{"id":19980,"date":"2012-03-23T00:00:00","date_gmt":"2012-03-22T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/strategia-a-tre-tappe-contro-liran\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:12","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:12","slug":"strategia-a-tre-tappe-contro-liran","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/03\/strategia-a-tre-tappe-contro-liran\/","title":{"rendered":"Strategia a tre tappe contro l\u2019Iran"},"content":{"rendered":"<p>Stati Uniti ed Unione Europea sono passate dalle parole ai fatti. Dopo anni di tensioni, Washington ha convinto Bruxelles ad estendere le sanzioni al bene pi\u00f9 prezioso per il regime degli Ayatollah: da gennaio anche il petrolio iraniano \u00e8 finito nelle mire dell\u2019Occidente.<\/p>\n<p>Il bilancio a due mesi dall\u2019imposizione delle sanzioni \u00e8 ancora incerto. Da un lato, la durezza delle sanzioni sembrerebbe avere gi\u00e0 un impatto sull\u2019economia iraniana e, dall\u2019altro, la difficolt\u00e0 di attuazione legata al complesso scenario internazionale presenta problemi che potrebbero non solo minare l\u2019intero impianto sanzionatorio, ma anche favorire la costruzione di alleanze internazionali che rafforzino l\u2019Iran e la sua volont\u00e0 di dotarsi del deterrente nucleare.<\/p>\n<p><b>Economia e diplomazia<\/b><br \/>Le sanzioni contro il petrolio di Teheran sono il prodotto di una raffinata (e rischiosa) strategia Usa che, pur senza una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, sta cercando di imporre sanzioni globali all\u2019Iran in grado di strangolare l\u2019economia del paese e, con essa, anche la capacit\u00e0 di proseguire il programma nucleare.<\/p>\n<p>Questa strategia si sviluppa su tre piani. Il primo riguarda le sanzioni extra-territoriali che gli Stati Uniti possono imporre ad operatori finanziari ed aziende che realizzano transazioni commerciali con la Banca nazionale iraniana.<\/p>\n<p>Il secondo piano \u00e8 diplomatico e mira a convincere i maggiori compratori di petrolio iraniano, fra i quali Giappone, Corea del Sud, Cina ed India, a ridurre le proprie importazioni. <\/p>\n<p>Infine, il terzo piano \u00e8 affidato all\u2019Unione europea ed al divieto imposto alle compagnie assicurative di fornire polizze alle petroliere in direzione e partenza dall\u2019Iran. Considerando che le compagnie assicurative europee forniscono servizi al 95% delle petroliere del mondo, diventa facile immaginare i problemi logistico\/organizzativi che sta affrontando l\u2019Iran per spedire e ricevere merci.<\/p>\n<p>Sanzioni di tale portata assomigliano a un embargo totale al petrolio iraniano e gli effetti sono gi\u00e0 evidenti. Secondo quanto dichiarato da un consulente di Barclays Amrita Sen a Bloomberg, negli ultimi mesi le esportazioni dall\u2019Iran sono diminuite di 300\/400 mila barili al giorno. Con una produzione totale in leggero calo dal 2010, la stima di produzione giornaliera a marzo di quest\u2019anno \u00e8 di 3,43 milioni di barili al giorno con circa 2,2\/2,4 milioni di barili che vanno sul mercato estero. <\/p>\n<p>Considerato che il 50% delle finanze pubbliche dell\u2019Iran dipende dalla vendita di petrolio e che solo l\u2019Unione europea e la Cina comprano oltre un milione di barili, \u00e8 facile immaginare come una collaborazione assesterebbe un duro colpo a Teheran.<\/p>\n<p>Le restrizioni finanziarie non sono limitate al settore petrolifero. La minore capacit\u00e0 di accedere a nuove linee di credito da parte degli operatori iraniani colpisce direttamente anche aziende straniere. <\/p>\n<p>Produttori indiani di riso hanno lamentato difficolt\u00e0 nel ricevere pagamenti da compratori iraniani per circa 144 milioni di dollari. Problemi ad effettuare pagamenti si sono verificati anche per Mtn, l\u2019operatore di telefonia sudafricano che non ha potuto utilizzare i propri istituti a Dubai per traferire denaro fuori dall\u2019Iran. L\u2019amministratore delegato Sifiso Dabengwa ha dichiarato all\u2019agenzia di stampa Reuters che tutte le aziende che usano dollari americani o euro hanno problemi ad effettuare qualsiasi transazione con l\u2019Iran. <\/p>\n<p>Anche i contadini nelle Filippine stanno riconsiderando le loro forniture di ananas e banane viste le difficolt\u00e0 a ricevere i pagamenti dalle aziende iraniane. I due miliardi di crediti dovuti ad Eni e ricordati tempo fa dall\u2019amministratore delegato Scaroni, potrebbero subire lo stesso destino.