{"id":19990,"date":"2012-03-26T00:00:00","date_gmt":"2012-03-25T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/global-governance-in-salsa-cinese\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:11","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:11","slug":"global-governance-in-salsa-cinese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/03\/global-governance-in-salsa-cinese\/","title":{"rendered":"Global governance in salsa cinese"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019immagine che la Cina proietta di s\u00e9 all\u2019esterno \u00e8 sovente quella di un monolite statico e intransigente. In realt\u00e0, nel paese, cos\u00ec come all&#8217;interno del partito cinese, \u00e8 in corso un serio dibattito politico sul ruolo della Cina nel nuovo ordine globale. Il concetto di <i>global governance <\/i>\u00e8 estraneo alla mentalit\u00e0 cinese, tuttora legata alla tradizionale concezione gerarchica del \u201cgoverno\u201d inteso come potere di ultima istanza, e anche per questo, fino ad oggi, ha suscitato varie resistenze nell\u2019intellighenzia nazionale.<\/p>\n<p>Un recente intervento a <i>ThinkINChina<\/i> del professor Pang Zhongyin, docente di relazioni internazionali presso il <i>Centre for the Study of Global Governance<\/i> della <i>Renmin University <\/i>di Pechino, ha contribuito a far luce sull\u2019essenza di questo dibattito e sulle fondamentali questioni che esso pone per il governo cinese.<\/p>\n<p><b>Ripensare la non-interferenza <\/b><br \/>\nSecondo Pang la politica estera cinese sta attraversando una fase di transizione epocale: se fino a poco tempo fa Pechino rifiutava politicamente e ideologicamente l\u2019idea di <i>governance <\/i>mondiale, suggerita o imposta dall\u2019Occidente, adesso ne ha pragmaticamente accettato l\u2019indispensabilit\u00e0 e opera attivamente per ritagliarsi un ruolo \u201ccon caratteristiche cinesi\u201d all\u2019interno della riflessione globale in corso sul tema.<\/p>\n<p>La leadership cinese \u00e8 chiamata, in particolare, a ripensare, il proprio atteggiamento rispetto al principio di non interferenza\/non intervento, tradizionale cardine della politica estera della Repubblica popolare cinese (Rpc) sin dalla sua fondazione. Fino ad oggi la difesa di tale principio ha avuto tre scopi: preservare la sovranit\u00e0 cinese da intromissioni esterne; mantenere l&#8217;affinit\u00e0 politica con i paesi in via di sviluppo (retaggio dell\u2019alleanza anti-colonialista e anti-imperialista); evitare qualunque coinvolgimento in crisi internazionali che non tocchino direttamente l\u2019interesse nazionale cinese.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 dalla fine della Guerra fredda la Cina ha accresciuto progressivamente la sua <a href=\"http:\/\/www.unhcr.org\/refworld\/pdfid\/49ec24ca2.pdf\" target=\"blank\"><b><u>partecipazione alle missioni di peacekeeping<\/u><\/b><\/a> sotto mandato Onu e, pur non avendo ancora accolto<i> in toto<\/i> la dottrina della <a href=\" http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Responsibility_to_protect\" target=\"blank\"><b><u>Responsibility to protect<\/u><\/b><\/a>, ne ha in parte condiviso lo spirito, puntando a un equilibrio tra le istanze di intervento umanitario e i principi di sovranit\u00e0 nazionale e non-interferenza.