{"id":19920,"date":"2012-03-15T00:00:00","date_gmt":"2012-03-14T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-triste-dilemma-della-francia\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:13","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:13","slug":"il-triste-dilemma-della-francia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/03\/il-triste-dilemma-della-francia\/","title":{"rendered":"Il triste dilemma della Francia"},"content":{"rendered":"<p>Si sa che Angela Merkel, nonostante le proposte congiunte e i reciproci sorrisi di fronte alle telecamere, non ama Nicolas Sarkozy; si dice anche che le ricordi Louis de Fun\u00e8s. Eppure, la Cancelliera ha dichiarato pubblicamente il suo sostegno al presidente uscente nella campagna elettorale in corso e questo nonostante i sondaggi lo diano perdente. <\/p>\n<p>Si tratta di una novit\u00e0 assoluta nei rapporti fra stati membri dell\u2019Unione ed \u00e8 stato scritto che questa mossa segna l\u2019inizio in Europa di una politica interpartitica e non solo interstatuale. Conoscendo il carattere pragmatico della Merkel, non \u00e8 detto che sia cos\u00ec. <\/p>\n<p><b>Vaso di Pandora<\/b><br \/>\u00c8 pi\u00f9 probabile che sia stata impressionata dalle dichiarazioni di Fran\u00e7ois Hollande che si \u00e8 impegnato a rinegoziare il Fiscal Compact, il trattato firmato da 25 paesi il primo marzo, che rappresenta un pilastro fondamentale della politica europea della Germania. La si pu\u00f2 capire. Per la Germania, la Francia non \u00e8 un paese come un altro. La riconciliazione franco-tedesca \u00e8 il fondamento storico di tutta la costruzione europea. La Germania \u00e8 cosciente che la sua forza in Europa pu\u00f2 risuscitare antichi demoni e da sempre ha pensato di avere bisogno della sponda francese; questo, anche a costo di lasciare al partner la gioia dei riflettori e di avvalorare la tesi di un\u2019Europa \u201ca guida francese\u201d.<\/p>\n<p>Recentemente, la Germania \u00e8 diventata pi\u00f9 assertiva (e anche pi\u00f9 arrogante), ma la Francia resta indispensabile. Tuttavia, la vecchia finzione di una Germania \u201cgigante economico e nano politico\u201d convince sempre meno. Nell\u2019ultimo anno Sarkozy si \u00e8 mostrato molto (anche troppo) accomodante e nessuno crede pi\u00f9 che l\u2019asse franco-tedesco riposi su un rapporto paritario. La Germania sta faticosamente imparando a fare i conti con la sua leadership; ma \u00e8 un problema che esula dallo scopo di questa analisi che \u00e8 invece dedicata alla Francia.<\/p>\n<p>\u00c8 comprensibile che la richiesta di Hollande crei sconcerto a Berlino, ma non solo, perch\u00e9 aprirebbe un pericoloso vaso di Pandora e rischierebbe di destabilizzare la fiducia ancora molto fragile dei mercati nei confronti della <i>governance <\/i>dell\u2019euro. \u00c8 per\u00f2 probabile che a Berlino, dopo mezzo secolo di vita comune, ancora si stenti a capire la distanza che separa la retorica dalla realt\u00e0 nella vita politica francese. Tutto fa credere che se sar\u00e0 eletto Hollande, dopo aver mostrato i muscoli, ratificher\u00e0 il trattato. Gi\u00e0 oggi i suoi consiglieri lasciano capire che Parigi chieder\u00e0 \u201cqualcosa di pi\u00f9\u201d e non necessariamente \u201cqualcosa di diverso\u201d. Alcune di queste \u201ccose in pi\u00f9\u201d, per esempio sulla dotazione del <i>European stability mechanism<\/i> (Esm) o un\u2019apertura sugli eurobond, sono sicuramente giuste, anche se non \u00e8 detto che prendere il trattato in ostaggio sia il mezzo il migliore per muovere i delicati equilibri politici tedeschi. <\/p>\n<p><b>Diffidenza<\/b><br \/>Comunque, Hollande presidente sarebbe accolto a Berlino con diffidenza e ci vorr\u00e0 tempo per ristabilire un minimo di fiducia reciproca. Nel