{"id":19760,"date":"2012-02-21T00:00:00","date_gmt":"2012-02-20T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/cosa-manca-allitalia-nellue\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:17","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:17","slug":"cosa-manca-allitalia-nellue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/02\/cosa-manca-allitalia-nellue\/","title":{"rendered":"Cosa manca all\u2019Italia nell\u2019Ue"},"content":{"rendered":"<p>Il recente intervento di Mario Monti al Parlamento europeo costituisce una solenne sanzione del ritorno dell\u2019Italia in Europa. Era indispensabile al recupero della nostra immagine. Si collega alla grande tradizione europea del paese, coerente con i discorsi dei suoi principali esponenti da Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano.<\/p>\n<p>Fanno parte della nostra identit\u00e0 europea due punti centrali: il richiamo costante alla centralit\u00e0 del parlamento di Strasburgo i cui poteri si sono fra l\u2019altro accresciuti, anno dopo anno, grazie anche alla determinazione di vari governi italiani fino all\u2019inizio del nuovo millennio; l\u2019accento posto sul recupero dello spirito comunitario e sul perseguimento della costruzione unitaria. Non so quanti ricordano ancora che il voto a suffragio universale del parlamento europeo nel 1979 avvenne sulla base di una proposta italiana.<\/p>\n<p><b>Democrazia e integrazione<\/b><br \/>\nMonti ha parlato al momento giusto: sul piano esterno, forte del consolidamento del rapporto con la cancelliera tedesca Angela Merkel e con il presidente francese Nicolas Sarkozy; sul piano interno, reso credibile dalle misure prese per il risanamento finanziario del paese. Il discorso contiene richiami innovativi e suggerimenti propositivi. Rappresenta un\u2019importante assunzione di responsabilit\u00e0, uno sforzo riuscito per riconquistare la fiducia di un parlamento abituatosi negli anni a non contare sulla presenza operosa dell\u2019Italia.<\/p>\n<p>Monti ha sottolineato innanzitutto l\u2019irreversibilit\u00e0 della disciplina di bilancio e del processo riformistico avviato in Italia. Ha fatto bene. Il ritorno alla fiducia nei confronti del paese non va considerato ancora acquisito. Rimangono molti timori che le pessime pratiche finanziarie degli anni recenti possano venire riproposte al termine dell\u2019attuale esperienza governativa. Ha marcato la volont\u00e0 dell\u2019Italia d\u2019essere componente creativa della costruzione dell\u2019Europa. \u00c8 la condizione necessaria per contribuire alla stabilit\u00e0 e all\u2019integrit\u00e0 della zona euro.<\/p>\n<p>Stimola, soprattutto dopo anni di silenzio, la rappresentazione data dell\u2019Italia come paese non passivo ma intenzionato a determinare gli orientamenti politici dell\u2019Unione europea. Bene ha fatto quindi il presidente del Consiglio a sottolineare che \u00e8 inammissibile permettere che l\u2019euro diventi fattore di separazione e disgregazione, che la crisi dell\u2019eurozona ha fatto nascere risentimenti di cui tutti gli europei devono sentirsi corresponsabili, che la Commissione rimane il cuore dell\u2019integrazione europea, che il mercato unico ne \u00e8 centro propulsore, nonch\u00e9 a ribadire l\u2019importanza del metodo comunitario e la priorit\u00e0 delle istituzioni europee.<\/p>\n<p>Appropriato il riconoscimento per la cultura della stabilit\u00e0 e della disciplina espressa dalla Germania e l\u2019ammonimento preoccupato per il crescente distacco dell\u2019opinione pubblica verso il progetto unitario europeo. Monti ha colto la pericolosa insidia rappresentata dalla rincorsa ai risentimenti perch\u00e9 esalta le diversit\u00e0 nazionali in maniera insopportabilmente corrosiva e ripropone barriere che dovrebbero finire nella spazzatura della storia. Ne abbiamo riscontrato volgari avvisaglie su giornali francesi, italiani, tedeschi.