{"id":20060,"date":"2012-04-03T00:00:00","date_gmt":"2012-04-02T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/risposta-ue-alla-pirateria-somala\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:10","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:10","slug":"risposta-ue-alla-pirateria-somala","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/04\/risposta-ue-alla-pirateria-somala\/","title":{"rendered":"Risposta Ue alla pirateria somala"},"content":{"rendered":"<p>La decisione di allargare le operazioni militari dell\u2019Unione europea a contrasto della pirateria somala alle aree litoranee e costiere del paese africano apre nuove prospettive ma anche non poche incognite. Dopo mesi di discussioni, le pressioni esercitate da alcuni partner, Spagna e Gran Bretagna in testa, hanno portato il 23 marzo i ministri degli Esteri della Ue a estendere il mandato dell\u2019operazione \u201cAtalanta\u201d, rinnovandolo fino a tutto il 2014 (come la Nato) e consentendo azioni militari sulla costa (gi\u00e0 del resto autorizzate nel 2008 dalla Risoluzione 1816 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e dal Governo federale di transizione somalo) che fino ad oggi, tuttavia, non sono mai state attuate.<\/p>\n<p>&#8221;Il prolungamento del mandato e della durata della missione ci permette un&#8217;azione pi\u00f9 energica sul litorale somalo&#8221;, ha dichiarato l&#8217;Alto rappresentante della politica estera della Ue, Catherine Ashton. Anche se la missione Atalanta dovr\u00e0 &#8221;lavorare direttamente con il governo federale di transizione e le altre entit\u00e0 somale per aiutarle nella lotta contro gli atti di pirateria\u201d, sul piano operativo ora la flotta dei 27, composta in media da una mezza dozzina di navi, potr\u00e0 rispondere in modo pi\u00f9 efficace alla minaccia portata al traffico mercantile.<\/p>\n<p> <b>Salto di qualit\u00e0<\/b><br \/>Fino ad oggi le flotte internazionali schierate da Ue, Nato e singoli Stati (tra i quali Russia, Cina, India, Corea del Sud e Iran) si sono limitate a scortare convogli, pattugliare gli spazi marittimi sempre pi\u00f9 ampi nei quali operano i pirati somali e intercettare barchini veloci (skiff) e navi-madre senza mai colpire le \u201ctortughe\u201d sulla costa somala. Operazioni che hanno permesso di proteggere molte navi mercantili e di catturare alcuni pirati (117 nel solo 2011 la gran parte dei quali sono stati per\u00f2 liberati a causa delle difficolt\u00e0 a reperire paesi disposti a processarli). Ma che al tempo stesso si sono rivelate non risolutive e incapaci di impedire il progressivo aumento delle bande di pirati presenti su gran parte dei tremila chilometri di estensione costiera della Somalia, dalla regione meridionale di Chisimaio fino al Puntland.<\/p>\n<p>Dal punto vista militare solo operazioni di blocco navale delle \u201ctortughe\u201d abbinate a incursioni a terra di fanteria di marina con mezzi da sbarco ed elicotteri sono in grado di garantire l\u2019annientamento delle bande e la distruzione dei loro mezzi navali. Azioni che, nonostante l\u2019estensione del mandato di Atalanta, non verranno probabilmente effettuate dalle forze europee. Le navi sono infatti autorizzate ad attaccare i depositi dei pirati lungo le coste e sulle spiagge, ma gli attacchi alle installazioni a terra &#8221;saranno autorizzati solo quando delle navi saranno assalite in mare&#8221; ha precisato il ministro spagnolo Jose Manuel Garcia-Margallo sottolineando che verranno prese tutte le precauzioni per evitare &#8221;danni collaterali&#8221;.