{"id":20130,"date":"2012-04-15T00:00:00","date_gmt":"2012-04-14T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/i-ritardi-dellue-in-africa\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:08","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:08","slug":"i-ritardi-dellue-in-africa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/04\/i-ritardi-dellue-in-africa\/","title":{"rendered":"I ritardi dell\u2019Ue in Africa"},"content":{"rendered":"<p>Gli eventi che nelle ultime settimane hanno portato il Mali al centro delle cronache internazionali &#8211; insurrezione Tuareg, rivolta dei militari, fine (momentanea?) di una delle democrazie pi\u00f9 mature dell\u2019Africa &#8211; sono anche conseguenza della crescente frammentazione che caratterizza la Libia.<\/p>\n<p>Il futuro della Libia si collega, infatti, a due dinamiche in corso nella regione: nel Maghreb, la fine di Gheddafi pu\u00f2 ridare respiro ai progetti di integrazione regionale, l\u2019Unione del Maghreb arabo, il cui sviluppo dipende dal miglioramento delle relazioni tra Algeria e Marocco. Pi\u00f9 a sud, nella regione del Sahel, il conflitto libico e la fine della Jamahiriya (\u201cregime delle masse\u201d, appellativo con cui Gheddafi ribattezz\u00f2 la Libia nel 1977) hanno innescato processi di frammentazione di cui gli eventi in Mali sono solo una prima manifestazione. <\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/sahel.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><b>Tensione crescente <\/b><br \/>L\u2019Ue ha recentemente ribadito l\u2019attenzione verso queste aree. Subito dopo l\u2019inizio del conflitto in Libia, l\u2019Ue aveva presentato la <a href= \"http:\/\/www.eeas.europa.eu\/africa\/docs\/sahel_strategy_en.pdf\" target= \"blank\"><b><u> strategia dell\u2019Unione per la Sicurezza e lo Sviluppo del Sahel<\/u><\/b><\/a> che \u00e8 ora il centro dell\u2019iniziativa nell\u2019area, come sostenuto anche nelle <a href= \"http:\/\/www.consilium.europa.eu\/uedocs\/cms_Data\/docs\/pressdata\/EN\/foraff\/129222.pdf\" target= \"blank\"><b><u> conclusioni del Consiglio affari esteri del 22 e il 23 marzo<\/u><\/b><\/a>. <\/p>\n<p>Il colpo di stato in Mali rappresenta una prima, parziale sconfitta per gli interessi Ue nella regione, perch\u00e9 mette a rischio tre aspetti fondamentali: la stabilit\u00e0 di una regione sempre pi\u00f9 importante per la sicurezza europea (terrorismo, traffico di essere umani, armi e droga; sicurezza dei cittadini e degli investimenti europei nell\u2019area); il principio di integrit\u00e0 territoriale di uno stato sovrano in un contesto, come quello africano, dove esistono svariati focolai indipendentisti pronti a deflagrare; l\u2019esistenza della democrazia in uno dei pochi paesi democratici dell\u2019Africa sub-sahariana (area in cui vi \u00e8 il 19% di paesi \u201cliberi\u201d, stando alle ultime stime dell\u2019osservatorio americano <i>Freedom House<\/i>).<\/p>\n<p>La Strategia dell\u2019Ue per la sicurezza e lo sviluppo del Sahel ricalca ben noti principi dell\u2019azione esterna europea: approccio comprensivo; attenzione particolare allo sviluppo economico e della <i>governance<\/i>; supporto delle organizzazioni regionali (l\u2019Unione africana e la Comunit\u00e0 economica degli stati dell\u2019Africa occidentale, pi\u00f9 che l\u2019Unione del Maghreb arabo in questo caso). La strategia ha un doppio orizzonte temporale: un primo di tre anni e un secondo tra i cinque e i dieci anni.