{"id":19700,"date":"2012-02-15T00:00:00","date_gmt":"2012-02-14T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-politica-estera-del-dragone-bifronte\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:18","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:18","slug":"la-politica-estera-del-dragone-bifronte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/02\/la-politica-estera-del-dragone-bifronte\/","title":{"rendered":"La politica estera del Dragone bifronte"},"content":{"rendered":"<p>Secondo lo zodiaco cinese il 2012 \u00e8 l\u2019anno del dragone, uno dei segni pi\u00f9 importanti nella cultura cinese, ma anche uno di quelli che meglio descrivono il rapporto tra la Cina e l\u2019Occidente: simbolo imperiale, creatura divina e di buon auspicio per i cinesi; mostro luciferino e maligno per gli occidentali.<\/p>\n<p>Per la prima volta dopo cinquant\u2019anni, tuttavia, il dragone torna ad essere strettamente associato all\u2019elemento dell\u2019acqua, fondamentale in una cultura tradizionalmente agricola come quella cinese. L\u2019acqua sembra avere un effetto calmante sul temperamento impavido del dragone, ne orienta l\u2019entusiasmo e lo aiuta a rivalutare la situazione facendo un uso saggio dell\u2019arte dell\u2019attesa, spronandolo a concludere un progetto prima di avviarne un altro.<\/p>\n<p><b>Scarsa pianificazione<\/b><br \/>Mentre la Cina torna sotto il segno del dragone, l\u2019Occidente tende a trasformarsi in San Giorgio. \u00c8 quello che accade oggi in Asia, dove alla rapida crescita dell\u2019influenza regionale cinese, Washington risponde con decisione, <a href= \" http:\/\/www.foreignpolicy.com\/articles\/2011\/10\/11\/americas_pacific_century\" target= \"blank\"><b><u>politica<\/u><\/b><\/a> e <a href= \"http:\/\/www.bbc.co.uk\/news\/world-us-canada-16430405\" target= \"blank\"><b><u>militare<\/u><\/b><\/a>, ricalibrando il baricentro del suo fronte strategico tra il Medio e l\u2019Estremo Oriente.<\/p>\n<p>Come risponde la Cina al \u201critorno\u201d muscolare degli Stati Uniti in Asia? Zhu Feng, docente della <i>School of International Studies<\/i> della <i>Peking University <\/i>distingue tre correnti all\u2019interno del dibattito cinese su questo tema: un primo gruppo tende a interpretare i toni enfatici assunti dell\u2019amministrazione Obama come una mera mossa elettorale per evitare di prestare il fianco alle dure posizioni anti-cinesi dei candidati repubblicani; altri vedono invece palesarsi il vecchio incubo dell\u2019accerchiamento del paese da parte della potenza egemone e spingono verso contromisure decise e robuste; un ultimo gruppo, invece, \u00e8 pi\u00f9 autocritico: propone di cogliere questa offensiva americana come un\u2019occasione per riesaminare la politica estera del paese. Secondo quest\u2019ultima corrente di pensiero &#8211; molto popolare tra gli addetti ai lavori e alla quale lo stesso Zhu sembra aderire &#8211; l\u2019indecisione e la contraddittoriet\u00e0 delle politica estera cinese negli ultimi mesi ha inasprito i rapporti con i partner della regione.<\/p>\n<p>La ragione di tale indecisione \u00e8, secondo Zhu, la scarsa capacit\u00e0 di pianificazione della politica estera del paese, che \u00e8 dovuta, a sua volta, al clima di transizione politica nella leadership . Da una parte, infatti, l\u2019opinione pubblica cinese, criticando l\u2019arrendevolezza dei vertici politici nei confronti delle mosse di Washington e dei suoi alleati nella regione, li spinge ad alzare i toni della retorica all\u2019interno del paese. Ne \u00e8 una testimonianza il <a href= \"http:\/\/www.bbc.co.uk\/news\/world-asia-china-16063607\" target= \"blank\"><b><u>recente discorso di Hu Jintao<\/u><\/b><\/a> agli ufficiali della marina. <\/p>\n<p>Dall\u2019altra, questa retorica a uso interno alimenta i sospetti dei paesi limitrofi sulle reali intenzioni di Pechino e viene quindi bilanciata