{"id":19780,"date":"2012-02-27T00:00:00","date_gmt":"2012-02-26T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/italia-e-europa-rilanciano-lo-spazio\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:17","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:17","slug":"italia-e-europa-rilanciano-lo-spazio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/02\/italia-e-europa-rilanciano-lo-spazio\/","title":{"rendered":"Italia e Europa rilanciano lo spazio"},"content":{"rendered":"<p>A dispetto del difficile momento di crisi che caratterizza l\u2019Europa, il recente lancio inaugurale del razzo Vega, perfettamente riuscito, ha segnato un successo politico, industriale e tecnologico sia per l\u2019Italia che per l\u2019intero continente. Punto di arrivo delle prime attivit\u00e0 spaziali condotte dal pioniere Luigi Broglio, il lanciatore \u00e8 stato sviluppato sotto la guida italiana nell\u2019ambito di un programma cooperativo dell\u2019Agenzia spaziale europea (Esa). Il piccolo Vega completa cos\u00ec la famiglia dei lanciatori europei, composta dal vettore pesante di esperienza trentennale Ariane e dal razzo russo di portata media Soyuz, il pi\u00f9 utilizzato ed affidabile al mondo, recentemente \u201ceuropeizzato\u201d.<\/p>\n<p>I tre lanciatori dovrebbero quindi garantire, almeno nel breve periodo, indipendenza strategica per l\u2019Europa, ovvero un accesso autonomo allo spazio; il successo delle missioni nazionali e di quelle legate alla politica spaziale europea; una maggiore competitivit\u00e0 sulla scena globale per la societ\u00e0 di lancio <i>Arianespace<\/i>, che opera allo spazioporto europeo di Kourou (Guyana francese). <\/p>\n<p>Nel lungo periodo, invece, l\u2019Europa dovr\u00e0 individuare una strategia equilibrata di investimento nelle sue capacit\u00e0 di lancio e adottare scelte politiche difficili in merito alla <i>governance <\/i>e all\u2019organizzazione industriale del settore del trasporto spaziale. Anche l\u2019Italia, attore spaziale di rilievo e protagonista dello sviluppo di Vega, dovr\u00e0 fare la sua parte. L\u2019occasione, imperdibile, sar\u00e0 il prossimo Consiglio ministeriale dell\u2019Esa previsto per la fine dell\u2019anno.<\/p>\n<p><b>Missione Vega<\/b><br \/>Vega \u00e8 in grado di rilasciare in orbita bassa uno o pi\u00f9 satelliti, di natura commerciale, ma soprattutto istituzionale, per missioni scientifiche e di osservazione della Terra. Il lancio di qualifica ha permesso, ad esempio, di posizionare il satellite dell\u2019Agenzia spaziale italiana (Asi) per misure relativistiche Lares, i sette esperimenti scientifici <i>CubeSats<\/i> (nano-satelliti) ed ALMASat-1 (micro-satellite dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna). Lo sviluppo del lanciatore, al quale l\u2019Italia ha contribuito per pi\u00f9 del 60%, ha determinato positivi ritorni industriali e tecnologici nel paese, consolidando ulteriormente la nicchia di eccellenza che l\u2019Italia vanta nel campo della propulsione solida e rafforzando la rispettiva filiera di industrie e centri di ricerca.<\/p>\n<p>Oltre ai capicommessa Elv, societ\u00e0 appositamente costituita dall\u2019Asi (30%) e da Avio (70%) per la guida del progetto, e Vitrociset, azienda responsabile della piattaforma di lancio di Vega a Kourou, partecipano al programma numerose piccole e medie imprese. In base alle stime di mercato, Vega sar\u00e0 commissionato per cinque lanci all\u2019anno, favorendo gli investimenti in ricerca e sviluppo, l\u2019efficienza dei cicli produttivi e la creazione di nuovi posti di lavoro. Al momento, sono gi\u00e0 stati firmati due contratti con l\u2019Esa per il lancio dei satelliti Sentinelle del programma europeo di osservazione della Terra &#8211; il <i>Global Monitoring for Environment and Security<\/i> (Gmes) &#8211; nel 2014 e nel 2016.<\/p>\n<p> Vega, accanto a Souyz e Ariane, permetter\u00e0 all\u2019Europa di ampliare il mercato dei lanci istituzionali, oggi molto limitato, specialmente rispetto a quello di altre potenze spaziali come Cina, Stati Uniti e Russia. I tre lanciatori sfrutteranno l\u2019opportunit\u00e0 offerta dai programmi europei Gmes e Galileo (navigazione satellitare) per effettuare pi\u00f9 lanci istituzionali: pi\u00f9 di trenta satelliti da posizionare in orbita sull\u2019orizzonte del 2020. In questo senso si \u00e8 gi\u00e0 utilizzato Soyuz per il lancio dei primi due satelliti operativi di Galileo e tutti i successivi saranno lanciati dallo stesso vettore e da Ariane. A questi, si potranno aggiungere i lanci legati a missioni istituzionali nazionali.<\/p>\n<p><b>Futuro alle porte<\/b><br \/>Il successo di Vega e Ariane, i due lanciatori propriamente europei, nonch\u00e9 dei loro successori, dipender\u00e0 in gran parte dalle decisioni assunte dai paesi membri dell\u2019Esa durante la ministeriale di fine 2012. Il Consiglio dovr\u00e0 infatti stabilire quali programmi di lanciatori portare avanti con uno sguardo al 2025; e definire una struttura appropriata di <i>Arianespace <\/i>e dell\u2019industria del trasporto spaziale tale da garantirne sostenibilit\u00e0 e competitivit\u00e0 nel lungo periodo. <\/p>\n<p>Per il futuro si dovr\u00e0 decidere se avviare contemporaneamente lo sviluppo dell\u2019evoluzione di Ariane, l\u2019Ariane 5 <i>Mid-life Evolution<\/i> (ME), ed il programma preparatorio del successore, il <i>Next Generation Launcher <\/i>(Ngl), o optare per una sola delle due alternative, non senza oneri gravosi nel primo caso e conseguenze per la continuit\u00e0 dell\u2019accesso europeo allo spazio nel secondo.