{"id":19890,"date":"2012-03-12T00:00:00","date_gmt":"2012-03-11T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/israele-nella-primavera-araba\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:14","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:14","slug":"israele-nella-primavera-araba","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/03\/israele-nella-primavera-araba\/","title":{"rendered":"Israele nella Primavera araba"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019incontro del 5 marzo a Washington fra il presidente Usa Barack Obama e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si \u00e8 incentrato sull\u2019ormai famigerata ipotesi dell\u2019attacco israeliano all\u2019Iran. L\u2019ipotesi dell\u2019attacco \u00e8 configurata dal governo israeliano come se fosse avulsa dal contesto della cosiddetta Primavera araba. Dalle dichiarazioni dei due leader in occasione dell\u2019incontro emerge, in effetti, che mentre Obama ha ben presente questo contesto, Netanyahu sembra non tenerlo affatto presente. Il rapporto fra Israele e la Primavera araba investe invece non solo Israele, ma anche gli interessi dell\u2019Occidente.<\/p>\n<p><b>Fulcro strategico<\/b><br \/> Con il Trattato di Camp David del 1979, il quadro strategico della sicurezza di Israele ha iniziato a cambiare: la percezione di una minaccia esistenziale allo stato israeliano si \u00e8 gradualmente spostata dal fronte israelo-arabo a quello guidato dall\u2019Iran. Mentre Fatah e i paesi arabi moderati diventavano interlocutori di un processo politico che non si \u00e8 poi realizzato, Teheran, il Partito di Dio in Libano, la Siria e Hamas hanno preso a proprio carico la lotta per l\u2019eliminazione dello stato israeliano. L\u2019 \u201casse della resistenza\u201d ha aggiunto al conflitto asimmetrico un notevole sforzo di riarmo, che oggi si rispecchia nelle non trascurabili capacit\u00e0 missilistiche acquisite dai suoi componenti. <\/p>\n<p>Lo sviluppo delle capacit\u00e0 industriali, e forse militari, dell\u2019Iran nel campo nucleare ha infine coronato questa tendenza, diventando, grazie alle esternazioni di Ahmadinedjad sull\u2019Olocausto, il cuore di una nuova minaccia esistenziale. Perci\u00f2, il quadro strategico israeliano ha oggi il suo fuoco fuori dal mondo arabo, sull\u2019altra sponda del Golfo, lontano dal Nord Africa e soprattutto dal Levante, che invece lo fu almeno fino alla seconda \u201cintifada\u201d palestinese iniziata nel 2000.<\/p>\n<p>Se questo \u00e8 il contesto storico e strategico della sicurezza nazionale di Israele, quale \u00e8 il senso della Primavera araba e dei suoi drammatici sviluppi per questo paese? Ad un primo sguardo Israele sembra come isolato e lontano da questi sviluppi. L\u2019atteggiamento e le dichiarazioni dei membri del suo governo tendono a minimizzare o banalizzare i cambiamenti nel mondo arabo, ribadendo quasi ossessivamente la minaccia che sentono provenire dall\u2019Iran. Questo \u00e8 naturalmente in sintonia con lo spostamento del quadro strategico di cui abbiamo appena detto: la Primavera araba riguarda il vecchio quadro della sicurezza nazionale israeliana, che oggi sta invece sull\u2019altopiano iranico.<\/p>\n<p><b>Pace pi\u00f9 fredda<\/b><br \/>Ma si tratta di una prospettiva illusoria, perch\u00e9 gli avvenimenti che oggi ci appaiono come \u201carabi\u201d sono in realt\u00e0 pienamente \u201dmediorientali\u201d e destinati a produrre i loro effetti ultimi non solo sulle sponde del Mediterraneo, ma anche su quelle del Golfo e, naturalmente, anche oltre. In realt\u00e0, la Primavera araba tocca Israele e la sua sicurezza assai da vicino. Essa influisce sulla sicurezza israeliana sia direttamente sia perch\u00e9 ha un impatto sulle sue alleanze internazionali, a cominciare dagli Usa, che \u00e8 destinato a riflettersi sullo stesso Israele.<\/p>\n<p>Il cambiamento nel mondo arabo si sta realizzando attraverso l\u2019ascesa al potere di partiti di ispirazione religiosa, basati sull\u2019identit\u00e0 sunnita e araba delle masse che rappresentano. Questo cambiamento riguarder\u00e0 sicuramente la politica estera e si tradurr\u00e0, fra l\u2019altro, in una revisione dei rapporti con Israele, specialmente da parte dei paesi che pi\u00f9 direttamente furono impegnati nel processo di pace, come l\u2019Egitto e, assai probabilmente, la Giordania (che potrebbe arrivarci dopo qualche traumatico mutamento interno). <\/p>\n<p>A questa revisione non mancheranno di allinearsi paesi pi\u00f9 distanti dal fronte, ma nel frattempo passati all\u2019Islamismo, come la Tunisia. Se in Siria il dispotismo degli Assad dovesse essere abbattuto, il nuovo regime, nazionalista o islamista che sia, si porr\u00e0 comunque su analoghe posizioni revisioniste. Lo stesso faranno i paesi arabi del Golfo, continuando a prendere la questione palestinese come un\u2019occasione di leadership regionale.