<\/p>\n<p>Accorgimenti difficili da attuare poich\u00e9 le strutture logistiche dei pirati sono in realt\u00e0 edifici contenenti carburante, armi, munizioni e motori fuoribordo situate all\u2019interno dei villaggi che ospitano i pirati e le loro famiglie. Le forze navali Ue e Nato hanno messo a punto in questi anni di attivit\u00e0 anti-pirateria una mappatura approfondita delle \u201ctortughe\u201d e delle bande di pirati somali. Ma intervenire militarmente sulla costa significa tenere conto anche delle tattiche da sempre adottate dai miliziani somali nei confronti delle forze occidentali, che prevedono l\u2019impiego della popolazione a copertura delle attivit\u00e0 illecite o, in caso di combattimenti, come veri e propri scudi umani.<\/p>\n<p>Tattiche ben conosciute anche dagli italiani (che le sperimentarono nella battaglia del 2 luglio 1993 a Mogadiscio) e dai paesi che negli anni novanta inviarono truppe in Somalia nell\u2019ambito della missione Unosom. Le navi di \u201cAtalanta\u201d che possono inseguire i barchini che hanno tentato l\u2019abbordaggio di un mercantile fino sulla costa potrebbero dover fare i conti con pirati che minacciano rappresaglie sui 197 membri degli equipaggi delle 13 navi (incluso il tanker italiano Enrico Ievoli) attualmente in mano alle diverse bande in attesa del pagamento dei riscatti.<\/p>\n<p><b>Successi relativi<\/b><br \/>Ostaggi che a titolo precauzionale non vengono mantenuti tutti a bordo dei cargo: spesso alcuni di loro sono tenuti prigionieri sulla costa in \u201ccarceri\u201d situate all\u2019interno dei villaggi dei pirati. Rischi dei quali occorre tenere conto prima di attuare quella che gli eurodeputati verdi tedeschi, paventando il rischio di mietere vittime civili, definiscono &#8221;una nuova tappa verso la militarizzazione della lotta ai pirati\u201d. Rischi che, per altro, potrebbero indurre alcuni partner della Ue a porre \u201ccaveat\u201d che limitino o rifiutino l\u2019impiego delle proprie navi in operazioni costiere analogamente a quanto attuato in Afghanistan da molti paesi per limitare l\u2019impiego bellico dei propri contingenti.<\/p>\n<p>Per rendere pi\u00f9 efficace e risolutiva l\u2019azione militare meglio sarebbe pianificare e coordinare con le altre forze navali internazionali un attacco simultaneo contro le basi e le bande dei pirati. Un\u2019azione dalle caratteristiche belliche certo non priva di rischi, ma che offrirebbe il vantaggio di eliminare la minaccia e tentare la liberazione degli ostaggi con l\u2019impiego di forze speciali.<\/p>\n<p>L\u2019intenso impiego di flotte internazionali, unito all\u2019imbarco sui mercantili di quasi tutti i paesi occidentali di <i>team <\/i>militari o di guardie private, ha ridotto il numero di navi catturate dai pirati a 31 nel 2011 contro le 49 del 2010. Ma si tratta di successi relativi. Sia perch\u00e9 i dati dei primi mesi del 2012 indicano che 36 navi sono state attaccate, sei delle quali sono nelle mani dei pirati con 97 membri d\u2019equipaggio. Sia perch\u00e9 i costi sostenuti sono spropositati. Un <i>team<\/i> di scorta privato di sei guardie costa agli armatori mediamente 2500 dollari al giorno (2.200 euro il costo di altrettanti fucilieri di Marina italiani) che va moltiplicato per almeno 7\/10 giorni e per circa 40 mila passaggi di mercantili all\u2019anno nelle acque dell\u2019Oceano Indiano. Inoltre la ventina di navi militari impiegate dalle flotte internazionali hanno costi di gestione giornalieri compresi tra i 40 e i 60 mila euro per unit\u00e0, del tipo fregate o cacciatorpediniere.<\/p>\n<p>In un anno la sicurezza marittima nell\u2019Oceano Indiano costa miliardi e solo l\u2019Italia quest\u2019anno ha stanziato per la missione Ue\/Nato 50 milioni di euro, circa la met\u00e0 di quanto incassano i pirati con i riscatti il cui valore \u00e8 stimato intorno ai 120 milioni di dollari annui.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La decisione di allargare le operazioni militari dell\u2019Unione europea a contrasto della pirateria somala alle aree litoranee e costiere del paese africano apre nuove prospettive ma anche non poche incognite. 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