<\/p>\n<p>Riguardo <i>Arianespace<\/i> e l\u2019industria, prima di stabilire la nuova strategia di investimento, si dovranno fare i conti con le perdite che la societ\u00e0 ha subito negli ultimi anni, dovute prevalentemente al principio del \u201critorno geografico\u201d &#8211; regola aurea applicata in ambito Esa &#8211; e all\u2019organizzazione industriale sottesa a sviluppo, produzione e commercializzazione dei lanciatori. Il \u201critorno geografico\u201d, pur offrendo vantaggi per le industrie nazionali, non garantisce efficienza dal punto di vista dei costi e del ciclo produttivo. Il sistema di appalti consente inoltre che alcuni fornitori di <i>Arianespace<\/i>, e in primo luogo il capocommessa di Ariane, siano anche suoi azionisti, dando vita a un conflitto di interessi.<\/p>\n<p>Oggi <i>Arianespace<\/i> \u00e8 una societ\u00e0 pubblico-privata dominata dalla Agenzia spaziale francese (Cnes), che detiene la maggioranza relativa dell\u2019azionariato, seguita dalle industrie del settore, in particolare da Eads e le sue controllate. Si dovrebbe quindi definire una <i>governance <\/i>pi\u00f9 lineare e trasparente, prendendo in considerazione ogni possibile opzione, consapevoli che nel settore del trasporto spaziale \u00e8 difficile avere bilanci in attivo senza il sostegno dei governi. Tra le possibilit\u00e0 si pu\u00f2 immaginare una struttura completamente pubblica o, al contrario, interamente privata, ma che riesca a tutelare gli interessi di quei paesi che pi\u00f9 investono nel settore del trasporto spaziale, come Francia, Italia e Germania.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 potrebbe rivelarsi possibile anche nel caso di una privatizzazione. La costituzione di una nuova societ\u00e0, guidata da Eads-Astrium Space Transportation e Avio, consentirebbe ad esempio una razionalizzazione delle attuali attivit\u00e0 europee di natura industriale e commerciale nel settore del trasporto spaziale, che oggi sono frammentate e collegate a diverse societ\u00e0 internazionali partecipate dalle stesse Eads e Avio. Gli interessi dei suddetti governi, essendo rappresentati negli azionariati delle due aziende, sarebbero cos\u00ec garantiti.<\/p>\n<p><b>Nuova governance<\/b><br \/>La riflessione sulla <i>governance <\/i>dovrebbe altres\u00ec includere la gestione del cosmodromo europeo di Kourou, all\u2019apparenza una struttura francese concessa in uso all\u2019Esa. In base agli accordi, l\u2019Esa \u00e8 proprietaria delle infrastrutture di lancio, ma la Francia detiene il potere decisionale su tutte le operazioni e garantisce con le proprie forze armate la sicurezza del centro. La dimensione europea dovrebbe essere quindi pi\u00f9 valorizzata, anche in virt\u00f9 del fatto che l\u2019Esa \u00e8 in parte responsabile, anche giuridicamente, dei danni eventualmente procurati, in particolare, dai lanci di Vega. Una maggiore \u201ceuropeizzazione\u201d dello spazioporto potrebbe essere garantita dalla copertura da parte dell\u2019Ue di parte, almeno, dei costi.<\/p>\n<p>A cavallo tra il 2011 ed il 2012, l\u2019Europa ha conseguito alcuni importanti successi in campo spaziale, anche grazie all\u2019autonomia delle capacit\u00e0 di accesso allo spazio: dal primo lancio della versione europea di Soyuz per la messa in orbita dei satelliti di Galileo a quello di qualifica di Vega, dalla firma dei nuovi contratti per lo sviluppo dei successivi satelliti di Galileo a quella per l\u2019adattamento di Ariane per il lancio di questi ultimi. <\/p>\n<p>\u00c8 evidente dunque che senza una efficace politica di accesso allo spazio, l\u2019Europa non potrebbe portare avanti iniziative spaziali, comuni o nazionali che siano, e competere con Stati Uniti, Russia e Cina, fortemente impegnati a sostenere le attivit\u00e0 spaziali. Gli stati membri Esa, Italia inclusa, devono quindi continuare a garantire gli investimenti necessari al settore del trasporto spaziale, ma anche impegnarsi politicamente a ridefinire la sua <i>governance<\/i>. Ci\u00f2 permetter\u00e0 alla politica spaziale europea e a quelle nazionali di progredire, rafforzando il prestigio, l\u2019indipendenza strategica, l\u2019innovazione e, non ultimo, anche l\u2019occupazione in questo importante settore.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A dispetto del difficile momento di crisi che caratterizza l\u2019Europa, il recente lancio inaugurale del razzo Vega, perfettamente riuscito, ha segnato un successo politico, industriale e tecnologico sia per l\u2019Italia che per l\u2019intero continente. 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