{"id":1980,"date":"2006-09-29T00:00:00","date_gmt":"2006-09-28T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/litalia-iperattiva-che-cerca-il-dialogo-con-teheran\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:18","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:18","slug":"litalia-iperattiva-che-cerca-il-dialogo-con-teheran","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/09\/litalia-iperattiva-che-cerca-il-dialogo-con-teheran\/","title":{"rendered":"L\u2019Italia iperattiva che cerca il dialogo con Teheran"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019Italia \u00e8 tornata protagonista nel negoziato nucleare iraniano. In realt\u00e0, lo \u00e8 sempre stata sebbene dietro le quinte. L\u2019Italia insieme alla Germania \u00e8, infatti, il primo partner commerciale europeo dell\u2019Iran e il quinto globale, dopo Russia, Cina e Giappone. Possibili sanzioni darebbero perci\u00f2 all\u2019economia italiana un durissimo colpo che, si sente dire negli ambienti diplomatici, ci costerebbe quanto \u201cdue finanziarie\u201d. Con questo dato di partenza, un po\u2019 iperbolico, va ricostruito il ruolo italiano nel negoziato con l\u2019Iran a partire dalla creazione del gruppo di contatto europeo dell\u2019ottobre 2003, per poi analizzare le nuove iniziative italiane nella fase di impasse del 2005 e per registrare, infine, la svolta negoziale dei recenti incontri tra autorit\u00e0 iraniane ed italiane.<\/p>\n<p><b>Le prime denunce<\/b><br \/>La questione nucleare iraniana si \u00e8 aperta nel 2003 con la denuncia da parte del Consiglio Nazionale della Resistenza d\u2019Iran \u2013 dal 1986 con sede operativa a Baghdad &#8211; della presenza di siti non segnalati all\u2019Agenzia per l\u2019Energia Atomica (Aiea) e dello sviluppo di programmi di arricchimento dell\u2019uranio nelle citt\u00e0 di Natanz, Arak e Saghand. Il Consiglio Nazionale della Resistenza d\u2019Iran \u00e8 un gruppo composto da Mojaheddin-e Khalq, curdi del Kdp-I (Partito democratico dei curdi iraniani) e liberali, vecchi seguaci dell\u2019ex-presidente iraniano Bani Sadr: tre tra i maggiori gruppi di opposizione al regime degli ayatollah costretti all\u2019esilio sin dai primi anni successivi alla Rivoluzione Islamica. <\/p>\n<p>Dopo l\u2019intervento degli Stati Uniti in Iraq del 2003, era riemersa la questione dello status giuridico da attribuire ai militanti dei Mojaheddin-e Khalq presenti su territorio iracheno ma, grazie alle informazioni sulla questione nucleare, almeno 4.000 membri del gruppo hanno ottenuto dal governo provvisorio iracheno lo status di rifugiato politico. Pertanto, sostenere la validit\u00e0 della denuncia del Consiglio Nazionale di Resistenza ha costituito nel 2003 gi\u00e0 una dura presa di posizione contro le istituzioni iraniane post-rivoluzionarie. E gli Usa ne hanno tenuto conto per legittimare la presenza dell\u2019Iran tra i paesi dell\u2019\u201casse del male\u201d. <\/p>\n<p>Quando nel 2003 Francia, Germania e Gran Bretagna hanno aperto i colloqui negoziali con l\u2019Iran, l\u2019Italia era presidente di turno del Consiglio europeo. I tre paesi Ue hanno avviato dei contatti con le autorit\u00e0 iraniane per fermare il programma nucleare e per raggiungere un accordo, allo scopo di evitare possibili iniziative degli Stati Uniti. Secondo fonti diplomatiche, gli iraniani hanno chiesto ad altri paesi, tra cui l\u2019Italia, di entrare a far parte del gruppo di contatto. Nonostante ci\u00f2, l\u2019Italia nell\u2019ottobre del 2003 non era entrata nel negoziato per il nucleare iraniano, dato che l\u2019evoluzione del negoziato appariva del tutto ambigua. Da una parte, la leadership iraniana sembrava infastidita dai modi con cui la questione era stata sollevata, dall\u2019altra, le possibili iniziative degli Stati Uniti apparivano ancora incerte.<\/p>\n<p>I colloqui del gruppo di contatto non hanno avuto il sostegno dell\u2019amministrazione Usa, e neppure di tutti i paesi europei. Questo ha indebolito in modo rilevante la credibilit\u00e0 dei negoziatori agli occhi delle controparti iraniane. Gli iraniani hanno deciso di sospendere volontariamente e temporaneamente l\u2019arricchimento dell\u2019uranio nel novembre del 2004. Soltanto nei primi mesi del 2005 gli E-3 hanno ottenuto l\u2019avallo dell\u2019Ue e l\u2019appoggio degli Stati Uniti. Tuttavia, pochi mesi dopo, nell\u2019agosto 2005, l\u2019Iran ha ripreso le attivit\u00e0 preliminari all\u2019arricchimento dell\u2019uranio in alcuni suoi impianti provocando l\u2019interruzione del negoziato con gli E-3. <\/p>\n<p>D\u2019altra parte, negli stessi mesi si apriva una nuova fase nella politica iraniana con il fallimento del movimento riformista e l\u2019inasprimento delle posizioni conservatrici in seguito alle