{"id":19900,"date":"2012-03-13T00:00:00","date_gmt":"2012-03-12T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/legittimita-dellattacco-alliran\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:14","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:14","slug":"legittimita-dellattacco-alliran","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/03\/legittimita-dellattacco-alliran\/","title":{"rendered":"Legittimit\u00e0 dell\u2019attacco all\u2019Iran"},"content":{"rendered":"<p>Negli ultimi tempi la discussione circa l\u2019opportunit\u00e0 di un raid selettivo contro i siti nucleari iraniani si \u00e8 accentuata. Molti dicono che ormai la decisione \u00e8 presa; si discute solo sul quando essa debba essere attuata. Il raid dovrebbe essere opera di Israele, con il supporto logistico o almeno la luce verde degli Stati Uniti. La discussione non tiene per niente conto dei parametri giuridici che potrebbero vietare o rendere ammissibile un\u2019azione militare, ma ha per oggetto solo le questioni di natura politica (anno elettorale americano, reazione dei paesi arabi, etc.) e il tipo di ordigni necessari per distruggere i siti nucleari con ordigni antibunker (le c.d. <i>Big Blue<\/i>).<\/p>\n<p><b>Legittima difesa<\/b><br \/>Ma cosa dice il diritto internazionale al riguardo?<\/p>\n<p>La Carta delle Nazioni Unite consente di intervenire in legittima difesa in caso di attacco armato contro uno stato. La legittima difesa pu\u00f2 essere esercitata dallo stato attaccato singolarmente o in associazione con altri stati (legittima difesa collettiva), anche se non esiste un patto di mutua difesa preordinato.<\/p>\n<p>La legittima difesa pu\u00f2 essere posta in essere dopo che si sia verificato un attacco armato oppure nell\u2019imminenza dello stesso. Sul punto le opinione sono divise, ma la tesi della legittima difesa esercitata nell\u2019imminenza di un attacco armato (<i>anticipatory self-defence<\/i>) \u00e8 quella pi\u00f9 accreditata, specialmente in materia nucleare. Uno stato non deve aspettare di essere colpito per poter reagire, altrimenti rischia di sparire!<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 ricorrere alla legittima difesa quando la minaccia \u00e8 solo latente (<i>pre-emption<\/i>)? La risposta \u00e8 no! In tal caso il monopolio della forza \u00e8 nelle mani del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (Cds), cui spetta autorizzare un\u2019azione militare, dopo aver accertato che la situazione costituisce una minaccia per la pace e la sicurezza internazionale. La teoria di G. W. Bush sulla guerra preventiva e la possibilit\u00e0 di colpire gli stati canaglia (<i>rogue states<\/i>) in possesso di armi atomiche o sul punto di procurarsele non ha trovato nessun convinto adepto tra gli alleati, tranne qualche caso isolato, e non \u00e8 stata confermata dal suo successore.<\/p>\n<p>    L\u2019Iran \u00e8 stato ed \u00e8 reticente sui controlli dell\u2019Agenzia internazionale per l\u2019energia atomica, (Aiea), ma non \u00e8 stata ancora trovata \u201cla pistola fumante\u201d. Per questo sono state adottate dal Cds sanzioni, prese a norma dell\u2019art. 41 della Carta delle Nazioni Unite, e gli Stati Uniti e l\u2019Ue hanno comminato misure ancora pi\u00f9 incisive come il blocco delle importazioni petrolifere o il congelamento dei fondi della Banca centrale iraniana.<\/p>\n<p>Le sanzioni, che costano gravi sacrifici ad alcuni paesi importatori di greggio come l\u2019Italia, dovrebbero spingere l\u2019Iran a tenere un comportamento meno reticente per fugare il sospetto che il programma nucleare iraniano sia destinato non solo a scopi pacifici (un diritto secondo il Trattato di non proliferazione \u2013 Tnp &#8211; di cui l\u2019Iran \u00e8 parte), ma anche militari, assolutamente proibiti dal Tnp.