{"id":2020,"date":"2006-10-06T00:00:00","date_gmt":"2006-10-05T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/azzardo-nucleare\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:17","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:17","slug":"azzardo-nucleare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/10\/azzardo-nucleare\/","title":{"rendered":"Azzardo nucleare"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019annuncio della Corea del Nord di un imminente test nucleare \u201cper difendersi contro l\u2019aggressione americana\u201d ha provocato una raffica di reazioni verbali da parte di tutte le potenze regionali ma \u2013 almeno in prima battuta &#8211; nessuna contromisura veramente incisiva. Gli Stati Uniti hanno avvertito che \u201cla Corea del Nord pu\u00f2 avere o un futuro, o l\u2019arma nucleare, ma non entrambe le cose\u201d. Il Giappone ha dichiarato che non \u00e8 disposto a condonare l\u2019esperimento annunciato e non ha escluso un attacco preventivo. La Russia ha definito la decisione di Pyongyang \u201cinaccettabile\u201d. La Corea del Sud ha invitato a non compiere gesti irresponsabili e adombrato la possibilit\u00e0 di una interruzione degli aiuti economici che \u2013 oggi come oggi \u2013 permettono a Kim Jong-Il di evitare un\u2019altra spaventosa carestia. La stessa Cina, considerata l\u2019unica alleata della Corea del Nord, ha usato parole insolitamente forti per cercare di fermare il test, chiedendo ai coreani di \u201cnon prendere iniziative capaci di esasperare la situazione\u201d.<\/p>\n<p>Il rischio di una corsa regionale agli armamenti Per quanto sia opinione comune che Pyongyang disponga gi\u00e0, dopo avere denunciato quattro anni fa il Trattato di non proliferazione, di dieci o dodici testate nucleari, tutti si rendono conto che farne esplodere una a titolo dimostrativo modificherebbe i termini del problema e potrebbe scatenare una vera e propria corsa regionale agli armamenti dalle conseguenze incalcolabili. <\/p>\n<p>Il Giappone, dove \u00e8 appena andato al potere un nuovo primo ministro che vuole rilanciare il Paese sul piano internazionale e modificare gli articoli della Costituzione che gli impediscono di disporre di Forze armate in piena regola, dispone, per esempio, della tecnologia necessaria per diventare una potenza nucleare nel giro di un anno. La stessa Corea del Sud, dove sotto il presidente Roo Moo-Hyun \u00e8 prevalsa finora la linea morbida nei confronti dei \u201cfratelli separati\u201d del Nord, sarebbe sotto intensa pressione per varcare a sua volta il Rubicone.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che nessuno dei Paesi che hanno cercato, attraverso pazienti e spesso esasperanti negoziati (trascinatisi per due anni e interrotti, su iniziativa di Kim, nel novembre scorso) di convincere la Corea del Nord a rinunciare all\u2019arma atomica in cambio di una serie di sostanziose concessioni politiche ed economiche ha finora trovato la formula giusta. <\/p>\n<p>Nell\u2019estate scorsa Washington ha cercato, con discrezione, di instaurare un dialogo con Pyongyang, con l\u2019offerta di farla uscire dal suo attuale isolamento e l\u2019obiettivo a lungo termine di indurla a intraprendere una riforma alla cinese. La Rice sembrava addirittura disposta ad aprire quella trattativa bilaterale che gli Usa, fino a quel momento, avevano sempre respinto. La risposta \u00e8 stata il test missilistico di luglio, con cui Kim ha fatto capire al mondo che, oltre che della bomba, disponeva o si apprestava a disporre anche dei vettori per inviarla a bersaglio.<\/p>\n<p><b>Il fronte anti-americano<\/b><br \/>Ora le Cancellerie si interrogano sul perch\u00e9 Pyongyang abbia annunciato l\u2019esperimento senza fissarne la data, lasciandosi cos\u00ec la strada aperta per una eventuale marcia indietro. Siamo di fronte all\u2019ennesimo tentativo di ricatto, per strappare altre concessioni? Oppure i coreani sono davvero decisi a procedere con il loro programma, mettendosi cos\u00ec all\u2019avanguardia di quella nascente alleanza antiamericana costituita dall\u2019Iran, dal Venezuela e da Cuba? E se fosse cos\u00ec, basterebbe un programma di sanzioni pesanti, comprendente eventualmente anche un blocco navale, per indurli a cambiare idea? Intense consultazioni sono in corso tra le potenze interessate (il nuovo premier giapponese Abe ha rilanciato appositamente i rapporti diretti con la Cina e la Corea del Sud, molto deteriorati negli ultimi tre anni), ma una intesa sulle iniziative da prendere rimane problematica, perch\u00e9 gli interessi non coincidono. Gli Stati Uniti, per esempio, sono allarmati soprattutto dalla possibilit\u00e0 che la Corea del Nord fornisca strumenti nucleari ad organizzazioni terroristiche, mentre a Cina e Russia preme in primo luogo che non siano alterati gli equilibri strategici regionali e il Giappone ha paura di finire sotto tiro. <\/p>\n<p>\u00c8 dai test pakistani del 1998 che nessuno effettua pi\u00f9 esperimenti nucleari. L\u2019infrazione di questo tabu, proprio ora che una vertenza simile \u00e8 in corso con l\u2019Iran, sarebbe una indubbia iattura. Ma fin dove ci si possa e ci si debba spingere per impedirla \u00e8 ancora una domanda senza risposta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019annuncio della Corea del Nord di un imminente test nucleare \u201cper difendersi contro l\u2019aggressione americana\u201d ha provocato una raffica di reazioni verbali da parte di tutte le potenze regionali ma \u2013 almeno in prima battuta &#8211; nessuna contromisura veramente incisiva. 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