{"id":20070,"date":"2012-04-04T00:00:00","date_gmt":"2012-04-03T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/sfida-aperta-a-netanyahu\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:09","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:09","slug":"sfida-aperta-a-netanyahu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/04\/sfida-aperta-a-netanyahu\/","title":{"rendered":"Sfida aperta a Netanyahu"},"content":{"rendered":"<p>Israele non avr\u00e0 un\u2019altra Golda Meir. Non per ora, almeno. La settimana scorsa, infatti, le primarie di <i>Kadima<\/i> &#8211; il maggiore partito politico israeliano, di orientamento centrista e tuttora all\u2019opposizione &#8211; hanno visto una netta sconfitta di Tzipi Livni, leader del partito dal 2009. Livni \u00e8 stata sonoramente battuta dallo sfidante Shaul Mofaz, riportando meno del 40% dei voti rispetto a pi\u00f9 del 60% ottenuto dal suo avversario.<\/p>\n<p>Il risultato delle primarie \u00e8 interessante per due ragioni: da un lato perch\u00e9 conferma alcune delle tendenze in atto in Israele; dall\u2019altro, perch\u00e9 potr\u00e0 contribuire ad animare il dibattito sulla politica estera dello Stato ebraico pi\u00f9 di quanto non sarebbe accaduto se avesse vinto Tizpi Livni.<\/p>\n<p><b>Fratture profonde <\/b><br \/>Le primarie confermano la presenza di profonde fratture esistenti in Israele. La prima \u00e8 quella tra il mondo ashkenazita, gli ebrei dell\u2019Europa orientale di cui \u00e8 espressione Tzipi Livni, e quello sefardita, gli ebrei dei paesi arabo-islamici da cui proviene Shaul Mofaz. La sconfitta della Livni dimostra quanto il mondo ashkenazita, che pure continua ad essere maggioritario nella cultura e nell\u2019elite economica e finanziaria israeliana, costituisca ormai una minoranza dal punto di vista demografico e, conseguentemente, politico.<\/p>\n<p>La seconda frattura \u00e8 quella tra un Israele sempre pi\u00f9 ricco &#8211; tendenzialmente laico e moderato &#8211; incarnato da Tel Aviv, e un Israele sempre pi\u00f9 povero &#8211; in linea di massima religioso e intransigente &#8211; costituito dalle realt\u00e0 pi\u00f9 periferiche. Shaul Mofaz &#8211; che a differenza di Tzipi Livni non vive a Tel Aviv &#8211; ha vinto le primarie proprio in queste aree, facendo dell\u2019attenzione alle questioni economiche e sociali un proprio segno distintivo.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo, la vittoria di Mofaz ribadisce il generale spostamento a destra dell\u2019opinione pubblica israeliana. <i>Kadima<\/i>, che pure ha raccolto alle ultime elezioni i voti di una parte rilevante di elettorato moderato, deluso da un partito laburista eccessivamente schiacciato sulle posizioni del <i>Likud<\/i>, \u00e8 infatti composto in prevalenza da quadri provenienti proprio dal <i>Likud<\/i> e dunque decisamente pi\u00f9 a destra rispetto ai propri elettori. Non \u00e8 una sorpresa che tra gli iscritti al partito &#8211; erano solo questi ultimi a poter votare alle primarie &#8211; Shaul Mofaz sia risultato pi\u00f9 popolare di Tzipi Livni.<\/p>\n<p><b>Nuovo Rabin?<\/b><br \/>Sarebbe, tuttavia, riduttivo ritenere che l\u2019elezione di Mofaz comporti un rafforzamento dell\u2019esecutivo di Netanyahu e della sua politica. Al contrario, il cambiamento al vertice di<i> Kadima<\/i> potrebbe riservare delle novit\u00e0, in particolare per quanto concerne due questioni cruciali della politica estera israeliana.<\/p>\n<p>La prima riguarda il processo di pace con i palestinesi. Mofaz ha il \u201ccurriculum\u201d giusto per far comprendere all\u2019opinione pubblica israeliana la necessit\u00e0 di compiere una serie di rinunce per giungere ad un accordo di pace con i palestinesi. \u00c8 stato, infatti, capo di stato maggiore tra il 1998 e il 2002, e ha dunque guidato le forze armate israeliane nel marzo-aprile 2002, durante l\u2019operazione \u201cScudo difensivo\u201d. Nonostante le critiche che scaten\u00f2 all\u2019estero, la maggioranza dell\u2019opinione pubblica israeliana appoggi\u00f2 l\u2019operazione e Mofaz gode tuttora di una buona reputazione per quanto fatto allora.