<\/p>\n<p><b>Quattro complicazioni<\/b><br \/>L\u2019impatto delle sanzioni, anche se inizia a sentirsi nella gi\u00e0 debole economia iraniana, non si traduce automaticamente con successo. Vi sono quattro fattori che complicano la strada delle sanzioni. In primo luogo, la mancanza di una risoluzione Onu lascia agli Stati Uniti solo la loro <i>moral suasion <\/i>per convincere i grandi compratori di petrolio iraniano a ridurre le loro importazioni. In realt\u00e0, si va in ordine sparso a scapito dell\u2019efficacia delle sanzioni.<\/p>\n<p>La Turchia ha dichiarato di non voler interrompere i commerci con l\u2019Iran ed il <i>Telegraph <\/i>ha gi\u00e0 parlato di un possibile aiuto che la Turchia potrebbe offrire all\u2019Iran per evadere le sanzioni. Al tempo stesso, l\u2019India sta valutando di scambiare il petrolio con prodotti alimentari. Una forma di baratto in quantit\u00e0 industriali vista l\u2019impossibilit\u00e0 per l&#8217;India di sopperire nel breve periodo all\u2019eventuale rinuncia del petrolio proveniente dall\u2019Iran.<\/p>\n<p>Il secondo fattore \u00e8 legato alle scelte della Cina. Visto lo scenario internazionale, Pechino \u00e8 chiamato alla prova di responsabilit\u00e0 verso la comunit\u00e0 internazionale, ma le risposte arrivate fino ad ora sono state ambigue. Lo scenario auspicabile \u00e8 che anche la Cina riduca le proprie importazioni di petrolio (il 20% del greggio iraniano va in Cina), ma lo scenario pi\u00f9 preoccupante \u00e8 che Pechino colga l\u2019occasione per mettere le mani sulla quota di petrolio che andava verso l\u2019Europa (un altro 20%). Il rischio \u00e8 quello di un <i>oil swap <\/i>che porterebbe alla Cina pi\u00f9 petrolio e magari anche ad un prezzo di riconoscenza per aver aiutato Teheran in un momento difficile.<\/p>\n<p>La terza complicazione \u00e8 dovuta al rialzo del prezzo del petrolio. Nonostante la pressione sui paesi produttori ad aumentare le esportazioni e gli auspici di molti affinch\u00e9 Europa e Stati Uniti mettano sul mercato parte delle loro riserve, il prezzo del greggio \u00e8 salito alle stelle, toccando il massimo dal dicembre 2008, ovvero 126 dollari al barile. Solo tre mesi fa, sempre secondo i dati forniti dall\u2019Opec, il prezzo era sotto i 103 dollari al barile. Un incremento notevole considerato il brevissimo lasso di tempo, mentre alcuni prevedono che per fine maggio il prezzo potrebbe sfondare il muro dei $150, raggiungendo i picchi del 2008. <\/p>\n<p>Un tale rialzo avrebbe conseguenze durissime per quelle economie che stanno faticando molto ad uscire dalla crisi finanziaria e potrebbe, ironicamente, addirittura annullare l\u2019effetto sull\u2019economia iraniana nel caso in cui le esportazioni diminuissero meno dell\u2019aumento del prezzo del petrolio.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo, ma non meno importante, fattore \u00e8 quello umanitario. \u00c8 probabile che l\u2019economia iraniana subisca un duro colpo e che i servizi erogati dal governo non bastino a sostenere la popolazione in un momento difficile. Aumento dei prezzi, disoccupazione e crisi economica avranno conseguenze gravi sugli iraniani di cui Stati Uniti ed Europa saranno chiamati a rispondere. <\/p>\n<p>Se la colpa delle sofferenze della popolazione verranno attribuite all\u2019Occidente, allora le sanzioni contribuiranno a consolidare il potere di Ahmadinejad e renderanno il paese ancora pi\u00f9 determinato nel completare il programma nucleare.<\/p>\n<p>Le sanzioni imposte da Stati Uniti ed Unione Europea contro l\u2019Iran sono certamente una decisione importante. Il petrolio \u00e8 una risorsa fondamentale e non averla messa al centro delle sanzioni fu considerata una mancanza di determinazione da parte dell\u2019Occidente.<\/p>\n<p>Ora che il petrolio \u00e8 oggetto di embargo e ci sar\u00e0 certamente un impatto economico sull\u2019Iran, la questione pi\u00f9 importante torna ad essere quella centrale che ha alimentato il dibattito sull\u2019efficacia delle sanzioni sin dall\u2019inizio: sar\u00e0 sufficiente imporre un alto costo economico sull\u2019Iran per raggiungere l\u2019obiettivo politico di fermare il programma nucleare? Considerate le difficolt\u00e0 illustrate e l\u2019esperienza di anni di sanzioni, la soluzione della crisi iraniana non pare dietro l\u2019angolo.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stati Uniti ed Unione Europea sono passate dalle parole ai fatti. 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