{"id":19800,"date":"2012-03-02T00:00:00","date_gmt":"2012-03-01T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/sindrome-da-attacco-alliran\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:16","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:16","slug":"sindrome-da-attacco-alliran","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/03\/sindrome-da-attacco-alliran\/","title":{"rendered":"Sindrome da attacco all\u2019Iran"},"content":{"rendered":"<p>Nonostante non ci sia assolutamente nulla di evidente e di certo, un attacco selettivo di Israele ai siti nucleari iraniani viene ormai dato per scontato. Se proviamo a inseguire la ridda di notizie riportate dalla grande stampa internazionale \u2013 analizzarle tutte \u00e8 impossibile \u2013 ci accorgiamo che il quesito ormai non \u00e8 pi\u00f9 il \u201cse\u201d, ma il \u201cquando\u201d, con quali risultati e con quali conseguenze. Se tutti sono concordi nell\u2019affermare che accadr\u00e0 entro l\u2019anno, i pi\u00f9 spregiudicati si spingono addirittura a prevederne la data, che verosimilmente cadrebbe tra la primavera e l\u2019estate. Nessun dubbio. <\/p>\n<p>Gli opinionisti semmai disquisiscono sull\u2019utilit\u00e0 o meno di una simile avventura e sulla sua pericolosit\u00e0, non sulla sua eventualit\u00e0. Non \u00e8 la prima volta che se ne parla, ma oggi i media sembra si stiano lasciando prendere da una sorta di isteria collettiva che non ha precedenti. \u00c8 pericolosissimo, perch\u00e9 si rischia di creare una \u201csindrome da attacco\u201d che non agevola la razionalit\u00e0 delle decisioni, ma anzi le incanala verso una direzione dalla quale potrebbe poi risultare difficile deviare. Specie quando il clima \u00e8 di tipo \u201celettorale\u201d, cos\u00ec com\u2019\u00e8 in Iran, negli Stati Uniti ed anche in Israele.<\/p>\n<p><b>Schiaffo all\u2019Aiea<\/b><br \/>Poich\u00e9 nulla nasce dal nulla, tutto ci\u00f2 ha naturalmente alcune giustificazioni e viene alimentato dalle dichiarazioni e dai comportamenti dei diretti interessati. A volte, ad esempio, ci pu\u00f2 essere qualche dubbio sulle reali intenzioni degli Ayatollah \u2013 cui al pari di altri viene riconosciuto il diritto di procurarsi fonti energetiche nucleari \u2013 di arrivare necessariamente anche alla disponibilit\u00e0 dell\u2019ordigno. Secondo i soliti informati, la quantit\u00e0 di materiale arricchito sinora gi\u00e0 predisposto rappresenterebbe un potenziale sufficiente a costruire almeno quattro bombe, ed \u00e8 per questo che l\u2019attacco sarebbe ormai urgente, se non tardivo. <\/p>\n<p>Gli iraniani ovviamente negano, ma poi rendono l\u2019ipotesi credibile quando \u2013 \u00e8 accaduto nei giorni scorsi dopo promesse solenni \u2013 vietano ai tecnici dell\u2019Agenzia ispettiva dell\u2019Onu (Aiea) l\u2019accesso al sito militare di Parchin, nei pressi di Teheran. \u00c8 a questo punto che i toni sono diventati pi\u00f9 bellicosi ed i venti di guerra si sono rafforzati. Sono questi gli atteggiamenti che fanno inasprire Israele e rendono nervosi sia l\u2019esecutivo di Barack Obama, che teme di rimanere coinvolto in un conflitto prima delle elezioni, sia la controparte repubblicana, che in maggioranza propende per un attacco immediato. Magari, con il coinvolgimento degli stati europei pi\u00f9 inclini all\u2019azione militare, come Francia e Gran Bretagna. <\/p>\n<p>Se l\u2019Aiea, ritirandosi in buon ordine dopo lo schiaffo, afferma sdegnatamente che, in fondo, \u201c\u2026l\u2019Iran fa ancora affidamento su tecnologie superate che non consentiranno di andare n\u00e9 molto lontano , n\u00e9 molto in fretta\u201d, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, in procinto di incontrare il presidente Usa alla Casa Bianca, non esclude l\u2019attacco preventivo, stimando che \u201c\u2026 oggi le conseguenze di una reazione iraniana all\u2019attacco sono certamente meglio accettabili di un futuro con l\u2019Iran in possesso dell\u2019ordigno nucleare\u201d. E, visto che effettivamente \u00e8 quest\u2019ultimo a minacciare la distruzione di Israele e non il contrario, la sue parole severe non possono non trovare credito nel grande pubblico.