidentale. Ma, inclini come sono a dimenticare quanto sia stato lungo e laborioso nella loro storia raggiungere la stadio della moneta comune e della politica internazionale unica, tendono a ritenere questi loro alleati del Vecchio Continente  lenti, reticenti e intenti a guardarsi l\u2019ombelico. <\/p>\n<p>\u00c8 bene che da questa parte dell\u2019Atlantico  vengano dei leader capaci di spiegare loro come la gestione delle situazioni critiche, quale quella che viviamo, sia da porre nel pi\u00f9 ampio contesto di processi in corso cos\u00ec che le emergenze sfocino in soluzioni di sistema. Che l\u2019abbia fatto  il nuovo capo del governo italiano, con esiti a quanto pare pi\u00f9 significativi di altri, \u00e8 motivo di compiacimento. Quali che siano gli effetti sugli spread.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dall\u2019ampia messe di notizie e commenti sulla visita del Presidente del Consiglio italiano presso le tre cattedrali della politica americana \u2013 Casa Bianca, Congresso e Wall Street \u2013 non \u00e8 forse emerso abbastanza che il pellegrino Mario Monti non \u00e8 andato a pregare, ma a spiegare. 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