{"id":19960,"date":"2012-03-22T00:00:00","date_gmt":"2012-03-21T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/spie-e-militari-israeliani-contro-netanyahu\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:12","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:12","slug":"spie-e-militari-israeliani-contro-netanyahu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/03\/spie-e-militari-israeliani-contro-netanyahu\/","title":{"rendered":"Spie e militari israeliani contro Netanyahu"},"content":{"rendered":"<p>Il viaggio del primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu negli Stati Uniti, a inizio marzo, l&#8217;incontro con il presidente Obama, i discorsi dei due alla  lobby filo-Israele Aipac, hanno avuto come argomento principale, se non addirittura unico, la ferma volont\u00e0 di Israele di fermare il progetto nucleare dell&#8217;Iran, anche con attacco preventivo. Il presidente Obama si \u00e8 opposto all\u2019attacco perch\u00e9 ritiene che l&#8217;arma delle sanzioni, dure e continue, sia vincente e senza i colossali rischi di un&#8217;operazione militare.<\/p>\n<p><b>Opposizione interna<\/b><br \/>Ma Netanyahu \u00e8 andato a Washington lasciando a casa un forte fronte contrario all&#8217;attacco all&#8217;Iran, composto da spie e militari di altissimo livello. L&#8217;ultimo della serie \u00e8 Amir Eshel, dal 2008 capo del direttorato di pianificazione militare e nominato in febbraio capo dell&#8217;aviazione.<\/p>\n<p>La nomina di Eshel \u00e8 stata salutata da un editoriale del quotidiano israeliano<i> Haaretz<\/i>, come \u201cuna vittoria del buon senso\u2019 e del capo di stato maggiore, Benny Gantz, e quindi una sconfitta di Netanyahu e del ministro della Difesa Ehud Barak, \u201cuna coppia che sembra intrisa di spirito bellicoso, dal grilletto facile con l\u2019Iran\u201c.<\/p>\n<p>Eshel \u00e8 stimato come uomo di straordinaria integrit\u00e0, capace di parlare al primo ministro senza alcun timore reverenziale. L&#8217;editoriale si fa portavoce dei disagi e paure di una notevole parte di Israele che non sa come esprimersi efficacemente, e che trova in Eshel una sorta di garante. Insomma, un governo libero di parlare e straparlare, compreso il ministro degli esteri Avigdor Lieberman, ma sotto tutela dei militari e, soprattutto, dell&#8217;unica arma che pu\u00f2 compiere l&#8217;impresa contro l&#8217;Iran.<\/p>\n<p>Sulla questione Iran si \u00e8 formato da tempo un ampio e autorevolissimo settore di opposizione a Netanyahu. Da tempo si sa che Benny Gantz, capo di stato maggiore dal febbraio 2011, e il suo predecessore Gabi Ashkenazi (2007-11), sono sempre stati contrari all&#8217;attacco.<\/p>\n<p>Ma la voce che pi\u00f9 ha risuonato \u00e8 quella di Meir Dagan, capo del Mossad dal 2002 a tutto il 2010, quando non venne riconfermato da Netanyahu. Ha pi\u00f9 volte detto che la guerra all&#8217;Iran era l&#8217;idea \u201cpi\u00f9 stupida\u201d che avesse mai sentito. E che, in passato, erano stati i servizi segreti e Ashkenazi a bloccare Netanyahu.<\/p>\n<p><b>Braccio di ferro<\/b><br \/>In verit\u00e0, Dagan \u00e8 solo il pi\u00f9 roboante tra coloro che hanno espresso, di solito da pensionati, critiche durissime ai governi degli ultimi anni. Critiche che fino a un paio di anni fa erano soprattutto contro la mancanza di un vero negoziato di pace con i palestinesi, e che ora si concentrano sulla questione Iran.<\/p>\n<p> La lista degli ex capi del Mossad e dei vertici militari contrari all&#8217;orientamento del governo Netanyahu comprende quasi tutti quelli degli ultimi quindici anni, con l&#8217;eccezione di Moshe Ya&#8217;alon (capo stato maggiore 2002-5, attuale ministro per le operazioni strategiche). Soprattutto comprende Tamir Pardo, che guida il Mossad oggi: appena nominato disse, a porte chiuse con gli ambasciatori di Israele, che l&#8217;Iran \u00e8 s\u00ec una minaccia, ma non una minaccia esistenziale per Israele, e che questa espressione \u00e8 usata con troppa facilit\u00e0. Lo stesso concetto \u00e8 stato ribadito da Dan Halutz  (capo stato maggiore, 2005-7), e da Shaul Mofaz (idem, 1998-2).