<\/p>\n<p>Secondo Pang \u00e8 necessario che Pechino elabori una formula di compromesso tra vecchi e nuovi principi per poter esercitare quella che definisce \u201c<i>conditional interference<\/i>\u201d, un riflesso dell\u2019idea di <a href=\" http:\/\/www.bjreview.com\/exclusive\/txt\/2011-12\/20\/content_413832.htm\" target=\"blank\"><b><u>creative involvement<\/u><\/b><\/a> proposta recentemente da Wang Yizhou. \u201cPer la Cina \u00e8 finita l\u2019era dell\u2019indipendenza, dell\u2019autonomia e dell\u2019autosufficienza nella loro accezione tradizionale\u201d, ha affermato Pang: la comunit\u00e0 internazionale ha bisogno della cooperazione e del contributo attivo di Pechino.<\/p>\n<p>Che profili avr\u00e0 questo nuovo attivismo cinese in campo internazionale? La Cina sar\u00e0 una forza riformista, una potenza revisionista, o un baluardo dello <i>status quo<\/i>? Fino a che punto sar\u00e0 disposta ad allontanarsi dal monito di Deng Xiaoping &#8211; \u201csi prenda tempo e si mantenga un profilo basso\u201d?<\/p>\n<p><b>Libia e Siria<\/b><br \/>\nI casi libico e siriano hanno posto alla leadership cinese questi interrogativi con drammatica urgenza. Se il caso libico sembra aver colto di sorpresa i vertici del paese &#8211; apparentemente inconsapevoli che l\u2019astensione sulla risoluzione Onu 1973 avrebbe dato il via libera a un\u2019azione militare volta a indurre con la forza un cambiamento di regime, il veto sul caso siriano, <a href=\" http:\/\/news.xinhuanet.com\/english\/indepth\/2012-02\/18\/c_131418235.htm\" target=\"blank\"><b><u>pur palesando una ritrovata sicurezza<\/u><\/b><\/a>, appare pi\u00f9 una reazione all\u2019intervento in Libia che una reale scelta strategica di politica estera.<\/p>\n<p>Sebbene Pechino non aspiri a creare un nuovo sistema di <i>global governance<\/i>, sono in molti in Cina ad avere dubbi su una serie di principi che si vogliono rappresentativi della \u201cbuona <i>governace<\/i>\u201d, come, ad esempio, il libero mercato, la tutela dei diritti umani, la prassi democratica, e la garanzia della trasparenza negli atti pubblici. Star\u00e0 quindi al Partito trovare un compromesso tra concessioni, ancorch\u00e9 parziali, alla <i>pressure diplomacy <\/i>occidentale e al principio della non interferenza, che ancora si considera intimamente legato all\u2019interesse nazionale.<\/p>\n<p>Secondo Pang una <a href=\" http:\/\/www.lowyinterpreter.org\/post\/2011\/12\/22\/Through-Chinese-eyes-Pang-Zhongying-(part-1).aspx\" target=\"blank\"><b><u>Cina globale<\/u><\/b><\/a> dovr\u00e0 necessariamente essere pi\u00f9 attiva e partecipe: l\u2019auspicio \u00e8 che il cambio di <i>leadership <\/i>a Pechino in autunno apra la strada a una dirigenza capace di raccogliere le nuove sfide dell\u2019integrazione nell\u2019ordine internazionale. L\u2019Occidente pu\u00f2 efficacemente assecondare questo atteggiamento pi\u00f9 aperto, a patto che, di fronte al maggior dinamismo cinese, eviti di cadere nella trappola retorica del \u201c<i>China torea<\/i>\u201d.<\/p>\n<p><i><span style=\"font-size: xx-small;\"> Articolo pubblicato sul numero 3\/2012 di <a href=\"http:\/\/www.iai.it\/PDF\/OrizzonteCina\/OrizzonteCina_12-02.pdf\" target=\"blank\"><b><u> OrizzonteCina<\/u><\/b><\/a>, rivista online sulla Cina contemporanea a cura di Torino World Affairs Institute e Istituto Affari Internazionali. <\/span><\/i><\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019immagine che la Cina proietta di s\u00e9 all\u2019esterno \u00e8 sovente quella di un monolite statico e intransigente. In realt\u00e0, nel paese, cos\u00ec come all&#8217;interno del partito cinese, \u00e8 in corso un serio dibattito politico sul ruolo della Cina nel nuovo ordine globale. 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