{"id":19950,"date":"2012-03-21T00:00:00","date_gmt":"2012-03-20T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/balcani-piu-vicini-allue\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:12","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:12","slug":"balcani-piu-vicini-allue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/03\/balcani-piu-vicini-allue\/","title":{"rendered":"Balcani pi\u00f9 vicini all\u2019Ue"},"content":{"rendered":"<p>Il 2012 \u00e8 iniziato bene per i Balcani. Dopo l\u2019annuncio nel dicembre scorso che la Croazia, il 1\u00b0 luglio 2013 diventer\u00e0 il 28mo membro dell\u2019Unione europea (e il successivo referendum, vinto dal s\u00ec con il 66,3% contro il 33,1% dei no, come riportato da Giovanni Casa su questa rivista), anche la Serbia fa un passo avanti, ottenendo il 1\u00b0 marzo dal Consiglio europeo lo status di paese candidato. Certamente un passo storico, considerando il ruolo di Belgrado nel-le guerre balcaniche degli anni \u201890.<\/p>\n<p><b>Serbia e Kosovo<\/b><br \/>Quest\u2019ultima decisione di Bruxelles \u00e8 maturata solo dopo un duplice accordo tra Serbia e Ko-sovo, il primo che regola il presidio della frontiera tra i due paesi, il secondo che stabilisce il riconoscimento informale da parte serba della presenza di Pri\u0161tina in consessi internazionali. In precedenza, il Kosovo non poteva apparire col proprio nome, ma solo come territorio sotto giurisdizione Onu. Tale intesa apre la strada anche a Pri\u0161tina per uno studio di fattibilit\u00e0 su un eventuale accordo di stabilizzazione e associazione (Asa).<\/p>\n<p>Dal punto di vista dell\u2019integrazione europea, buone notizie arrivano anche dal Montenegro, i cui negoziati per l\u2019adesione inizieranno nel luglio 2012. La strada non sar\u00e0 breve, consideran-do i problemi economici del piccolo paese e la difficolt\u00e0 del governo ad applicare nuove leggi e assicurare l\u2019efficiente funzionamento delle istituzioni.<\/p>\n<p>Altra buona notizia: dopo un anno estremamente difficile, la Bosnia Erzegovina ha finalmente un nuovo governo centrale, frutto di un accordo tra i sei partiti principali negli ultimi giorni del 2011, confermato dal parlamento ai primi di febbraio. Spinti soprattutto dalle gravi diffi-colt\u00e0 economiche del paese, i leader politici hanno poi rapidamente approvato due importanti riforme: le leggi sulla previdenza sociale e sul censimento (l\u2019ultimo fu nel 1991), poste come condizioni da Bruxelles per l\u2019attivazione dell\u2019Asa. Un\u2019altra condizione resta ancora disattesa, ed \u00e8 la riforma per portare la costituzione bosniaca in linea con la Corte europea in materia di diritti delle minoranze e di libert\u00e0 di voto.<\/p>\n<p>L\u2019effettivo superamento di quest\u2019ostacolo (al momento, tutt\u2019altro che scontato) sar\u00e0 non tanto un\u2019indicazione della solidit\u00e0 del nuovo governo di Sarajevo, quanto la conferma dell\u2019efficacia del nuovo assetto della comunit\u00e0 internazionale in Bosnia, con il nuovo rappresentante specia-le dell\u2019Unione Peter Sorensen e la delegazione Ue che hanno soppiantato (<i>de facto <\/i>se non <i>de jure<\/i>) il vecchio Ufficio dell\u2019Alto rappresentante (Ohr). Un test, quindi, anche sulla coerenza della strategia europea in Bosnia.<\/p>\n<p><b>Strada in salita<\/b><br \/>I pur importanti progressi di cui sopra non devono per\u00f2 far pensare che la strada dei Balcani verso Bruxelles sia ormai in discesa. L\u2019accordo tra Serbia e Kosovo \u00e8 stato strappato a un go-verno serbo alla vigilia di elezioni, e il presidente Boris Tadic ha scommesso tutto sulla can-didatura europea per vincere le prossime consultazioni. Consapevole di questo, il negoziatore principale dell\u2019Ue, Robert Cooper, ha giocato bene le sue carte per ottenere il massimo. Inol-tre, la Serbia attende ora una data per l\u2019avvio dei negoziati, cosa che potrebbe facilitare Bru-xelles nell\u2019ottenere ancora qualcosa da Belgrado.