{"id":19790,"date":"2012-02-29T00:00:00","date_gmt":"2012-02-28T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/egitto-e-israele-alla-battaglia-del-gas\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:16","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:16","slug":"egitto-e-israele-alla-battaglia-del-gas","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/02\/egitto-e-israele-alla-battaglia-del-gas\/","title":{"rendered":"Egitto e Israele alla battaglia del gas"},"content":{"rendered":"<p>Il clima di incertezza e instabilit\u00e0 politica che caratterizza l\u2019Egitto sta avendo implicazioni di sicurezza energetica particolarmente controverse. La vulnerabilit\u00e0 delle infrastrutture energetiche emerge chiaramente nei ripetuti attacchi all\u2019<i>Arab Gas Pipeline<\/i>, il gasdotto che, attraverso il Sinai, trasporta(va) il gas a diversi paesi dell\u2019area mediorientale. L\u2019infrastruttura permette all\u2019Egitto di esportare circa cinque miliardi di metri cubi di gas all\u2019anno, in particolare verso Israele e Giordania. L\u2019ennesimo attacco all\u2019infrastruttura avvenuto a inizio febbraio, ha nuovamente interrotto le forniture rendendo ancora pi\u00f9 urgente la ricerca di alternative pi\u00f9 sicure e affidabili.<\/p>\n<p><i>Fonte: Arab Fund for Economic &amp; Social Development<\/i>.<\/p>\n<p><b>Alta tensione <\/b><br \/>\nAl 2010, le riserve provate di gas dell\u2019Egitto ammontavano a 2,2 migliaia di miliardi di metri cubi (mld mc); i mercati di destinazione delle esportazioni egiziane erano Israele (2,10 mld mc), Giordania (2,52), Siria (0,69) e Libano (0,15). Tuttavia, l&#8217;offerta di gas \u00e8 stata interrotta ben dieci volte nel corso del 2011, a causa dei numerosi sabotaggi che hanno reso il gasdotto inutilizzabile per pi\u00f9 di 200 giorni. I pi\u00f9 colpiti dal blocco delle forniture sono stati Israele, che importa dall\u2019Egitto il 40 per cento del consumo nazionale di gas, e la Giordania la cui dipendenza raggiunge l\u201980 per cento.<\/p>\n<p>Ad esacerbare ulteriormente il quadro ha contribuito la decisione del governo egiziano di rivedere al rialzo i prezzi del gas. Mentre la Giordania ha accettato la rinegoziazione dei contratti, che ha determinato un sostanziale aumento da due a oltre sei dollari per mille piedi cubi, Israele ha rifiutato di riconsiderare i prezzi e, ad oggi, non ha in atto alcuna trattativa in tal senso.<\/p>\n<p>La situazione, tuttavia, non sembrerebbe essere particolarmente critica per Israele, che pu\u00f2 avvalersi delle scoperte di nuovi giacimenti ricchi di gas al largo delle sue coste. Nonostante l\u2019importanza di questi giacimenti, i danni conseguenti all\u2019interruzione del flusso di gas nel breve periodo sono inevitabili; secondo fonti governative, il costo del sabotaggio potrebbe raggiungere i quattro miliardi di dollari se le forniture non saranno totalmente ripristinate entro l\u2019entrata in produzione del primo campo.<\/p>\n<p><i>Fonte: Globes<\/i>.<\/p>\n<p>Il giacimento Tamar dovrebbe diventare operativo a met\u00e0 2013 e fornire alla compagnia statale <i>Israel electric corporation<\/i> (Iec) circa 3 miliardi di metri cubi all\u2019anno per almeno quindici anni. Considerate le riserve provate del sito, che ammontano a circa 255 miliardi di metri cubi, sono in via di definizione anche opzioni per esportare il gas, ma si dovr\u00e0 attendere ancora un mese per conoscere quanto deciso dall\u2019apposito comitato governativo. In ogni caso, tra le proposte papabili sembrano esserci il trasporto del gas nel porto di Eilat (Mar Rosso) per esportarlo come Gnl, la costruzione di un terminal di liquefazione nel Mediterraneo o il trasporto in Europa tramite la Grecia, ipotesi che per il momento sembra per\u00f2 poco praticabile .<\/p>\n<p>Una possibilit\u00e0, invece, pi\u00f9 volte declamata \u00e8 stata quella di esportare il gas, nell\u2019ordine di 2-3 mld mc\/anno, in Giordania, ma in tal senso non \u00e8 stato ancora aperto alcun negoziato. L\u2019altro grande giacimento \u00e8 <i>Leviathan<\/i>, che pur avendo riserve provate di gas pari a 453 mld. mc, non sar\u00e0 in funzione prima del 2017 e non potr\u00e0 perci\u00f2 competere alla messa in sicurezza delle forniture, se non nel medio periodo.