<\/p>\n<p>Monti ha concluso con un riferimento importante alla necessit\u00e0 di conciliare democrazia e integrazione. Ha ricordato il problema, apertamente discusso in vari paesi a cominciare dalla Germania, della mancanza di legittimit\u00e0 democratica delle decisioni assunte dall\u2019Unione europea, sottolineando la necessit\u00e0 di rafforzare il controllo democratico per impedire che decisioni impopolari per la vita dei cittadini vengano avvertite come imposte da autorit\u00e0 senza volto, suscettibili di venire strumentalizzate da forze estremiste.<\/p>\n<p><b>Discorso incompiuto<\/b><br \/>\nIl discorso di Mario Monti esprime una volont\u00e0 di presenza dell\u2019Italia e sollecita altri (la Germania sul mercato interno) all\u2019osservanza delle proprie responsabilit\u00e0. Se dovessi sceglierne il passaggio pi\u00f9 significativo, non avrei esitazioni: \u00e8 il richiamo al completamento del mercato unico. Il presidente del Consiglio ne ha pienamente colto la capacit\u00e0 aggregativa fra gli europei. Ha giustamente ribadito che un\u2019unione monetaria non pu\u00f2 durare in presenza di paesi che perseguono politiche economiche diverse e che il mercato unico rappresenta un cruciale fattore di omogeneit\u00e0.<\/p>\n<p>Un discorso di spessore ma in qualche maniera incompiuto. In questa fase iniziale dell\u2019attivit\u00e0 di governo concentrata sulla credibilit\u00e0 del risanamento finanziario dell\u2019Italia, Monti non poteva parlare diversamente. Sarebbe stato prematuro attendersi indicazioni operative sull\u2019avanzamento verso l\u2019unione politica. Non resta che auspicare una seconda parte centrata, una volta superata l\u2019emergenza finanziaria e posta in sicurezza la moneta unica, sul perseguimento della costruzione europea e sulla definizione della posizione dell\u2019Italia nell\u2019Europa.<\/p>\n<p>Incombono tanti quesiti: la ricostruzione di una solidariet\u00e0 intereuropea, la definizione di un governo comune dell\u2019economia, la primazia delle istituzioni comunitarie, l\u2019avvio di politiche comuni ritardate e disattese sinora, l\u2019indivisibilit\u00e0 dell\u2019Europa. Nessuno vuole trasformare l\u2019Europa in un superstato ma dobbiamo avere certezza sugli obiettivi futuri. Ulteriori cessioni di sovranit\u00e0 alle istituzioni di Bruxelles hanno un senso solo nell\u2019ambito di un definito percorso comune: non pu\u00f2 che essere l\u2019unione politica. Superata l\u2019emergenza, l&#8217;Italia avr\u00e0 i numeri necessari per contribuire a mettere ordine nei malintesi esistenti fra gli Stati membri sul cammino comune.<\/p>\n<p>L\u2019Europa non progredisce solo sulla base d\u2019interessi economici convergenti. Deve esistere un legame pi\u00f9 forte, capace di trascendere singole divisioni. Gli interessi economici possono essere in contrasto. Vanno tenuti insieme nell\u2019ambito di una visione ideale comune sostenuta da un mercato effettivamente unico. Questi pilastri vanno rafforzati. \u00c8 fondamentale il tema della democrazia, \u00e8 preoccupante il distacco dei cittadini di fronte al processo unitario europeo; altrettanto centrale rimane rimettere ordine nella confusione istituzionale creatasi in questi anni di fronte all\u2019incalzare della crisi dei debiti sovrani trasformatasi in crisi dell\u2019euro. Negli anni scorsi si \u00e8 operato sotto la pressione degli eventi esterni senza il tempo di guardare in avanti. Adesso \u00e8 ora di cambiare registro. L\u2019esempio deve venire da Francia, Germania, Italia, Polonia. L\u2019accento va posto sul ritorno all\u2019Europa dei padri fondatori con misure pratiche e concrete.<\/p>\n<p>Questo, in sostanza, il messaggio ancora incompiuto che il presidente del Consiglio dovrebbe sviluppare nei prossimi mesi e che dovrebbe impegnare i successivi governi italiani in uno sforzo di reale continuit\u00e0 e con spirito autenticamente bipartisan. Ma chi potr\u00e0 mai farlo se non proprio Monti e per lungo tempo ancora?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il recente intervento di Mario Monti al Parlamento europeo costituisce una solenne sanzione del ritorno dell\u2019Italia in Europa. Era indispensabile al recupero della nostra immagine. Si collega alla grande tradizione europea del paese, coerente con i discorsi dei suoi principali esponenti da Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano. 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