{"id":1990,"date":"2006-10-02T00:00:00","date_gmt":"2006-10-01T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/un-terreno-per-le-istituzioni-multilaterali\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:17","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:17","slug":"un-terreno-per-le-istituzioni-multilaterali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/10\/un-terreno-per-le-istituzioni-multilaterali\/","title":{"rendered":"Un terreno per le istituzioni multilaterali"},"content":{"rendered":"<p>Per la gestione delle fonti primarie di energia \u00e8 sempre pi\u00f9 necessario un coordinamento soprannazionale. Il bilancio energetico americano \u00e8 in deficit crescente, nonostante gli Usa siano i primi produttori mondiali (il 34% dell\u2019energia consumata nel 2005 \u00e8 importata, il 56% del petrolio e il 15% del gas); la dipendenza europea supera il 56% dei consumi (il 60% del petrolio e il 24% del gas). La produzione di gas e petrolio, se si esclude il Canada e poco altro, \u00e8 concentrata in aree politicamente assai sensibili: Medio Oriente,  America Latina, Russia, (Kazahstan e Azerbajan hanno grandi riserve di petrolio) e in alcuni paesi africani (Nigeria, Ciad, Libia, Angola). <\/p>\n<p>Malgrado ci\u00f2, Stati Uniti ed Unione Europea sembrano ancora lontani da un\u2019impostazione multilaterale dei problemi energetici. Gli Usa procedono sulla via unilaterale, imperniata sull\u2019uso della forza militare per il controllo delle zone rilevanti, seguendo la tradizione che, dalla guerra fredda, ha mantenuto l\u2019approvvigionamento energetico al centro della politica estera di sicurezza nazionale; una posizione militare che sta rivelando oggi i suoi limiti. <\/p>\n<p>L\u2019Unione Europea, al contrario, in una condizione istituzionale oggettivamente assai pi\u00f9 debole, segue la strategia di  costruire un mercato interno unico dell\u2019energia attraverso la liberalizzazione dei mercati nazionali dei paesi membri e di utilizzare il proprio ruolo di grande consumatore come strumento contrattuale nei confronti dei grandi produttori, ai quali pu\u00f2 garantire uno sbocco di mercato. Cos\u00ec facendo, tuttavia, si pone nella difficile condizione di competere con altri grandi consumatori, Cina e India in particolare, per la spartizione di risorse scarse: non \u00e8 questa, del resto, l\u2019arma agitata da Putin, prima dell\u2019estate, di contrapporre la domanda europea a quella dei grandi colossi asiatici?<\/p>\n<p>Molte voci positive hanno accolto l\u2019<i>Energy Act<\/i> 2005 di Bush e il <i>Green Paper <\/i>2006 della Commissione Europea come una svolta strategica nella politica energetica delle due grandi aree, ma n\u00e9 l\u2019uno n\u00e9 l\u2019altro, in realt\u00e0, contribuiscono in alcun modo a costruire quel \u201cterreno intermedio in cui si radica il multilateralimo\u201d &#8211; per citare una felice espressione coniata da Micael Walzer nel suo recente libro Guerra (Laterza 2006) a proposito della guerra in Iraq &#8211; che sarebbe oggi necessario per la questione energetica<\/p>\n<p>I due Atti, \u00e8 vero, introducono con nuova forza, la necessit\u00e0 di intervenire anche sulla domanda di energia, affidando allo sviluppo tecnologico la razionalizzazione dei consumi e il miglioramento dell\u2019efficienza energetica (in particolare, gli Usa stanziando fondi consistenti per la ricerca). Ma la concezione del multilateralimo richiederebbe una vera svolta rispetto all\u2019ottica angusta che basa l\u2019approvvigionamento energetico su contrattazioni bilaterali tra paesi, le quali non possono che indebolire qualsiasi strategia istituzionale di lungo periodo. In questa ottica appaiono chiari i limiti dell\u2019<i>Energy Policy for Europe <\/i>(Epe) contenuta nel <i>Green Paper <\/i>appena approvato.<\/p>\n<p><b>I limiti della politica energetica europea<\/b><br \/>In assenza di una politica estera energetica di cooperazione tra aree, i tre cardini dell\u2019<i>Energy Policy for Europe<\/i> (Epe) \u2013 sicurezza, ambiente e mercato interno unico &#8211; rischiano di creare condizioni insostenibili per i paesi membri e paradossalmente di stimolare politiche di <i>free riding<\/i> e di protezione nazionale. L\u2019esempio pi\u00f9 semplice e rappresentativo di queste contraddizioni \u00e8 dato dall\u2019Italia, nel mercato del gas, da un lato impegnata a garantire da sola la propria sicurezza energetica dopo le crisi del 2005\/2006 e dall\u2019altro a completare la liberalizzazione del mercato secondo gli indirizzi dell\u2019Epe. <\/p>\n<p>Per assicurare la sicurezza energetica del Paese, Prodi con Putin, Eni con Gazprom hanno avviato