<\/p>\n<p><b>Crisi giordana <\/b><br \/>\nUn recente rapporto della Commissione per la regolazione elettrica giordana sottolinea che il paese si trova in una grave crisi energetica; la continua inaffidabilit\u00e0 delle forniture di gas dall\u2019Egitto e la necessaria compensazione con materiali pi\u00f9 costosi, come il diesel o l\u2019olio combustibile, determiner\u00e0 un costo addizionale per le casse statali di circa 2,4 mld. di dollari nel 2012. A questo si deve aggiungere il salatissimo conto energetico dell\u2019anno passato, che il calo dell\u2019offerta di gas (dai 6,2 mln. mc al giorno nel 2010 ai 2,2 mln. mc al giorno nel 2011) ha fatto schizzare a 5,6 mld. di dollari.<\/p>\n<p>Il paese stia pagando l\u2019assenza di una politica di diversificazione che l\u2019ha reso del tutto dipendente dalle forniture egiziane. La strategia del governo, incentrata sulla ricerca di vie alternative, non \u00e8 tuttavia spendibile nel breve periodo a causa della mancanza di infrastrutture.<\/p>\n<p>Nonostante la disponibilit\u00e0 di Israele a fornire il proprio gas dalla met\u00e0 del 2013, la soluzione pi\u00f9 veloce sembra essere l\u2019importazione di Gnl dal Qatar; il governo ha recentemente costituito un comitato tecnico congiunto per valutare la costruzione di un terminale di rigassificazione nel porto di Aqaba (Mar Morto) che, in ogni caso, richieder\u00e0 vari mesi prima di diventare operativo.<\/p>\n<p>Intanto, il paese ha iniziato a muoversi su progetti che riguardano la produzione di <i>shale oil<\/i>, di cui la Giordania possiede riserve stimate intorno ai 500 mld. di barili di petrolio equivalente (bpe), con l\u2019obiettivo di raggiungere la quota del 14% entro la fine del decennio. La Giordania, va ricordato, possiede anche notevoli riserve di uranio, per oltre 140 mila tonnellate, e intende costruire il primo impianto nucleare da mille MW entro la fine del decennio, con l\u2019obiettivo di produrre il 30 per cento dell\u2019elettricit\u00e0 da energia nucleare entro il 2030-2040.<\/p>\n<p><b>Dipendenza e opportunit\u00e0<\/b><br \/>\nNonostante le opportunit\u00e0 di investimento e le nuove vie di diversificazione, nel brevissimo periodo permane l\u2019emergenza e, nel caso della Giordania, una vera e propria crisi. Al di l\u00e0 dell\u2019uso di pi\u00f9 costosi combustibili alternativi, i due paesi mantengono una forte dipendenza dal gas egiziano. I progetti in ballo fanno ben sperare per il futuro energetico giordano ma, come ha ricordato il responsabile gas del governo, Marwan al-Bakain, \u201cper i prossimi due anni la Giordania non ha altra scelta che il gas egiziano\u201d.<\/p>\n<p>Israele ha il potenziale per divenire, nei prossimi anni, un importante esportatore di gas, ma resta la difficolt\u00e0 nel trovare, almeno fino all\u2019entrata in produzione di Tamar, un\u2019alternativa affidabile ed economicamente sostenibile.<\/p>\n<p>A complicare il quadro si aggiunge lo stallo nelle relazioni tra il governo egiziano e i beduini del Sinai, considerati i responsabili degli attacchi ai gasdotti. Il 13 gennaio, durante un incontro tra le parti, i beduini hanno dichiarato di non riconoscere un parlamento senza una loro rappresentanza e hanno minacciato il ricorso alle armi contro il Consiglio supremo delle forze armate egiziano.<\/p>\n<p>Il governo non sembra tuttavia disposto a scendere a patti con questa riottosa minoranza, lasciando il campo aperto a nuove rivendicazioni e attentati. Prospettiva certamente non auspicabile per Israele e Giordania, ma poco confortante anche per l\u2019Egitto che, senza gli introiti delle esportazioni di gas e in vista della revisione al rialzo dei prezzi, perde una fondamentale fonte di guadagno per il rilancio di un&#8217;economia instabile, con un alto debito pubblico e un\u2019industria turistica che fatica a riprendere quota.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il clima di incertezza e instabilit\u00e0 politica che caratterizza l\u2019Egitto sta avendo implicazioni di sicurezza energetica particolarmente controverse. 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