elezioni parlamentari del 2004 e presidenziali del 2005. La questione nucleare era divenuta per la leadership iraniana sempre pi\u00f9 elemento di coesione interna e soggetto di discorsi retorici di politica estera. <\/p>\n<p>E\u2019 proprio nell\u2019autunno del 2005, nel momento in cui il negoziato appariva compromesso e l\u2019iniziativa europea priva di seguito, che la diplomazia italiana ha condotto una serie di colloqui informali. Secondo un articolo apparso sull\u2019Asia Times il 7 settembre 2005 \u201cIran Knocks Europe Out\u201d, le autorit\u00e0 iraniane hanno fatto pressioni sui paesi non presenti ufficialmente nel negoziato perch\u00e9 presentassero proprie proposte. Il governo italiano sarebbe intervenuto presso mediatori russi sostenendo iniziative alternative. Ci\u00f2 avrebbe spinto il Presidente Putin ed il Ministro degli Esteri Sergey Lavrov a presentare la nota proposta russa: permettere all\u2019Iran di arricchire l\u2019uranio in territorio russo. Questo attivismo diplomatico dimostrerebbe l\u2019interesse italiano di entrare a far parte ufficialmente del negoziato sul nucleare iraniano sostenendo nuove concessioni.<\/p>\n<p><b>La svolta del negoziato<\/b><br \/>Tuttavia, la vera svolta italiana nel negoziato sul nucleare iraniano c\u2019\u00e8 stata con il deferimento dell\u2019Iran al Consiglio di sicurezza dell\u2019Onu nel febbraio del 2006 e l\u2019insediamento del governo Prodi. Lo scorso 31 luglio, il Consiglio di sicurezza dell\u2019Onu ha approvato la Risoluzione 1696 che chiede all\u2019Iran di cessare l\u2019arricchimento dell\u2019uranio, facendo richiamo al capitolo VII art.41 della Carta Onu, che prevede la possibile imposizione di sanzioni. Un\u2019importante novit\u00e0 \u00e8 venuta, per\u00f2, dalle dichiarazioni degli Stati Uniti. Si sono detti pronti, infatti, al negoziato diretto con l\u2019Iran ponendo come precondizione la sospensione dell\u2019arricchimento dell\u2019uranio. Nonostante un negoziato diretto tra le parti costituirebbe un vero segno di discontinuit\u00e0, non sono ancora chiare le concessioni che gli Usa sono disposti a fare alle autorit\u00e0 iraniane.<\/p>\n<p>Negli stessi mesi il governo Prodi ha mostrato insofferenza per l\u2019esclusione dell\u2019Italia dalle iniziative negoziali. Sono stati cos\u00ec intensificati gli incontri bilaterali. Dal 21 giugno sino ad oggi, il Ministro degli Esteri D\u2019Alema ha visto due volte Ali Larijani, capo negoziatore iraniano, varie volte il Ministro degli Esteri iraniano Mottaki. Allo stesso tempo, il Presidente del Consiglio Romano Prodi ha incontrato Larijani e ha avuto un colloquio con il Presidente iraniano Ahmadinejad il 20 settembre alle Nazioni Unite. <\/p>\n<p>I due leader italiani si sono espressi, poi, a sostegno dell\u2019iniziativa negoziale di Solana, che aveva accompagnato i colloqui del gruppo di contatto sin dalla sua formazione e che ha acquisito nelle ultime settimane, come rappresentante per la politica estera europea, la funzione di unico interlocutore europeo nelle ultime fasi negoziali. Inoltre, secondo fonti diplomatiche francesi, l\u2019Italia ha partecipato inviando emissari all\u2019incontro G-5+1 (i membri del Consiglio di sicurezza e la Germania) del 7 settembre a Berlino. Il Ministro degli Esteri D\u2019Alema ha, poi, partecipato al successivo incontro del 20 settembre a New York del G-5+1 trasformandolo di fatto in G-5+2. <\/p>\n<p>A questi elementi bisogna aggiungere i continui colloqui che l\u2019Ambasciata italiana a Teheran tiene con i capi negoziatori e le principali autorit\u00e0 iraniane. L\u2019iperattivismo delle autorit\u00e0 italiane chiarisce, perci\u00f2, la posizione da protagonista che l\u2019Italia vorrebbe avere in futuri negoziati. L\u2019Italia, nel caso in cui fossero imposte sanzioni all\u2019Iran per la questione nucleare, avrebbe un danno economico rilevante e si allontanerebbe da un paese con cui ha buoni rapporti e a cui, mai, neppure negli anni della Rivoluzione, ha negato il suo supporto. Il governo italiano ha l\u2019interesse a che ci\u00f2 non avvenga e possiede gli strumenti per sostenere nuove proposte e convincere le autorit\u00e0 iraniane a dare un segno di discontinuit\u00e0 in questa fase critica.<\/p>\n<p><i>Giuseppe Acconcia \u00e8 tirocinante per l&#8217;area Mediterraneo e Medio Oriente dell\u2019Istituto Affari Internazionali.<\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Italia \u00e8 tornata protagonista nel negoziato nucleare iraniano. In realt\u00e0, lo \u00e8 sempre stata sebbene dietro le quinte. L\u2019Italia insieme alla Germania \u00e8, infatti, il primo partner commerciale europeo dell\u2019Iran e il quinto globale, dopo Russia, Cina e Giappone. 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