all\u2019esterno da posizioni moderate tese a evitare l\u2019emergere di tensioni e conflitti. La reazione cinese al recente annuncio del rafforzamento della cooperazione militare tra gli Stati Uniti e le Filippine ne \u00e8 un perfetto esempio: alla <a href= \"http:\/\/www.defensenews.com\/article\/20120129\/DEFREG03\/301290005\/China-Seeks-Calm-After-Philippines-U-S-Ties-Grow\" target= \"blank\"><b><u>moderazione della reazione ufficiale<\/u><\/b><\/a> del ministero degli Esteri cinese ha fatto infatti da contraltare la <a href= \"http:\/\/www.globaltimes.cn\/NEWS\/tabid\/99\/ID\/693575\/Make-Philippines-pay-for-balancing-act.aspx\" target= \"blank\"><b><u>dura richiesta di sanzioni<\/u><\/b><\/a> contro il governo filippino da parte della stampa ufficiale.<\/p>\n<p><b>Tempi lunghi<\/b><br \/>\u00c8 impensabile secondo Zhu immaginare una ristrutturazione sostanziale nella politica estera cinese in tempi brevi. L\u2019agenda politica interna, specie in un momento delicato di transizione ai vertici del potere come quello attuale, continuer\u00e0 a influenzare il modo in cui la Cina opera all\u2019esterno. Allo stesso tempo, tuttavia, il rafforzamento progressivo del ruolo del paese a livello internazionale spinge verso un maggiore attivismo nella regione. Il recente invio di forze di <a href= \"http:\/\/www.atimes.com\/atimes\/Southeast_Asia\/ML17Ae01.html\" target= \"blank\"><b><u>polizia cinese in Thailandia<\/u><\/b><\/a> per contribuire al pattugliamento del Mekong contro i trafficanti di droga \u00e8 un primo indizio di questa lenta transizione di Pechino verso una politica pi\u00f9 interventista a livello regionale.<\/p>\n<p>Fino ad oggi la Cina si \u00e8 mostrata molto riluttante a intervenire all\u2019estero per non alimentare paure nei confronti della sua crescita, ma soprattutto per timore di restare ancora una volta vittima delle \u201cinterferenze\u201d (<i>ganshe<\/i>, &#24178;&#28041;) degli stranieri nei propri affari interni. Da qualche mese, tuttavia, in Cina un nuovo termine ispira il dibattito degli esperti su questo tema: si tratta del concetto di \u201cintervento creativo\u201d (<i>chuangzaoxing jieru<\/i>&#21019;&#36896;&#24615;&#20171;&#20837;) recentemente introdotto dall\u2019eminente studioso della <i>Peking University <\/i>Wang Yizhou. Secondo la definizione di Wang, l\u2019 \u201cintervento creativo\u201d mira a una partecipazione pi\u00f9 attiva della Cina alla soluzione dei problemi regionali e internazionali sulla base di un\u2019analisi selettiva degli interessi reali del paese e su un uso saggio e accurato della forza per promuoverli, con un\u2019enfasi maggiore sugli strumenti di soft power e sul rispetto dei criteri di legalit\u00e0 riconosciuti dalla comunit\u00e0 internazionale e dalle Nazioni Unite.<\/p>\n<p>La proposta di Wang sembra forse troppo teorica per tradursi in tempi brevi in una concreta strategia di politica estera, eppure essa \u00e8 indicativa di un fermento che potrebbe produrre i suoi frutti con l\u2019arrivo della quinta generazione ai vertici del Partito. Potrebbe essere solo questione di tempo.<\/p>\n<p><i><font size=\"1\"> Articolo pubblicato sul numero 2\/2012 di  <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/PDF\/OrizzonteCina\/OrizzonteCina_12-01.pdf\" target= \"blank\"><b><u> OrizzonteCina<\/u><\/b><\/a>, rivista online sulla Cina contemporanea a cura di Torino World Affairs Institute e Istituto Affari Internazionali. <\/i><\/font><\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Secondo lo zodiaco cinese il 2012 \u00e8 l\u2019anno del dragone, uno dei segni pi\u00f9 importanti nella cultura cinese, ma anche uno di quelli che meglio descrivono il rapporto tra la Cina e l\u2019Occidente: simbolo imperiale, creatura divina e di buon auspicio per i cinesi; mostro luciferino e maligno per gli occidentali. 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