{"id":20040,"date":"2012-03-30T00:00:00","date_gmt":"2012-03-29T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lotta-allinquinamento-dello-spazio\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:10","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:10","slug":"lotta-allinquinamento-dello-spazio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/03\/lotta-allinquinamento-dello-spazio\/","title":{"rendered":"Lotta all\u2019inquinamento dello spazio"},"content":{"rendered":"<p>Un gran numero di oggetti creati dall\u2019uomo per le attivit\u00e0 spaziali, ma non pi\u00f9 utili, gira nello spazio: sono comunemente denominati \u201c<i>space debris<\/i>\u201d. Si tratta di oggetti che viaggiano alla velocit\u00e0 di 3 Km\/sec e di 7,7 Km \/sec, per cui un\u2019eventuale collisione con oggetti in funzione (operazionali) potrebbe avere conseguenze molto dannose. Il pericolo maggiore, comunque, \u00e8 quello delle collisioni a catena, la c.d. <i>sindrome di Kesser<\/i>, con produzione sempre maggiore di detriti.<\/p>\n<p>Preoccupa soprattutto l&#8217;accumulo che si sta creando nelle orbite pi\u00f9 vicine alla terra e nell&#8217;orbita geostazionaria, orbite pi\u00f9 popolate da satelliti e dove il pericolo di collisione \u00e8 maggiore. Poich\u00e9 ormai tutti concordano nel ritenere che il metodo pi\u00f9 semplice ed economico per trattare lo <i>space debris <\/i>\u00e8 di prendere misure preventive e di mitigazione della produzione di detriti, piuttosto che misure riparatrici dopo l\u2019incidente, gli sforzi della comunit\u00e0 scientifica e giuridica si stanno orientando in tal senso.<\/p>\n<p>La sensibilit\u00e0 per la tutela dell&#8217;ambiente, di cui fa parte anche lo spazio, sta inoltre diventando sempre pi\u00f9 acuta. Anche per questo gli Stati e le organizzazioni devono assumersi l&#8217;obbligo di adottare misure preventive.<\/p>\n<p><b>Strumenti giuridici esistenti<\/b><br \/>Dal Trattato sullo spazio extra-atmosferico, ivi compresa la Luna e gli altri Corpi celesti del 1967 (primo dei 5 accordi stipulati sotto l\u2019egida delle Nazioni Unite e ratificato da cento Stati), deriva, tra gli altri principi base, un obbligo generico di non interferenza con le altrui attivit\u00e0, come potrebbe essere una contaminazione dannosa (art.1).<\/p>\n<p>Un troppo indefinito divieto di contaminazione dello spazio e della Terra dallo spazio (<i>forward contamination and back contamination<\/i>) si ricava dall&#8217;art. IX dello stesso Trattato.<\/p>\n<p>La Convenzione sull&#8217;immatricolazione del 1975 (che ha ottenuto 56 ratifiche), identifica l&#8217;oggetto ed eventualmente anche il relitto. In fase di modifica della Convenzione, sarebbe auspicabile che fosse reso obbligatorio fornire al Segretario generale, per l\u2019iscrizione nel Registro internazionale, oltre ai normali dati richiesti dalla Convenzione, ulteriori utili informazioni sulle misure preventive prese, atte a non aumentare il <i>debris<\/i> nello spazio.<\/p>\n<p>Si pone il problema se la Convenzione sulla responsabilit\u00e0 internazionale per i danni causati da oggetti spaziali del 1972 (87 ratifiche) possa essere applicata anche ai danni provocati dai detriti spaziali compresi, almeno in modo generico, nel termine &#8220;oggetto spaziale\u201d.<\/p>\n<p>L&#8217;art. II della Convenzione prevede la particolare responsabilit\u00e0 oggettiva assoluta (risarcimento senza obbligo della prova della colpa) nel caso che i danni siano provocati anche da detriti \u201csulla superficie terrestre o agli aeromobili in volo\u201d. La connessione causale danno-Stato dell\u2019oggetto spaziale, da cui i detriti si siano staccati, sar\u00e0 ancora pi\u00f9 difficile da dimostrare se il danno si sar\u00e0 verificato molto tempo dopo l\u2019incidente che ha provocato il detrito stesso.<\/p>\n<p>Problemi pi\u00f9 gravi, per il risarcimento dei danni da detriti, pone l&#8217;art. IV il quale prevede una responsabilit\u00e0 per colpa se il danno \u00e8 causato nello spazio ad altro oggetto spaziale. Se questa prova della colpa \u00e8 gi\u00e0 estremamente complessa, qualora il danno si verifichi dopo poco l&#8217;avvenuto lancio, qualora il danno sia provocato dopo mesi o anni da un detrito, la prova della colpa \u00e8 quasi impossibile.<\/p>\n<p>In vista dell\u2019adozione di una responsabilit\u00e0 assoluta per tutti tipi di danni, bisogna nel frattempo studiare se si pu\u00f2 ipotizzare un tipo di responsabilit\u00e0 per colpa particolare. Se si viene alla formazione di norme di condotta che impongano allo Stato di lancio determinati comportamenti, l&#8217;inosservanza di queste norme renderebbe il comportamento dello Stato colpevole. E la prova che queste misure non siano state prese, sarebbe la prova stessa della colpa.<\/p>\n<p>Una norma pi\u00f9 incisiva per la protezione ambientale \u00e8 l&#8217;art. VII dell&#8217; Accordo sulla Luna del 1979 (solo 13 ratifiche). L&#8217;obbligo principale per gli Stati che esplorano ed utilizzano la Luna \u00e8 di evitare di perturbare l&#8217;equilibrio lunare operando delle trasformazioni nocive o apportando materiali inquinanti.