{"id":19970,"date":"2012-03-22T00:00:00","date_gmt":"2012-03-21T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-politica-estera-di-mitt-romney\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:12","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:12","slug":"la-politica-estera-di-mitt-romney","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/03\/la-politica-estera-di-mitt-romney\/","title":{"rendered":"La politica estera di Mitt Romney"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019ingresso nella sala ovale \u00e8, per i presidenti statunitensi, il primo impatto con la realt\u00e0. Le promesse della campagna elettorale si scontrano con i fatti e diversi fattori legano le mani agli inquilini della Casa Bianca. Gli interessi nazionali di lungo periodo di una superpotenza spesso superano le divergenze tra repubblicani e democratici. <\/p>\n<p>Ci sono, poi, i limiti strutturali: gli altri stati, il loro potere relativo rispetto agli Stati Uniti e i loro trend di crescita o decrescita. Infine, l\u2019agenda di politica estera pu\u00f2 essere rivoluzionata da un evento imprevisto, come accadde a George W. Bush con l\u201911 settembre. Se il Partito democratico punter\u00e0 alla rielezione di Barack Obama, il favorito tra i repubblicani sembra essere Mitt Romney, anche se la vittoria nel <i>Super Tuesday <\/i>del 6 marzo non \u00e8 stata tale da garantirgli ancora la certezza della <i>nomination<\/i>.<\/p>\n<p>Mormone, imprenditore, sulle questioni di politica interna Romney \u00e8 generalmente considerato un moderato. In particolare, in qualit\u00e0 di governatore di uno degli stati pi\u00f9 progressisti del suo paese (il Massachusetts, dal 2003 al 2007, <i>ndr<\/i>), ha messo la propria firma su una riforma del sistema sanitario non troppo dissimile da quella che Obama ha approvato a livello federale. Per quanto riguarda la politica estera, invece, Romney ha scelto una linea pi\u00f9 aggressiva, figlia di un gruppo di consiglieri molto vicini alle posizioni dei neoconservatori, gi\u00e0 influenti negli anni dell\u2019amministrazione di George W. Bush.<\/p>\n<p><b>Pronti per la Casa Bianca<\/b><br \/>La prima importante differenza tra Romney e gli altri candidati repubblicani riguarda il team di esperti di cui si \u00e8 circondato. Favorito nei sondaggi gi\u00e0 alla vigilia delle primarie, ha scelto di pianificare la propria campagna elettorale in grande stile, assumendo una squadra di consiglieri ampia e articolata, pronta per andare al potere. <\/p>\n<p>Il <i>Foreign Policy and National Security Advisory Team <\/i>include 24 <i>special advisers<\/i>, ai quali sono da aggiungere gli altri collaboratori, divisi in 13 <i>working groups <\/i>destinati a elaborare proposte sulle varie questioni di politica estera. Tra i nomi di spicco c\u2019\u00e8 quello del saggista Robert Kagan, tra i pi\u00f9 noti intellettuali neoconservatori, diventato famoso negli anni di Bush per la sua tesi sugli europei che vengono da Venere e gli americani da Marte, (<i>Of Paradise and Power<\/i>, fortunato <i>pamphlet <\/i>del 2003). Ci sono James Talent, una lunga esperienza nella Commissione sulle Forze armate del Senato, l\u2019ambasciatore Eric Edelman e Dov Zakheim, gi\u00e0 consigliere di Bush.<\/p>\n<p>Il nome pi\u00f9 importante \u00e8, comunque, quello di Eliot Cohen. Gi\u00e0 consigliere do Condoleezza Rice al Dipartimento di Stato tra il 2007 e il 2009, Cohen \u00e8 l\u2019intellettuale neoconservatore pi\u00f9 noto negli ambienti accademici. Esperto di storia militare, dirige il dipartimento di studi strategici della Sais, la scuola di relazioni internazionali della <i>Johns Hopkins University<\/i>. Convinto sostenitore dell\u2019intervento militare in Iraq, di recente Cohen si \u00e8 espresso a favore di un cambio di regime in Iran.<\/p>\n<p><b>Quattro principi<\/b><br \/>Proprio Cohen, del resto, sembra il principale ispiratore del manifesto di politica estera pubblicato dalla campagna di Romney, <a href= \"http:\/\/www.mittromney.com\/sites\/default\/files\/shared\/AnAmericanCentury-WhitePaper_0.pdf\" target= \"blank\"><b><u>An American Century. A Strategy to Secure America\u2019s Enduring Interests and Ideals<\/u><\/b><\/a>, che si basa su quattro principi: la chiarezza degli interessi da perseguire; l\u2019aspirazione ad un sistema internazionale congeniale alle istituzioni liberali, al libero mercato, alla democrazia e al rispetto dei diritti umani; la volont\u00e0 di agire preventivamente per evitare che situazioni di crisi sfocino in aperti conflitti; e la leadership nelle alleanze e nelle organizzazioni internazionali.<\/p>\n<p>Romney e i suoi consiglieri riconoscono che, al di l\u00e0 dei principi, solo attraverso il potere gli Stati Uniti potranno garantire la propria sicurezza, e criticano Obama per averne eroso le tre componenti fondamentali: il sistema di valori, l\u2019economia e lo strumento militare. L\u2019amministrazione democratica in carica, sostengono, avrebbe accettato come inesorabile il declino della superpotenza statunitense e l\u2019emergere di nuovi poli nel sistema internazionale. Le sue politiche economiche non sarebbero in grado di favorire la ripresa e i tagli al Pentagono avrebbero indebolito il paese.