{"id":2000,"date":"2006-10-03T00:00:00","date_gmt":"2006-10-02T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/un-problema-di-qualita\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:17","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:17","slug":"un-problema-di-qualita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/10\/un-problema-di-qualita\/","title":{"rendered":"Un problema di \u2018qualit\u00e0\u2019"},"content":{"rendered":"<p>Gli anni novanta, dopo il crollo dell\u2019Urss e della Jugoslavia, sono stati gli anni dei nazionalismi e secessionismi. Il trend sembrava essersi fermato dopo la fine della guerra in Bosnia, gli accordi di Dayton, l\u2019imposizione del protettorato delle Nazioni Unite in Kosovo e la cattura di O&#269;alan, che aveva messo a tacere le velleit\u00e0 del separatismo curdo. A dieci anni di distanza, un nuovo movimento centrifugo nell\u2019arco di crisi eurasiatico si \u00e8 messo in azione, dai Balcani allo spazio post-sovietico, all\u2019area tra Turchia e Iraq (curdi).  Il Montenegro si \u00e8 reso indipendente nel maggio scorso; la Transnistria ha svolto un referendum (non riconosciuto dalla comunit\u00e0 internazionale) il 17 settembre scorso per separarsi dalla Moldova e ricongiungersi alla Russia; un referendum analogo si terr\u00e0 il 12 novembre in Ossezia del Sud (Georgia). I curdi, o almeno alcuni gruppi, hanno a loro volta ripreso le armi. <\/p>\n<p>Quali i motivi e i pericoli per la stabilit\u00e0 internazionale di questi secessionismi  del XXI secolo? E quali le possibili risposte  della comunit\u00e0 internazionale? <\/p>\n<p><b>I processi disgregativi<\/b><br \/>I motivi principali sono due. Il primo \u00e8, semplicemente, che i processi disgregativi degli anni novanta non avevano completato il loro corso. Molti secessionismi erano stati \u2018congelati\u2019 o risolti solo in parte con soluzioni provvisorie. Questo vale per i Balcani (Montenegro, Kosovo) e per il Caucaso (Abkhazia, Sud Ossezia, Nagorno-Karabak) e la Transnistria (Moldova). Il secondo, principale motivo \u00e8 l\u2019Iraq. Quest\u2019ultimo da un lato ha ridato fiato all\u2019irredentismo curdo; dall\u2019altro ha indebolito la superpotenza americana e proiettato un\u2019immagine di vuoto di potere internazionale, che ovviamente giova all\u2019agenda del  \u2018fai da te\u2019 dei secessionismi.<\/p>\n<p>Sui pericoli per la stabilit\u00e0 internazionale il discorso \u00e8 pi\u00f9 complesso. Non tutti i secessionismi sono in s\u00e9 pericolosi. Dipende dalla \u2018qualit\u00e0 del processo\u2019. Il referendum in Montenegro, svoltosi con l\u2019accordo delle due parti (Serbia e Montenegro), con regole stabilite dall\u2019Unione Europea e con uno stretto monitoraggio delle procedure elettorali da parte dell\u2019Osce non ha portato instabilit\u00e0. Anzi \u00e8 servito a definire in termini chiari i rapporti tra Serbia e Montenegro e probabilmente aiuter\u00e0 anche a migliorarne i rapporti reciproci. Lo stesso potrebbe accadere con un\u2019eventuale indipendenza del Kosovo, se gestita  e monitorata  dalla comunit\u00e0 internazionale con attenzione e in maniera tale da soddisfare le ambizioni della maggioranza albanese  e rassicurare la minoranza serba (e la Serbia stessa).<\/p>\n<p>Ma  certamente lo stesso discorso non pu\u00f2 valere per i separatismi post-sovietici. In questi casi, infatti, manca la \u2018qualit\u00e0 del processo\u2019. Il referendum in Transnistria \u00e8 stato un atto unilaterale, si \u00e8 svolto senza l\u2019assenso del governo moldavo, senza regole e monitoraggio internazionali. Un identico scenario si profila per il referendum di novembre in Ossezia. Questi secessionismi \u2018pro-russi\u2019 non possono favorire la stabilit\u00e0 e preludono invece all\u2019instabilit\u00e0, indeboliscono ulteriormente democrazie gi\u00e0 di per s\u00e9 fragili e con enormi problemi interni (Georgia e Moldova). Appellarsi, come hanno fatto Mosca e  le stesse dirigenze delle entit\u00e0 secessioniste, ai precedenti del Montenegro e del Kosovo non ha molto senso, perch\u00e9 l\u00ec i processi si sono sviluppati secondo regole condivise e internazionalmente legittime.<\/p>\n<p><b>Sfere di influenza<\/b><br \/>La realt\u00e0 \u00e8 che Mosca da tempo agita la minaccia dei separatismi nelle repubbliche ex-sovietiche per mantenerle nella sua sfera di influenza. Tanto pi\u00f9 quanto queste ultime, come nel caso della Georgia, si sono poste come obiettivo primario l\u2019ingresso nella Nato. Il pericolo  \u00e8 che  i secessionismi  post-sovietici possano incoraggiare  un effetto domino in altre zone calde. Ad esempio nei Balcani, dove i serbi di Bosnia gi\u00e0 minacciano un referendum (nel caso venisse riconosciuta l\u2019indipendenza del Kosovo)  che rievocherebbe i fantasmi delle guerre etniche del passato. Per non parlare dei curdi sospesi tra Turchia e Iraq.<\/p>\n<p>Che pu\u00f2 fare la comunit\u00e0 internazionale per  prevenire una nuova ondata di instabilit\u00e0? C\u2019\u00e8 bisogno di un grande accordo tra i principali attori internazionali &#8211; Stati Uniti, Russia e Ue &#8211; fondato innanzitutto su un accordo sulle regole per i secessionismi. Due in particolare. La prima  \u00e8 che le secessioni non possono che essere una <i>\u2018last resort\u2019<\/i>: bisogna dare la precedenza alla ricerca paziente di compromessi costituzionali e alla concessione di larghe autonomie alle regioni in bilico.  I costi della creazione di nuove mini-entit\u00e0 statuali sono spesso, e per tutti, maggiori dei benefici. La seconda regola \u00e8 che, se il compromesso costituzionale fallisce, allora la separazione deve essere gestita secondo regole internazionalmente riconosciute, come nel caso del Montenegro.  L\u2019altra parte dell\u2019accordo dovrebbe essere l\u2019impegno dell\u2019Occidente nei confronti della Russia a non accelerare artificialmente l\u2019ingresso degli stati post-sovietici nelle istituzioni euro-atlantiche, soprattutto quando essi non sono pronti sul piano delle riforme interne. Un chiarimento tra la Russia e l\u2019Occidente su questi termini sarebbe utile per la stabilit\u00e0. Ed anche  per evitare sorprese al vertice Nato di Riga, in novembre.<\/p>\n<p><i>Foto: Georgia: Georgian refugees from Abkhazia in the ex-Iveria hotel, Tbilisi. \u00a9 R-Project<\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli anni novanta, dopo il crollo dell\u2019Urss e della Jugoslavia, sono stati gli anni dei nazionalismi e secessionismi. 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