<\/p>\n<p><b>Verso una soluzione <\/b><br \/>Nell\u2019ambito delle Nazioni Unite, nel 1958 fu creato il <i>Comitato per l\u2019utilizzazione pacifica dello spazio extra-atmosferico<\/i> (Uncopuos), che ha permesso agli Stati, sempre pi\u00f9 numerosi (da 18 membri all\u2019origine si \u00e8 passati progressivamente a 53), di partecipare all\u2019elaborazione delle norme relative.<\/p>\n<p>Per poter meglio risolvere le questioni, considerando i legami fra diritto e gli aspetti tecnici, il Comitato ha creato un <i>Sotto-Comitato scientifico e tecnico <\/i>e un <i>Sotto-Comitato giuridico<\/i>. Il Sotto-Comitato tecnico-scientifico ha preso in considerazione recentemente il problema approvando un piano triennale di lavoro e l\u2019emanazione di una risoluzione \u201c<i>United Nations Guidelines on Space Debris Mitigation<\/i>\u201d, res. 62\/217 del 21 dicembre 2007.<\/p>\n<p>Le sette misure di mitigazione, contenute nella risoluzione, sono passive e attive. Le misure passive sono rivolte alla protezione degli oggetti spaziali, con forme di scudi per evitare possibili collisioni con detriti. Le misure attive vanno da una migliorata concezione dei razzi e carichi utili, in modo da ridurre la possibilit\u00e0 di esplosioni involontarie e distacco di elementi e l\u2019uso di vettori riutilizzabili, alla rimozione del propellente dagli &#8220;<i>upper stages<\/i>&#8220;, che \u00e8 una delle fonti maggiori di <i>debris<\/i>. Rientrano nelle misure attive la rimozione dei satelliti inattivi. Alcune disposizioni normative tentano di evitare la produzione di detriti nell&#8217;orbita geostazionaria, e invitano a deorbitare i satelliti alla fine della loro vita in orbite \u201ccimitero\u201d, a 300Km di distanza dall&#8217;orbita geostazionaria.<\/p>\n<p>Un\u2019altra misura \u00e8 il controllato rientro sulla Terra del veicolo spaziale una volta che abbia terminato la propria funzione. La stessa Stazione sovietica Mir ha subito un controllato rientro, al termine della sua prolungata vita nello spazio.<\/p>\n<p>Finalmente, nel 2008, il Sottocomitato Giuridico dell\u2019Uncopuos ha incluso nella sua agenda, la questione del <i>debris<\/i>. Anche se limitatamente allo scambio di informazioni sui meccanismi nazionali adottati per le misure di mitigazione del <i>debris<\/i>, si va nella giusta direzione per un inquadramento giuridico della materia.<\/p>\n<p>Allo stato attuale sembra tuttavia piuttosto utopistico pensare alla formulazione di una convenzione specifica con vincoli definitivi. Il numero delle ratifiche, per altro, rischierebbe di essere esiguo.<\/p>\n<p>Tali misure preventive, abbastanza flessibili per essere facilmente rivedibili in rapporto all&#8217;evoluzione tecnica, potrebbero costituire il contenuto di un codice di condotta stipulato da gruppi di esperti scientifici e tecnici nell&#8217;ambito dell&#8217;Uncopuos e portare alla formulazione di &#8220;Principi relativi alla protezione dell&#8217;ambiente spaziale dai danni causati dal debris&#8221; sull&#8217;esempio di quelli formulati per regolare l&#8217;uso dell&#8217;energia nucleare nello spazio.<\/p>\n<p>L\u2019attuale regolamentazione giuridica internazionale, riguardante la protezione dell&#8217;ambiente spaziale dall&#8217;inquinamento dei detriti, \u00e8 alquanto generica e frammentaria, in linea con l\u2019epoca in cui le Convenzioni dell\u2019Onu furono formulate.<\/p>\n<p>Sembra tuttavia che la soluzione del problema, che va cercata urgentemente, prima che la prolificazione del <i>debris <\/i>spaziale renda le missioni estremamente rischiose, come per gli altri ambienti (terra, acqua, aria), stia nella prevenzione. <\/p>\n<p>Gli studi della Comunit\u00e0 scientifica internazionale si stanno muovendo, sotto la spinta di alcuni Stati leader (Francia Giappone, Russia, Stati Uniti) che hanno gi\u00e0 adottato leggi nazionali per mitigare la produzione di <i>space debris <\/i>e di alcune organizzazioni, per mettere a punto tutte le misure preventive che impediscano, o rendano molto pi\u00f9 improbabile, la produzione di <i>debris<\/i>. Misure che gli Stati devono convincersi ad adottare con una politica, antieconomica nell\u2019immediato, ma lungimirante per garantire maggiore sicurezza nel futuro.<\/p>\n<p><i>Gabriella Catalano Sgrosso \u00e8 Professore associato, Diritto Internazionale, Roma &#8220;La Sapienza&#8221;<\/i>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<br \/>Gabriella Catalano Sgrosso, <i>Diritto Internazionale dello spazio<\/i>, LoGisma ed. Firenze 2011, ISBN 978-88-97530-02-2, \u20ac 48,00.<br \/>Gabriella Catalano Sgrosso, , LoGisma ed. Firenze 2011, ISBN 978-88-97530-08-4, \u20ac 58,00, V. www.logisma.it.<br \/>Le due edizioni dell&#8217;opera sono on line su<a href= \"http:\/\/www.torrossa.it\/\" target= \"blank\"><b><u> Casalini Libri <\/u><\/b><\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un gran numero di oggetti creati dall\u2019uomo per le attivit\u00e0 spaziali, ma non pi\u00f9 utili, gira nello spazio: sono comunemente denominati \u201cspace debris\u201d. 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