<\/p>\n<p><b>Pacifico e Medioriente<\/b><br \/>La risposta del candidato repubblicano \u00e8 invece basata su un incremento delle spese per la difesa volte a perseguire una politica pi\u00f9 aggressiva soprattutto nei teatri strategicamente pi\u00f9 rilevanti, dal Pacifico al Golfo Persico. Notevole attenzione viene attribuita alla capacit\u00e0 di proiezione navale: la marina statunitense dispone attualmente di 284 navi, il numero pi\u00f9 basso dal 1916. Se gli Stati Uniti vogliono mantenere la supremazia negli oceani, per Romney ne servono almeno 40 in pi\u00f9, minimo indispensabile per contenere la crescente influenza della Cina nel Pacifico.<\/p>\n<p>L\u2019altra regione chiave per Romney \u00e8 il Medioriente, dove il sostegno alle transizioni democratiche in corso in Egitto, Tunisia e Libia vanno affiancate al rilancio della partnership strategica con Israele, in aperto contrasto con la linea seguita dall\u2019amministrazione Obama. <\/p>\n<p>Ma al centro dei pensieri di Romney \u00e8 soprattutto l\u2019Iran e il suo programma nucleare, cui ha anche dedicato un <a href= \"http:\/\/www.washingtonpost.com\/opinions\/mitt-romney-how-i-would-check-irans-nuclear-ambition\/2012\/03\/05\/gIQAneYItR_story.html\" target= \"blank\"><b><u>editoriale sul Washington Post<\/u><\/b><\/a>. La definizione dell\u2019Iran come stato \u201cmalvagio\u201d, lascia trasparire l\u2019idea, cara a molti dei consiglieri di Romney, che la radice del problema sia nella natura stessa del regime degli Ayatollah. <\/p>\n<p>La soluzione per contrastarne la minaccia sarebbe dunque in un mix tra un inasprimento delle sanzioni &#8211; Banca centrale iraniana, attivit\u00e0 finanziarie e prodotti derivati dal petrolio &#8211; un attivo sostegno all\u2019opposizione iraniana e un riposizionamento delle forze armate statunitensi nella regione: Romney afferma, infatti, di voler rendere regolare la presenza di portaerei della Marina americana sia nel Mediterraneo orientale che nel Golfo Persico.<\/p>\n<p>Tra le altre proposte ci sono il rilancio del sistema di difesa anti-missili balistici, rallentato da Obama nel 2009 per distendere i rapporti con la Russia, la revisione del calendario per il ritiro di parte delle truppe dall\u2019Afghanistan, la promozione di accordi di libero scambio con i paesi dell\u2019America Latina e maggiori investimenti nella<i> cyber security<\/i>.<\/p>\n<p><b>Necessit\u00e0 di scegliere<\/b><br \/>Nel complesso, il piano di Romney appare ambizioso, come si conviene a un manifesto finalizzato alla propaganda elettorale. Nel caso in cui l\u2019ex governatore del Massachusetts dovesse divenire il nuovo inquilino della Casa Bianca, queste ambizioni verrebbero ridimensionate. Vengono annunciati investimenti volti a incrementare sia il <i>soft power <\/i>(offensiva diplomatica e sostegno all\u2019opposizione iraniana) che l\u2019<i>hard power <\/i>(sistemi d\u2019arma) degli Stati Uniti, a fronte di una situazione economica che invece pone la riduzione della spesa pubblica in cima all\u2019agenda nazionale. <\/p>\n<p>L\u2019amministrazione Obama ha pianificato tagli per 487 miliardi di dollari in dieci anni per il bilancio del Pentagono, ai quali si andranno ad aggiungere altri 500 miliardi che scatteranno automaticamente dal prossimo gennaio grazie al meccanismo della <i>sequestration<\/i>, a meno che il Congresso non trovi prima un accordo sulla riduzione del debito. Un\u2019amministrazione Romney potrebbe cancellare parte di questi tagli, ma difficilmente potrebbe rilanciare un piano di nuovi investimenti a 360 gradi, dall\u2019esercito all\u2019aviazione, dalle navi da guerra alla difesa anti-missili balistici.<\/p>\n<p>Anche sul piano strategico, Romney e i suoi consiglieri rinviano le scelte, senza stabilire una gerarchia di priorit\u00e0 tra le aree strategiche. C\u2019\u00e8, infatti, l\u2019auspicio di intensificare la proiezione sia in Medioriente che nel Pacifico. Cos\u00ec come la volont\u00e0 di inasprire le sanzioni contro l\u2019Iran e di portare avanti, al contempo, un piano di difesa anti missili balistici destinato a contrariare la Russia, senza il cui sostegno le sanzioni al regime di Teheran sono destinate a perdere parte della loro efficacia.<\/p>\n<p>Insomma, si tratta di un progetto ambizioso, ma che forse manca di pragmatismo e non \u00e8 sempre coerente. Il cambiamento della distribuzione del potere mondiale \u00e8 sotto gli occhi di tutti, cos\u00ec come i problemi di bilancio degli Stati Uniti. Le possibilit\u00e0 di un\u2019amministrazione repubblicana di segnare una netta discontinuit\u00e0 con le politiche di Obama saranno, probabilmente, pi\u00f9 ridotte di quanto i toni della campagna elettorale non lascino pensare.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019ingresso nella sala ovale \u00e8, per i presidenti statunitensi, il primo impatto con la realt\u00e0. Le promesse della campagna elettorale si scontrano con i fatti e diversi fattori legano le mani agli inquilini della Casa Bianca. Gli interessi nazionali di lungo periodo di una superpotenza spesso superano le divergenze tra repubblicani e democratici. 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