{"id":20140,"date":"2012-04-17T00:00:00","date_gmt":"2012-04-16T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/le-ambizioni-della-cooperazione-italiana\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:07","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:07","slug":"le-ambizioni-della-cooperazione-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/04\/le-ambizioni-della-cooperazione-italiana\/","title":{"rendered":"Le ambizioni della cooperazione italiana"},"content":{"rendered":"<p>Sta muovendo i primi passi il dibattito, in Senato, sulla riforma della cooperazione. Il confronto sembra destinato a ruotare attorno alla nuova figura del ministro per la cooperazione (attualmente ricoperta da Andrea Riccardi), introdotta dal governo Monti. Figura salutata con entusiasmo dalla societ\u00e0 civile ma fonte di problemi di coordinamento non indifferenti con il Ministero degli Affari esteri (Mae), titolare per legge delle relative competenze.<\/p>\n<p>Il dilemma \u00e8 se mantenere il nuovo ministero (senza portafoglio), spostando definitivamente le competenze dalla Farnesina, o ripristinare il modello del viceministro degli esteri con delega alla cooperazione, sperimentato (con successo) durante il governo Prodi.<\/p>\n<p><b>Ruolo ancillare<\/b><br \/>L&#8217;idea del divorzio dalla Farnesina ha le sue ragioni. Alla cooperazione, pur definita dalla legge 49 \u201cparte integrante della politica estera\u201d, all\u2019interno del Mae sembra non essere mai stata riconosciuta una vera caratura \u201cpolitica\u201d. Al contrario, \u00e8 spesso sembrato che venisse considerata una sorta di \u201cBancomat\u201d per dare sostanza ad alcune iniziative politico-diplomatiche.<\/p>\n<p>Questa scarsa valorizzazione ha contribuito, insieme alle generali difficolt\u00e0 di bilancio dell\u2019Italia, al declino storico delle risorse destinate all&#8217;Aiuto internazionale allo sviluppo, che nel triennio 2008-2011 hanno subito una riduzione del 78%. La rigidit\u00e0 e la scarsa flessibilit\u00e0 della macchina ministeriale, l&#8217;insufficiente trasparenza ed efficienza del sistema degli esperti e la non sempre adeguata preparazione dei diplomatici su questi temi hanno fatto il resto. Il rapporto tra cooperazione e Mae si \u00e8 cos\u00ec gradualmente consumato e oggi in molti pensano sia meglio il divorzio.<\/p>\n<p>Per fare cosa, per\u00f2? L&#8217;esperienza dei ministeri senza portafoglio tematici o di coordinamento in Italia (lo sport, i giovani, la ricerca etc.) \u00e8 stata, infatti,  non sempre positiva ed esiste il fondato sospetto che un ministero della cooperazione affidato a una personalit\u00e0 meno capace e autorevole dell\u2019attuale ministro perderebbe molto peso politico, retrocedendo rapidamente in seconda fila. Per dare corpo effettivo al ministero occorrerebbe, inoltre spostare la direzione generale della cooperazione, con tanto di esperti e fondi, presso il nuovo ministero ed evitare il classico compromesso istituzionale all&#8217;italiana, con un&#8217;incerta ripartizione di competenze, la sovrapposizione con la Farnesina e un ulteriore calo di efficienza.<\/p>\n<p><b>Nuova funzione<\/b><br \/>L&#8217;aspetto pi\u00f9 interessante della questione riguarda per\u00f2 altro. Il ministero della cooperazione eserciterebbe (come \u00e8 sottolineato anche nel recentissimo decreto che definisce le deleghe al ministro Riccardi) una \u201cfunzione di indirizzo, promozione e coordinamento\u201d delle attivit\u00e0 di cooperazione allo sviluppo di tutti i ministeri, compresi gli Esteri, \u201cal fine di assicurare unit\u00e0 coerenza ed efficacia alla politica di sviluppo nazionale, secondo le indicazioni Ocse\/Dac\u201d.<\/p>\n<p>Si tratta dunque di un\u2019idea che si inscrive, da una parte, nel fenomeno di \u201cpresidenzializzazione\u201d della politica estera, ovvero il crescente impegno diretto dei primi ministri in campo internazionale; dall\u2019altra in un processo di graduale sottrazione alla diplomazia nazionale di prerogative nel campo europeo, delle relazioni economiche internazionali o nella negoziazione dei grandi trattati su temi globali come l&#8217;ambiente o la gestione dei flussi migratori.