<\/p>\n<p>Non \u00e8 chiaro quanto gli elettori serbi comprendano del processo di adesione all\u2019Unione. Certo \u00e8 che i partiti di opposizione nazionalisti non hanno perso l\u2019occasione per rilevare che, a loro avviso, la candidatura europea \u00e8 stata pagata a caro prezzo. In sostanza, rinunciando definiti-vamente a ogni pretesa serba sul Kosovo. <\/p>\n<p>Altri oppositori minimizzano l\u2019importanza della candidatura, il che equivarrebbe a dire, come scritto dal settimanale inglese<i> The Economist<\/i>, che comprare il biglietto del treno non porta necessariamente pi\u00f9 vicini alla destinazione. Certo la Serbia dovr\u00e0 lavorare ancora mol-to per ottenere l\u2019apertura dei negoziati, ma come ha dichiarato Milica Delevic, a capo dell\u2019Ufficio serbo per l\u2019integrazione europea, \u201cla conferma della rotta \u00e8 importante\u201d.<\/p>\n<p>Neppure a Pri\u0161tina l\u2019accordo con Belgrado \u00e8 stato accolto unanimemente. L\u2019opposizione rim-provera al governo di Hashim Tha\u00e7i di aver regalato la candidatura europea alla Serbia in cambio di una \u201cnota a pi\u00e8 di pagina\u201d. L\u2019accordo prevede infatti che in riunioni internazionali il nome \u201cKosovo\u201d, privo della definizione \u201cRepubblica\u201d, sia accompagnato da un riferimento alla risoluzione Onu 1244 (che non ne prevedeva l\u2019indipendenza) e alla decisione della Corte internazionale di Giustizia che sanciva invece nel 2008 la legalit\u00e0 della dichiarazione d\u2019indipendenza unilaterale di Pri\u0161tina. Edita Tahiri, negoziatrice del governo, afferma che l\u2019accordo \u00e8 un \u201criconoscimento<i> de facto <\/i>dell\u2019indipendenza del Kosovo\u201d. Quanto alle prospettive di un Asa per Pri\u0161tina, gli scettici non mancano di sottolineare che ben cinque pa-esi Ue non ne hanno ancora riconosciuto l\u2019indipendenza.<\/p>\n<p><b>Crisi di fiducia<\/b><br \/>I prossimi mesi ci daranno indicazioni sugli sviluppi futuri dei vari dossier balcanici. D\u2019altronde occorre ripetere che l\u2019allargamento dell\u2019Unione \u00e8 una questione del tutto seconda-ria nelle discussioni sull\u2019Europa tra le grandi capitali continentali.<\/p>\n<p>Le conclusioni del Consiglio europeo dell\u20191-2 marzo parlano da sole: a fronte di due pagine sulla politica economica, pochi paragrafi sono dedicati alla \u201cpolitica estera\u201d. E le decisioni sull\u2019allargamento non sono incluse in questo capitolo, ma in \u201caltre questioni\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019allargamento dell\u2019Unione, in altre parole, viene in gran parte portato avanti dalla burocrazia di Bruxelles e i capi di governo sono chiamati a prendere decisioni soltanto nei momenti cru-ciali.Inoltre, la strategia dell\u2019allargamento pu\u00f2 sempre essere vittima di interessi particolari di na-zioni grandi e piccole. Per esempio, la candidatura europea della Macedonia \u00e8 sempre blocca-ta dalla disputa con la Grecia per il nome. Vista la situazione della Grecia, qualcuno potrebbe pensare opportuno spingere discretamente Atene a qualche concessione, in cambio dei mas-sicci aiuti economici ricevuti da Bruxelles. Ma, a riprova che l\u2019allargamento non \u00e8 la principa-le preoccupazione di molte capitali, nessuno ha osato proporlo.<\/p>\n<p>Il problema non \u00e8 soltanto la gravit\u00e0 e la centralit\u00e0 della crisi economica. Le discussioni ai vertici Ue sulla crisi rendono evidente che la coesione interna dell\u2019Unione si \u00e8 profondamente indebolita. Come ha scritto di recente il politologo tedesco Wolf Lepenies, \u201cil problema cen-trale dell\u2019Europa non \u00e8 n\u00e9 una crisi dell\u2019Euro n\u00e9 una crisi del debito pubblico, ma una crisi di fiducia\u201d. Chiarire gli obiettivi tanto interni quanto esterni, e restituire all\u2019allargamento euro-peo, cos\u00ec come all\u2019azione internazionale dell\u2019Europa, il giusto respiro strategico contribuireb-be senza dubbio a una maggiore fiducia dell\u2019Europa in s\u00e9 e nel suo progetto.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 2012 \u00e8 iniziato bene per i Balcani. 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