<\/p>\n<p><b>Scarsi risultati <\/b><br \/>Nei primi tre anni, l\u2019obiettivo \u00e8 di migliorare l&#8217;accesso delle popolazioni ai servizi nelle aree dove la sovranit\u00e0 dei governi centrali \u00e8 contestata, rafforzando l\u2019economia, ampliando le opportunit\u00e0 di istruzione e consolidando i rapporti con lo stato centrale. Nel medio periodo l\u2019Ue punta invece a consolidare stabilit\u00e0 politica, sicurezza, coesione sociale, migliorandone la <i>governance <\/i>e creando le condizioni per uno sviluppo sostenibile locale e nazionale, riducendo i rischi che questi territori diventino zone franche per Al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi) e le organizzazioni criminali. <\/p>\n<p>Se l\u2019approccio teorico \u00e8 chiaro, a un anno dal lancio di strategia il bilancio \u00e8 negativo: gli accresciuti flussi di armi ed esplosivi nella regione in conseguenza della guerra in Libia hanno favorito il ritorno di Aqmi in Algeria, mentre nel Sahel un gruppo che si presenta come ala dissidente di Aqmi &#8211; il movimento per il monoteismo e il Jihad in Africa occidentale &#8211; ha colpito con un attentato la citt\u00e0 algerina di Tamanrasset, il principale centro urbano algerino del sud, fortemente militarizzato e sede del comando centrale regionale per il contro-terrorismo nel Sahel. <\/p>\n<p>Il Niger, nel frattempo, si trova ad affrontare una profonda crisi alimentare, aggravata dai flussi di rifugiati che sono arrivati prima dalla Libia e poi dal Mali. Quest\u2019ultimo, come gi\u00e0 detto, ha subito un colpo di stato e il nord del paese \u00e8 attualmente nelle mani delle forze Tuareg del Movimento nazionale di liberazione dell\u2019Azawad (Mnla), ed \u00e8 zona dove operano sia Aqmi che il movimento islamista locale Ansar Dine. <\/p>\n<p><b>Dalle parole ai fatti<\/b><br \/>Il richiamo ad \u201caccelerare l\u2019attuazione della Strategia per il Sahel\u201d contenuto nelle conclusioni del Consiglio europeo di marzo, fa capire che l\u2019addestramento delle forze di sicurezza realizzato fino ad ora, anche se positivo, non \u00e8 sufficiente: una delle cause scatenanti del colpo di Stato in Mali \u00e8 stata infatti la carenza di armi ed equipaggiamenti dei miliari maliani, che hanno subito diverse e ripetute sconfitte nel Nord da parte del Mnla, provocando cos\u00ec la crescita dello scontento tra i loro ranghi. <\/p>\n<p>L\u2019Ue dovrebbe supportare in modo pi\u00f9 deciso le forze militari di questi paesi, soprattutto quando sono democrazie pi\u00f9 o meno consolidate come il Mali. Qualora la situazione dovesse degenerare, eventuali interventi diretti delle forze militari europee sarebbero controproducenti, visto che potrebbero fomentare la retorica jihadista sul potere neo-coloniale invasore e militarizzato. <\/p>\n<p>In queste aree, paradossalmente, anche la democrazia rischia di esacerbare le divisioni nazionali. Le capitali e i principali centri urbani, si trovano tutti nel Sud di questi paesi. Molto spesso, anche le \u00e9lite politiche provengono da queste aree. Il gi\u00e0 marcato isolamento delle popolazioni del Nord, in particolare proprio dei Tuareg, rischia di accrescersi.<\/p>\n<p>La fine di Gheddafi ha rappresentato un punto di svolta strategico per il Sahel: la fine dell\u2019influenza economico-diplomatica della Jamahiriya ha aperto  nuovi \u201c<i>vuoti<\/i>\u201d che, se al momento appaiono problematici, potrebbero invece rappresentare delle opportunit\u00e0 per sviluppare dei rapporti pi\u00f9 maturi con i paesi della regione. In questo anno, l\u2019Ue non si \u00e8 dimostrata particolarmente in grado di dar seguito a ci\u00f2 che era stato proposto nella strategia per il Sahel un anno fa. <\/p>\n<p>Gli eventi maliani hanno invece ricordato agli europei che la Primavera araba ha rafforzato i legami di questa regione con i processi in corso nel Mediterraneo. Per questo, il rischio che il Sahel diventi sempre di pi\u00f9 un enorme \u201cbuco nero geopolitico\u201d, caratterizzato da una frammentazione sempre pi\u00f9 marcata, dovrebbe ampliare sia gli orizzonti che le ambizioni dell\u2019Ue nella regione. <\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli eventi che nelle ultime settimane hanno portato il Mali al centro delle cronache internazionali &#8211; insurrezione Tuareg, rivolta dei militari, fine (momentanea?) di una delle democrazie pi\u00f9 mature dell\u2019Africa &#8211; sono anche conseguenza della crescente frammentazione che caratterizza la Libia. 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