<\/p>\n<p><b>La chiusura di Hormuz<\/b><br \/>Di fronte alle pressioni occidentali l\u2019Iran ha minacciato di chiudere lo Stretto di Hormuz, braccio di mare assolutamente necessario per il traffico dei paesi rivieraschi e per la circolazione delle navi da guerra. Nello Stretto di Hormuz vige il diritto di passaggio in transito, che comporta il diritto delle navi, private e da guerra, di attraversare lo stretto, per i sommergibili di passare in immersione, e per gli aerei, militari e civili, il diritto di sorvolo. <\/p>\n<p>Qualora l\u2019Iran dovesse chiudere lo Stretto, le navi dei terzi stati potrebbero attraversarlo e reagire con l\u2019uso della forza ad ogni tentativo di blocco da parte iraniana. Si tratterebbe dell\u2019esercizio di un diritto che deriva dalle consuetudine marittime internazionali, consacrate nella Convenzioni delle Nazioni Unite sul diritto del mare.<\/p>\n<p><b>Precedenti<\/b><br \/>Ci sono precedenti in materia di attacco contro siti nucleari sospetti? Si, due ed a colpire \u00e8 stato sempre Israele. Il primo \u00e8 stato il bombardamento del reattore nucleare iracheno <i>Osirak <\/i>nel 1981. Il Cds condann\u00f2 l\u2019azione israeliana come una palese violazione della Carta delle Nazioni Unite. <\/p>\n<p>Il secondo ha avuto per oggetto, sempre da parte di Israele, la distruzione nel 2007 del sito di<i> Al-Kibar <\/i>(operazione Orchard) dove la Siria, con l\u2019aiuto della Corea del Nord, stava segretamente costruendo un reattore nucleare. Questa volta il raid non fu discusso n\u00e9 in seno al Cds n\u00e9 in seno all\u2019Assemblea generale dell\u2019Onu, ma la mancanza di clamore &#8211; a parte la reazione dell\u2019allora direttore dell\u2019Aiea, ElBaradei e l\u2019ovvia denuncia della Siria alle Nazioni Unite &#8211; non pu\u00f2 costituire un precedente circa la liceit\u00e0 del ricorso alla forza armata in funzione anti-nucleare. Come \u00e8 stato da altri notato, si \u00e8 trattato piuttosto di passare politicamente sotto silenzio un uso non macroscopico della forza armata.<\/p>\n<p><b>Conseguenze del bombardamento<\/b><br \/>Il bombardamento da parte di Israele &#8211; stato nucleare non dichiarato &#8211; dei siti nucleari dell\u2019Iran, stato parte del Tnp, avrebbe conseguenze politicamente gravi per tutta la regione mediorientale. <\/p>\n<p>Due sono facilmente prevedibili: la prima sarebbe l\u2019uscita dell\u2019Iran dal Tnp, con effetti a cascata nella regione; la seconda il definitivo tramonto del disegno di istituire una zona priva di armi di distruzione di massa in Medio Oriente, che dovrebbe essere promossa con la convocazione di una conferenza <i>ad hoc<\/i> prevista dall\u2019ultima conferenza di riesame del Tnp. Il \u201cfacilitatore\u201d finlandese, cui \u00e8 stato affidato il compito di sondare tempi e modalit\u00e0 della conferenza, si \u00e8 gi\u00e0 messo all\u2019opera ed ha visitato varie capitali.<\/p>\n<p>Il Tnp, come tutte le convenzioni relative al divieto di armi di distruzione di massa, contiene una clausola di recesso che lascia un ampio margine di apprezzamento allo stato che intende recedere. Si tratta della clausola che consente di denunciare il trattato, qualora a giudizio dello stato interessato si verifichino eventi straordinari relativi alla materia oggetto del trattato che mettano in pericolo i supremi interessi del paese. Le continue minacce di attacco potrebbero indurre l\u2019Iran ad azionare la clausola. La Corea del Nord lo fece per molto meno!  <\/p>\n<p>Un\u2019ultima considerazione. In linea di principio, l\u2019Italia non sarebbe coinvolta, direttamente o indirettamente, in un raid contro l\u2019Iran. Qualora lo fosse, una nostra partecipazione, in mancanza di un\u2019autorizzazione del Cds, troverebbe un ostacolo insormontabile nell\u2019art. 11 della Costituzione. <\/p>\n<p>   .<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli ultimi tempi la discussione circa l\u2019opportunit\u00e0 di un raid selettivo contro i siti nucleari iraniani si \u00e8 accentuata. Molti dicono che ormai la decisione \u00e8 presa; si discute solo sul quando essa debba essere attuata. Il raid dovrebbe essere opera di Israele, con il supporto logistico o almeno la luce verde degli Stati Uniti. 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