<\/p>\n<p>D&#8217;accordo con Dagan, sono intervenuti altri due capi del Mossad, Danny Yatom (1996-98) e soprattutto Ephraim Halevy (1998-2002), che considera l&#8217;operazione capace di destabilizzare la regione per cento anni.<\/p>\n<p>Nel confronto con gli americani Israele vuole dunque  essere fermato, il che equivale a estrarre un prezzo, politico e militare, per ulteriori appoggi. Anche perch\u00e9, se in versione Stranamore l&#8217;attacco partisse, ci sono seri dubbi sulla sua riuscita. Molti impianti iraniani potrebbero continuare a operare e Israele non avrebbe la capacit\u00e0 di colpire efficacemente gli obiettivi individuati; potrebbe perdere molti aerei e cacciarsi in una situazione tale da dover essere salvato dagli americani. Che poi dovrebbero anche reintegrare aerei persi e armi usate.<\/p>\n<p><b>Bluff<\/b><br \/>C&#8217;\u00e8 inoltre l&#8217;incognita del fattore umano. Le guerre di Israele vedono l&#8217;impiego di riservisti, anche per l&#8217;aviazione. In un&#8217;impresa che dovrebbe mobilitare centinaia di aerei di ogni tipo, dovrebbero essere richiamati piloti e navigatori che non sono operativi da anni, e forse l&#8217;annuale richiamo di addestramento non basta per questo.<\/p>\n<p>Poi, come ha ricordato Amnon Lipkin-Shahak (capo stato maggiore 1995-98), nessuno prende in seria considerazione \u201cil giorno dopo\u201d, la reazione dell&#8217;Iran, e non sempre i servizi segreti forniscono informazioni precise sugli obiettivi.<\/p>\n<p>Insomma, la nostalgia dell\u2019attacco al sito nucleare iracheno di Osirak nel 1981, rievocata anche da Amos Yadlin, che partecip\u00f2 al bombardamento e poi divenne capo dei servizi segreti militari (Aman, 2006-10), va archiviata. \u00c8 lo stesso Yadlin che argomenta l&#8217;uso politico dell&#8217;attacco, per premere sugli Stati Uniti, piuttosto che un&#8217;azione in solitaria.<\/p>\n<p>Una attacco che pu\u00f2 divenire una guerra e coinvolgere l&#8217;intero paese. Il quale, per\u00f2, sembra in maggioranza contrario. <\/p>\n<p>Alcuni recentissimi sondaggi evidenziano che tra il 19 e il 26 per cento degli israeliani \u00e8 favorevole all&#8217;operazione, anche da soli. Gli altri sono contrari o al massimo (dal 34 al 58 per cento) favorevoli solo se c&#8217;\u00e8 il sostegno americano. Inoltre, con le classiche contraddizioni dei sondaggi israeliani, la met\u00e0 si fida di Netanyahu e Barak in tema di Iran, e solo il 38% ammette totale sfiducia. Sempre secondo i sondaggi, ne lle elezioni che si terranno in Israele entro un anno, il Likud di Netanyahu stravincerebbe.<\/p>\n<p>Possibile traduzione di questi dati: gli israeliani, nel senso di opinione pubblica e anche di governo, vogliono bluffare, fare la voce grossa, rinsaldare i legami con gli Stati Uniti e ottenerne maggiori aiuti, ma fermandosi un passo prima dell&#8217;abisso. Gli americani ovviamente vedono il gioco, ma il presidente Obama ha poco spazio di manovra, anche perch\u00e9 pressato dalle urgenze della campagna elettorale.<\/p>\n<p>Come ha scritto David Grossman, il rischio \u00e8 troppo alto, occorre opporsi alla retorica di Netanyahu e domare le paure di Israele.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 delle polemiche, quello che emerge \u00e8 il profondo contrasto tra il governo e gran parte degli alti comandi militari e dell\u2019<i>intelligence<\/i>, una spaccatura in aggiunta alle altre di Israele. La questione Iran maschera la frattura di base, su come affrontare un serio negoziato di pace con i palestinesi, che finirebbe per toccare questioni esistenziali, sulla natura di Israele e del sionismo. Temi che questo governo, e il paese tutto, non sembrano per\u00f2 in grado di affrontare.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il viaggio del primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu negli Stati Uniti, a inizio marzo, l&#8217;incontro con il presidente Obama, i discorsi dei due alla lobby filo-Israele Aipac, hanno avuto come argomento principale, se non addirittura unico, la ferma volont\u00e0 di Israele di fermare il progetto nucleare dell&#8217;Iran, anche con attacco preventivo. 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