<\/p>\n<p>Di qui l\u2019idea di collocare a palazzo Chigi un ministero per la cooperazione in grado di coordinare meglio, in quanto dipartimento della presidenza del Consiglio, le nuove forme della politica di cooperazione ed assicurare sia la coerenza dell&#8217;azione internazionale italiana, svolta attraverso i canali dei vari ministeri, sia il perseguimento di una finalit\u00e0 di sviluppo economico e promozione delle partnership con i paesi emergenti. Con buona pace del Mae, la cui utilit\u00e0 rimarrebbe legata alla tradizionale rappresentanza generale, ovvero al servizio amministrativo reso attraverso la rete consolare.<br \/><br<\u00c8 questa dunque la sfida con cui il Mae deve confrontarsi, dimostrando di voler rilanciare il proprio ruolo. In verit\u00e0, infatti, il cuore dell'Aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) non sar\u00e0 pi\u00f9 quello dei microprogetti, dei pozzi in Burkina Faso e delle scuole in Kenya. Non si tratter\u00e0 quindi di coordinare gli interventi di assistenza dei diversi ministeri, ma di delineare una vera e propria  politica dei temi globali che far\u00e0 parte sempre pi\u00f9 rilevante della politica estera del futuro.\n\n<b>Risorse private <\/b><br \/>Una cooperazione, dunque, con meno interventi e pi\u00f9 accordi di partnership, fondata sul \u201cbudget support\u201d, la condizionalit\u00e0 nei rapporti economici e commerciali, la comune ricerca di trasparenza ed efficienza tra i governi. Pi\u00f9 aiuto in formazione e \u201ccapacity building\u201d e meno asili. <\/p>\n<p>Gli interventi diretti saranno lasciati alla responsabilit\u00e0 degli attori pubblici locali, di beneficiari e donatori, oppure agli attori privati (Ong, fondazioni), oramai capaci di una significativa capacit\u00e0 di raccolta fondi, nel privato. Sar\u00e0 pi\u00f9 importante sostenere la societ\u00e0 civile con interventi legislativi e amministrativi (5 x mille, riduzioni ed esenzioni fiscali, legge \u201cpi\u00f9 dai meno versi, tariffe postali agevolate, servizio civile internazionale) che cercare di darle poche e incerte risorse pubbliche e in tempi biblici.<\/p>\n<p>Della vecchia cooperazione pubblica rester\u00e0 probabilmente il ruolo di controllo, quello di \u201clast resort\u201d (gli interventi che nessun altro vuole o pu\u00f2 fare) e di fissazione di alcuni parametri qualitativi negli interventi. Per il resto, la cooperazione dovr\u00e0 svolgere un ruolo pi\u00f9 ambizioso all\u2019interno della cooperazione bilaterale e favorire una partecipazione pi\u00f9 incisiva nelle scelte delle grandi organizzazioni internazionali di cui l\u2019Italia fa parte. <\/p>\n<p>La capacit\u00e0 di concludere accordi di partnership e di co-sviluppo sar\u00e0 parte sempre pi\u00f9 integrante della politica estera nazionale, espressione del modo di essere dell&#8217;Italia (e dell&#8217;Europa) nel mondo e un asset del \u201csoft power\u201d nazionale. <\/p>\n<p> Anche per questo ragione la cabina di regia di una pi\u00f9 ambiziosa politica di cooperazione non potr\u00e0 che essere condivisa tra il presidente del Consiglio e Mae, titolare della gestione della politica estera del paese.<\/p>\n<p><b>Condivisione<\/b><br \/>Il confronto con gli altri partner Ocse anche in questo caso aiuta: secondo \u201c<i>Better Aid &#8211; Managing Aid &#8211; practices of Dac members countries<\/i>\u201d (Oecd 2009) l&#8217;Italia \u00e8 isolata nella scelta di non avere istituito una \u201cexecuting Agency\u201d per gli aiuti, ma non per quella di mantenere al Mae il ruolo di direzione e guida politica, come infatti avviene in molti e importanti paesi tra cui Giappone, Olanda, Usa, Francia e Norvegia.<\/p>\n<p>Sul punto, l&#8217;Ocse raccomanda di individuare una figura \u201csenior e controllabile pubblicamente con chiare responsabilit\u00e0 a livello politico\u201d in grado di avere \u201cl&#8217;autorevolezza necessaria\u201d a garantire il coordinamento delle attivit\u00e0 dei diversi attori.<\/p>\n<p>Questo compito, difficile per il Mae, \u00e8 impossibile per un ministero senza portafoglio che rimarrebbe un ministero degli aiuti \u201cvecchio stile\u201d, capace forse di ritagliarsi un ruolo tecnico-amministrativo di gestione dei pochi fondi Aps (ruolo che dovrebbe assumere invece un&#8217;Agenzia specializzata come chiede l&#8217;Ocse), ma privo istituzionalmente della forza, della struttura amministrativa, del<i> know how<\/i>, dello <i>standing <\/i>per fare politica del dialogo e della cooperazione a livello pi\u00f9 alto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sta muovendo i primi passi il dibattito, in Senato, sulla riforma della cooperazione. 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