<\/p>\n<p>Solo gli ex-militari in Israele &#8211; e Yitzhak Rabin lo dimostra &#8211; sembrano in grado di convincere la popolazione israeliana che la reale sicurezza viene dalle scelte politiche e non dalle azioni militari. <\/p>\n<p>Siamo in presenza di un nuovo Rabin? In fondo, anche questi aveva usato il pugno di ferro durante la prima <i>Intifada<\/i>, per poi aprire all\u2019Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) quando giunse al governo. Probabilmente no. Tuttavia, esiste un precedente che pu\u00f2 lasciar ben sperare. Nel 2009, Mofaz present\u00f2 un proprio piano di pace, che &#8211; pur lontano dalle richieste minime palestinesi &#8211; prevedeva un elemento di novit\u00e0 assolutamente positivo: la creazione immediata di uno Stato palestinese con frontiere temporanee sul 60% della Cisgiordania e la contemporanea apertura di negoziati sui temi pi\u00f9 complessi, dalle frontiere permanenti, agli insediamenti, a Gerusalemme.<\/p>\n<p>Rispetto all\u2019inattivit\u00e0 del governo Netanyahu &#8211; cos\u00ec come della stessa Tzipi Livni, che in questi tre anni non ha fatto nulla se non criticare il governo per l\u2019incapacit\u00e0 di far ripartire il negoziato &#8211; la semplice riproposizione di tale proposta da parte di Mofaz rappresenterebbe un passo avanti, perch\u00e9 costringerebbe il governo a prendere posizione in materia, dopo uno stallo assoluto che dura da pi\u00f9 di due anni.<\/p>\n<p><b>Contro l\u2019attacco all\u2019Iran<\/b><br \/>La seconda questione concerne l\u2019argomento attualmente pi\u00f9 dibattuto, tanto a livello governativo, quanto di opinione pubblica, ovvero il possibile attacco armato contro l\u2019Iran. Le relazioni tra Mofaz e Netanyahu sono certamente migliori di quelle che intercorrevano tra il primo ministro e Tzipi Livni. In linea teorica, perci\u00f2, se ci fosse bisogno di un governo di unit\u00e0 nazionale &#8211; come sempre avviene in Israele nei momenti di maggiore tensione e come dunque potrebbe accadere in caso di un attacco all\u2019Iran &#8211; Mofaz sarebbe decisamente pi\u00f9 disponibile a guidare l\u2019ingresso di <i>Kadima <\/i>nell\u2019esecutivo di quanto non lo sarebbe stato Tzipi Livni.<\/p>\n<p>La realt\u00e0, tuttavia, \u00e8 ben diversa. Mofaz, come altri ex capi di stato maggiore, si \u00e8 dichiarato contrario a un\u2019operazione militare contro Teheran. In questo, la sua posizione non \u00e8 dissimile da Tzipi Livni. Tuttavia, la sua parola ha un peso decisamente maggiore, in virt\u00f9 del gi\u00e0 menzionato <i>background <\/i>militare. La sua elezione alla guida di <i>Kadima<\/i> rappresenta pertanto un ulteriore rafforzamento del vasto fronte che si oppone ad un attacco militare e che raccoglie consensi soprattutto negli ambienti militari.<\/p>\n<p>La conseguenza principale che \u00e8 lecito attendersi dalla vittoria di Mofaz \u00e8 una rivitalizzazione di <i>Kadima<\/i>, che negli ultimi mesi ha sofferto dell\u2019apatia che ha caratterizzato l\u2019operato di Tizpi Livni. Mofaz ha lanciato la sfida contro il governo Netanyahu sul terreno delle questioni economico-sociali che furono al centro delle rivendicazioni della piazza israeliana della scorsa estate. <\/p>\n<p>I prossimi mesi ci diranno se la sfida riguarder\u00e0 anche il pi\u00f9 delicato terreno della politica estera. Alcune premesse positive, per quanto esigue, esistono. Nel pessimismo assoluto che riguarda il processo di pace israelo-palestinese, anche segnali minori possono essere motivo di ottimismo.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Israele non avr\u00e0 un\u2019altra Golda Meir. Non per ora, almeno. La settimana scorsa, infatti, le primarie di Kadima &#8211; il maggiore partito politico israeliano, di orientamento centrista e tuttora all\u2019opposizione &#8211; hanno visto una netta sconfitta di Tzipi Livni, leader del partito dal 2009. 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