frattempo i mercati potrebbero scatenarsi, in primo luogo sui titoli francesi, con gravi conseguenze. Tuttavia, se fossi tedesco, mi preoccuperei meno della politica europea di Hollande e pi\u00f9 della sua politica interna. Nonostante il suo dichiarato impegno a ristabilire l\u2019equilibrio dei conti della nazione, diversi punti del suo programma vanno nella direzione opposta a ci\u00f2 che sarebbe necessario per ristabilire la competitivit\u00e0 dell\u2019economia francese. Non si tratta solo di alcuni accenti protezionisti, ma soprattutto del palese rifiuto di muoversi nella direzione giusta per quanto riguarda la riforma del sistema previdenziale e del mercato del lavoro. <\/p>\n<p>La vera ragione dello scollamento franco-tedesco non sta tanto nei mutati rapporti di forza dovuti alla riunificazione, ma nel fatto che dopo l\u2019avvento dell\u2019euro la Germania, tra l\u2019altro con un governo socialista, ha riformato la propria economia e la Francia no. Tutto lascia quindi prevedere un rapporto molto difficile, n\u00e9 \u00e8 utile sperare in un cambiamento politico in Germania dopo le elezioni del 2013.<\/p>\n<p>Intanto nella situazione attuale un anno \u00e8 un\u2019eternit\u00e0; anche se \u00e8 probabile che in caso di vittoria la Spd tedesca sar\u00e0 disposta ad allentare alcune rigidit\u00e0 dell\u2019attuale maggioranza; la distanza che separa la filosofia economica dei socialisti francesi da quella dei loro cugini d\u2019oltre Reno \u00e8 enorme. <\/p>\n<p>Per tutte queste ragioni sbaglia chi, soprattutto in Italia, vede nell\u2019elezione di Hollande l\u2019inizio di una svolta capace di mutare il corso della politica europea. Un presidente socialista potrebbe essere un alleato utile per chiedere a Berlino di mostrare pi\u00f9 solidariet\u00e0, per esempio in materia di eurobond, e maggiore attenzione alla crescita. Tuttavia le tentazioni protezioniste e dirigiste unite al rifiuto di riforme indispensabili lo renderebbero un alleato scomodo con cui sarebbe un errore identificarsi. L\u2019Italia non ha interesse a compromettere un\u2019ancora fragile credibilit\u00e0 faticosamente riconquistata per rincorrere velleit\u00e0 francesi.<\/p>\n<p><b>Tra peste e colera<\/b><br \/>Detto questo, la mossa della Merkel \u00e8 stata improvvida. Prima di tutto perch\u00e9 \u00e8 probabile che Sarkozy si avvii verso una (tutto sommato meritata) sconfitta; quella di accogliere a Berlino un nuovo presidente che \u00e8 stato trattato come un avversario politico, non \u00e8 una prospettiva piacevole. Inoltre, lunghi anni d\u2019intensa frequentazione avrebbero dovuto far capire alla Merkel quanto Sarkozy sia inaffidabile. Nella disperata speranza di recuperare consensi a destra, il presidente-candidato sta infatti mettendo l\u2019Europa al centro della campagna e lo fa in termini sicuramente velleitari, ma non per questo meno pericolosi: da un lato con la minaccia di uscire da Schengen, dall\u2019altro con accenti protezionisti che fanno apparire Hollande un moderato. <\/p>\n<p>Entrambi i candidati sembrano essere affetti da una disgraziata malattia per cui la politica debole e senza idee s\u2019illude di poter scaricare il costo delle sue scelte su chi non vota: di preferenza le generazioni future e gli stranieri. Il populismo parla sempre alla pancia dell\u2019elettorato e gioca su antiche idiosincrasie che possono essere diverse da paese a paese: in Germania la paura che le formiche paghino per le cicale, in Francia il protezionismo.<\/p>\n<p>Il fenomeno dilaga ormai in Europa, ma \u00e8 particolarmente grave quando riguarda un grande paese. Se la Francia abdica alle proprie responsabilit\u00e0, come pu\u00f2 aspettarsi comportamenti razionali da paesi pi\u00f9 piccoli (l\u2019Olanda, la Finlandia, l\u2019Austria, vari paesi dell\u2019est), tutti affetti dallo stesso problema?  <\/p>\n<p>Ci troviamo dunque a Parigi di fronte a una scelta tra la peste e il colera con due candidati impegnati a rincorrere le ali pi\u00f9 estreme del loro elettorato? Sarebbe non fare i conti con la gi\u00e0 citata distanza fra retorica e realt\u00e0. Un osservatore smaliziato della scena francese pu\u00f2 far notare che nel 1981 Mitterrand fu eletto con un programma molto pi\u00f9 radicale di quello di Hollande e di fatto incompatibile con la permanenza della Francia nella Comunit\u00e0; dopo due anni, con l\u2019economia sull\u2019orlo del collasso, effettu\u00f2 una conversione a 180 gradi e rimise il paese su una traiettoria europea. <\/p>\n<p>Chirac era noto per il suo euroscetticismo, ma decise comunque di portare la Francia nell\u2019euro, anche se non fece nulla per adeguare l\u2019economia francese alla nuova realt\u00e0. Tuttavia non \u00e8 il caso di essere troppo rassicurati. Se rieletto, Sarkozy avrebbe probabilmente un margine maggiore per allontanarsi dalle sue promesse; tuttavia \u00e8 possibile che l\u2019elettorato gli neghi la maggioranza parlamentare di cui avrebbe bisogno. Hollande invece \u00e8 sicuramente un moderato, ma dovrebbe fare i conti con una probabile maggioranza parlamentare molto pi\u00f9 a sinistra di lui. Per operare svolte radicali ci vuole carisma, dote di cui n\u00e9 Sarkozy n\u00e9 Hollande, al contrario dei loro predecessori, sono molto provvisti; inoltre, comunque ci vuole tempo e la situazione attuale non ne concede. <\/p>\n<p><b>Italia in prima fila<\/b><br \/>Peraltro i temi pi\u00f9 controversi che toccano l\u2019Europa nel dibattito elettorale ruotano intorno al rapporto fra il potere dei governi e quello delle istituzioni comuni. Per uscire dallo stallo l\u2018Europa ha bisogno di un rafforzamento delle istituzioni e del metodo comunitario. In tempi recenti la Germania \u00e8 stata anch\u2019essa tentata da soluzioni intergovernative, ma \u00e8 stata poi spinta, forse pi\u00f9 dalle cose che dalla convinzione, verso una strada pi\u00f9 comunitaria; le recenti dichiarazioni di Angela Merkel vanno in questa direzione. <\/p>\n<p>Entrambi gli schieramenti politici francesi sembrano invece prigionieri della preferenza per un metodo intergovernativo e la retorica populista della campagna pu\u00f2 solo rafforzare questa tendenza. Continuo a pensare che la maggioranza dell\u2019elettorato francese sia ancora europeista e moderata; tuttavia \u00e8 probabile che al secondo turno si trover\u00e0 di fronte a un dilemma forse non drammatico, ma molto triste.<\/p>\n<p>Quale che sia il risultato delle elezioni francesi, l\u2019Italia sar\u00e0 in prima fila. Questa \u00e8 tra l\u2019altro la ragione per cui \u00e8 bene che il nostro Parlamento ratifichi rapidamente il nuovo trattato. Le riforme attuate, soprattutto se completate da quella sul mercato del lavoro, ci daranno una grande autorit\u00e0. Sarebbe presuntuoso e comunque prematuro pensare che l\u2019Italia, anche guidata da Mario Monti, possa facilmente sostituire la Francia come partner privilegiato della Germania. Tuttavia la prospettiva di una Francia incerta, introversa e forse instabile, apre al nostro governo e alla nostra diplomazia uno spazio che poteva sembrare impensabile fino a tempi molto recenti.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si sa che Angela Merkel, nonostante le proposte congiunte e i reciproci sorrisi di fronte alle telecamere, non ama Nicolas Sarkozy; si dice anche che le ricordi Louis de Fun\u00e8s. Eppure, la Cancelliera ha dichiarato pubblicamente il suo sostegno al presidente uscente nella campagna elettorale in corso e questo nonostante i sondaggi lo diano perdente. 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