{"id":20230,"date":"2012-04-25T00:00:00","date_gmt":"2012-04-24T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/dal-fiscal-compact-allunione-fiscale\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:04","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:04","slug":"dal-fiscal-compact-allunione-fiscale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/04\/dal-fiscal-compact-allunione-fiscale\/","title":{"rendered":"Dal fiscal compact all\u2019Unione fiscale"},"content":{"rendered":"<p>Di fronte alla crisi dei debiti sovrani l\u2019Europa ha reagito imponendo regole pi\u00f9 severe per evitare comportamenti che possono generare un ulteriore indebitamento. I vincoli di Maastricht e del Patto di Stabilit\u00e0 vengono infatti ulteriormente rafforzati dal c.d. <i>fiscal compact<\/i>, che richiede che il saldo di bilancio strutturale &#8211; ossia al netto dell\u2019andamento del ciclo &#8211; non debba superare lo 0,5% del Pil, mentre la distanza fra la quota del debito sul Pil e il 60% deve essere ridotta del 5% all\u2019anno. Vengono poi definite, sempre nel <i>fiscal compact<\/i>, procedure di controllo e sanzioni per evitare che le regole previste non vengano osservate.<\/p>\n<p><b>Primo passo<\/b><br \/>La giustificazione di fondo del <i>fiscal compact <\/i>risale evidentemente al crescente indebitamento degli stati membri dell\u2019Unione europea. Oggi gli stati dell\u2019eurozona hanno perso in larga misura anche la sovranit\u00e0 relativa alla formazione del bilancio, che deve essere sottoposto a un giudizio preventivo delle istituzioni europee. Se gli impegni assunti al momento della formazione del bilancio non vengono rispettati, le regole prevedono anche sanzioni e, in ultima istanza, un ricorso alla Corte europea di giustizia.<\/p>\n<p>L\u2019avvio di questa Unione di bilancio, fortemente voluta dalla Germania, rappresenta soltanto un primo passo in avanti verso la costruzione di una vera e propria Unione fiscale. E, in effetti, il pareggio di bilancio e la progressiva riduzione dello stock di debito non sono in grado di garantire, da un lato, un rilancio dell\u2019economia europea e, d\u2019altro lato, il rispetto delle regole istituzionali che devono caratterizzare una democrazia compiuta.<\/p>\n<p>Se la ripresa dell\u2019economia non pu\u00f2 pi\u00f9 fondarsi su un crescente indebitamento, vi \u00e8 ormai una larga convergenza sul fatto che occorre lanciare in tempi brevi un piano europeo di sviluppo sostenibile, il cui punto centrale sembra essere l\u2019individuazione di fonti di energia diverse dai combustibili fossili, per far fronte al problema dei cambiamenti climatici in primo luogo, ma anche per ridurre la dipendenza dell\u2019Europa dalle importazioni di gas e di petrolio e per mettere a disposizione nuove fonti di energia per i paesi economicamente arretrati, in particolare del continente africano. Il perseguimento di questo obiettivo presuppone una massa ingente di investimenti pubblici, in primo luogo nella ricerca e nell\u2019applicazione dei risultati della ricerca nella produzione di nuove fonti di energia pulita.<\/p>\n<p>Lo strumento per favorire la transizione verso una nuova economia delle fonti di energia pulite \u00e8 la <i>carbon tax<\/i>, ossia un\u2019imposta europea che colpisca le diverse fonti sulla base sia del contenuto energetico, sia, e soprattutto, sulla base del contenuto di carbonio. Con la <i>carbon tax<\/i> il prezzo dei combustibili fossili aumenta in misura proporzionale alle esternalit\u00e0 negative provocate dal contenuto di carbonio, rendendo quindi conveniente il ricorso a fonti di energia alternative.<\/p>\n<p><b>Tesoro europeo<\/b><br \/>Il finanziamento del piano far\u00e0 aumentare la dimensione del bilancio europeo, che non dovr\u00e0 comunque superare nel medio periodo il 2% del Pil. Ma questo aumento sar\u00e0 compensato da una contrazione dei bilanci degli Stati membri, trasferendo all\u2019Unione la competenza su spese (in particolare nel settore della difesa, della politica estera, della ricerca) che possono sfruttare le economie di scala possibili a livello europeo.<\/p>\n<p>Il bilancio, finanziato con risorse proprie, dovr\u00e0 essere gestito da un Tesoro europeo di natura federale, responsabile della realizzazione del piano di sviluppo sostenibile e del coordinamento della politica economica dei paesi membri. Una volta realizzata questa trasformazione istituzionale, appare quindi del tutto realistico prevedere l\u2019istituzione di un ministro europeo del Tesoro, primo fondamentale pilastro di un governo europeo dell\u2019economia.<\/p>\n<p>In questa prospettiva il Consiglio europeo deve fissare da subito le diverse tappe e, soprattutto, la data finale che segner\u00e0 l\u2019inizio del funzionamento dell\u2019Unione fiscale. Ma un Tesoro europeo potr\u00e0 operare con efficacia solo se ha consenso. Deve quindi essere soggetto al controllo democratico del Parlamento e agire nel quadro di un governo che sia rappresentativo della volont\u00e0 popolare. <\/p>\n<p>La decisione di procedere alla costruzione di un\u2019Unione fiscale, con un Tesoro e una finanza federale, deve essere dunque accompagnata da una contestuale decisione che fissi la data per l\u2019avvio della Federazione compiuta, che contempli in prospettiva anche una politica estera e della sicurezza europea.<\/p>\n<p><b>Percorso a tappe<\/b><br \/>L\u2019avvio di un piano europeo di sviluppo sostenibile deve essere inserito in un\u2019evoluzione a tappe dall\u2019Unione monetaria a una vera Unione economica e fiscale, che dovr\u00e0 portare successivamente alla fondazione degli Stati Uniti d\u2019Europa. In questa prospettiva, l\u2019approvazione del<i> fiscal compact <\/i>pu\u00f2 essere vista come la realizzazione della prima tappa nell\u2019ambito,<i> in primis<\/i>, dell\u2019eurozona.<\/p>\n<p>In una seconda tappa, tuttavia, il risanamento deve essere accompagnato dal varo di un piano europeo di sviluppo sostenibile. Il <i>fiscal compact <\/i>ha introdotto nuovi principi per la <i>governance <\/i>dell\u2019economia europea, con controllo dei bilanci e dell\u2019andamento macroeconomico degli Stati membri, ma la definizione del piano e, soprattutto, la sua realizzazione concreta, richiedono una cooperazione pi\u00f9 stretta fra la Commissione e i Tesori nazionali, che si pu\u00f2 istituzionalizzare con la creazione di un Istituto fiscale europeo &#8211; su linee analoghe a quanto \u00e8 stato previsto con l\u2019Istituto monetario europeo (Ime) in vista della creazione della Banca centrale.<\/p>\n<p>La terza fase, infine, deve portare alla creazione di un Tesoro, responsabile di fronte al Parlamento europeo e al Consiglio, e incaricato della gestione della politica economica e fiscale. Sarebbe cos\u00ec finalmente completata l\u2019Unione economica e monetaria, con un governo democratico dell\u2019economia europea, nella prospettiva di un completamento della federazione con il riconoscimento di nuove competenze nel settore della politica estera e della difesa.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di fronte alla crisi dei debiti sovrani l\u2019Europa ha reagito imponendo regole pi\u00f9 severe per evitare comportamenti che possono generare un ulteriore indebitamento. 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