da mesi stringenti contrattazioni bilaterali. Di fatto, Italia e Russia stanno trattando per raggiungere accordi che irrobustiscano un rigido oligopolio e la spartizione del mercato (e delle rendite) da monte a valle. <\/p>\n<p>La Russia, infatti, lontana dagli obiettivi di liberalizzazione dell\u2019UE, tende ad integrare la propria filiera con il mercato <i>downstream<\/i>, stringendo accordi diretti con gli importatori. L\u2019Italia tende ad allungare i contratti di acquisto di gas in scadenza nel 2007 (<i>take or pay<\/i>) a un orizzonte temporale pi\u00f9 lontano. La Russia chiede in cambio l\u2019accesso privilegiato nella distribuzione in Italia e, quindi, nel Mediterraneo e forse si spinge a sollecitare l\u2019ingresso di Gazprom nella <i>governance<\/i> della rete (Snam Rete Gas). <\/p>\n<p>Non sorprende dunque che la Russia, avviate molteplici trattative di questa natura, abbia lasciato cadere tra le questioni all\u2019ordine del giorno del G8 di San Pietroburgo proprio il punto della propria firma alla Carta dell\u2019Energia, peraltro gi\u00e0 ratificata. La Carta contiene, infatti, accordi che potrebbero incidere sul monopolio russo, tra i quali la garanzia di accesso alla rete o la regolazione delle controversie con i paesi di transito; per Putin non poteva che passare in secondo piano, di fronte alla possibilit\u00e0 di stringere intese bilaterali con singole imprese che, al contrario, rafforzano il ruolo di Gazprom.<\/p>\n<p><b>Garantire la sicurezza energetica<\/b><br \/>D\u2019altra parte, \u00e8 interessante ricordare la tesi dell\u2019amministratore delegato dell\u2019Eni, secondo il quale Eni non pu\u00f2 essere indebolita se si vuole che possa contrattare da pari con i giganti russi; contemporaneamente, infatti, in ottemperanza agli indirizzi dell\u2019Epe sulla liberalizzazione, l\u2019Autorit\u00e0 per l\u2019Energia (<i>Relazione Annuale, 6 luglio 2006<\/i>) e il Governo (<i>DdL Bersani 2006<\/i>) dispongono misure in direzione opposta e contraria a quella sollecitata dal manager dell\u2019Eni. La flessibilit\u00e0 che potrebbe essere offerta al mercato italiano del gas dai nuovi rigassificatori, autorizzati e non ancora attivati, garantirebbe la possibilit\u00e0 di diversificare l\u2019approvvigionamento con acquisti via mare, rafforzerebbe il progetto di costituire un <i>hub<\/i> in Italia, spostando verso Sud-Est l\u2019asse dell\u2019energia, ma certamente dannegger\u00e0 l\u2019Eni. La penalizza economicamente, poich\u00e9 non \u00e8 pi\u00f9 sicuro che la domanda interna assorba  l\u2019intero ammontare di gas procurato con i contratti <i>take or pay<\/i>; e, per le stesse ragioni, la indebolisce politicamente nel suo potere contrattuale con il produttore russo. Ma il problema non \u00e8 certo solo italiano; le stesse difficolt\u00e0 si incontrano in Francia, in Germania, in Spagna e nella maggior parte dei Paesi membri.<\/p>\n<p>Nell\u2019attuazione della politica energetica europea convivono dunque due linee che si indeboliscono l\u2019un l\u2019altra: per garantire la sicurezza energetica del paese, la grande impresa cercher\u00e0 di ingessare l\u2019oligopolio del gas con la Russia, in direzione divergente dalle esigenze poste dalla liberalizzazione. Ma il punto debole \u00e8 proprio che la funzione strategica della sicurezza energetica del Paese sia delegata alle imprese, per di pi\u00f9 sottoposte alla riorganizzazione della  liberalizzazione in corso. <\/p>\n<p>La sicurezza energetica non potr\u00e0 essere lasciata ancora a lungo sulle spalle dei Governi nazionali, in supplenza di una politica estera energetica europea, n\u00e9 da questi delegata alle imprese che producono energia elettrica e gas, poich\u00e9 questo crea contraddizioni insuperabili e fa della costruzione del mercato europeo dell\u2019energia una tela di Penelope.<\/p>\n<p>Per concludere, la sfida per la gestione delle risorse energetiche sembra giocarsi oggi intorno alla capacit\u00e0 di Stati Uniti e Unione Europea di uscire dall\u2019ottica miope delle intese bilaterali con i paesi produttori; sarebbe necessaria una visione condivisa e lungimirante, per guidare il percorso verso soluzioni istituzionali multilaterali, che includano i grandi blocchi dei paesi industrializzati, ma anche i nuovi colossi asiatici come India e Cina, senza escludere i paesi del continente africano destinati ad assumere un ruolo crescente nell\u2019offerta delle fonti primarie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per la gestione delle fonti primarie di energia \u00e8 sempre pi\u00f9 necessario un coordinamento soprannazionale. 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