<\/p>\n<p>Allo stato, la revisione che sembra configurarsi non \u00e8 per\u00f2 basata sulla volont\u00e0 di rivedere i trattati in essere. Si andrebbe verso il mantenimento della pace attuale, anche se pi\u00f9 fredda di quella del passato. <\/p>\n<p><b>Variabile Obama<\/b><br \/>Senza dubbio, questo scenario sar\u00e0 molto fragile e non potr\u00e0 che creare ansie e problemi. In questo scenario la diplomazia americana, nel sia pur vago quadro della politica del presidente Obama, sta proprio cercando di dare forma a un rapporto cooperativo nuovo e diverso fra gli Stati Uniti e i regimi arabi nascenti. La politica di Obama cerca di andare incontro alla moderazione islamista e rafforzarla. <\/p>\n<p>Se Obama non verr\u00e0 rieletto e al suo posto andr\u00e0 un estremista repubblicano, il problema non si porr\u00e0 nemmeno. Ma se verr\u00e0 rieletto e continuer\u00e0 nella sua politica di avvicinamento agli islamisti, verr\u00e0 il momento in cui la realizzazione di questa politica avr\u00e0 bisogno di un\u2019apertura da parte di Israele, altrimenti potrebbero anche essere rimessi in questione i Trattati. <\/p>\n<p>A quel punto, Obama dovr\u00e0 fare ben attenzione a compiere passi credibili, per non ripetere l\u2019errore che fece all\u2019inizio del suo mandato, quando chiese lo smantellamento delle colonie e poi, reputandolo insostenibile, lo ritir\u00f2. Se non far\u00e0 nuovi errori, Israele dovr\u00e0 scegliere fra la collaborazione con il suo maggiore alleato o l\u2019isolamento. Scegliendo di collaborare, Israele entrerebbe cos\u00ec, anch\u2019esso e positivamente, nel contesto che oggi rifiuta della Primavera araba, cio\u00e8 nel nuovo contesto regionale. <\/p>\n<p>Ma Obama potrebbe compiere nuovi errori e non \u00e8 da escludere che Israele, per parte sua, persista nella sua percezione. Potrebbe addirittura decidere di prevenire il rischio di una rielezione di Obama e attaccare prima delle elezioni di novembre.<\/p>\n<p><b>Riallineamento regionale<\/b><br \/>Anche al di l\u00e0 delle circostanze attuali, non \u00e8 comunque chiaro quali risultati strategici gli israeliani si ripromettono di ottenere con questo possibile attacco. Potrebbe essere un bluff: in fondo, mentre i due precedenti attacchi all\u2019Iraq e alla Siria sono avvenuti regolarmente a sorpresa, lo strombazzamento che accompagna quello all\u2019Iran fa effettivamente pensare pi\u00f9 alla ricerca di un effetto di annuncio che all\u2019intenzione di eseguire l\u2019azione minacciata. <\/p>\n<p>Ma se non \u00e8 un bluff, tale attacco avrebbe strategicamente senso se gli israeliani lo ritenessero risolutivo: una distruzione della nascente potenza nucleare iraniana da cui Teheran non potrebbe pi\u00f9 risollevarsi. Tuttavia, nemmeno la pi\u00f9 ottimistica previsione israeliana arriva a tanto. Per cui, a conti fatti, si profila un\u2019azione il cui solo risultato certo \u00e8 che sarebbe politicamente distruttiva. Essa frusterebbe infatti il legittimo tentativo degli Stati Uniti e dell\u2019Occidente (che i dirigenti di Gerusalemme vedono invece come una seconda Monaco) di trasformare la Primavera araba in un\u2019occasione di rinnovamento e ridimensionamento dei difficili rapporti con il Medio Oriente, incluso l\u2019Iran.<\/p>\n<p>Mentre Israele trascura &#8211; si direbbe snobbi &#8211; la Primavera araba, ritenendo che la questione importante sia l\u2019Iran, sembra non accorgersi che la Primavera araba sta indebolendo l\u2019Iran. Il riallineamento regionale che la Primavera araba sta provocando \u00e8 per l\u2019Iran un rischio politico da cui nessun ordigno nucleare potr\u00e0 salvarlo. \u00c8 un\u2019ottima occasione per costringere finalmente l\u2019Iran a negoziare con seriet\u00e0 d\u2019intenti e aprire una fase di nuovi rapporti fra Occidente e Medio Oriente in cui anche la soluzione del problema israelo-arabo sia facilitata. <\/p>\n<p>Israele sembra cieco dinnanzi a tutto ci\u00f2. Questa cecit\u00e0 \u00e8 deplorevole non solo perch\u00e9 ostacola i tentativi che gli Usa e l\u2019Occidente stanno compiendo per trovare un nuovo assetto nei loro rapporti con la regione, ma anche perch\u00e9, ove Israele decidesse di procedere per conto suo attaccando l\u2019Iran, rischia solo di far piombare tutto nel caos. Sul punto, un risoluto ed inequivoco intervento, sia pure semplicemente declaratorio, dell\u2019Europa &#8211; che non ha elezioni alle calcagna come Obama &#8211; sarebbe pi\u00f9 che opportuno.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019incontro del 5 marzo a Washington fra il presidente Usa Barack Obama e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si \u00e8 incentrato sull\u2019ormai famigerata ipotesi dell\u2019attacco israeliano all\u2019Iran. L\u2019ipotesi dell\u2019attacco \u00e8 configurata dal governo israeliano come se fosse avulsa dal contesto della cosiddetta Primavera araba. 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