<\/p>\n<p><b>Scuole di pensiero<\/b><br \/>Il dibattito, a questo punto, \u00e8 gi\u00e0 passato dalla valutazione del \u201cse\u201d a quella del \u201ccome, quando e con quali conseguenze\u201d. Vediamo i principali filoni di pensiero, che sono tutt\u2019altro che omogenei. C\u2019\u00e8 solo una costante, con molte variabili. La costante \u00e8 la ferma volont\u00e0 del presidente iraniano Ahmadinejad di entrare in possesso dell\u2019ordigno nucleare. Ma \u00e8 un isolato, e non tutti gli Ayatollah che contano condividono questa linea. Le altre sono tutte variabili. Lo scopo dichiarato (distruggere Israele) \u00e8 piuttosto impegnativo e potrebbe essere falso. Quello vero, pi\u00f9 realisticamente, \u00e8 ottenere il riconoscimento dell\u2019egemonia di Teheran sulla regione, e questo non piace a nessuno. Forse alla Siria di oggi, ma non certamente a quella sunnita di domani. <\/p>\n<p>Sicuramente non piace nemmeno all\u2019Arabia Saudita ed ai paesi del Golfo, per ovvie ragioni. N\u00e9 pu\u00f2 piacere alla Turchia di Erdogan, che con ogni probabilit\u00e0 nutre le stesse ambizioni. Dell\u2019America di Barack Obama abbiamo gi\u00e0 parlato. In questo momento vede con favore qualsiasi soluzione che non sia una nuova guerra, e in alcuni ambienti liberaldemocratici gi\u00e0 si inizia a convivere con l\u2019idea di un Iran nuclearmente armato. Oppure a fare all\u2019Iran delle concessioni \u2013 come l\u2019acquiescenza all\u2019egemonia regionale \u2013 che renderebbe inutile per Teheran la disponibilit\u00e0 della bomba. Ipotesi che per\u00f2 inimicherebbe a Obama i paesi arabi sunniti, a partire da Turchia e Israele e che, all\u2019interno, potrebbe accrescere il consenso dei repubblicani in vista di elezioni gi\u00e0 rese difficili dalla crisi economica. <\/p>\n<p>Situazione di forte preoccupazione, dunque, per l\u2019amministrazione in carica, che renderebbe ipotizzabile uno scenario in cui gli Stati Uniti fornirebbero a Israele una sorta di collaborazione passiva (deterrenza, logistica,<i> intelligence<\/i>, ecc.), mentre l\u2019Aviazione israeliana procederebbe con il tentativo di neutralizzazione almeno parziale dei siti \u2013 con ondate successive ha la capacit\u00e0 di farlo \u2013 ritardando i programmi di Ahmadinejad almeno di qualche anno. Sarebbe interessante sentire cosa si diranno davvero la settimana prossima Obama e Netanyahu, al di l\u00e0 del comunicato ufficiale. <\/p>\n<p>Secondo la maggior parte degli analisti la reazione di Teheran sarebbe certa, ma non di imponenza tale da costringere all\u2019azione gli Stati Uniti, cui si unirebbero i paesi del Golfo e i \u201csoliti noti\u201d europei, n\u00e9 cos\u00ec severa verso Israele da costringere Gerusalemme a usare l\u2019arma nucleare. Scenario parziale, ma troppo rischioso per tutti, Ahmadinejad e Ayatollah compresi. In ogni caso Israele, disposta persino ad incassare qualche colpo, alla distanza otterrebbe un\u2019importante vittoria strategica. Va sempre ricordato che, a differenza di tutti gli altri, gli israeliani combattono per la sopravvivenza dello Stato.<\/p>\n<p><b>Niente pace e niente guerra<\/b><br \/>Non \u00e8 affatto detto che questa guerra ci debba per forza essere e, qualora ci fosse, debba necessariamente portare all\u2019incendio di tutta la regione. Ahmadinejad \u00e8 certamente abile, ma il suo progressivo isolamento sia interno che esterno potrebbe cambiare molte cose, ed anche in modo improvviso. Certo, non sono le elezioni parlamentari di questi giorni a cambiarle, in quanto \u2013 in assenza dei riformisti \u2013 sono caratterizzate solo da un duello tra conservatori. Israele \u00e8 condannata a continuare a vivere in modo precario \u2013 almeno per quanto riguarda la propria sicurezza \u2013 ancora per molti anni. Ma non per sempre, e non saranno certo gli iraniani a comprometterne realmente la sopravvivenza.<\/p>\n<p>Dobbiamo poi ricordare che il regime teocratico iraniano di oggi non pu\u00f2 essere considerato n\u00e9 completamente dittatoriale n\u00e9, tantomeno, democratico. Della democrazia riflette forse alcune forme e strutture, ma sopratutto i difetti. La lentezza del sistema decisionale \u00e8 uno di questi, e la decisione di usare l\u2019arma nucleare \u00e8 tra le pi\u00f9 gravi e complesse. Meglio mercanteggiare, come \u00e8 nella natura degli iraniani. Lo hanno sempre fatto e certo lo continueranno a fare. La disponibilit\u00e0 vera o presunta della bomba serve soprattutto a questo. Sventolarla troppo, tuttavia, potrebbe significare il suicidio.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nonostante non ci sia assolutamente nulla di evidente e di certo, un attacco selettivo di Israele ai siti nucleari iraniani viene ormai dato per scontato. 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